Data: 22/09/2002
I
migliori giocatori della storia nella NBA
I
Centri
di
Federico Ioannoni
Ed eccoci arrivati ai Pivot!
Si tratta forse del ruolo che più di tutti ha contribuito ad accrescere la fama della pallacanestro e della NBA nel mondo grazie a personaggi da prima pagina che hanno scorrere fiumi di inchiostro nel tramandare le proprie gesta.
Certo, nel basket si vince e si perde tutti assieme, ma chi più dei giganti d'area ha solleticato le fantasie degli appassionati con epici duelli: meglio Chamberlain o Russell? Cowens o Walton? Ewing o Olajuwon?
Nei primi scorci della pallacanestro moderna il gioco era spesso ancorato verso l'area (anche in virtù del fatto che non c'era il tiro da 3 punti e quindi se bisognava segnare era tanto meglio provarci più vicino al canestro!) e la palla spedita nelle mani dei centri che fungevano nel doppio ruolo di terminali ed iniziatori del gioco.
Tra le migliori doti offensive dei pivot avevamo la forza fisica, l'agilità, l'elevazione unite a mani buone, piedi veloci e gioco spalle a canestro, meno sovente il tiro, mentre in difesa risultavano preziosi tempismo, grinta ed intelligenza che consentivano di essere pericolosi nella stoppata ed a rimbalzo offensivo e difensivo.
A cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta ricordiamo la prima figura di pivot dominante, quel Max Zaslofsky che grazie all'altezza ed al fisico poderoso "spazzava" le aree della neonata Lega, ma per la prima vera stella a livello pro dobbiamo attendere il '49 anno in cui fa il suo ingresso nei Minneapolis Lakers
George Mikan.
Prodotto di DePaul University, bianco, alto 2.10cm è stata la prima superstar della NBA tanto che un giorno per presentare la sfida ai Lakers sul tabellone del Garden scrissero
"George Mikan Vs Knicks"!
Ha rappresentato una grande rivoluzione per il gioco dell'epoca: alto, agile, veloce, ma al contempo molto tecnico, in grado di tirare fronte a canestro e di dominare a rimbalzo come pochi risultando immarcabile per gli avversari. Tanto fu il suo dominio che la NCAA dovette inventare delle regole per limitarne lo strapotere (tipo la stoppata irregolare ed i 3 secondi in area) ed anche al piano di sopra non smise; faccia da bravo ragazzo ciò traeva in inganno tutti perché Mikan era un guerriero e non si faceva certo intimorire dal gioco duro.
Finita la carriera da dominatore ha continuato a far parte del mondo del basket come Commissioner della defunta ABA e collaboratore di varie associazioni. Una leggenda vivente!
Negli anni '50 nessuno impensierì il suo dominio, e tranne i tentativi di
Neil Johnson ala-pivot dinamica, ma non all'altezza, dobbiamo attendere la fine del decennio e l'inizio del successivo per avere nuovi eroi e l'attesa è stata ricompensata dall'arrivo di due personaggi che hanno fatto grande questo sport.
Bill Russell è stato uno dei vincenti per antonomasia, quando uscì da San Francisco University coach Auerbach fece di tutto per averlo ai Celtics. Atleta incredibile per l'epoca, fisico scolpito nella roccia, gambe come molle ed una forza fisica spropositata ne hanno fatto un difensore incredibile, rimbalzista da venti e passa di media, il miglior stoppatore di sempre, uno dei pochi capaci di indirizzare la palla nelle mani di un compagno; in attacco si giovava dei passaggi del genio Cousy che gli permettevano di giocare in velocità oppure piazzarsi in post alto dove la velocità e la classe facevano la differenza. Mito vivente, ha vinto 11 titoli in 13 stagioni lasciando una impronta indelebile per le future generazioni.
Visto che parliamo di leggende che mi dite di Wilt
Chamberlain?
Lui e Russell hanno combattuto alcune delle battaglie più memorabili di questo sport!
Per parlare di Wilt non mi basterebbero i superlativi: altissimo (2.15 una enormità per l'epoca tanto da essere soprannominato
"The Stilt" il pinnacolo), fisico da culturista, ma gambe veloci e corpo in perenne movimento, a rimbalzo non aveva eguali (forse il solo Rodman) e arrivava sempre alla stoppata (spesso in tribuna) era però in attacco che faceva la differenza: virtualmente immarcabile, il solo Russell riusciva ad arginarlo, ma mai a fermarlo!
Una gamma di soluzioni vastissima, talento puro, gioco in post, forse solo al tiro non era precisissimo (liberi disastrosi) il prodotto di Kansas University ha avuto una carriera incredibile col solo rammarico dei 2 unici titoli vinti. Super uomo sempre ed ovunque, autore di ben 100 punti in una singola gara, amante della bella vita e delle donne ci ha purtroppo lasciato alla fine del 2000 con tanti bei ricordi ed imprese memorabili.
Questi due grandissimi hanno dominato fino ai primi anni settanta rappresentando idoli, ma anche temibili raffronti per tutti i migliori giovani interpreti del ruolo, a partire da
Walt Bellamy grandissimo atleta di Indiana University. Giocatore verticale, dominatore dell'area è stato uno dei migliori attaccanti dell'epoca: fluido, veloce, atletico, con mani educate faceva della schiacciata e del tempismo le doti maggiori, anche se in difesa lasciava spesso correre ed a rimbalzo risentiva dei centri dominanti.
Nel '64 fece il proprio ingresso Willis Reed bandiera dei Knicks, si trattava di un grandissimo atleta dotato di un etica lavorativa di ferro che gli ha permesso di passare da semplice muscolare a giocatore polivalente in grado di colpire in tantissimi modi. Ossessionato dalla volontà di dimostrare quanto valeva Reed è stato un guerriero da parquet, uno di quelli capaci di ammazzarti in difesa e schiantarti in attacco, veloce e potente insieme, è rimasto nella storia per aver giocato e vinto gara 7 della finale coi Lakers del '70 giocando con una gamba fuori uso…che altro dire?!
Wes Unseld era incredibile! Alto poco più di due metri, largo come pochi ha giocato una carriera intera ai Bullets prendendo a calci avversari spesso più alti di 10cm! Potente come un trattore, svettava nelle tenzoni grazie al fisico ed all'ottimo senso della posizione, in attacco si avvaleva del buon gioco in post, con la chicca dello scivolamento laterale difficilmente arrestabile per avversari più alti, in difesa Wes prendeva posizione ed a colpi di sederate spostava l'avversario, e guai a contraddirlo!!
Inutile negarlo, gli anni settanta (ma anche i primi ottanata) sono stati gli anni di Lew Alcindor che convertitosi all'islam cambiò il nome in
Kareem Abdul-Jabbar.
Che dire di lui, ogni descrizione sarebbe riduttiva: ottimo giocatore, fenomeno in tutti gli aspetti, di lui sono passati alla storia il famoso "sky hook" gancio cielo, la velocità sotto le plance, le finte incredibili per un lungo e le tante vittorie che gli hanno portato 6 titoli NBA (e 3 NCAA ad UCLA sotto Wooden) in 20 anni di carriera, il primo posto tra i marcatori di sempre e tanti altri riconoscimenti importanti, ma che per lui sono noccioline. Dispiace purtroppo che non sempre la sua vita privata sia stata felice come avrebbe meritato ed oggi vive ai margini della pallacanestro che conta quasi dimenticato dalla NBA. Sullo stesso gradino dei vari Mikan, Russell e Chamberlain, cioè leggenda!!
I settanta hanno visto tanti altri buonissimi interpreti del ruolo di Pivot, ognuno con le proprie peculiarità ha favorito la crescita del bagaglio tecnico-tattico e l'innalzamento delle battaglie.
Bob Lanier ha avuto, tra Detroit e Denver un'ottima carriera, il suo gancetto mancino ed i buoni movimenti ne hanno fatto uno dei migliori nell'area colorata. Costante pericolo per gli avversari, anche grazie al buon tiro, capace a ribalzo, discreto in difesa, è stato un atleta amato per i modo gentili e pacati ed una figura positiva per tutti i giovani afroamericani.
Dan Issel (soprannominato il Cavallo) è stato un pivot atipico, grande agonista, lavoratore indefesso, ha fatto del sudore e del lavoro sporco la propria arma migliore che gli ha consentito buonissime stagioni in attacco (tiratore frontale micidiale) e tante lodi in difesa.
Pure lui bianco e sottodimensionato per il ruolo, Dave Cowens era un guerriero tostissimo che univa agli ottimi fondamentali (ottimo lo shoot-jumper e lo scivolamento laterale) una determinazione fuori dal comune, sempre in mezzo alle battaglie ha riportato Boston in alto anche se i vari infortuni ne hanno minato la carriera comunque stupefacente.
Nate Thurmond è stato un talento come pochi, nessuno lo dice, ma in attacco era forte come Chamberlain ed in difesa eguagliava Russell, ma la sua etica lavorativa non proprio impeccabile ne ha limitato i miglioramenti consegnandoci un atleta veloce e forte, capace di giocare a basket quando ne aveva voglia, purtroppo molto discontinuo e spesso deleterio per la sua squadra (Golden State dovette cederlo a Chicago per il più funzionale Clifford Ray che aveva un decimo del suo talento, ma difendeva come un ossesso, aiutava Barry a rimbalzo ed in attacco non fagocitava la palla).
Il migliore con Jabbar fu però Bill Walton il grande rosso che a UCLA ne aveva preso il posto. Giocatore iper tecnico, dotato di mani fatate e conoscenza del gioco fuori dal comune che gli permetteva in attacco di far "ballare" l'avversario ed in difesa di anticiparlo. Buono a rimbalzo, malgrado gambe non fortissime ed a rischio infortuni, magari non sarà stato un atleta da urlo, ma il suo gioco era tanto concreto e spettacolare che dovrebbe essere insegnato ai giovani lunghi.
Tra fine settanta e primi anni ottanta troviamo alcuni buonissimi elementi come Jack Sikma, il martello di Seattle; Joe Barry Carroll stella mancata con apparizione anche in Italia; Robet Parish ottimo pivot dei Celtics e giusto complemento ai vari Bird e McHale e Ralph Sampson sfortunato centro di Virginia University, ma il migliore è stato senza dubbio
Moses Malone.
Big Mo era dotato di forza sovrumana, una macchina da canestri invulnerabile, capace di dominare l'area come nessuno e di scagliarsi a canestro come una furia. Ottimo a rimbalzo e nella stoppata, ha saputo migliorarsi nei vari aspetti del gioco diventando così uno dei più dominanti centri nella storia della NBA.
Dalla seconda metà degli ottanta sono arrivati tanti grandissimi campioni:
Patrick Ewing sarà ricordato forse come il pivot più tecnico di sempre;
Hakeem Olajuwon è stato un dominatore grazie a piedi velocissimi e grande intelligenza;
David Robinson è stato uno dei più dinamici ed eleganti ed accanto a loro si ricordano buoni elementi come Chambers, Daugherty e Duckworth.
Gli anni novanta hanno visto arrivare i vari Smits, Divac, Mutombo, Mourning, Sabonis fino al grande dominatore
Shaquille O'Neal.
Quello che preoccupa oggi è la mancanza di ricambio generazionale, i giovani lunghi preferiscono giocare da esterni piuttosto che combattere dentro l'area a suon di spintoni ed ancate, nessuno impara più l'arte del gioco spalle a canestro ed il ruolo langue. Speriamo presto in una inversione di tendenza perché gli insegnamenti di questi grandi non vadano persi.
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