Un razzo pronto al decollo, e questo nella città in cui la NASA ha la sua sede operativa non può che essere un buon auspicio: questo sembravano ad inizio stagione gli Astros il cui motore, però, in questi primi scampoli di stagione, pare ancora essere piuttosto ingolfato, con un record di 6-15 che è il peggiore di tutta la American League. In realtà i tifosi di Houston sono stati piuttosto abituati alle turbolenze negli ultimi 20 anni: se nel periodo 1996-2005 ci sono state 9 stagioni con record positivo, 6 partecipazioni ai playoff e una partecipazione alle World Series (2005, perse 4-0 con i White Sox), nei successivi 10 anni si trovano solamente 3 stagioni con record positivo ma soprattutto la pecca delle stagioni 2011-2013, chiuse rispettivamente con 56, 55 e 51 vittorie. Dopo la stagione 2015, in cui gli Astros sono arrivati a soli due inning dalle Championship Series della AL, il progetto ha cercato nuovo carburante con le acquisizioni di Doug Fister, lanciatore ex Nationals, e Ken Giles in una trade con Philadelphia, contando inoltre sulla ulteriore maturazione dei vari Carlos Correa, Jose Altuve e compagnia. Il già citato record di 6-15, però, non è confortante nonostante anche l’alba del 2015 fosse stata a sua volta nebbiosa, con una partenza da 8-7 prima di 10 vittorie consecutive che dette poi il via ad un record di 86-76.

In attacco i numeri parlano di tanta potenza (27 HR, quinti in MLB) associata ad altrettanta indisciplinatezza al piatto (211 strikeout, primi nella lega), oltre al solito gran carico di basi rubate (18, secondi dietro a Boston). E se da una parte abbiamo Altuve che finora ha battuto .313 e rubato 9 basi, o i 7 HR e i 18 RBI di Colby Rasmus, dall’altra abbiamo Evan Gattis, Luis Valbuena e Carlos Gomez, che in 164 at bat totali viaggiano con 7 RBI battuti in tutto e con il primo di essi con la media battuta più alta, .222.

I problemi però non si trovano in questa parte del gioco, bensì tra i lanciatori. Si paragonino come segue alcune statistiche del 2015 e del 2016.

Squadrab

Qui risiede quindi la magagna, sebbene ci siano notevoli eccezioni. La prima è Chris Devenski, lanciatore 25enne che non aveva mai lanciato in MLB, il quale nelle sue apparizioni, principalmente da long reliever, vanta un’ERA di 0.66, quasi imitato da un Will Harris performante come nel 2015 (ERA 0.98) e da Luke Gregerson, che vanta 4 salvezze su 4. Il pezzo pregiato Giles sta incappando invece in grandi problemi di controllo ed ha già maturato 2 sconfitte con una ERA di 8.31.

Molti occhi erano puntati, ovviamente, sul vincitore del Cy Young Award 2015 per la American League: Dallas Keuchel, il quale aveva stupito già nel 2014 e per il quale si offre un paragone con il 2016, fermo restando che per la stagione attuale stiamo parlando di sole 5 partenze.

DK1

Keuchel però è solo uno dei 5 partenti e pur con queste statistiche è ancora il migliore del lotto, in quanto Scott Feldman vanta una ERA di 4.58, Fister di 5.56, Mike Fiers di 5.73 e Collin McHugh di 7.56, per un totale di sole 7 partenze di qualità su 21.

Sono numeri che andranno a normalizzarsi con il tempo, quindi gli Astros possono risalire alle stelle, anche per merito di una division, la AL West, che fatica ad esprimere una forza dominante e che vede Houston a sole 5.5 partite dai leader Mariners. E ne mancano 141.

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Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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