La stagione 1996-97 è ancora da record: i Bulls ottengono un rapporto vittorie-sconfitte di 69-13. Guidati dal trio Jordan-Pippen-Rodman, Chicago arrivò facilmente alle Finals (furono eliminate in ordine Washington, Charlotte e Miami), dove si scontrò con i Jazz guidati dal duo Stockton-Malone.

M.J. (29.6 punti – nuovamente miglior marcatore – 5.9 rimbalzi, 4.3 assists) in stagione regolare era arrivato proprio secondo dietro al “Postino” degli Utah nella votazione per il Trofeo di MVP, ma ebbe modo di “vendicarsi” già in gara 1.

Infatti, con il punteggio in bilico, MJ scaricò il canestro sulla sirena che portò la serie sul 1-0 per i Chicago. In Gara 2, poi, prese il comando della partita e scrisse 38 punti, 13 rimbalzi e 9 assists.

Le finali si spostarono dallo United Center al Delta Center e qui i Jazz vinsero Gara 3 e 4. Quando una serie va sul 2-2 Gara 5 diventa la partita chiave: vincerla significa avere due match-point per trionfare.

Nessuno poteva immaginare però che questa Gara 5 avrebbe reso il mito di Michael Jordan ancora piu’ grande… MJ infatti si presentò alla partita con un virus intestinale e 38 gradi di febbre: molti altri giocatori non si sarebbero nemmeno recati allo stadio, ma lui non poteva lasciare i Bulls da soli in una partita come questa.

La cosa straordinaria non fu solo la sua determinazione, ma il suo rendimento nella partita: 38 punti e fra questi la bomba messa dentro a 25 secondi dalla fine per togliere ogni speranza ai Jazz. La gara fu detta “nausea game”: oltre ai 38 punti, 5 assist, 7 rimbalzi ed il canestro decisivo allo scadere del 4° quarto.

“La sera prima di gara 5 della finale, Michael Jordan mangiò una pizza e si beccò una intossicazione alimentare. Volle scendere ugualmente in campo e segnò 40 punti. È questo il doping del campione vero: la voglia di giocare” (Spike Lee).

Al suono della Sirena MJ non si reggeva nemmeno piu’ in piedi e fu accompagnato nello spogliatoio abbracciato (per non dire aggrappato) a Scottie Pippen.

In Gara 6 i Bulls riuscirono a ripetere la vittoria proprio grazie al passaggio di Jordan (raddoppiato) verso Kerr, che mise dentro il tiro decisivo.

E’ un’azione simile a quella conclusa col tiro di John Paxson nelle finali contro Phoenix, ma qui la leggenda è nata perchè nel timeout decisivo prima del tiro vincente, Jordan è filmato dalle telecamere mentre “prevede” che lo raddoppino e “ordina” a Kerr, notoriamente freddissimo nei finali di gara, di prepararsi al tiro che lui gli servirà con l’assist, cosa che puntualmente si verificò poi in campo. Come dire che tutta l’azione fu merito del nostro. Per Air fu il quinto anello e il quinto trofeo di MVP delle Finali.

Nel 1998, Jordan risultò ancora miglior marcatore della Lega anche se la media punti fu la piu’ bassa (almeno sino a quel momento) di tutta la sua carriera: 28.7. A questi aggiungeva i soliti (per lui) 5.8 rimbalzi e 3.5 assists.

Il trio Jordan-Pippen-Rodman non riuscì ad imporsi come negli anni precedenti perche’ Scottie dovette saltare 35 partite a causa di un’operazione al piede sinistro e la stagione non iniziò bene per i Bulls che dopo 21 partite si trovavano con un record di 12-9.

A prendere la situazione in mano, come al solito, fu Jordan (eletto MVP del All Star Game), che cambiò marcia, agevolato anche dal ritorno di Pippen. Chicago concluse 62-20.

L’ottimo lavoro svolto da Sua Maestà in stagione regolare fu ripagato con la vittoria del trofeo di MVP.

Il cammino verso le finali non fu facile come nelle precedenti annate: infatti, dopo aver eliminato senza problemi Nets e Hornets, i Pacers di Reggie Miller e del coach Larry Bird, che ritrova gli incubi di un Jordan/Dio travestito, riuscirono a portarsi avanti di 3-1 nelle Finali della Eastern Conference.

Purtroppo per Miller e compagni i loro sogni di gloria furono interrotti proprio da MJ e dai Bulls che forzarono la serie a Gara 7 e vinsero 88-81 (28 punti furono firmati da Air).

In finale ci sono di nuovo gli Utah Jazz per il secondo anno consecutivo, uscenti da un’agevole finale di Conference vinta con un secco 4-0 contro i Los Angeles Lakers.

Sul palcoscenico, dunque, di nuovo Utah-Chicago, ma questa volta erano i mormoni ad avere il fattore campo dalla loro parte.

Con la serie sul 3-2 Jordan giocò una Gara 6 (al Delta Center) che sarebbe entrata nella storia: con uno Scottie Pippen fuori praticamente tutta la partita per problemi alla schiena, decise di salire in cattedra e nonostante la palla “scottasse” sempre di piu’ ad ogni possesso concluse con 45 punti.

Di questi 45 punti gli ultimi due resteranno per sempre nella storia del Basket e di Jordan: con i Jazz avanti 86-85 e possesso palla a 18 secondi, Utah diede il pallone a Malone per incrementare ulteriormente il proprio vantaggio, ma MJ intuì l’azione degli avversari e riuscì a rubargli la palla, sbucandogli alle spalle e abbandonando il suo uomo, Hornaceck, non senza rischi.

Una volta attraversata la metà campo Jordan si preparò per l’uno-vs-uno con Russell che, a 7 secondi circa dalla sirena, abboccò alla finta di Air e quindi si sbilanciò cadendo per terra.

Grazie a questa giocata Sua Maestà si creò lo spazio giusto per avere la visuale libera, quindi procedette eseguendo il feed away jumper, ovvero il tiro cadendo all’indietro che negli ultimi 3 anni (96-98) divenne il suo marchio di fabbrica. Lo eseguì in modo impeccabile e a 06.6 la palla si insaccò nella retina: 87-86.

Utah chiamò un Time Out e Stockton cercò la tripla della vittoria, ma il ferro gli disse di no sputando fuori il pallone a spicchi. Con questa azione, entrata di diritto nella storia della pallacanestro come l’unico e solo “The Shot” arriva il secondo three-peat per Michael e i Chicago Bulls.

Malone alla fine della competizione dirà di lui: “E’ malato…malato di competizione!”.

Lui stesso dirà di sè come clutch shooter: “Avrò segnato 11 volte canestri vincenti sulla sirena, oltre ad altri 17 a meno di 10 secondi dalla fine, ma nella mia vita ho sbagliato più di 9000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. 36 volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella mia vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

Poco tempo dopo la finale annuncia il suo secondo, e a detta di tutti definitivo, ritiro. Fresco di titolo e del trofeo di MVP delle Finali, in estate decise di ritirarsi dal basket giocato per dedicarsi ai suoi affari e agli affetti familiari.

La conferenza stampa per dire “addio” ai Bulls arrivò il 19/01/1999. Si dedica da dilettante al suo secondo sport preferito, il golf, ed in seguito entra nella gestione dei Washington Wizards.

Nel 2001 i tifosi di tutto il mondo vengono colti di sorpresa quando si comincia a diffondere l’ipotesi di un secondo ritorno di Air. Jordan decide così di fare un passo in più, e da socio dei Washington Wizards torna ad essere giocatore.

Questa volta la sua dichiarazione ai giornalisti tradisce le sue intenzioni e la sua concezione della pallacanestro, affermando di voler tornare unicamente “for the love of the game”, ovvero “per amore del gioco”.

Incredibile è l’interesse mediatico che si produce intorno al suo ritorno sul campo, e i Wizards diventano in un lampo una delle squadre più seguite dell’intera NBA.

Durante le due stagioni nella nuova squadra, Jordan percepisce un compenso simbolico di un milione di dollari, devoluto interamente in beneficenza alle famiglie delle vittime degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Nonostante l’età, 38 anni, ed un infortunio che lo tiene fuori per parte della stagione 2001-02, partecipa naturalmente al suo 14º All-Star Game, a Philadelfia, dove riesce come sempre a creare spettacolo, con la sua classe e il suo talento.

La sua prima stagione nei Wizards finisce comunque con una media di 22,9 punti a partita. Nella stagione 2002-03 ottiene una media di 20 punti a partita e partecipa ancora una volta, l’ultima, all’All-Star Game, ad Atlanta, dove l’intera manifestazione viene organizzata per essere un tributo a MJ.

Le divise della partita delle stelle furono fatte a copia delle divise dell’All-Star Game del 1988 di Chicago, nel quale Michael fu eletto per la prima volta MVP, e nell’intervallo il tributo al più grande di sempre, si realizzò sulle note di Hero, cantate da Mariah Carey, vestita per l’occasione con un abito che rappresentava insieme la maglia n°23 dei Washington Wizards e quella dei Chicago Bulls.

Ripresa la partita, a circa tre secondi dalla fine, riesce a segnare uno splendido tiro in fade-away che sembrerebbe regalare la competizione alla squadra dell’Est; tuttavia, un fallo su Kobe Bryant effettuato da Jermaine ÒNeal all’ultimo secondo riesce a ribaltare la situazione e tutto si conclude in una vittoria di 155 a 145 per l’Ovest, dopo un doppio overtime.

Nel 2001 Jordan diventa il giocatore più anziano (38 anni) dell’NBA a segnare più di 40 punti in una partita, mettendone a segno 45 contro i New Jersey Nets e nello stesso fine settimana, a scanso di equivoci, realizzandone 51 contro gli Charlotte Hornets.

La stagione seguente ne realizza altri 45 contro i New Orleans Hornets. Nonostante i suoi sforzi, però, Jordan non riesce a coinvolgere fino in fondo i compagni ed a formare un gruppo valido né nella stagione 2001-02 né in quella seguente, non riuscendo a portare i Washington Wizards ai play-off.

Questo a dispetto della presenza di numerosi giovani di talento come Richard Hamilton (scambiato per Jerry Stackhouse ad inizio stagione 2002-03) il quale farà poi fortuna con i Detroit Pistons o come Larry Hughes finito poi fuori rotazione.

Le ultime partite di Air in giro per le arene della NBA diventano momenti per i fan avversari di dare un ultimo grande saluto al Jordan giocatore, prima passando dalla sua Chicago, per l’ultima partita nel “suo” United Center, per arrivare a Filadelfia, da Allen Iverson, alla 82a partita di stagione regolare, dove si potrà assistere all’ultima sua schiacciata e all’ultimo tiro della sua carriera: un tiro libero che gli farà raggiungere i 20 punti di media in stagione.

Uscendo dalla partita a poco più di un minuto dal termine, avviene una standing ovation di tifosi, giocatori e addetti ai lavori, che costringe a fermare la partita per diversi minuti, mentre dal pubblico avversario si alza il coro “We Want Mike!”

Ma è veramente finita. È l’ultima apparizione su un parquet di Michael Jordan che, visibilmente emozionato, dopo aver salutato i giocatori avversari e gli amici presenti, si avvia verso gli spogliatoi.

Jordan conclude la sua carriera NBA con una media punti per partita di 30,12 nella stagione regolare, la più alta in tutta la storia dell’NBA superiore di pochi centesimi alla media punti del grande Wilt Chamberlain (30,06); è terzo come numero di punti segnati in carriera.

Nonostante alcune voci circolate negli USA ed in tutto il mondo durante l’estate del 2004, Jordan ha annunciato di non voler tornare sul parquet come giocatore professionista.

Le indiscrezioni erano nate dopo la partecipazione del campione ad alcuni allenamenti degli Atlanta Hawks. Per Jordan si trattava di semplice divertimento, ma il giocatore ha espresso la volontà di restare nel mondo NBA come proprietario di un team.

Alla fine dell’ottobre 2004, Giorgio Armani ha contattato MJ per cercare di convincerlo a venire a giocare in Italia, nella squadra dell’Olimpia Milano, sponsorizzata dal 2004 proprio dal celebre stilista, ottenendo, però, un nulla di fatto.

Nel 2006 il desiderio di Michael di dirigere una franchigia NBA si avvera. Infatti durante le Finali NBA, arriva l’annuncio che Jordan sarà il nuovo general manager dei giovani Charlotte Bobcats, franchigia della “sua” Carolina del Nord.

A dicembre 2007 MJ torna sul parquet disputando un allenamento con i suoi Bobcats allo scopo di risollevare il morale della squadra dopo 10 sconfitte in 12 partite. Jordan ha comunque escluso categoricamente la possibilità di un suo ennesimo ritorno in campo.

Le sue medie, in 15 anni di carriera (1072 partite disputate – 38.3 minuti di media a serata), parlano di: 30.1 punti (49.7% dal campo), 6.2 rimbalzi, 5.3 assists e 2.35 palle rubate.

Per quanto riguarda la post-seson ha disputato un totale di 179 incontri (41.8 minuti di media) di playoffs realizzando: 33.4 punti (48.7% dal campo), 6.4 rimbalzi, 5.7 assists e 2.1 palle rubate.

Ricordiamo che Jordan detiene anche il record per la media punti piu’ alta tenuta da un giocatore durante l’All Star Game: in 13 partite delle Stelle (29.4 minuti di utilizzo) ha fatto registrare 20.2 punti (47.2% dal campo), 4.7 rimbalzi, 4.2 assists e 2.85 recuperi.

Nell’aprile 2009 Jordan è stato eletto nella Basketball Hall of Fame (insieme a John Stockton, David Robinson, Jerry Sloan e C. Vivian Stringer), dove è stato introdotto ufficialmente nel settembre dello stesso anno.

Il 19 marzo 2010 Michael Jordan acquista il club dei Charlotte Bobcats (con la partecipazione dell’amico rapper Nelly ) per 275 milioni di dollari e ne diventa il nuovo proprietario.

Per finire, ecco il suo palmarés e i suoi record.

Titoli Chicago Bulls: 1991, 1992, 1993, 1996, 1997, 1998.
 Olimpiadi: 2 ori (Los Angeles 1984, Barcellona 1992)
 Giochi Panamericani: 1 oro (Caracas 1983)
 FIBA Americas Championship: 1 oro
 Membro della Naismith Memorial Basketball Hall of Fame
 Incluso dalla NBA nella lista dei 50 giocatori più forti di tutti i tempi durante le celebrazioni dell'All-Star Game 1997
 Premio NBA miglior giocatore dell'anno: 5
 1987-1988, 1990-1991, 1991-1992, 1995-1996, 1997-1998
 Premio NBA miglior giocatore delle finali: 6
 1990-1991, 1991-1992, 1992-1993, 1995-1996, 1996-1997, 1997-1998
 1 Premio NBA difensore dell'anno: 1987-1988
 1 Premio NBA matricola dell'anno: 1984-1985
 11 selezioni nell'All-NBA Team:
 10 selezioni nel All-NBA First Team: 1986-1987, 1987-1988, 1988-1989, 1989-1990, 1990-1991, 1991-1992, 1992-1993, 1995-1996, 1996-1997, 1997-1998.
 1 selezione nel All-NBA Second Team: 1984-1985.
 10 selezioni nel NBA All-Defensive First Team: 1986-1987, 1987-1988, 1988-1989, 1989-1990, 1990-1991, 1991-1992, 1992-1993, 1995-1996, 1996-1997, 1997-1998.
 1 selezione nel NBA All-Rookie Team: 1984-1985
 14 partecipazioni all All-Star Game: 1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1992, 1993, 1996, 1997, 1998, 2002, 2003.
 3 Premio NBA miglior giocatore dell'All-Star Game: 1988, 1996, 1998
 2 Slam Dunk Contest: 1987, 1988
 1 campionato NCAA: 1982, con North Carolina
 10 volte miglior marcatore NBA (record assoluto): 1986-1987, 1987-1988, 1988-1989, 1989-1990, 1990-1991, 1991-1992, 1992-1993, 1992-1993, 1995-1996, 1996-1997, 1997-1998.
 3 volte miglior "stealer" (palle rubate): 1987-1988, 1989-1990, 1992-1993
 1 ACC Freshman of the Year: 1982
 1 ACC Men's Basketball Player of the Year: 1984
 1 USBWA College Player of the Year: 1984
 1 Naismith College Player of the Year: 1984
 1 John R. Wooden Award: 1984
 1 Adolph Rupp Trophy: 1984
 1 McDonald's All American: 1981
 Sports Illustrated Sportsman of the Year 1991
 #1 della Top 50 Players of All-Time di SLAM Magazine
 #1 della ESPN Sportscentury's Top 100 Athletes of the 20th Century
 ESPY Athlete of the Century (XX secolo)
 ESPY Male Athlete Decade Award, anni novanta
 ESPY Pro Basketballer Decade Award, anni novanta
 10 volte miglior marcatore della NBA (record assoluto): 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1992, 1993, 1996, 1997, 1998
 Miglior marcatore della NBA per stagioni consecutive (record assoluto condiviso con Wilt Chamberlain): dal 1987 al 1993
 Punti realizzati: 32.352 (terza posizione assoluta)
 Punti segnati in una partita di regular season: 69 (contro Cleveland Cavaliers il 28/3/1990)
 Più alta media punti nella storia della NBA: 30,12
 Più alta media punti a partita nei play-off: 33,4
 Più alta media punti in una serie di finale: 41, nel 1993 contro i Phoenix Suns
 Partite consecutive a segno in doppia cifra: 842
 Punti totali segnati nei play-off: 5987
 Punti totali segnati all'NBA All-Star Game: 262
 Punti segnati in un tempo di una finale: 35, nel 1992 contro i Portland Trail Blazers
 Punti segnati in una gara di play-off: 63, nel 1986 contro i Boston Celtics
 Giocatore più volte nel quintetto difensivo ideale: 9
 Giocatore più volte miglior marcatore dell'anno: 10
 Giocatore più anziano ad aver realizzato più di 50 punti in una partita: 51 contro gli Charlotte Hornets a 38 anni
 Giocatore ultraquarantenne ad aver segnato più di 40 punti in una partita: 43 contro i New Jersey Nets (stagione 2002-03)
 Primo giocatore a realizzare una "tripla doppia" all'NBA All-Star Game (nel 1997), dopo di lui ci riusci anche Lebron James con 29 punti 12 rimbalzi 10 assist
 Tiri liberi realizzati (20) e tentati (23) in un tempo di una partita (contro i Miami Heat il 30/12/1992)
 Tiri liberi realizzati (14) e tentati (16) in un quarto di una partita
 Tiri tentati in un tempo di gara di play-off: 25
 Tiri da 3 segnati in un tempo di gara di play-off: 6 (Record battuto nelle NBA Finals 2010 da Ray Allen con 7 triple)
 Tiri decisivi in carriera: 29
 Tiri tentati, tiri liberi realizzati, percentuale al tiro e recuperi nei play-off
 Canestri fatti in un tempo di gara di play-off: 24
[Fonti utilizzate: Wikipedia - joeiverson.com ]

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3 thoughts on “Michael Jordan story: ‘Il 5° e 6° titolo, il finale di carriera nei Wizards”

  1. Errore: la serie contro Indiana del 98 fu guidata da Chicago sempre seguendo il vantaggio del fattore campo. Un Miller immenso che regalò le 3 vittorie casalinghe ai Pacers non bastò.

  2. esatto..7 w casalinghe….comunque,leggendo tutto quel che si è scritto..che dire di più?

  3. His airness: the best there was, the best there is, and the best there ever will be. Non serve aggiungere altro…

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