Pocket

molrod464A parte le finali di Conference in NFL ed il Super Bowl che attende di essere giocato, nulla al momento risulta attrarre maggiormente l’attenzione della sospensione di Alex Rodriguez dall’attività sportiva per la stagione 2014.

Un argomento, per i detrattori del terza base degli Yankees, che finalmente espone e non poco il giocatore e l’uomo Rodriguez alla gogna mediatica che, per la verità, neanche lui ha mai fatto molto per evitare.

Giocatore tanto offensivamente devastante quanto difensivamente efficace ed intelligente, A-Rod ha sempre avuto il pregio o se vogliamo il difetto di calamitare l’interesse su di sé: le fidanzate famose (Cameron Diaz, Kate Hudson, Torrie Wilson), i contratti da nababbo, i record macinati sul campo. Insomma, o lo si odia o lo si ama.

Da un punto di vista tecnico, lo swing pulito, potente e fluido di Rodriguez potrebbe essere uno spot per i bambini che si avvicinano al baseball giocato. Ma negli ultimi anni le voci sui suoi prima presunti, ora provati tentativi di modificare le proprie prestazioni in campo facendo uso di sostanze proibite hanno contribuito a velare di immorale l’uomo in primis e la sua fulgida carriera a seguire.

Un suo ex manager, Joe Torre agli Yankees, fece uscire delle informazioni “da spogliatoio” che danno bene l’idea di quanto il giocatore dominicano-newyorkese fosse poco amato anche dai suoi compagni di squadra: il soprannome per esempio col quale il pluridecorato zoccolo duro di Bronx Bombers (Jeter, Posada, Pettitte, Rivera) bollò Rodriguez, ossia A-Fraud. La cui traduzione dall’inglese rende molto bene i sentimenti di scarsa fiducia che il gruppo di Joe Torre ebbe sempre ad avere nei suoi confronti.

Insomma, sembra una di quelle storie dove tutti sembravano sapere tutto ma dove al pubblico era meglio non far trapelare nulla pur di coccolare il mito del fenomeno che impressiona una sera si e l’altra pure.

Ma l’ultimo capitolo della saga-Rodriguez è opera di Paul Molitor, indimenticato infielder di Milwaukee Brewers e campione del mondo nel 1993 in maglia Blue Jays oltre che membro della Hall of Fame. Molitor ha espresso il suo pensiero a proposito della vicenda affidando alcune sue dichiarazioni al Canadian Baseball Network.

In particolare sembra che Molitor sappia più del previsto in merito ai test anti-doping di Rodriguez. Ha infatti dichiarato che a quanto ne sa lui da informazioni ricevute privatamente a tradire Rodriguez non sia stato un test antidoping al quale sia risultato positivo (in uno dei regolari test antidoping somministrati dalla MLB) ma sia stata semplicemente “l’evidenza” inconfutabile delle sue pratiche sportivamente illegali.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è: a cosa si riferisce Molitor quando parla di “evidenza”?
A questa domanda possiamo rispondere dando una spiegazione che più sopra abbiamo già ipotizzato: è facile supporre che all’interno del circolo delle Major Leagues trapelino ben poche informazioni riservate di questo genere, e che gli addetti ai lavori sappiano molte più cose di ciò che esce sui giornali.

D’altronde se non fosse stato così, lo stesso Alex Rodriguez avrebbe avuto molti più scrupoli a tentare di percorrere ancora una volta la strada degli steroidi pur di abbattere il record di fuoricampo di Barry Bonds (762 contro gli attuali 654 di Rodriguez, quinto in questa speciale classifica), soprattutto dopo la confessione pubblica del 2009 sull’utilizzo di sostanze dopanti, che egli ammise avere preso solamente per le stagioni 2001, 2002 e 2003.

Ciò che sorprende poi dai messaggi di testo scambiatisi da Rodriguez e Tony Bosch (il proprietario della clinica dimagrante Biogenesis of America dove Rodriguez si riforniva di steroidi) è infatti il focus dello slugger newyorkese rivolto unicamente al raggiungimento dei record personali come ad esempio il tentativo di diventare l’unico uomo nella storia ad avere battuto 800 fuoricampo.

Nessun tipo di obiettivo di squadra invece emerge dalle informazioni avute dall’arbitratore Frederic Horowitz per l’emissione della sentenza di sospensione senza paga dall’attività per A-Rod.

Che Alex Rodriguez sia un uomo molto egoista ed assetato di fama e successo non doveva essere questa sentenza a dimostrarcelo, ma che una squadra professionistica MLB che ha come obiettivo ogni singola stagione la vittoria del campionato MLB affidi un posto da titolare ad un signore che va in campo per far vincere se stesso prima della sua squadra crediamo sia davvero troppo per chi gli retribuisce mensilmente 2 milioni e 110 mila dollari.

Una sospensione, ma soprattutto una recidiva che Molitor non ha dubbi ha come effetto una esclusione dalla considerazione di Rodriguez come possibile membro del “Salone della Fama” MLB.

La spiegazione? “Rodriguez non ha nulla a che vedere con la Hall of Fame”.
Probabilmente sarà così, ma cosa sa Molitor che noi non siamo tenuti a sapere?

 

Post By Andrea Greco (49 Posts)

30 anni, giornalista ed appassionato di baseball da 10.

Connect

One thought on ““L’evidenza” delle accuse a Rodriguez e i test antidoping fasulli

  1. la risposta alla domanda sarebbe presto detta,ovvero per 2 milioni e 110 mila dollari versati gli yankees ne percepiranno almeno il doppio dal mercato e diritti d’immagine,idem per l’intera mlb..a-rod nel bene o nel male è una macchina da soldi sia per lui che per gli altri,basti pensare al decennio jordan(con le dovute differenze da a-rod) quante magliette scarpe etc etc vendute ne traeva vantaggio economico lui ma anche i bulls e l’intera lega

Commenta