Cosa può portare due ragazzi in suolo americano? Ci sarebbero tanti motivi ma noi non siamo partiti per essere i classici turisti ma abbiamo improntato le nostre due settimane sullo sport a stelle e strisce, cercando di vivere e capire un mondo che a molti può risultare non capibile o strano.

Il nostro itinerario prevedeva tre grosse tappe, che poi saranno anche i titoli di questa serie di articoli, Denver, Seattle e Lincoln, Nebraska.

La nostra prima tappa è stata Denver, capitale del Colorado dove siamo stato ospiti dal nostro collega di Delta House, Andre Simone. La Mile High City è un particolare concentrato di spazi aperti, modernità e presobenismo. La 16th Street Mall è il centro della città, dove si trova di tutto, dal negozio alla moda allo sports bar dove passare il Sabato Sera con i tifosi di qualunque squadra professionistica e collegiale.

img_20160902_185345Il nostro primo impatto con lo sport americano è stato il Rocky Mountain Showdown, la rivalità tra i due college principali dello stato, Colorado e Colorado State, giocato allo Sports Authority at Mile High. L’atmosfera è unica, i tifosi delle due squadre sentivano molto la partita, creando una cornice elettrica che però mai è sfociata in disordini di nessun tipo, nonostante i tifosi erano ampiamente mescolati sia sulle tribune che al di fuori. Ed è stato particolare per noi italiani vedere 70000 tifosi, intenti solamente a tifare i propri beniamini, e nessun esponente delle forze dell’ordine sugli spalti, solo sul campo.

La partita si è trasformata presto in uno show di Colorado che ha portato a casa la vittoria per 44 a 7, con un Sefo Liufau, QB dei Buffs, in grande spolvero ed una difesa che non ha concesso nulla ai Rams. Da segnalare come i tifosi di CSU non si siano mai dati per sconfitti, esultando come dei matti all’unico TD del proprio team oramai con la partita già andata in archivio.

Il giorno seguente abbiamo avuto la possibilità di vedere lo stadio vuoto, tramite un tour guidato, e c’è da dire che è veramente immenso e straordinario. Il tour ci ha portato in tutte le zone dello stadio, dalle Suites, alle cabine dei cronisti (con i fili elettrici pendente, Al Michels dovrà stare molto attento), agli spogliatoi e per finire sul campo, senza entrare sull’erba. L’impianto è anni luce avanti rispetto alle nostrane strutture italiane. Il concetto base è che un posto del genere è una macchina da soldi, tra tour, store della squadra ed eventi speciali, dove sono impegnati anche i vari giocatori dei Broncos.

img_20160903_110605Altra perla della giornata è stata la visita al Coors Field, la casa dei Colorado Rockies, franchigia MLB Anche qua con un tour guidato abbiamo visto le varie sezioni dello stadio, siamo scesi sul campo e nei dugout, come i veri giocatori di Baseball. Impressionante anche qui vedere lo spirito commerciale, si possono affittare sezioni per eventi privati, compleanni o addirittura per i PROM dei ragazzi liceali.

Tempo 24 ore, siamo tornati sugli spalti come interessati tifosi per Rockies – SF Giants, di cui Cern è molto tifoso. La partita non è stata eccezzionale, salvo qualche giocata individuale, in quanto, i Giants hanno rimediato una sonora e noiosa sconfitta per 6-0.

Anche qui l’atmosfera della partita è particolare, si può liberamente girare lo stadio in tutte le sue aree senza limitazioni, potendo scegliere tra tantissimi stand di cibo, diversi store di merchandise o diversi ristoranti dove poter assistere alla partita mangiando cibo Gourmet.
20160905_140642La partita non è l’attrazione principale ma è tutto il contesto attorno, difficile vedere una persona assistere a tutti e 9 gli inning senza muoversi dal proprio posto. La partita di Baseball è più una attrazione per famiglie che un evento sportivo, i bambini si divertono cercando autografi e palline dei loro beniamini, ed è difficile se non impossibile, trovare qualcuno che resti per almeno 3 inning in giro per lo stadio, ma non dimenticandosi di tornare al loro posto a metà del 7° Inning per cantare “Take me out at the Ball game”.

Un’altra tappa è stata Boulder, città universitaria, sede della Colorado University, oramai squadra simpatia del nostro viaggio. La cittadina è carina, ad un passo dalle regine di questo stato, le montagne rocciose. La fortuna ha voluto farci trovare una originale fiera locale, che tra una esibizione di auto classiche e bancherelle varie, ci ha fatto sentire un po’ più partecipi del retorico spirito americano.

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Il fine giornata è stato dedicato al campus dell’universit
à. Simpatica è stata la scena al nostro arrivo, dove abbiamo assistito ad un rituale particolare di una confraternita femminile, la KAO di CU.
Abbiamo passeggiato un po’ per il Campus ed è un trionfo di stile classico e d’ordine, un po’ come si è sempre visto nelle rappresentazioni cinematografiche.
Il momento clou della giornata è quando ci siamo introfulati, da buoni italiani nello stadio dei Buffs, il Folsom Field, interno al campus. Non è grandissimo, 17500 persone, però durante la partita dovrebbe essere molto interessante con un pubblico molto caldo. Dopo qualche foto, una signora è venuta a cacciarci dall’edificio.

Dopo questo assaggio di una America molto easy-going, siamo stati pronti per la nostra seconda tappa, Seattle e le sue foreste.

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