“Un giorno, nel 1994, ho visto questo ragazzo che non conosceva minimamente il gioco, ma istintivamente faceva tutte le cose giuste. Ne sono rimasto affascinato.”

20110610_dal_dirk_holger_feat.nba_.620x3491Queste le parole con cui Holger Geschwindner, ex giocatore di basket e playmaker titolare della nazionale tedesca alle Olimpiadi di Monaco del 1972, ricorda il momento in cui notò casualmente in una palestra di Wurzburg, città della Baviera, un biondino sedicenne, altissimo e dinoccolato, che si cimentava con una palla da basket.

Quel momento cambierà le vite di entrambi.

La vita del ragazzo che sarà destinato a diventare probabilmente il miglior giocatore europeo di sempre, sicuramente il migliore europeo nella storia della NBA. Ma anche la vita di Geschwindner che prese quel giovane sotto la sua ala protettiva, ne migliorò comprensione del gioco e fondamentali, divenendo suo maestro e mentore e accompagnandolo per tutta la sua luminosissima carriera.

Una carriera destinata a stravolgere il ruolo di power forward nella NBA, ma anche la percezione e la considerazione degli europei dall’altro lato dell’oceano. Una carriera che ha posto le sue solide basi su incredibili capacità realizzative, su un tiro che sarà il suo marchio di fabbrica nel mondo, ma più in generale su una completezza offensiva e una comprensione del gioco con pochi eguali nella storia della lega.

Ovviamente, nonostante Geschwindner, tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’immenso talento naturale del ragazzo, al secolo Dirk Werner Nowitzki, nato nel giugno del 1978 da una famiglia di sportivi (padre giocatore di pallamano e madre cestista), la cui passione per il basket era davvero sbocciata in tarda età.

Dopo quel fortuito e fortunato incontro, Dirk entrò a far parte della squadra locale, il DJK Wurzburg che militava nella seconda divisione tedesca, e ne divenne ben presto il leader, imponendosi all’attenzione generale come uno dei migliori prospetti europei.

Nel 1998, all’età di vent’anni, fu invitato al Nike Hoop Summit, la gara tra i migliori liceali americani e i migliori talenti europei, a San Antonio, in quel Texas che tanta parte avrà nel suo destino. Il giovane tedesco oscurò gente come Rashard Lewis e Al Harrington con una prova da 33 punti, 14 rimbalzi e 3 recuperi.

Parecchi scout NBA cominciarono a interessarsi a lui. L’interesse maggiore era di Boston, il cui coach, Rick Pitino, sottopose personalmente il ragazzo a un provino, rimanendone estremamente soddisfatto. Ma Dirk era già da tempo finito nel mirino di Don Nelson, all’epoca coach e GM dei Dallas Mavericks.

I Mavs imbastirono una trade con i Milwaukee Bucks per portare in Texas la stella tedesca ed eventualmente coprirsi le spalle nell’eventualità che Dirk decidesse di passare ancora qualche tempo a cimentarsi con il basket europeo.

Così il 24 giugno del 1998, con la quinta scelta al draft, Dallas chiamò Robert Traylor, colossale (nel senso di grosso) centro di 140 kg proveniente da Michigan, su cui in molti avevano riposto più di un’aspettativa. I Bucks con la nona scelta scelsero proprio Nowitzki per poi girarlo immediatamente ai Mavericks in cambio appunto di Robert Traylor e di Pat Garrity, in uno scambio che in futuro verrà ricordato come uno dei più sbilanciati della storia.

Quella stagione non prese il via a novembre come da consuetudine. C’era il lock-out e Dirk tornò a giocare con i suoi ex compagni del Würzburg nella serie A tedesca. Disputò 16 partite prima che la situazione dall’altro lato dell’Atlantico si sbloccasse.

L’esordio con i Mavs avvenne il 5 Febbraio del 1999, prima partita della stagione. Dirk partì nel quintetto base ma giocò solo 16 minuti, mise 2 punti, entrambi dalla lunetta, non catturò nessun rimbalzo, smazzò 5 assist, fece registrare un 0 su 5 al tiro, commise un fallo. Non proprio un esordio memorabile.

I Mavericks che annoveravano fra le proprie fila Steve Nash, Michael Finley, il lunghissimo Shawn Bradley e il sesto uomo Cedric Ceballos, chiusero la stagione con appena 19 vittorie e 31 sconfitte. Il ventunenne Dirk fece registrare una media di 8.2 punti a partita, 3.4 rimbalzi, il 45% dal campo, il 20% dalla distanza, in poco più di 24 minuti di gioco. Non figurò né nel primo né nel secondo quintetto rookie.

Offensivamente aveva mostrato una discreta confidenza con il canestro, ma difensivamente fu subito evidente che fosse una tassa da pagare per la squadra, tant’è che i tifosi presero a chiamarlo “Irk”, eliminando dal suo nome la D di Defence.

Il passo da giovane promessa europea a giocatore sopravvalutato fu breve. E Don Nelson che – a suo dire – cercava il futuro Michael Jordan fuori dai confini degli Stati Uniti, si prese la sua buona dose di sberleffi.

Fu probabilmente quello l’unico periodo della sua carriera negli States in cui Dirk non si sentì all’altezza delle aspettative e valutò seriamente la possibilità di tornare a giocare in Europa.

Eppure già al secondo anno i progressi furono evidenti. Nowitzki partì titolare nel ruolo di ala forte. Dallas rimase ancora fuori dai playoffs ma vinse 40 partite e il tedesco divenne il secondo realizzatore della squadra con 17.5 punti a partita, il 51% dal campo e quasi il 50% da tre.

Fu convocato nella selezione dei sophomores all’All Star Game di Oakland in cui realizzò 17 punti, 6 rimbalzi e 4 assist.

Ma fu al suo terzo anno che arrivò il definitivo salto di qualità.

Correva la stagione 2000-01. Allen Iverson trascinava i suoi 76ers a una sorprendente quanto spettacolare finale NBA contro i Lakers campioni in carica. Veniva eletto MVP della stagione e chiudeva l’annata con 31.1 punti a partita.

Dall’altro lato del Grande Fiume i Mavs chiudevano la stagione con 53 vittorie e 29 sconfitte, aggiudicandosi la quinta piazza a ovest e raggiungendo per la prima volta i playoffs dopo undici lunghi anni. Quella sarà anche la prima di undici stagioni consecutive in cui Dallas centrerà almeno 50 vittorie in Season.

Dirk era diventato il realizzatore principe della squadra con 21.8 punti a partita. Alla voce rimbalzi il suo miglioramento era stato netto con quasi 10 a partita. Difensivamente continuava ad avere vistose lacune, ma da un punto di vista offensivo la sua capacità di liberarsi al tiro da qualsiasi posizione e l’altezza siderale da cui lo stesso veniva rilasciato, lo rendevano un’arma impropria per i Mavs.

Venne inserito nel terzo quintetto della lega risultando il primo giocatore in maglia Mavericks di sempre a finire in un quintetto NBA.

Al primo turno della post season Dallas affrontò gli Utah Jazz dei grandi vecchi Stockton e Malone.
In gara 1, un monumentale John Stockton mise 19 punti e smazzò 18 assist, portando i suoi alla vittoria. Utah replicò la vittoria in gara 2 stavolta grazie a Karl Malone, autore di 34 punti. Sembrava una serie già finita. Sembrava.

In entrambe le successive due gare casalinghe, Dirk realizzò 33 punti, conducendo i suoi alla vittoria. Con la serie sul 2 a 2, si ritornò al Delta Center di Salt Lake City. I Jazz diedero l’impressione di poterla chiudere facilmente, portandosi sul più 15 a fine primo tempo.

Il terzo periodo fu combattuto e si chiuse sul più 14 per Utah. Poi per la squadra dello Stato Mormone si spense la luce. Nell’ultimo quarto i Mavs schiantarono gli avversari mettendo a segno un’insperata rimonta e chiudendo i giochi sull’84 a 83.

Il turno successivo si rivelò disperato per Dallas che dovette vedersela contro gli Spurs di Duncan. Tim portò i suoi a imporsi per 4 partite a 1. Il terzo anno Nowitzki ne uscì sconfitto ma non umiliato dall’impari confronto.

Non fu un caso infatti se quella stessa estate firmò un’estensione del contratto con Dallas della durata di sei anni.
Dirk ripagò la fiducia conducendo la sua squadra a vincere 57 partite l’anno successivo. Dallas conquistò per la prima volta il fattore campo al primo turno di playoffs. Nowitzki finì nel secondo quintetto NBA assieme al suo rivale Kevin Garnett. I due avrebbero incrociato i guantoni in post-season.

Garnett giocò un’ottima serie da un punto di vista numerico ma Dirk fu semplicemente devastante chiudendo con 33.3 punti, 15.7 rimbalzi, il 52% dal campo, il 73% dalla distanza. In gara 3, al Target Center di Minnesota, schiantò gli avversari con 39 punti, 17 rimbalzi e 3 recuperi.

Erano le prime avvisaglie di un’onnipotenza realizzativa destinata a mietere vittime illustri.
Dallas chiuse la serie con Minnesota con un secco 3 a 0 e al secondo turno si ritrovò ad affrontare gli esperti Sacramento Kings. Si impose la squadra californiana in cinque gare, una serie in cui Dirk ingaggiò un bel duello con l’esperto Chris Webber.

L’anno dopo i Mavs portarono a termine la migliore stagione della loro storia con un record di 60 vittorie e 22 sconfitte. Era anche il miglior record della lega al pari degli Spurs che però erano in vantaggio negli scontri diretti.
Dirk chiuse con oltre 25 punti a partita, 10 rimbalzi e nuovamente il secondo quintetto di lega. Divenne il primo giocatore europeo della storia a realizzare oltre duemila punti in stagione.

Al primo turno i Mavs piegarono in 7 combattute gare i Trail Blazers.
Dallas si era portata avanti nella serie per 3 a 0 grazie a 46 punti di Dirk in gara 1 e 42 punti in gara 3. Poi ci fu l’incredibile rimonta di Portland che impattò la serie sul 3 a 3. Nella decisiva gara 7, il tedesco riprese le redini del gioco e guidò i suoi alla vittoria con 31 punti e 11 rimbalzi.

Altre sette gare furono necessarie per piegare i Sacramento Kings al turno successivo, in quella che era la rivincita dell’anno prima. Fu una serie bellissima e dai punteggi siderali in cui le difese lasciavano molto spazio e i realizzatori puri come Nowitzki da un lato e Stojakovic dall’altro andavano a canestro con estrema facilità.

La partita più bella della serie fu gara 3 che si chiuse solo dopo due tempi supplementari sul risultato di 141 a 127 per Dallas , ma fu nella decisiva gara 7 che ancora una volta il tedesco salì in cattedra con 30 punti, 19 rimbalzi e la vittoria di Dallas.

Arrivò la finale di Conference, la prima nella storia della franchigia. Ancora contro gli Spurs e contro Tim Duncan.
In gara 1 furono subito fuochi d’artificio.

Duncan guidò i suoi alla vittoria mettendo a segno 40 punti e 15 rimbalzi. Dirk non fu da meno con 38 punti e altrettanti rimbalzi. I Mavs si imposero in gara 2, ribaltando il fattore campo. Ma in gara 3 la serie per Nowitzki terminò a causa di un infortunio e per Dallas le speranze di gloria si spensero in quel preciso istante. Arrivò un’onorevole resa in 6 gare.

Nel 2003-04 i Mavs si assicurarono i servigi di Antawn Jamison e Antoine Walker per togliere pressione offensiva dalle mani di Dirk. Il tedesco, al suo sesto anno fra i pro, fu spostato sotto canestro. Nonostante guidò la squadra in punti, rimbalzi e stoppate, il ruolo di centro non era nelle sue corde. Dallas chiuse con 52 vittorie e l’eliminazione al primo turno contro i Kings.

Nel 2004-05 Steve Nash fu tradato a Phoenix mentre arrivò Erik Dampier da Golden State che divenne il pivot della squadra. Dirk fu riportato nel suo ruolo naturale. Il 3 dicembre contro Tracy McGrady e contro Houston mise il suo career high di 53 punti. A fine anno il suo bottino diceva 26.1 punti a partita.

Finì per la rima volta nel primo quintetto NBA e terzo nella votazioni per l’MVP di stagione dietro Nash e O’Neal.
Era la prima volta nella storia della lega che un membro del primo quintetto non aveva frequentato l’high school o un college negli States.

Dallas chiuse con 58 vittorie, ma ancora una volta arrivò una prematura eliminazione ai playoffs, stavolta al secondo turno contro i Suns del grande ex Steve Nash, in annata di grazia.

L’anno successivo la dirigenza dei Mavericks spedì Finley agli Spurs e Dallas divenne ancor di più la squadra di Dirk Nowitzki. Ne nacque una stagione eccezionale per il tedesco e per i Mavs.

La squadra replicò la magica stagione delle 60 vittorie. Nowitzki viaggiò alle medie di 26.6 punti (settimo nella lega) e 9 rimbalzi a partita. Fu selezionato per il secondo anno consecutivo nel primo quintetto NBA. Vinse la gara del tiro da 3 all’All Star Game.

Nei playoffs dopo essersi liberata facilmente dei Grizzlies, Dallas incrociò le armi nuovamente con i San Antonio Spurs, campioni in carica. I Mavericks espugnarono il palazzetto degli Spurs in gara 2, vinsero le successive due partite casalinghe e si portarono sul 3 a 1 nella serie.

In gara 5, a San Antonio, Dirk mise 31 punti, tirò giù 10 rimbalzi, smazzò 4 assist, ma non bastò per chiudere la partita e la serie, perché Duncan di punti ne mise 36 con 13 rimbalzi e 3 stoppate, portando i suoi a imporsi di uno.

In gara 6 nonostante i 26 punti e i 21 rimbalzi di Nowitzki, gli Spurs espugnarono l’ American Airlines Center portando il discorso a gara 7 in quel di San Antonio.

Sembrava il prologo per l’ennesima vittoria di San Antonio, ma Dallas sin dalla palla a due prese il largo: più 14 alla fine del secondo quarto. Il terzo e il quarto periodo videro la rimonta degli Spurs. Al suono della sirena il risultato era fermo sul 104 pari.

All’overtime si imposero i Mavs per 119 a 111.
A fine partita il tabellino dirà 41 punti, 15 rimbalzi, 6 assist e 3 stoppate per Duncan. 37 punti, 15 rimbalzi, 3 assist per Nowitzki.

Dallas arrivò così alle finali di conference contro i Suns dell’ex Steve Nash dopo aver superato lo scoglio più difficile. Con la serie ferma sul 2 a 2, Dirk salì letteralmente in cattedra nella decisiva gara 5, oscurando tutte le altre stelle sul parquet. Realizzò 50 punti con il 54% dal campo, il 94% dalla linea della carità e un sontuoso 5 su 6 dalla distanza. Per buona misura aggiunse al suo score 12 rimbalzi, 3 assist e 1 recupero.

I Mavs raggiunsero la loro prima storica finale. Ad attenderli c’erano i Miami Heat guidati dal terzo anno Dwyane Wade e da Shaquille O’Neal, trentaquattrenne ma ancora dominante sotto i tabelloni con i suoi 20 punti e quasi 10 rimbalzi in stagione.

In Regular Season, Miami aveva chiuso con 52 vittorie, otto in meno rispetto a Dallas. Gli scontri diretti erano terminati con due nette affermazioni della squadra texana. Nell’ultima, a febbraio, i Mavs avevano sepolto gli avversari sotto 36 punti di scarto.

Sembrava una serie segnata, tanto più che Dirk, all’età di 28 anni, era all’apice della carriera e della propria verve realizzativa. Appariva in quel momento un giocatore difficilmente limitabile, capace di far male da qualsiasi mattonella con il suo tiro dalla distanza, ma anche di mettere palla a terra e attaccare il canestro per poi presentarsi con estrema puntualità all’appuntamento con la lunetta, dal cui vertice segnava con una percentuale molto prossima ai novanta.

Rispettando il copione, nelle prime due partite casalinghe i Mavs si portarono in vantaggio due a zero nella serie.
Miami partì forte in gara 3 allungando fino al più 11. Poi il solito Dirk guidò i suoi verso un furiosa rimonta, assicurando alla propria squadra un vantaggio di 13 punti a 6 minuti dalla fine. Per lui fino a quel momento il boxscore diceva 30 punti.

I Mavs avevano le mani su partita e serie. Il primo titolo della loro storia era davvero vicino.
Manco a dirlo, non arrivò. Non quell’anno almeno.

Dwayne Wade salì in cattedra e gli ultimi cinque minuti di Dallas furono un incubo ad occhi aperti.
Nowitzki, incontenibile fino a quel punto della stagione, sbagliò tutte le ultime conclusioni dal campo e il tiro libero del pareggio negli ultimi secondi di gara. Era l’inizio della fine.

Miami rimontò, vinse quella partita e le successive tre gare, imponendosi per 4 a 2. Fra lo stupore generale il titolo approdò in Florida.

Alla sua prima finale NBA, nel momento in cui aveva espresso il miglior basket della sua carriera, Dirk aveva decisamente fallito l’appuntamento cruciale.

L’anno dopo i Mavericks in cerca di riscatto giocarono ancora meglio. Vinsero 67 partite in Regular Season, record di franchigia frantumato, consacrandosi migliore squadra della lega. Eguagliarono in quel momento il quarto record NBA di ogni tempo per vittorie in stagione. Oggi è il quinto considerando le recentissime 73 vittorie dei Warriors.

Dirk fu eletto MVP di stagione, divenendo il primo giocatore europeo ad aggiudicarsi l’ambito trofeo, e ovviamente finì per il terzo anno consecutivo nel primo quintetto della lega.

I Mavs si presentarono ai playoffs ampiamente come la squadra da battere. Ma all’eccellente stagione regolare, seguì una post-season pessima.

Al primo turno incontrarono i Warriors, ottavi nel ranking ad ovest. E gli ex finalisti fra la sorpresa generale furono eliminati dalla squadra californiana, trascinata da un Baron Davis in versione stellare, per 4 partite a 2. Uno dei più grandi upset della storia recente della NBA.

La chiave della partita fu la difesa di Stephen Jackson su Dirk, tant’è che il fresco MVP di stagione, in completa crisi d’identità, chiuse dei pessimi playoffs, culminati nella decisiva gara 6, quella che sancì l’eliminazione, con appena 8 punti e un misero 2 su 13 dal campo.

Una nuova cocente delusione arrivò anche l’anno successivo. Correva la stagione 2007-08. A metà stagione era tornato in cabina di regia a Dallas l’ormai trentaquattrenne Jason Kidd dopo sette esaltanti annate ai Nets e due finali consecutive ad inizio decennio.

L’arrivo di Kidd sembrò inizialmente alterare gli equilibri della squadra. I Mavs chiusero con 51 vittorie in stagione, settimi ad ovest.

E mentre dall’altro lato del Grande Fiume, il suo rivale Garnett, in quel di Boston si apprestava a vincere il primo e unico titolo in carriera, Dirk chiudeva per la seconda volta consecutiva la sua post-season al primo turno, stavolta contro i New Orleans Hornets, guidati dal secondo anno Chris Paul e reduci da una fantastica stagione conclusasi con 56 vittorie.

Le ultime 3 serie di playoffs per Nowitzki erano state un incubo. La sconfitta in finale contro Miami dopo essere stati in vantaggio per 2 a 0. L’eliminazione al primo turno contro Golden State dopo una stagione da 67 vittorie. La nuova eliminazione al primo turno contro gli Hornets.

E gli anni migliori della sua carriera sembravano sul punto di volare via. In molti cominciarono a scomodare paragoni importanti per la piega che sembrava aver assunto la sua carriera. Un giocatore eccezionale, un realizzatore sopraffino, ma con buone probabilità destinato ad appendere le scarpe al chiodo senza aver vinto un anello, proprio come i suoi predecessori nel ruolo, i grandi Barkley e Malone.

A conferma di ciò, seguirono altre due annate sempre oltre le 50 vittorie cui fecero da contraltare post-season non all’altezza.

All’inizio della stagione 2010-2011, Dirk aveva ormai 32 anni compiuti e probabilmente gli anni migliori della carriera alle spalle. Il titolo sembrava ormai lontano. Aveva avuto l’occasione della vita, l’aveva fallita.

Chiuse quella stagione con 23 punti, 7 rimbalzi e il secondo quintetto di lega. Dallas vinse 57 partite dietro gli intramontabili Spurs ad ovest.

Al primo turno i Mavs eliminarono i Trail Blazers in 6 gare. Sweepparono i Lakers bicampioni in carica con irrisoria facilità e in finale di Conference affrontarono gli Oklahoma City Thunder.

In gara 1, Nowitzki mise 48 punti con 12 su 15 dal campo e uno stratosferico 24 su 24 ai liberi, record di sempre nella NBA. I Mavs si liberarono in 5 gare degli avversari.

Arrivò la sorprendente finale. Ancora una volta contro i Miami Heat tra le cui fila adesso a dar man forte a Wade c’erano Chris Bosh e soprattutto LeBron James, appena approdato in Florida con la chiara intenzione di vincere l’anello.

I pronostici erano tutti per la Miami dei Big Three. E se anche ci fosse stato qualche dubbio, perché si sa la palla è tonda, in gara 1 il tedesco si lacerò il tendine del dito medio della mano sinistra. Rimase ugualmente in campo. Gli Heat si imposero come da pronostico.

Dallas vinse gara 2 in trasferta nonostante i 36 punti di Wade. Perse gara 3 in casa.
Dirk si presentò in precarie condizioni fisiche all’appuntamento più importante della stagione, quella gara 4 che diventava crocevia fondamentale per le velleità di vittoria dei suoi Mavs.

Al tendine lacerato si era aggiunta una forma influenzale che aveva portato la sua temperatura a sfiorare i 39 gradi. In pratica aveva un febbrone da cavallo, per usare un linguaggio medico.

Fu una partita difficile e sofferta. Nei primi tre quarti mise solo 11 punti. A dieci minuti dalla fine gli Heat erano sopra di 9. Poi arrivò l’incredibile rimonta. Firmata Nowitzki.

10 punti e 5 rimbalzi nell’ultimo quarto. La tripla della vittoria a 14 secondi dalla sirena. E Dallas che sorprendentemente riuscì a impattare la serie sul 2 a 2.

Il resto, ancora una volta, è storia.
Ventinove punti nella casalinga gara 5. Ventuno nella decisiva gara 6, in trasferta. La vittoria per 4 partite a 2. L’anello. L’MVP delle finali. La consacrazione ai più alti livelli.

Son passati 5 anni da quella calda sera di giugno del 2011.

Oggi Dirk Nowitzki ha 38 anni abbondanti e continua a segnare con regolarità, sempre col suo strano tiro cadendo all’indietro su una sola gamba, un tiro che è ormai un marchio di fabbrica nella NBA, quasi al pari – perdonate gli irriverenti paragoni – del fade-away di Jordan o del gancio cielo di Kareem.

Non ha più avuto la possibilità di competere per il titolo, gioca sempre da un solo lato del campo, ma ha incrementato i suoi record alla voce punti. Il 14 aprile del 2013 contro i New Orleans Hornets ha raggiunto la soglia dei 25.000 in carriera, diventando il diciassettesimo realizzatore nella storia.

Circa un anno e mezzo dopo, contro i Kings, ha superato i 26.946 punti di Hakeem Olajuwon, consacrandosi miglior scorer straniero di tutti i tempi nella NBA.

Ad oggi, alle soglie dei quarant’anni e dei 30.000 punti in carriera è il sesto realizzatore di ogni tempo nella storia della Lega, l’ottavo se consideriamo anche l’ABA.

Ha nel mirino niente poco di meno che Wilt Chamberlain. E scusate se ancora una volta Dirk Nowitzki, il tedesco che fino a 16 anni non aveva mai giocato seriamente a pallacanestro, scomoda nomi importanti.

 

Post By Goat (25 Posts)

Ha esordito su Play.it nel 2004 con la rubrica "NBA Legendary Games". Dopo una trentina di pezzi ha lasciato perdere le partite per dedicarsi alla nuova rubrica "25 Legendary Players". Ha mollato anche questa sul più bello per mettersi a scrivere romanzi noir. Il successo, probabilmente vittima di paresi, gli ha arriso e sorriso.

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10 thoughts on “22 – Dirk Nowitzki

  1. Strano: uno si aspettava che il miglior europeo di sempre sarebbe venuto dall’Est, dall’Urss o dalla Jugoslavia e dopo da cosa restava di quell’impero e di quella nazione. Invece il tedesco Dirk ha riscritto tutto ed è stato il più GRANDE EUROPEO a giocare nella NBA e, a mio parere, ma qui il discorso è più ampio, il miglior giocatore di basket europeo di tutti i tempi. DN è andato negli USA, ha fatto gavetta e poi è esploso insegnando basket. MVP della r.s.e poi MVP delle Finals, roba da far impallidire campioni del suo ruolo come Karl Malone e Barkley. Nowitzki se li è messi dietro due come loro: più tecnico, più(molto di più)raggio di tiro, più intelligente, meno legato al gioco di potenza, più campione, bisogna dirlo. Certo Malone e Barkley sfidarono Jordan e i Bulls, ma Dirk ha vinto contro LeBron James dominante e gli Heat dei big 3. A mio parere l’eleganza, la tecnica, la capacità di essere attaccante eccezionale(in difesa faceva e fa acqua, ma questo si può dire di centinaia di stelle NBA), la sua continuità, il modo in cui tira i liberi, il fatto di essere ancora decisivo a 40 anni, come molti atleti si siano ispirati a lui e lo abbiano imitato fanno di Nowitzki una LEGGENDA e il basket europeo dovrebbe celebrarlo come il suo migliore ambasciatore: per dire P.Gasol un grandissimo, ma DN gli è superiore: Gasol ha vinto solo accanto ad uno dei primi 3 di sempre come Black Mamba, da solo, nella NBA non ha fatto la differenza come il tedesco.

    • A basket si gioca su due lati del campo, mentre Nowitzki è sempre stato monodimensionale. Dire che centinaia di giocatori in NBA difendano come lui, proprio no. Certo non tutti sono dei Garnett o dei Pippen in difesa, ma quasi nessuno è una porta girevole come Nowitzki. In mezzo c’è il mondo.
      Poi, per carità, ci sta che sia stato il miglior europeo di sempre, ci sta pure metterlo fra i 25/30 migliori di sempre, ma dire ad esempio, che Malone e Barkley gli sono dietro, proprio no. Io a dirla tutta non avrei visto neanche Garnett dietro Nowitzki, ma questa è già una cosa più soggettiva.
      Ah, per finire, Bryant fra i 3 migliori All Time, direi neanche nei sogni più lieti del suo più sfegatato fan.
      Tutto questo ovviamente imho e in amicizia. ;-)

      • Garnett è stato certo un giocatore più completo grazie alla sua straordinaria difesa però in una classifica metterei anche io davanti il tedesco x 3 motivi: 1 entrambi hanno vinto un solo titolo ma K
        G l ha vinto da secondo violino seppur decisivo in una squadra fortissima, DN ha trascinato da leader assoluto un team su cui nessuno avrebbe più scommesso un centro 2 carriere lunghe per entrambi ma DN ha avuto una continuita a livelli superiori, ottavo di sempre per punti 3 Kg era soprannominato the rivolutionma DN è stato molto più rivoluzionario di lui..probabilmente il primo grande lungo tiratore della storia, ha aperto la strada a tanti emulatori

  2. sinceramente mi stupisce vedere dirk tra i primi 30, ma soprattutto avanti a garnet e a pippen.
    sicuramente il giocatore europeo che ha giocato meglio in nba (il più forte in nba è stato sabonis ma non ha raggiunto i livelli del dirkone).
    considero Garnet superiore per i 2 lati del campo.
    ad ogni modo il tedesco è stato un giocatore eccezionale e grazie alla sua tecnica ed alla sua classe risulta decisivo ancora oggi.

  3. Rodmann66= figurati, tutto ok, anche io sono qui a dare i miei pareri per passione e divertimento, niente di più. Sono anche un grande fan di WonderDirk e non ho problemi a ribadire le mie “convinzioni” in merito. Per me DN rimane nettamente superiore a Barkley e K.Malone, come tecnica li surclassa di almeno 3 piste, il suo impatto è stato superiore e ha vinto un titolo cosa che gli altri due non hanno fatto. Certo Malone era più potente(e più forte in difesa) e Charles più esplosivo, ma DN rimane migliore a mio giudizio. Garnett? beh se la giocano, KG è stato nettamente più forte come difensore e quindi, quando era al top, più significativo su entrambi i lati del campo, ma Dirk è molto più decisivo e con molto più raggio di tiro di KG, inoltre nel proseguo della carriera il Bigliettone si è trasformato in grande difensore e uomo che allena in campo, ma offensivamente è andato molto regredendo perchè l’esplosività nel suo attacco era molto, DN invece, anche alla soglia dei 40, ha fatto una stagione offensiva superlativa.
    Pippen? bah secondo me non è stato quel giocatore così forte che si narra(cioè intendiamoci: uno bravo ma bravo), lontano da Sua Maestà Jordan ha fatto poco o meglio nulla, dimostrando anche di non avere nè leadership nè carattere.
    Sabonis? incredibile, era una vera leggenda, se fosse approdato nella NBA 10 anni prima avrebbe fatto onde, ma paragonare la carriera del Principe del Baltico a quella del tedesco è ingeneroso, DN ha dominato la scena, i Blazers del vecchio Sabonis non combinarono nulla pur avendo una quantità di talento a roster da fare invidia a tanti .
    _
    Su Kobe non ho molto da dire, se non va bene fra i primi 3, ok, non sono un suo fan, nè fan Lakers, solo che ho seguito tutta la sua carriera e mi è sembrato un giocatore Dominante come pochi altri.

  4. Garnett è stato un eccezionale difensore. Malone un ottimo difensore. Barkley un buon difensore. Nowitzki un pessimo difensore. E già qui differenza abissale.
    Offensivamente garnett è inferiore, ma gli altri tre sono più o meno allo stesso livello seppur con caratteristiche molto diverse.
    DN rispetto a Malone e Barkley l’unico aspetto in cui mi sembra più forte è quello mentale.
    Nel complesso per me ritenere nowitzki superiore non tanto a barkley quanto a malone significa non avere idea di cosa siano stati e quanto fossero forti barkley e malone. Non c’è classifica di questo tipo, tranne quella di espn che fa piuttosto ridere per le scelte complessive e mette DN comunque dopo malone ma prima di barkley, che posiziona il tedesco sopra questi due.

  5. Ho visto giocare sia Malone che Barkley: francamente nessuno dei due aveva la classe di Dirk, nessuno dei due aveva il raggio di tiro del tedesco, nessuno dei due ha messo insieme un tiro che è diventato un marchio di fabbrica come DN che altri hanno imitato o cercato di imitare. Malone è sicuramente un monumento alla voglia di fare, di crescere, di migliorarsi e col tempo è diventato un ottimo attaccante e un mostro in post basso, nulla da dire, e sicuramente un difensore superiore al tedesco, ma vedere giocare Dirk in attacco ti riempie gli occhi, vedere Malone no. Barkley un difensore migliore di DN? no, dai questa non esiste…per qualche stoppata in più in recupero? allora anche D.Haward è un fenomeno difensivo…Sir C.aveva un’esplosività eccezionale e grande tecnica, ma DN gli è superiore nettamente. Questa è la mia opinione, tutto qua.

  6. Per carità, ognuno ha le sue opinioni. Però le opinioni non è che siano tutte valide, cioè lo sono finché non subentra una realta oggettiva. Altrimenti ognuno può sparare qualsiasi assurdità e poi ripararsi dietro la legittimità di opinione.
    Nowitzki meglio o peggio di Garnett è un’opinione e ognuno può pensarla come vuole e ci si confronta e si discute e va tutto bene. Persino Nowitzki meglio o peggio di Barkley e/o Malone è un’opinione e ognuno può pensarla come vuole.
    Ma dire che Barkley – Barkley! universalmente riconosciuto buon difensore, non ai livelli di malone o garnett, sia chiaro, ma al suo prime uno che è stato persino a tratti dominante in difesa – beh, dire che Barkley non sia stato un difensore migliore di Nowtizki (cioè, IRK Nowitzki, l’antidifesa per antonomasia, colui che tutti per anni in NBA hanno preso per il culo per essere una porta girevole!!!) non è più un’opinione. Chiamatela come volete, ignoranza, svista, non conoscenza, mancanza di strumenti per una corretta valutazione, o semplicemente pregiudizio, non lo so.
    A sto punto, inutile continuare in qualsiasi discussione. Tanto questa “opinione” infica tutto il resto del discorso sul confronto Nowitzki vs Resto del ondo.
    Attenderò comunque con interesse le prossime uscite della classifica e l’articolo su Barkley, se ci sarà. Spero di sì, ma a sto punto non mi meraviglio più di nulla.

  7. la classe però fine a se stessa conta poco.. posso anche essere d’accordo che dirk avesse più soluzioni di malone, ma se quest’ultimo ha segnato di più e con medie migliori.. mi viene da dire, e lo penso, che fosse un attaccante migliore.
    riguardo la testa.. è discorso difficile.. dirk ha le sue colpe per l’anello mancanto vs miami.. malone giocava contro quei bulls… dubito che wunderdirk avrebbe fatto meglio.

  8. @Rodmann Hai perfettamente ragione, non ci si può nascondere dietro l’opinione senza portare cifre o fonti attendibili, il mio era un modo per chiudere la questione che si è trascinata troppo, per quel che ricordo Barkley ometteva la parte difensiva al pari di Dirk, ma era sicuramente un rimbalzista più forte(più forte di tanti altri anche più alti e grossi di lui)e uno stoppatore migliore, specie in recupero; detto ciò a me Barkley piaceva e anche molto, quando arrivò alla finale coi Bulls tenevo per quei Suns, una squadra molto divertente da vedere giocare.

    @Hanamichi Non voglio qui ricadere in una polemica o che dalla quale spero di esserne appena uscito, se reputi Malone migliore di Dirk(cosa che ha tutto il diritto di cittadinanza)fai pure, benissimo. Rispondo solo su alcuni punti: come la classe non conta? nello sport(così come in altri aspetti)ci si “innamora” di qualcuno anche e per lo stile, la classe che esso mostra, DN a mio parere è stato ed è un attaccante che ha alzato il livello del gioco, K.Malone ha affinato col tempo una buona tecnica che unita ad un corpo fatto per il basket e costanza/determinazione, ecc. lo hanno portato ad accumulare cifre da Re nella NBA, onore a lui, bravissimo. Rispetto a DN ha avuto la fortuna di giocare assieme ad uno dei più grandi play puri di tutti tempi(Dirk invece a mio parere ha giocato solo accanto ad un grandissimo Jason Kidd e pure poco, negli anni ai Mavs ci sono stati buoni play ma non del livello di Stockton, nè di Jason Kidd), di essere stato la prima, la seconda e talvolta anche la terza opzione offensiva dei Jazz(mentre DN ha spesso dovuto dividere i possessi in attacco con altri attaccanti notevoli che reclamavano palloni) e di essersi tenuto lontano da infortuni, tanto da accumulare numerose stagioni complete(anche qui, cavolo, onore a Malone!): tutti fattori che hanno aiutato il suo successo di marcatore.
    Concordo sul fatto che nel 2006 DN ebbe le sue colpe, ma penso che maggiori furono quelle di A.Johnson al tempo alla guida del team, un coach più esperto e navigato avrebbe gestito molto meglio la situazione.
    Concordo anche sul fatto che i Mavs avrebbero perso contro i Bulls di Jordan, tuttavia DN ha battuto la squadra più forte di quell’anno, contro il giocatore più forte allora(ma anche oggi)della NBA, come LBJ, giocando contro il fattore campo, quindi l’impresa del 2011 per me rimane e la vicenda di quelle Finals, di quei playoff, è una della pagine sportive più belle della NBA degli ultimi anni.

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