AT&T Park, San Francisco, California, gara 4 delle World Series: come due schermidori le due squadre  ritornano in pedana brandendo le loro armi, pronte ad un nuovo assalto.

Se i Royals metteranno a segno la prossima stoccata arriveranno ad un solo punto dal successo finale, mentre i Giants devono parare gli attacchi dell’avversario ed affondare a loro volta i colpi per portare la serie in parità. L’abilità degli spadaccini, ormai si è capito, è molto simile ed anche una sola stoccata al momeno giusto può fare la diferenza tra vittoria e  sconfitta.

La cattiveria di Ryan Vogelsong

Per i Giants sale sul monte Ryan Vogelsong (8-13, 4.00 ERA, 1.2 WAR in regular season): il 37enne nativo di Charlotte ha lanciato molto bene nella sua partenza contro Washington mentre ha subito di più nella sfida contro i Cardinals, uscendo dopo soli 3 inning. Dall’altra parte i Royals schierano Jason Vargas, californiano (nativo della zona di Los Angeles), molto performante nelle sue due partenze di potseason contro Baltimore ed Angels.

Il primo innning vede subito azione: se Vogelsong ha ragione facilmente dei suoi avversari, così non è per Vargas: base ball a Gregor Blanco, che poi avanza in seconda su un wild pitch e ruba la terza base, per arrivare a casa su fielder choice di Hunter Pence, che arriva salvo in prima base a discapito di Buster Posey, eliminato in seconda base: 1-0 Giants.

Kansas City fatica a trovare il bandolo della matassa nel secondo inning, ma nel terzo colpisce in modo pesante: con un out, Alcides Escobar colpisce un singolo e, dopo di lui, Alex Gordon arriva in base con un fielder choice che avrebbe potuto essere un doppio gioco se Brandon Belt fosse stato più efficace (prima possibilità di chiudere l’inning bruciata).

Immediatamente dopo Gordon cerca di rubare la seconda e ci riesce, in quanto il lancio di Posey verso Joe Panik colpisce lo stesso Gordon e finisce sugli esterni  (seconda possibilità bruciata).

Una valida di Lorenzo Cain mette i corridori agli angoli, prima che una rimbalzante di Eric Hosmer finisca nel guanto di Belt che assiste Vogelsong andato a coprire la prima base: il partente dei Giants però perde di vista il sacchetto, non riesce a toccarlo in tempo ed Hosmer ottiene una valida che permette a Gordon di segnare il punto del pareggio (terza possibilità bruciata).

L’errore segna Vogelsong che va totalmente in confusione, concedendo una base ball a Mike Moustakas che riempie le basi, e due singoli ad Omar Infante ed Salvador Perez che le svuotano: 4-1 Royals.

Forse con ritardo il manager di San Francisco, Bruce Bochy, toglie il suo partente a favore di Jean Machi, che concede una valida a Jarrod Dyson ma chiude l’inning con uno strikeout su Vargas. Il modo in cui è maturato questo punteggio potrebbe essere ferale per i Giants, che però provano a reagire: singolo del pinch hitter Matt Duffy, che arriva in seconda sul sacrificio di Blanco e, in seguito, a casa sul singolo di Posey: 4-2 Giants.

Il quarto inning vede Vargas ed il rilievo dei Giants Yousmeiro Petit avere ragione dei lineup avversari, ma mentre quest’ultimo continua la sua opera anche nel quinto, così non succede al partente dei Royals, che concede un doppio a Panik e  viene quindi sostituito da Jason Frasor, il quale elimina Posey ma nulla può sulla valida di Pence che porta a casa il compagno.

Il manager di Kansas City, Ned Yost, lo sostituisce con Danny Duffy, ma il rubinetto ormai perde: singolo di Sandoval, base ball a Belt poi Juan Perez, schierato in left field al posto di Travis Ishikawa, colpisce una palla verso l’esterno centro che Dyson riesce a fermare al volo con una presa spettacolare, ma Pence riesce a raggiungere casa base per il pareggio.

Nel sesto inning Petit continua nella sua buonissima opera, mentre non si può dire lo stesso del nuovo rilievo dei Royals, Brandon Finnegan, il quale concede subito due singoli al pinch hitter Joaquin Arias e a Blanco, portati dal bunt di Panik in seconda e terza base.

Yost concede la base ball intenzionale a Posey per affrontare Pence, che effettivamente fa eliminare Arias a casa base, e Sandoval, che però colpisce la palla per un singolo che porta a casa due punti. Finnegan è in difficoltà, ma Yost lo lascia ancora affrontare Belt, il quale ringrazia e colpisce un singolo che porta a casa Pence: 7-4 Giants.

Hunter Pence, a sua volta poco tranquillo

Nella parte alta del settimo inning Jeremy Affeldt concede quasi nulla ai Royals (con una buona mano dei suoi esterni), mentre quando attaccano i Giants è ancora festa, grazie anche a Yost, che non toglie Finnegan dal monte: singolo di Brandon Crawford e base ball al pinch hitter Michael Morse, prima che finalmente il lanciatore dei Royals venga tolto a favore di Tim Collins.

Lo affronta Blanco, con un bunt molto insidioso che il pitcher di Kansas City lancia verso la prima ma che Hosmer non può controllare: la palla viaggia così verso le panchine e Crawford può andare a segnare. Il battitore successivo è Panik, il quale colpisce un doppio sull’esterno centro-sinistro che porta a casa i due compagni. A questo punto in battuta va Pence, che non vuole essere da meno del compagno: doppio sul filo sinistro e 11-4 Giants.

La partita sostanzialmente finisce qui: il secondo inning lanciato da Collins e l’opera di Sergio Romo ed Hunter Strickland non incide più sul punteggio: è vittoria Giants e serie nuovamente in pareggio. La certezza della serata è che il titolo verrà assegnato nella città di Kansas City.

Se Yost aveva vinto con merito la battaglia dei manager di gara 2, Bochy si prende piuttosto nettamente questa partita: troppi gli errori del manager dei Royals (anche lui californiano, nato a 200 km da San Francisco), dal tenere in campo Vargas all’inizio del quinto inning, pur sapendo che lo avrebbe sostituito al battitore successivo, all’insistere con un Finnegan provato e toccato a ripetizione dagli avversari.

Con la serie in pareggio andiamo verso l’ultima partita a San Francisco: la sfida Shieds-Bumgarner ha già dato soddisfazioni ai Giants, ma questa partita è troppo importante, dato che porterà un possibile match point a chi la vincerà, quindi ogni pronostico è aperto.

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Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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