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All’ inizio dell’ anno il proprietario della Nascar ha cambiato le regole della massima categoria cercando di aumentare l’importanza delle vittorie. In realtà, alcune cose dimostrano che il bilancio non pende al 100% verso il successo.

Il successo di Earnhardt jr a Martinsville domenica ribalta ogni pronostico fatto ad inizio stagione, e per la prima volta nel Chase di quest’ anno non ha vinto un Chaser, i quali in caso di vittoria, come ben si sa passerebbero automaticamente alla fase successiva.

In questa situazione contano molto i punti ottenuti in base al piazzamento in gara perchè in caso di non successo da parte dei Chasers sia in Texas che in Arizona, il quartetto che si giocherà il titolo a Miami verrà determinato in base ai punti ottenuti nelle tre gare del round.

A proposito dei punti bisogna accennare che ben due piloti entrati a Chicagoland per punteggio sono ancora in corsa per il titolo, ovvero Ryan Newman e Matt Kenseth.

Newman non ha avuto una stagione brillantissima, 9 top 10 e 2 top 5 nelle prime 26 gare, percentuale bassa se si considera che Gordon ha ottenuto migliori risultati di lui (13 top fives e 21 top ten); ma la chiave di “The Rocketman” è la costanza nei risultati.

Infatti, ha ottenuto 5 top ten consecutivi all’ interno di questo Chase (8° a Dover, 6° in Kansas, 7° a Charlotte, 5° a Talladega e 3° a Martinsville) ed ora figura tra i primi tre della classifica, seppur non abbia vinto una gara in 33 partecipazioni. Anzi, Newman non vince dall’ agosto del 2013 quando s’impose ad Indianapolis, per cui il suo digiuno è ben più lungo di quello che ci si potrebbe aspettare ed ora ha forti possibilità di giungere a Miami per il titolo.

Rimanendo nel tema della consistenza, anche Matt Kenseth entra in questa categoria. Il campione 2003 non ha vinto quest’anno ma in 33 gare ha ottenuto ben 20 top ten e 12 top five, una statistica eguagliata con tre gare d’anticipo rispetto all’anno scorso, con la differenza che all’ epoca aveva vinto la bellezza di sette gare. Ora, grazie al quinto posto di Martisville figura quarto in classifica.

Quindi, se Martisville fosse stata la penultima gara della stagione avremmo due Chasers che hanno collezionato 9 vittorie (Logano e Gordon) e due piloti che hanno ottenuto solo dei piazzamenti (Kenseth e Newman); per cui si può dire per certo che i punti hanno ancora un enorme peso in chiave titolo.

Il caso è opposto per coloro che sono indietro in classifica, come Kevin Harvick vero dominatore della stagione in cui ha ottenuto tre vittorie; il 33° posto di Martinsville lo obbliga a vincere o in Texas o in Arizona, dato che difficilmente entrerà nei primi quattro per punteggio.

Lo stesso vale per Keselowski, salvatosi due settimane fa a Talladega, che deve nuovamente far fronte ad una situazione compromessa, anche in base alle statistiche ottenute nei rispettivi tracciati del Texas e Phoenix. Solo la vittoria può salvarlo dalla possibile uscita dal Chase.

Alla fine si può capire perfettamente che in alcuni casi i punti hanno un peso enorme ma in altri, senza la vittoria sei fuori dai giochi.

 

Post By Davide Sarti (237 Posts)

Sono un grande appassionato di motori americani, che a 27 anni ha seguito le orme dei grandi campioni. Tramite la mia passione e le mie conoscenze cercherò di raccontarvi il mondo della NASCAR nel modo più dettagliato possibile. Possibilmente, cercherò di farvelo amare

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One thought on “L’importanza dei punti nel Chase

  1. La chiave di lettura è piuttosto scontata: chi è costante (come Newman e Kenseth) può far affidamento sui punti, chi invece è più altalenante (come Harvick e Keselowski) deve per forza puntare sulle vittorie.

    Alla fine, pur con la fase eliminatoria, non si può dire che il nuovo format non premi del tutto il merito, perché sarà vero che Newman e Kenseth si sono messi in mostra meno di altri durante l’arco della stagione, ma secondo me se son lì è grazie a un merito, ovvero proprio la loro costanza.

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