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Josh Hamilton rappresenta la speranza dei Los Angeles Angels in questo 2013

 

Da Sergio Romo che, barba inclusa à la Brian Wilson, manda strikeout  Miguel Cabrera chiudendo la porta in faccia al talento di Detroit nelle World Series, a pitcher e catcher che, per primi, si presenteranno al sole dell’Arizona e della Florida nei rispettivi Training Camp per la preparazione atletica alla nuova stagione: poco più di quattro mesi di inattività sul diamante ma, per alcuni giocatori e per tutti i GM delle trenta franchigie, un’attività frenetica di programmazione, stravolgimento e riprogrammazione di team e carriere. Di questi quattro mesi, quasi due sono già passati alla storia della stagione MLB che verrà. Si, perché l’autunno nel dizionario di questo sport non significa solo la Classica che assegna il titolo fra Ottobre e Novembre, ma anche contrattazioni con free agent, scambi di talenti del futuro per stelle affermate del presente e conseguenti cambiamenti radicali nelle gerarchie, nell’aristocrazia della stagione che si è appena conclusa.

Cominciamo dai campioni. San Francisco ha confermato la squadra che l’anno scorso ha vinto con merito. E sottolineo “la squadra”. Si, perché se la compagine della baia ha chiuso il 2012 col botto che in pochi aspettavano ad inizio stagione, lo deve soprattutto al contributo di tutti, della squadra, di quello spirito collettivo che si forma solo quando tutto combacia alla perfezione. E la dimostrazione più evidente si è avuta contro Detroit, la squadra che può vantare in Justin Verlander il miglior pitcher dell’ultimo decennio e che al piatto schiera una combo 3-4 del calibro di Miguel Cabrera (Mr Triple Crown, prego: il primo dal 1967…) e Prince Fielder. Confermato il manager Bruce Bochy per la stagione 2014 ed esteso il contratto all’esperienza del seconda base Scutaro e dell’esterno centro Angel Pagan: questi gli unici movimenti significativi sul mercato. Unico neo: Brian”Fear the Beard” Wilson non fa più parte del bullpen; seppur con un ruolo marginale poteva ancora avere la sua opportunità per l’ottavo inning ora che il closer sembra esser diventato Romo in pianta stabile. Ma evidentemente le conseguenze dell’infortunio della passata stagione hanno di molto influito sull’esito negativo del rinnovo della fiducia ad un “senatore” della franchigia dell’AT&T Park, uno di coloro che hanno contribuito alle due World Series in tre anni di SF.

Parlando di San Francisco non si può non prendere in considerazione il diretto concorrente, nonché odiato nemico: i Los Angeles Dodgers. La rivoluzione, prima societaria con l’ingresso di un nuovo gruppo come proprietario del team e conseguentemente (ed iperbolicamente!) di roster, è cominciata già alla Trade Deadline dell’anno scorso con l’ingresso di Carl Crawford, Josh Beckett, Adrian Gonzalez e Hanley Ramirez nel gruppo già talentuoso guidato da Don Mattingly. Il mercato dei free agent, alle soglie del 2013, ha portato Zach Greinke, il pitcher migliore sul mercato, strappato fra l’altro alla squadra alla sponda opposta di Hollywood Boulevard, nonché il fenomeno coreano Hyun-Jin Ryu, un pitcher la cui arma nel cassetto, giurano gli scout che lo hanno visto all’opera, sembrano essere i cambi di velocità. Se la rotazione può contare su Kershaw, Greinke e Beckett ai primi tre posti, immaginiamo possa bastare anche un solo giro di mazza azzeccato per vincere le partite in un 2013 che si prospetta  finalmente ricco di aspettative  per i tifosi “dal sangue blu” di Los Angeles: dal 1988 in bacheca non entra più nulla. Sarà la volta buona? Le possibilità sono alte, ma stiamo parlando di fantabaseball,sul campo, e San Francisco (scusate tifosi Dodgers) insegna, la storia cambia…

Se la NL West sembra una corsa a due fra Dodgers e Giants, ad Est le cose sembrano mantenere il verso della passata stagione. Washington rimane la favorita soprattutto per il fatto che la concorrenza latita e non si rafforza, anzi si indebolisce erodendo almeno due team dalla mappa geografica della division. Stiamo parlando di New York e Miami. I Mets, cedendo la loro stella R.A Dickey e rinnovando il contratto, onerosisimamente, al loro franchise-player David Wright non hanno la profondità adatta né in attacco né nella rotazione per tentare almeno di recitare il ruolo di underdog. Miami smantella la squadra costruita l’anno scorso liberandosi di contratti pesanti e giocatori scontenti tramite una mega-trade con Toronto dove in cambio di qualche promessa per un domani non tanto prossimo, vede partire in un colpo solo Jose Reyes, Josh Johnson, Mark Buehrle e John Buck. Atlanta rimane l’unica contendente seria potendo tuttavia contare su un Michael Bourne in meno a fronte di un B.J Upton in più. Philadelphia, invece, rimane staccata dal gruppo di testa per la solita ragione: l’età degli interni, nonostante il talento offensivo e difensivo che apportano, pone diversi dubbi sulla durabilità di un team comunque vincente nelle passate stagioni.

La NL Central, orfana da quest’anno  di Houston, si presenta ai nastri di partenza con una coppia di team che sembra già in fuga verso il titolo: parliamo di Cincinnati, grande scontenta dell’anno scorso dove è stata la squadra ,insieme a Washington, ad avere fatto meglio durante la stagione regolare, e della “solita” St. Louis che la passata annata ha saputo reggere l’urto delle partenze di due monumenti del calibro di Albert Pujols e del manager  tre volte campione del mondo Tony LaRussa. Beltran e Holliday recitano il ruolo di leader in un gruppo di giovani già affermati come David Freese e Jon Jay: combinazione vincente che la stagione passata ha portato Bengie Molina e compagni fino alla NL Championship Series dove non è bastato il vantaggio di tre partite ad una per ripetere l’annata 2011 ed arrivare ad avere il biglietto in mano per un giro di giostra alla Classica d’autunno. Gli altri, Cubs in testa, come al solito verrebbe da dire, si preparano a mangiare polvere e battagliare per il terzo posto, con Pittsburgh che, venendo dal recente invertimento di trend, passa da squadra quasi amatoriale condannata in partenza a stagioni pessime al solo dare uno sguardo al lineup di partenza  a realtà giovane e vincente della NL. La terza stagione del trend positivo dei Buccanieri della Pennsylvania potrebbe essere quella della sorpresa dell’ottenimento di una Wild Card, l’unico realistico pass cui Pittsburgh possa aspirare per una visita ai playoff.

rivera01L’American League, come detto, accoglie gli Houston Astros e passa a 15 squadre per la prima volta dall’ultima modifica datata 1998 quando i Brewers passarono alla NL. Qui gli scenari, al contrario che nella NL dove le bocce sono rimaste, eccetto i Dodgers, tutto sommato abbastanza ferme a livello di gerarchie, si sono modificati eccome. Partiamo dallo tsunami che si sta abbattendo sulla AL East. Stiamo parlando di Toronto che con gli acquisti via trade con Miami dei giocatori ricordati sopra più l’acquisizione del vincitore uscente del premio Cy Young per la NL, R.A Dickey, si mette in una bella posizione per recitare un ruolo all’interno della contesa per la division, solitamente a due (Bronx Bombers e Calzini Rossi bostoniani), nella stagione che viene. E poco male se il burattinaio di questa rivoluzione, il GM di Toronto Alex Anthopoulos dichiara di avere tutto tranne che il 2013 come obiettivo. Quel che è certo è che, con gli Orioles che perdono una grande occasione sul mercato per dare continuità ai successi del 2012 e con Tampa che perde B.J Upton e, come sua tradizione, si affida alla sapienza del manager Joe Maddon nel forgiare ancora una volta un gruppo di giovani con poche star al suo interno, Boston e gli Yankees non sono così distanti per i Blue Jays. Anzi. Boston viene da una campagna 2012 disastrosa che ha portato ad un cambio di manager (l’idolo di casa John Ferrell entra e lo stratega Bobby Valentine esce) ed un “much needed” restyling del roster: processo di amalgama che potrà volere significare diverso tempo per far combaciare tutto al posto giusto. New York è un punto interrogativo. Rinnovata la fiducia al senatore Mariano Rivera e ad Ichiro Suzuki (fanno quasi 80 anni in due), bocciata ad Alex Rodriguez, il quale verrà incoraggiato a prendersi tutto il tempo necessario, e se vuole, anche a farsi un giro a Central Park durante le partite di stagione regolare, per la convalescenza dall’operazione al ginocchio subita nella offseason. Al suo posto entra Kevin Youkilis, nemico in passato di mille battaglie sponda Fenway, ora detentore di diritto “dell’angolo caldo” al Bronx. Spazio per una corsa a tre se ne vede. Aperta, molto aperta. Protagonisti? Quest’anno,potenzialmente tutti.

Il manager più vincente dell’ultimo decennio (assieme a Bruce Bochy) ritorna, finalmente, in un dugout MLB: Terry Francona, ex di Boston, che ha guidato ad abbattere la maledizione di Babe Ruth durata ben 84 anni nel 2004 e poi di nuovo nel 2007, avrà l’arduo compito di guidare una squadra, gli Indians, che ha l’unico vantaggio di trovarsi all’interno della division più debole delle Majors. Basti pensare che i tanto decantati Tigers l’anno scorso hanno avuto accesso ai playoff con un record inferiore a quello delle due Wild Cards della AL, pur risultando vincitrice della AL Central. Certo, Detroit ha aggiunto Torii Hunter all’esterno destro, unico neo della passata stagione, ed ha arricchito ulteriormente la rotazione mettendo sotto contratto un altro esubero di Miami della trade Deadline, Anibal Sanchez, ma la concorrenza di Chicago, seppur una presenza solida la passata stagione, sembra debole causa mancanza di fantasia e denaro dimostrate fino ad ora sul mercato. Tutto da dimostrare ha invece Kansas City, che aggiunge James Shields, Wade Davis ed Ervin Santana alla rotazione consentendosi così almeno una fase difensiva decente. La “farm system” più forte delle Majors attende ancora che i progetti di campioni diventino tali anche fra i grandi e rendano onore ad una franchigia che da George Brett (parliamo degli epici scontri con gli Yankees a livello di World Series, anni Ottanta…) aspetta ancora una annata decente. Il giudizio è sospeso all’All Star Game ma Detroit sembra una spanna sopra tutti con il resto della division a giocarsela per il secondo posto.

Ed ora il colpo della free agency: Josh Hamilton passa dai Texas Rangers ai Los Angeles Angels. Ratto n.2 dopo quello della passata stagione di C.J Wilson che prese un aereo solo andata da Dallas destinazione città dello spettacolo. I texani attendono un po’ troppo nel rinnovare il contratto (la fiducia) all’esterno-centro migliore  delle intere Majors e lui si accorda con il rivale di division Los Angeles che gli offre 123 milioni sonanti spalmati su 5 anni di contratto. Del resto le voci che hanno accompagnato Hamilton tutta l’estate su una presunta, e da lui ammessa, dipendenza dal tabacco da masticare hanno elevato una coltre di diffidenza su un battitore che non avrebbe avuto altrimenti difficoltà a diventare il free agent più pagato e più corteggiato dell’inverno. La storia del ragazzo di Charlotte dice che i problemi di dipendenza hanno purtroppo avuto un loro ruolo nel ritardare il suo approdo nelle Majors prima, nell’indirizzare la sua vita e la sua carriera poi. Con questo colpo gli Angels, pur perdendo Torii Hunter sulla piazza della free agency, si ritrovano Mike Trout, Albert Pujols e Josh Hamilton in un lineup che sembra già non avere rivali. Purtroppo per Los Angeles, il baseball si gioca anche (e si vince) con una fase difensiva eccellente, neo degli Angels che, con le partenze di Ervin Santana, Dan Haren e soprattutto Zack Greinke , non sembra supportare un attacco da paura come quello che il proprietario Arte Moreno ha messo in piedi nel giro di due inverni. In entrata arrivano Sean Burnett da Washington e Ryan Madson da Cincinnati per il bullpen, gli starter Tommy Hansen da Atlanta e Joe Blanton dai Phillies oltre che Jason Vargas da Seattle che andrebbero a completare i restanti tre spot di una rotazione già composta da C.J Wilson e Jered Weaver. Favoriti per la vittoria della division, troveranno concorrenza in una Oakland rinvigorita dalle prestazioni positive della passata stagione e da Texas, pur se quest’ultima risulta quanto mai indebolita dalle partenze eccellenti: non solo Josh Hamilton ma anche Mike Napoli (destinazione Boston).

Insomma, gli ingredienti per una stagione esaltante ci sono tutti. Ci toccherà divertirci ad averla sotto gli occhi giorno per giorno.

Post By Andrea Greco (21 Posts)

Andrea Greco, 25 years of age, an unexpected passion for baseball sprung (in spring!) five years ago. A Scool of law graduate, looking for the oddest and most satisfying job on earth. Which one? May include writing, may include creating with words, call it as you like: Playitusa.com is the first stop sky-bound…cause the sky’s the limit!!!!!!!!!!!

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