Carl Crawford, il principale nuovo acquisto dei Red Sox

Anche quest’anno, com’è ormai tradizione da un po’ di tempo a questa parte, la AL East si presenta come la division più agguerrita e dura di tutta la MLB. Basti pensare come la divisione, dal 2000 ad oggi, abbia prodotto sette contendenti alle World Series e quattro campioni assoluti.

 

Dal 2008 al 2010, poi, la Wild Card è stata appannaggio della costa est per quanto riguarda lo Junior Circuit, con Boston, New York e Tampa a dividersi equamente le sei presenze ai playoff.

La cosa fa ancora più impressione se si considera come squadre di questo calibro giochino molte partite tra di loro sottraendosi vittorie importanti a vicenda, che pesano a fine stagione, soprattutto quando, da casa, i tifosi (e spesso proprietari e membri dell’organizzazione) vedono squadre con record peggiori giocarsi la postseason e alimentando le voci di coloro che vorrebbero ridisegnare le division.

Non bisogna poi considerare Toronto e Baltimora due semplici comparse, soprattutto per quanto riguarda i canadesi, arrivati lo scorso anno ad 85 W dopo aver scambiato il proprio asso, nonché uno dei migliori lanciatori degli ultimi dieci anni, Roy Halladay, vincitore del CY nella NL con Philadelphia.

 

Baltimore Orioles

Gli Orioles si sono mossi sul mercato in cerca di mazze pesanti, che potessero garantire potenza e costanza ad un attacco veramente poco soddisfacente l’anno scorso. In quest’ottica va quindi letto lo scambio che ha portato Mark Reynolds a pattugliare l’angolo caldo. Il 27enne è infatti capacissimo di battere 30 HR in un anno, nonostante giri spesso e volentieri a vuoto, risultando uno dei battitori più facili da lasciare al piatto dell’intera MLB.

Anche la firma del veterano Vladimir Guerrero porta in dote una discreta potenza (20-25 HR non sono da escludere se resta in salute) per il ruolo di battitore designato e qualche sporadica presenza nell’outfield.

Se l’acquisto di Reynolds porta un netto peggioramento in difesa, il front office di Baltimore si è preoccupato di rafforzare la difesa al centro del campo, scommettendo su J.J. Hardy, ottimo interbase difensivo che non sembra però in grado di ripetere le stagioni 2007 e 2008 con la mazza.

La Befana ha poi portato nella calza dei tifosi degli Orioles un nuovo 1b, il 36enne Derrek Lee, reduce da una stagione non entusiasmante, dopo un 2009 che lo aveva visto in grande forma con la maglia dei Cubs. Baltimore ha deciso di puntare su di lui, scommettendo contro i segni del suo declino.

La scommessa forse più intrigante riguarda però il monte di lancio, con l’arrivo di Justin Duchscherer. Dopo una buona annata nel 2008 con gli A’s, questo lanciatore è stato vittima di una serie di infortuni e di problemi personali che lo hanno tenuto lontano dai campi. Sono solo 28 infatti le riprese lanciate lo scorso anno dal 33enne destro. Se Justin dovesse tornare quello del 2008 sarebbe sicuramente un contributo importante fin da subito alla causa degli Orioles, che l’anno scorso hanno visto il solo Guthrie scendere sotto i 4.00 di ERA.

Oltre ad un partente, Baltimore ha acquistato anche un rilievo d’esperienza, che verosimilmente dividerà le responsabilità del bullpen con Uehara, Kevin Gregg, l’anno scorso closer dei Blue Jays.

 

La squadra sembra essere discreta, con Wieters atteso ad un miglioramento rispetto alla stagione passata, Lee e Scott in 1b (e dh, insieme a Guerrero), Roberts in 2b, Reynolds all’hot corner ed un outfield che vede in Markakis e Adam Jones i punti fermi.

Il monte può solo migliorare, con i giovani Matusz, Arrieta, Bergesen e Tillman attesi ad una prova di maturità, soprattutto per quanto riguarda i primi tre, con un anno in più di esperienza sulle spalle. Se Matusz dovesse continuare il buon lavoro della seconda metà della scorsa stagione si rivelerebbe da subito un lanciatore di primo piano nell’AL. A questi va aggiunto Guthrie, che bene ha fatto lo scorso anno e dovrebbe rappresentare una garanzia.

I problemi per la squadra possono arrivare dagli infortuni: Hardy e Roberts, la cerniera titolare, sono stati limitati a 160 partite complessive lo scorso anno, con ripetuti infortuni per entrambi. Di certo, gran parte della stagione di Baltimore passa dal loro stato di salute.

Se tutto dovesse andare bene, 80 W potrebbero non essere troppo lontane dalla portata degli Orioles, ma una stima più prudente li vede sulle 70-75 W, in progresso rispetto allo scorso anno, ma ancora lontani dal competere con i giganti dell’Est.

 

Boston Red Sox

Dopo un anno di transizione, anche a causa dei tanti infortunati che hanno martoriato la squadra del Massachusetts, il front office di Boston si è mosso in modo aggressivo sul mercato, firmando uno dei migliori free agent in circolazione, quel Carl Crawford che tante volte hanno incontrato negli scorsi anni, uno dei migliori esterni dell’AL, vista la sua combinazione di difesa ed attacco, con una velocità che ne fa un’arma preziosa per qualsiasi lineup.

Non è stata però la sola mossa di Boston, che si è trovata nella circostanza di dover sostituire due delle pedine fondamentali della stagione dello scorso anno, Adrian Beltre e Victor Martinez, che non sono riusciti a trovare un accordo per prolungare la propria permanenza con i Sox.

La soluzione per sostituire il 3b è stata particolare, in quanto, dopo mesi di corteggiamento, Boston ha scambiato Adrian Gonzalez, ottimo 1b dei Padres, mandando a San Diego Casey Kelly, uno dei suoi top prospect, oltre a Rizzo e Fuentes. L’arrivo dello slugger originario del Messico garantisce stabilità in prima (mai meno di 155 partite dal 2005) e una mazza mancina pesante nel cuore del lineup, ma comporta lo spostamento in 3b di Kevin Youkilis, che riattraversa il diamante per tornare nella sua posizione originale.

Oltre al lineup, Epstein si è dedicato a rinforzare un bullpen, con delle mosse che potrebbero far pensare ad una futura partenza di Papelbon, closer simbolo degli ultimi anni a Boston. Sul mercato dei FA sono stati infatti firmati a distanza di un paio di giorni prima Bobby Jenks, ex closer con i White Sox e Dan Wheeler, provenienza Tampa, specialista contro i destri.

Una mossa passata sottotraccia è stata poi la firma di Andrew Miller, giovane lanciatore ex Marlins che potrebbe garantire profondità nel bullpen come rilievo lungo e anche qualche partenza di emergenza, in collaborazione con l’eterno Wakefield.

 

La ragione per cui in molti vedono Boston come la favorita è che la squadra è riuscita ad arrivare a 89 vittorie con Youkilis limitato a 102 partite, Pedroia a sole 75, fermato da un infortunio mentre stava vivendo un ottimo momento di forma, Ellsbury fermo per gran parte dell’anno, Beckett costretto a saltare una decina di partenze, Cameron a mezzo servizio e dovendo quindi fare affidamento su giovani promossi dalla farm e giocatori di rimpiazzo che si sono comunque comportati più che degnamente.

Il lineup è decisamente buono, così come la difesa, soprattutto se Youkilis dovesse compiere la propria transizione senza troppi problemi, mostrando il buon guanto che l’ha contraddistinto in 1b in questi anni.

Il punto debole pare essere, come da un po’ di anni, il catcher, con Saltalamacchia atteso da una stagione cruciale dopo molte promesse non ancora mantenute ed il veterano Varitek, in netto declino, ma ancora capitano della squadra. In prima, come detto, i tifosi di Fenway vedranno Adrian Gonzalez, con Pedroia alla sua sinistra in seconda, Youkilis in terza e Scutaro e il lanciatissimo Lowrie a giocarsi un posto da SS.

La difesa all’esterno sulla carta è ottima, con Crawford a sinistra, Ellsbury al centro (con Cameron pronto in caso di bisogno) e Drew a destra. Si tratta di una squadra molto bilanciata, con battitori in grado di arrivare in base con frequenza, di battere con potenza e anche di rubare molte basi, aumentando le possibili strategie di Francona.

La rotazione è anch’essa molto buona, con alla guida quello che è da un paio di anni uno dei migliori lanciatori in AL, il mancino Jon Lester, nominato opening day starter, da cui tutti si aspettano grandi cose anche per quest’anno, dopo le 19W della scorsa stagione.

Dietro di lui i due veterani Lackey e Beckett, entrambi in cerca di riscatto, il primo per una stagione non troppo positiva condita da un po’ di sfortuna ed il secondo desideroso di mettersi alle spalle gli infortuni.

Il quarto partente sarà Clay Bucholz, altro giovane talento lanciato lo scorso anno definitivamente in rotazione con ottimi risultati. Bucholz sarà poi seguito da Matsuzaka, i cui problemi di controllo stanno finora minando la carriera negli USA. Le partite saranno verosimilmente chiuse ancora per quest’anno da Papelbon, con l’emergente Bard e l’esperto Jenks a dividersi il ruolo di setup man.

 

I due giocatori su cui si concentrano le maggiori curiosità sono sicuramente i due importanti FA di quest’anno, Gonzalez e Crawford. Dal primo sembra del tutto lecito aspettarsi una stagione da 35-40 HR, con tanti strikeout, ma anche tante basi per ball.

Il secondo, invece, è in grado di rubare 50 basi in un anno, formando con il suo collega Ellsbury una coppia pericolosissima per i ricevitori avversari. Sul monte, probabilmente, uno dei giocatori fondamentali sarà Beckett, con i tifosi a domandarsi quale versione del texano vedranno, se quella ottima degli anni dal 2007 al 2009 o quella bloccata dagli infortuni vista nel 2010.

La squadra è stata costruita per arrivare ai playoff, quindi 95W non sembrano un miraggio, anche se, come l’anno scorso ha insegnato, la salute dei giocatori chiave è fondamentale per qualsiasi squadra, per quanta profondità si possa avere.

 

 

New York Yankees

Al contrario di Boston, l’offseason è stata piuttosto travagliata per NY, che si è vista soffiare, dopo mesi di un lungo corteggiamento che sembrava destinato a portare in pinstripes uno dei migliori lanciatori della Lega, Cliff Lee dai Phillies, desiderosi di sfruttare questo momento per vincere ancora.

Il front office degli Yankees si è fatto prendere dal panico, senza aver avuto un piano B pronto per contrastare la mossa degli arcirivali di Boston e facendo una serie di mosse piuttosto criticabili, non tanto per la qualità dei giocatori quanto  per i contratti ad essi offerti.

 

Sono arrivati così a NY Mark Prior, con un contratto di Minor League, reduce da un anno in Independent League, Russel l Martin, che sembra non riuscire a tornare ai livelli pre-2009, Pedro Feliciano, buon mancino da inserire nel bullpen, Rafael Soriano, ex closer di Tampa e Atlanta con cui ha fatto benissimo, ma a rischio infortunio, Andruw Jones, in lotta contro il declino dovuto all’età e con gli infortuni, l’utility Belliard e la scommessa (per motivi di salute) Chavez.

Com’è facile intuire, si tratta di mosse minori, che non possono di certo togliere l’amaro in bocca lasciato ai tifosi del Bronx dal mancato acquisto di Lee, pur migliorando la squadra e in particolare il bullpen.

Soriano avrà infatti un ruolo importante, come setup, come ponte per portare il leggendario Mariano Rivera, rifirmato quest’anno, sul monte con la squadra in vantaggio per lasciare tutto nelle sue mani; Jones sarà un ottimo quarto esterno con qualche turno da DH e Martin sarà la chioccia per la promessa Montero, ottimo con la mazza, ma forse non all’altezza dietro al piatto.

 

La squadra è comunque molto forte, con il nucleo arrivato ai playoff per due anni consecutivi, specie per quanto riguarda il lineup, che vedrà appunto Martin a ricevere, il solito Teixeira in 1b atteso ad un rimbalzo da un’annata “negativa” per i suoi standard, Cano, ormani da considerare giocatore di primo piano anche in una squadra importante come NY, in seconda, A-rod, per la cui salute pregano i tifosi Yankees in vista di un’ennesima stagione da 30 HR e 100 RBI, all’hot corner e il capitano Jeter, appena rifirmato, in interbase.

Gli esterni saranno gli stessi dello scorso anno, Granderson al centro, l’ottimo Gardner a sinistra e Swisher a destra. Il ruolo di DH sarà ricoperto principalmente da Posada, che lascia dopo anni il piatto dello Yankee stadium a causa dell’età e dei troppi infortuni.

La rotazione non fa però dormire sonni tranquilli alla squadra degli Steinbrenner.
Dopo un perenne candidato al CY, CC Sabathia, c’è un ragazzo atteso ad una conferma, Phil Hughes, che ha fatto bene lo scorso anno, ma che dovrà confermarsi anche in questa stagione per permettere agli Yankees di competere; vi sono poi delle incognite come Burnett, reduce da una pessima stagione sotto tutti i punti di vista e fondamentale per le sorti di NY o come Nova, che sembra essere il quarto in rotazione dopo aver fatto bene a tutti i livelli delle Minors, ma al primo anno tra i grandi.

Il quinto posto in rotazione se lo giocheranno due veterani arrivati in questa offeseason, Bartolo Colon e Freddy Garcia, non proprio nomi in grado di smuovere le folle, ma, soprattutto il primo, decisamente in forma in questo spring training.

Va sicuramente meglio con il bullpen, guidato dall’eterno Rivera, che può contare come detto sull’appoggio di Soriano, Feliciano e di Joba Chamberlain, ormai una certezza come rilievo, oltre ai soliti Logan, Robertson e Marte.

Con un bullpen del genere le partite rischiano di durare sette riprese per gli avversari, con due lanciatori in grado di chiudere la porta in faccia a qualsiasi attacco, ma quello che preoccupa i tifosi è arrivare in vantaggio alla settima ripresa. Non sembrerebbe da escludersi quindi almeno una trade che possa portare un lanciatore di rilievo in pinstripes; il nome più caldo al momento è quello di Liriano, ad oggi ace dei Twins.

 

Le fortune degli Yankees passeranno sicuramente dal monte di lancio, pertanto Burnett, in quanto terzo partente sarà un osservato speciale per tutto l’anno ogni volta che salirà sul monte. Come lui, c’è curiosità e attesa per quello che il giovane Nova (classe 1987) potrà fare in una squadra così ambiziosa. Inoltre, a NY come a Boston, pesa l’incognita del catcher, con molta attenzione alla stagione di Montero e a come ciò che ha mostrato nelle Minors si tradurrà nelle prestazioni in MLB.

Anche per gli Yankees si prevede una buona stagione, con un numero di vittorie almeno intorno alle 90; che tenderanno a 95 nel caso il Burnett buono decida di salire sul monte più spesso di quello cattivo o in caso di trade importanti.

 

 

Tampa Bay Rays

Questa offseason ha visto la squadra della Florida perdere alcuni dei suoi pezzi più pregiati; sono infatti partiti per altre destinazioni Crawford, Pena, Bartlett e Garza, tutti protagonisti delle ultime campagne di successo a Tampa. La squadra ha infatti così perso rispettivamente LF, 1b, SS titolari oltre al proprio secondo/terzo partente.

Come al solito il front office dei Rays ha fatto incetta di prospetti e di scelte al prossimo draft, proseguendo con la politica di crescita dei propri giocatori all’interno del farm system.

Sono poi arrivati due nomi importanti nel recente passato della AL East, Johnny  Damon e Manny Ramirez, compagni nell’anno dell’anello a Boston nel 2004 e arrivati a Tampa per portare un po’ di esperienza e sopperire alle partenze importanti dell’inverno. Entrambi avanti con l’età, giocheranno molto come DH, con Damon che vedrà qualche partita all’esterno sinistro, dove la sua difesa è ancora accettabile o in prima.

Uno dei problemi lo scorso anno era stato il rendimento del battitore designato, con i deludente Burrell, Blalock ed Hawpe; l’ingaggio di Manny dovrebbe garantire un livello di produzione accettabile e garantirgli il riposo necessario visti i suoi 38 anni.

L’eccellente farm dei Rays ha poi fornito le soluzioni interne alle partenze importanti, con le promozioni in MLB o come titolari di Joyce, Jennings, Brignac ed Hellickson.

La squadra ha un buon numero di giocatori in grado di ricoprire più posizioni, caratteristica che si sposa perfettamente con l’abitudine di Maddon di cambiare il lineup praticamente quotidianamente per sfruttare anche il più piccolo vantaggio possibile.

Dietro al piatto si alterneranno quindi Shoppach e Jaso, uno dei migliori rookie dello scorso anno; in prima si verranno Johson, Damno e Zobrist dividersi playing time; Rodriguez sembra sicuro titolare in seconda (con Zobrist pronto in caso di necessità). Suo compagno di cerniera sarà Brignac, al suo secondo anno in MLB, chiamato a migliorare con la mazza.

Il 3b sarà sicuramente uno dei migliori giocatori di tutta la MLB, Evan Longoria, la cui combinazione di attacco e difesa ne fa una pedina fondamentale ed un candidato al premio di MVP. All’esterno Upton è confermato al centro, con Damon a sinistra e Zobrist a destra (quando non sarà impegnato in altri ruoli) e i più giovani Joyce e Jennings a spartirsi playing time per un outfield decisamente atletico e caratterizzato da un’ottima difesa.

 

Sul monte si presenteranno nell’ordine David Price, forte delle sue 19W dello scorso anno e con l’età dalla sua parte (inizierà la stagione da 25enne), seguito da James Shields, punto fermo della rotazione dei Rays da tempo e ottimo lanciatore decisamente poco fortunato in passato.

Lo spot n. 3 andrà probabilmente a Jeff Niemann che garantisce un buon numero di inning di discreta qualità alla sua terza stagione in MLB, seguito dal sophomore Davis, autore di una discreta prima stagione e atteso ad un miglioramento che confermi i numeri impressionanti che ne hanno caratterizzato il percorso nelle Minors.

Il quinto partente sarà verosimilmente Jeremy Hellickson, che l’anno scorso ha fatto benissimo in AAA e nella sua primissima tazza di caffè con i grandi (4 partenze e 4W, con 3.47 di ERA e 33K in 36 riprese) che sicuramente lotterà per il premio di Rookie of the Year questa stagione.

Il bullpen, completamente rinnovato, è un’incognita, con Sonnanstine rilievo lungo e sesto partente, Howell, Peralta e Farnsworth pronti a giocarsi i momenti di maggiore importanza.

 

Tampa rappresenta così una squadra difficile da pronosticare, ma sembra probabile che raggiungerà la soglia delle 90W, combattendo per un posto nei playoff con le altre due rivali, un passo davanti a Toronto, visti gli attesi miglioramenti dei giovani (Brignac, Rodriguez, Davis e Hellickson su tutti) e le garanzie del nucleo storico guidato da Longoria.

 

 

Toronto Blue Jays

L’anno scorso la moda a Toronto era quella di buttar fuori la palla; il lineup dei Jays ha infatti realizzato un numero impressionante di HR, guidato dall’esplosione di Jose Bautista, autore di ben 54 HR, ma basta considerare che ben 9 giocatori hanno superato quota 20 (con Encarnacion arrivato a 16) per capire che razza di lineup si ritrovino di fronte i lanciatori avversari.

Il problema è stata forse la monodimensionalità dell’attacco, con un approccio “tutto o niente”, con una media di arrivi in base davvero troppo bassa, che ha reso meno efficaci i tanti fuoricampo.

Toronto è miracolosamente riuscita a liberarsi del mostruoso contratto di Vernon Wells, spedendolo a LA in cambio di Mike Napoli (poi girato in Texas per assicurarsi i servigi del close Francisco) e Juan Rivera, probabile esterno sinistro titolare e in grado di battere, tanto per cambiare, 20HR a stagione se sano. Questo scambio ha aperto un buco all’esterno centro, tappato con l’acquisto di Rajai Davis dagli A’s.

Il fronte delle partenze ha visto un addio importante, con Marcum che ha fatto le valigie con destinazione Milwaukee in cambio del miglior prospetto dei birrai, Brett Lawrie, reduce da un buon 2010 in AA.

Sono poi stati firmati come FA gli esterni Podsednik e Patterson e i rilievi Dotel e Cordero, reduci da stagioni non entusiasmanti.

 

La formazione è decisamente diversa rispetto a quella dello scorso anno, con Arenciba catcher al posto di Buck, Lind in 1b, Hill in 2b, Bautista spostato in 3b e Escobar SS. Gli esterni saranno, come anticipato, Rivera, Davis e il giovane e promettente Snider da sinistra a destra.

Il monte ha perso un protagonista importante con Marcum, ma da anni ormai, i Jays sono in grado di fare un ottimo lavoro con i propri pitcher che rispondono con buonissime performance sul campo. L’ace della squadra sarà Romero, migliorato lo scorso anno dopo un già buon esordio nel 2009; il numero 2 sarà probabilmente Brett Cecil, al secondo anno e atteso protagonista questa stagione. Brandon Morrow sarà il numero 3 e forse il più interessante da guardare, con un numero impressionante di strike out (e purtroppo anche di BB, che se tenute sotto controllo, faranno la differenza tra una buona ed un’ottima stagione). Al fondo della rotazione si spartiranno le partenze Litsh, il rookie Drabek e l’impronunciabile Rzepczynski.

 

I giocatori fondamentali per la squadra canadese saranno senz’altro Bautista, a cui tutti guarderanno con curiosità dopo la sorprendente esplosione di potenza dello scorso anno; Lind, altro battitore cardine del lineup e Aaron Hill, uno dei migliori 2b dell’AL. Sarà poi interessante osservare la stagione dei rookie Snider e Drabek, oltre alle uscite settimanali di Morrow.

 

Anche in questo caso, se tutto dovesse andare bene, 85 W non sembrano impossibili, ma 80 sono probabilmente una stima più attendibile.

In ogni caso, anche quest’anno, l’AL East sarà durissima, con almeno una squadra in grado di vincere in altre divisioni che rimarrà fuori dai playoff, confermando la sensazione di essere una division da seguire per tutto l’anno per tutti gli amanti del baseball.

 

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One thought on “AL East Preview 2011

  1. se devo essere sincero,a me quest’anno il lineup di baltimora piace molto,mazze pesanti,sopratutto scott e reynolds,anche se “sventagliano”spesso a vuoto,d’altro canto,roberts,markakis e anche,e sopratutto jones,sono dei buoni posizionatori di valide.
    monte nella media,con matusz possibile sorpresa,e guthrie a farla da padrone.
    squadra,sempre secondo me,ben bilanciata e dalle prospettive buone.

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