Dal Giappone alla Corea del Sud, passando per Messico e Stati Uniti: queste sono le sedi ospitanti del World Baseball Classic 2017, evento nato nel 2006 e giunto alla sua quarta edizione, capace di diventare con il tempo vero e proprio antipasto di qualità prima dell’abbuffata MLB che inizierà ad aprile.

La formula è ormai consolidata: 16 squadre in 4 pool dislocate in 4 città in tutto il mondo, ulteriori 2 pool per le 8 squadre che si qualificano, semifinali e finale: per molte delle nazioni qualificatesi è la possibilità di “riportare a casa” giocatori di caratura mondiale che normalmente giocano in Major League e che per l’occasione possono davvero vantare roster degne di un All Star Game, mentre altre invece mettono in luce talenti provenienti dai campionati locali piuttosto che gruppi di oriundi che rappresentano con piacere il paese di origine di nonni e genitori. Quest’ultimo è il caso dell’Italia, guidata per l’ultima volta da Marco Mazzieri, che ha la sua spina dorsale composta da giocatori che si dividono tra Majors e Minors ed integra con alcuni giocatori provenienti dalla Italian Baseball League. Lo spettacolo non è assolutamente mancato in questa prima settimana di competizione così come le sorprese: vediamo come si stanno sviluppando le cose.

POOL A (Seoul, Corea del Sud)

  1. Israele (3-0)
  2. Olanda (2-1)
  3. Corea del Sud (1-2)
  4. Taiwan (0-3)

Prima pool e prime sorprese: i padroni di casa della Corea del Sud parevano potersi giocare l’accesso al secondo girone, ma immediate sconfitte contro Israele ed Olanda li lasciavano subito senza speranze, per colpa principalmente di un roster quasi totalmente formato da giocatori militanti nel campionato locale incapace di qualsiasi efficienza offensiva. A sua volta Taiwan perdeva le sue due prime partite contro le squadre “dell’ovest” e salutava la competizione. Nelle ininfluenti partite della terza giornata Israele con il suo roster composto quasi totalmente da Minor Leaguers ma con alcuni elementi di spicco come Scott Feldman, Jason Marquis, Ryan Lavarnway e Ty Kelly, aveva ragione dell’Olanda (che invece può vantare un ottimo gruppo di battitori, Jurickson Profar, Xander Bogaerts, Didi Gregorius, Jonathan Schoop, Andrelton Simmons, ma ha più buchi tra i lanciatori) conquistando il primo posto nella pool alla sua prima partecipazione, mentre la Sud Corea sconfiggeva Taiwan nell’ininfluente sfida tra esse, evitando così l’umiliazione dell’ultimo posto.

POOL B (Tokyo, Giappone)

  1. Giappone (3-0)
  2. Cuba (2-1)
  3. Australia (1-2)
  4. Cina (0-3)

In quella che forse era la pool meno performante della intera manifestazione il Giappone ha avuto ragione facilmente di tutte le avversarie, vincendo le sue partite sempre con margini di almeno tre punti e mettendo in luce un roster composto quasi solamente da giocatori provenienti dalla Nippon Professional Baseball (con l’eccezione dell’esperto Nori Aoki) ma con ottime individualità come il LF Yoshitomo Tsutsugoh e il 3B Nobuhiro Matsuda. Alle sue spalle si è piazzata Cuba (che non schiera i suoi giocatori di MLB ma solo quelli provenienti dalla lega nazionale più Alfredo Despaigne che gioca in Giappone) non ha assolutamente rubato l’occhio nonostante l’ottimo OF Yoelkis Céspedes, fratello di Yoenis dei Mets, mentre Australia e Cina potevano vantare una qualità a roster decisamente minore e non sono mai state un fattore, nonostante gli Aussies abbiano messo in difficoltà i cubani nello scontro diretto, perdendo solamente per 4-3 contro gli isolani.

POOL C (Miami, USA)

  1. Repubblica Dominicana (2-0)
  2. Colombia (1-1)
  3. Stati Uniti (1-1)
  4. Canada (0-2)

Senza ombra di dubbio i roster portati da USA e Repubblica Dominicana sono impressionanti, infarciti di giocatori pazzeschi che hanno fatto la storia degli anni recenti della MLB: i primi vantano, tra gli altri, Chris Archer, Marcus Stroman, Buster Posey, Paul Goldschmidt, Andrew McCutchen e Giancarlo Stanton, mentre i secondi giocatori del calibro di Dellin Betances, Álex Colomé, Robinson Canó, Manny Machado, Jose Bautista, Nelson Cruz e Starling Marte. Ovviamente tale qualità pone le due squadre in posizione di favorite della pool ma se da una parte gli isolani hanno già quasi ipotecato la qualificazione con due vittorie nelle prime due partite, ciò non si può dire per i padroni di casa, che contro la Repubblica Dominicana hanno perso (5-7 dopo essere stati in vantaggio 5-0) e devono battere il poco competitivo Canada, sperando che i dominicani abbiano ragione della Colombia, la quale può vantare Julio Teherán e poco altro sia tra i battitori che tra i lanciatori. In caso di arrivo di due squadre a pari merito si guarderà l’esito dello scontro diretto mentre nel caso di arrivo a pari merito di tre squadre (scenario improbabile ma possibile) ci sono alcuni tiebreaker da seguire per decretare chi passerà alla seconda fase).

POOL D (Jalisco, Messico)

  1. Portorico (2-0)
  2. Italia (1-1)
  3. Venezuela (1-1)
  4. Messico (0-2)

La pool messicana che si gioca nella regione di Jalisco (la città e Guadalajara) è quella che vede impegnata anche la nazionale italiana che, pur con un roster di qualità inferiore a quelli di Portorico e Venezuela, sta rendendo orgogliosi gli appassionati del nostro paese con prestazioni di sacrificio e dedizione che pur non essendosi sempre concluse con la vittoria hanno sempre portato molte emozioni. Nella prima partita del girone i messicani cercavano vendetta dopo il KO rimediato 4 anni fa contro gli azzurri, ma il risultato è stato lo stesso: in vantaggio per 9-5 nella parte alta del nono inning i padroni subivano 5 punti nell’ultimo attacco italiano (e lanciavano Roberto Osuna e Óliver Pérez, non due lanciatori qualunque) e perdevano quindi la sfida. La fortuna ha invece sorriso al Venezuela contro l’Italia: pur con una squadra con giocatori del calibro di Salvador Pérez, José Altuve, Miguel Cabrera, Victor Martinez, Rougner Odor e Martin Prado, i sudamericani hanno vinto solamente agli extra inning, 11-10. Ancora più impressionante è il roster di Portorico, che può vantare Yadier Molina, Roberto Perez, Javier Baez, Carlos Correa, Francisco Lindor, Carlos Beltran, Angel Pagan e via discorrendo; il loro cammino finora è stato impressionante con una vittoria per manifesta (11-0 al settimo) contro il Venezuela e una 7-4 contro il Messico, che a sua volta schiera Marco Estrada, Yovani Gallardo e Adrián González tra gli altri: All’Italia “basta” (come se fosse facile) una vittoria contro Portorico nell’ultima giornata per la qualificazione, mentre in casi di arrivi a pari merito valgono le stesse regole della Pool C.

 

Pur non essendo ancora terminate due Pool di primo turno ha già preso il via anche la Pool E, una delle due di secondo turno, con sede a Tokyo e che vede partecipare le qualificate delle pool A e B, Giappone, Cuba, Israele ed Olanda, ma di questo ci occuperemo nei prossimi aggiornamenti.

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Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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