L’anno scorso parlavo di squadra nel limbo, in attesa di una ridefinizione tecnica e societaria. AD un anno di distanza molte cose sono cambiate in casa Bobcats, un nuovo proprietario, il mitico MJ, e la prima apparizione, a dire il vero molto deludente, ai play off.

Sempre ad un anno di distanza i dubbi permangono, viste le molte partenze, un est rinforzato e lo scetticismo circa la capacità di ripetere la scorsa annata.

Conference: Eastern Conference

Division: Southeast

Arrivi: Eric Dampier (Dallas Mavericks), Eduardo Najera (Dallas Mavericks), Matt Carroll (Dallas Mavericks), Kwame Brown (Free agent)
Partenze: Tyson Chandler (Dallas Mavericks), Alexis Ajinca (Dallas Mavericks).
Scelte al draft: nessuna.

Probabile quintetto base
Playmaker: D.J. Augustin
Shooting Guard: Stephen Jackson
Small Forward: Gerald Wallace
Power Forward: Boris Diaw
Center: Nazr Mohammed

ROSTER
Guardie: D.J. Augustin, Gerald Henderson, Matt Carroll, Sherron Collins, Stephen Jackson; Shaun Livingston.
Ali: Derrick Brown, Boris Diaw, Dominic McGuire, Gerald Wallace, Eduardo Najera, Tyrus Thomas.
Centri: DeSagana Diop, Nazr Mohammed, Kwame Brown.

HEAD COACH: Larry Brown

I tifosi dei Bobcats hanno vissuto un idilliaco finale di stagione con il primo storico approdo ai play off della franchigia. Il primo turno li ha fatti tornare immediatamente coi piedi per terra, sweep ad opera dei Magic e tutti in vacanza.

Il marchio di fabbrica dei Bobcats era ed è la difesa, caratteristica imprescindibile delle squadre targate Larry Brown. E la difesa ha saputo portare lontano i Bobcats, zittendo tutti i critici che davano i play off come un utopia.

Coach Larry Brown è l’unico nella storia NBA ad aver portato ai play off otto squadre diverse, ma nel caso dei Bobcats mi permetto di dire che ha un valore un po’ diverso dalle altre. In primis perchè North Carolina era ed è la sua alma mater, e l’attaccamento alla maglia lo possono testimoniare solo coloro che sono usciti da quell’ateneo (vedi MJ). Se poi entri nella storia guidando proprio la squadra NBA di quella che consideri casa tua (ndr alla faccia del dream job di New York) alla prima post season, la sensazione è ancora più dolce.

Ma la storia insegna anche che dopo certi traguardi (e record) il pluridecorato coach tende a stufarsi in fretta. Vedremo se a Charlotte si ripeterà una storia già vista in passato, con un calo di motivazioni ed il desiderio di cambiare aria.

Analizzando il roster dei Bobcats rispetto alla scorsa stagione non si può che notare un indebolimento, almeno sulla carta del team.

L’anno scorso a stagione inoltrata la dirigenza cercò di ovviare alla mancanza del tanto agoniato go to guy  facendo approdare Stephen Jackson in maglia Bobcats. Il risultato è stato decisamente apprezzabile vista la contribuzione fornita dall’ex Warrior. Quest’anno ci si aspetta una conferma da captain Jack, e senza dubbi il ruolo di guardia titolare sarà suo.

Dietro di lui ci si attende un salto di qualità da Gerald Henderson, reduce da una stagione non esaltante da rookie. Larry Brown non è notoriamente un amante dei rookies, e lo scorso anno non ha fatto eccezioni con l’ex Duke. Quest’anno non ci sono scuse per la dodicesima chiamata dello scorso draft, dovrà dare il suo apporto dalla panchina prendendo il ruolo che fu di Flip Murray.

Il ruolo di play ha visto la partenza sponda Knicks del figliol prodigo Raymond Felton, la cui alternativa era già in casa. DJ Augustin dovrebbe ricevere le redini della squadra, con Shaun Livingston pronto a dargli minuti dalla panca, sempre che stia bene fisicamente. Augustin, al terzo anno nella lega, dovrà necessariamente di dimostrare di poter gestire la regia di una squadra. Le sue caratteristiche sono quelle di un buon play, con un first pass mentality che non dispiace a coach Brown, tuttavia appare ancora un poco fragilino rispetto alle top point guard della lega. A dimostrazione della fiducia che i Bobcats ripongono in lui testimonia la volontà della franchigia di escluderlo da ogni possibile trade.

In ala piccola è confermatissimo uno dei giocatori più versatili della lega. Gerald Wallace è un all around player capace di contribuire sia in attacco sia in difesa. Lo scorso anno la ciliegina sulla torta è stata la convocazione all’All Star game, merito anche della sua convivenza con Jackson. Con meno pressioni G Force non ha dovuto caricarsi la squadra sulle spalle ed ha reso al meglio delle sue possibilità.

In particolare i 10 rimbalzi di media sono, a mio modo di vedere, un dato clamoroso per un ala di poco più di due metri. Il tutto condito da 18.2 punti, 2.1 assist, poco più di una stoppata ed 1.5 rubate a partita, cifre che la dicono lunga sulla sua importanza per i Bobcats. Wallace è indubbiamente la miglior ala piccola a rimbalzo della lega, ma non solo. Da lui ci si attende sempre maggiore leadership, ed una conferma del trend crescente dimostrato nelle ultime stagioni. A adr fiato a Wallace ci sarà il messicano Eduardo Najera, onesto mestierante dei parquet NBA ma nulla più.

In ala grande è stato confermato il francese Boris Diaw. Boris è un jolly che può giocare in varie posizioni, ottimo difensore, atletico, versatile ed altruista; tuttavia a Charlotte come a Phoenix non ha mai convinto appieno. Difficile dire se sia una questione di mancanza di cattiveria agonistica o di continuità, tuttavia da sempre l’impressione di non rendere al top di quelle che sono le sue potenzialità. Motivo per cui lo scorso anno si è ingaggiato da Chicago Tyrus Thomas, altro giocatore che ha reso al di sotto delle aspettative, ma con un energia ed una aggressività che compensano le carenze di Diaw. Complessivamente Charlotte è ben coperta in questa posizione.

Nel ruolo di centro dopo aver scaricato Okafor a New orleans per Tyson Chandler lo scorso anno Charlotte si è di nuovo rifatta il trucco durante l’estate. Chandler è stato ceduto insieme ad Ajinca a Dallas in cambio di Dampier, Najera e Matt Carroll. Un addio senza rimpianti vista la predilezione di Brown per lunghi capaci di produrre non solo in difesa ma anche in attacco.

Dampier è stato rilasciato per motivi di luxury tax visto il suo contratto non garantito, il che ha convinto Jordan & C. a mettere sotto contratto Kwame Brown. Si proprio lui l’emblema delle scarse competenze del Jordan dirigente. Inutile ricordare la prima scelta buttata alle ortiche dai Wizards per avere Kwame, dimostratosi probabilmente la peggior prima scelta della storia.

Kwame Brown non identifica certo il profilo del lungo prolifico in attacco, ed è quantomeno distratto in difesa. A meno che il suo più famoso omonimo rispondente al nome di Larry non faccia anche stavolta il miracolo. Indubbio che i Bobcats, per ragioni di salary cap, si siano indeboliti nel ruolo di centro. Se non bastasse a ridosso del camp è arrivata la notizia dell’infortunio alla caviglia, che terrà lontano Brown dai campi almeno per sei settimane.

Il titolare in mezzo all’area dovrebbe quindi essere Nazr Mohammed salvo sconvolgimenti dell’ultima ora.

Darius Miles è stato invitato al training camp di Charlotte. Non ha ricevuto garanzie, ma vista la partenza di Dampier, potrebbe avere una chance di entrare nel roster, qualora dimostrasse di aver recuperato la necessaria forma.

Stesso discorso vale per Javaris Crittenton dopo le disavventure di Washington.

In un Est sempre più competitivo Charlotte cercherà di confermarsi tra le prime otto per dimostrare che gli scorsi play off non sono stati un semplice episodio. Un impresa che pare oggi ancor più difficile dello scorso anno, viste le partenze di alcuni giocatori chiave. Tuttavia con una vecchia volpe come Brown in panchina non c’è mai da dare nulla per scontato, di sicuro i Bobcats venderanno cara la pelle.

Post By Stefano Buttera (27 Posts)

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5 thoughts on “Charlotte Bobcats: Preview

  1. Mi sembra una squadra indebolita soprattutto nel ruolo di centro. La partenza di Felton era scontata ed è probabile che DJ possa sostituirlo egregiamente. Non credo che possano andare ai PO vista la concorrenza ad est. Se si escludono i Cavs, le altre 6 partecipanti dello scorso anno avranno le medesime possibilità di fare i PO con NY, Indiana e Phila pronte ad acciuffare i due posti rimanenti. Non credo che Larry Brown possa fare il miracolo.

    • Concordo, Anche secondo me i play off sono lontani, squadra indebolita ma Larry Brown è una vecchia volpe.. per DJ prevedo una grande stagione.

  2. Se non fosse per il coach, questi andrebbero a 25 vittorie, con Captain Jack e Gerald Wallace a farsi i cacchi loro e gli altri ad arrancare.
    Anche con Brown al timone li vedo poco attrezzati.. Felton e Tyson Chandler non sono stati rimpiazzati.

    Come al solito tanta carne e poco talento sotto (sarebbero la squadra ideale per affrontare un O’Neill dei tempi d’oro.. hai bvoglia di vedere quanti Hack a Shaq)

    36 vittorie a casa ad aprile

  3. Non mi convincevano già l’anno scorso, quest’anno senza Felton la vedo dura. 35 vittorie e lottery

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