La storia di Michael Jordan ebbe una svolta decisa grazie al Draft del 1987, dal quale Jerry Krause, la mente dei sei titoli di Chicago, scelse due giocatori che sarebbero poi risultati fondamentali per i futuri successi.

Stiamo ovviamente parlando della chiamata numero 10 e della numero 8: con la prima fu scelto Olden Polynice e con la seconda Horace Grant. La stessa sera del draft, Polynice venne scambiato con i Sonics per il rookie della Città della Pioggia: Scottie Pippen.

Doug Collins però, considerata anche la mancata esperienza dei due nuovi arrivi, continuò a fare di Air Jordan il proprio terminale offensivo numero uno e per la seconda volta consecutiva Sua Maestà risultò il miglior realizzatore della lega. Le sue cifre parlavano chiaro: 35 punti, 5.5 assists, 5.9 rimbalzi e 3.16 palle rubate (miglior “ladro” di palloni di tutta la lega).

Durante le edizioni del 1987 e del 1988 dell’NBA All-Star Game vince lo Slam Dunk Contest, la gara delle schiacciate, e viene consacrato con il soprannome Air per la sua grandiosa capacità di volare a canestro e restare in aria, suggellata da una storica schiacciata, staccando dalla linea del tiro libero, che era stata inventata da Doctor J Julius Erving, a cui Jordan apertamente si ispirava per quanto riguarda il suo gioco aereo.

Notevolissimi gli scontri in finale di tali gare delle schiacciate contro un altro saltatore spettacolare, “The Human Highlights film”, al secolo Dominique Wilkins, degli Atlanta Hawks.

Negli Stati Uniti diviene un idolo ed il suo nome e la sua immagine diventano popolarissimi. In poco tempo, diviene una sorta di “Re Mida” della pallacanestro, siglando contratti favolosi con marche di ogni tipo, tra le quali la Nike, che gli dedica prima una serie di scarpe e poi addirittura una linea completa di vestiario.

Apre un ristorante a Chicago, dove si riserva una sala isolata per poter mangiare senza essere assediato dai fan. Anche il valore complessivo dei Bulls cresce in maniera inimmaginabile: passa da 16 a 120 milioni di dollari.

Tuttavia, non tutti gli appassionati e addetti ai lavori sono ancora pienamente convinti del suo assoluto valore: per molti è uno dei tanti atleti dotati di talento che però non saranno mai vincenti perché troppo solisti.

In quegli anni quindi, non c’è ancora unanimità sul fatto che Michael sia il miglior giocatore del momento, e alcuni, se non molti, ancora gli preferiscono Magic Johnson, che riesce a condurre i suoi Los Angeles Lakers ad un’impresa che nell’NBA non riusciva da ben 19 anni: ovvero, vincere il titolo due volte consecutivamente, “back-to-back”, come sentenzia lo slang cestistico americano.

In realtà, questa idea che a volte emerge di un Michael solista è dovuta al fatto di avere compagni di squadra non all’altezza di giocare con lui: ciò lo porta a volte a intraprendere più iniziative del normale, ma solo in vista del bene della squadra e non della glorificazione personale.

Infatti, i suoi Chicago Bulls crescono anno dopo anno finché alla fine del decennio cominciano ad essere considerati uno dei top team della Lega, anche perché gradualmente vengono aggiunti alla rosa dei Bulls nuovi giocatori che ne completano le lacune.

Su tutti, come detto, nel draft del 1987 verrà preso Scottie Pippen, che avrà una capacità di evoluzione tecnica ineguagliabile, diventando una delle ali piccole più forti di sempre. La squadra (50 vinte – 32 perse) approdò ai playoffs, dove sconfisse Cleveland in 5 gare, ma arrestò la propria corsa al turno successivo (Semi-Finali della Eastern Conference), dove a trionfare furono i Detroit Pistons di Joe Dumars.

L’annata fu comunque un successo indiscusso a livello individuale per Jordan, che ricevette il suo primo premio di MVP e Miglior Difensore della Lega. Risultò anche il miglior giocatore del All Star Game e per il secondo anno consecutivo vinse la gara delle schiacciate e fu inserito nel primo All Nba Team e All Defensive Team.

Nel 1988/89 Krause decise di puntare su Grant e scambiò Oakley per un altro giocatore, che poi sarebbe risultato uno dei titolari dei Bulls campioni Nba 91-93: Bill Cartwright dei New York Knicks. Con un centro da 214 centimetri e due giocatori in piena fase di sviluppo (Pippen e Grant) Jordan ridimensionò intelligentemente il proprio ruolo di “macchina da punti” e passò a 32.5 punti (53.8% dal campo) a partita.

Se da una parte diminuì la sua media punti, dall’altra fece però registrare il suo Carrer-High di assists e rimbalzi a partita, concludendo con 8 in entrambe le categorie, il che dice molto sulle sue capacità di adattamento del suo gioco alle esigenze della squadra. Chicago in due anni si trasformò da squadra-spettacolo a potenziale vincitrice del titolo e lo dimostrò già nei Playoffs del 1989.

Il primo turno vedeva i Bulls contro i Cavs. Sulla serie in parità (2-2) la fortuna sembrava premiare la formazione dell’Ohio, che si trovava avanti di 100-99 e restavano pochi secondi al termine di Gara 5.

Questi secondi però furono sufficienti perche’ MJ ripetesse quanto fatto vedere nella Finale del Torneo NCAA del suo primo anno di College: ricevette palla e scaricò dentro (questa volta sulla sirena) il 101-100 finale. Questa mossa sarebbe entrata negli annali con il soprannome di “The Shot”, uno dei tanti della sua carriera.

Il secondo turno fu facilmente vinto dalla squadra di Doug Collins per 4-1 contro New York, ma i problemi tornarono nelle Finali di Conference.

Sulla strada dei Bulls c’era però una delle compagini più forti di sempre: i Detroit Pistons di Isiah Thomas, Joe Dumars e Dennis Rodman, i cosiddetti “Bad Boys”, per il loro modo maschio di affrontare le gare, specialmente le più decisive.

Abbinato a valori individuali notevoli e ad un’amalgama di squadra ferreo, diventano una formazione troppo dura da superare per chiunque, e, se concedono ai Los Angele Lakers la loro prima finale (1988), li surclasseranno l’anno successivo nella rivincita (4-0 nelle finali) e ripeteranno subito il back-to-back appena realizzato dai californiani.

Michael Jordan se li ritrova nella Midwest Division, e quindi li affronta nelle finali della Eastern Conference; dopo avergli già cozzato contro un paio di volte, il 1990 sembra l’anno buono: arrivati in gara-7 a Detroit (che ha un miglior score in regular season), finisce 93-74 per i “Pistoni”, con partita già chiusa nei primi minuti e l’aneddoto di Jordan che spacca una sedia al rientro negli spogliatoi nell’intervallo per esprimere la rabbia sullo scarso rendimento – se non impegno – dei propri compagni.

Il disappunto di Michael è aumentato dal fatto che con molti giocatori di Detroit vive una rivalità anche extra-sportiva, con continue velenose frecciate nelle interviste televisive anche con contenuti extra-cestistici.

Continua…

[Fonti utilizzate: Wikipedia - joeiverson.com ]

Post By Fabio Maugeri (10 Posts)

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4 thoughts on “Michael Jordan story: ‘Arrivano Pippen e Grant’

  1. In realtà nel 1987-1988 i due giocatori più forti erano pressoché unanimamente considerati Bird e Magic Johnson: Jordan era decisamente considerato un gradino sotto… …il 1988 però è anche l’anno del videogioco one on one Larry Bird vs Michael Jordan (con Jordan che sostituì Dr J come rivale videogiochistico di Bird), segno che mettere nella stessa riga i due giocatori non era comunque più considerata blasfemia…
    …il nome di Jordan comincerà, però, ad essere accostato seriamente a quei due intorno al 1990… …un paio di anni dopo solo pochi coraggiosi osavano sostenere che Jordan non fosse il più forte di tutti (e per tutti intendo di tutti i tempi!)…

  2. quello che conta e’ che dal 1990 in poi Jordan stava 10 gradini sopra Magic e 30 sopra Bird ed Erving, oggi siede addirittura sul tetto del mondo..

    • Air: i tuoi sembrano proprio giudizi di uno che non ha mai visto giocare Magic, Bird o Dr, J…

      1) Bird ha avuto vette di rendimento superiori a Magic (tant’è che vinse lui e non Magic il premio del miglior rookie e fu per 3 anni di fila l’mvp), quindi li dovresti mettere sullo stesso gradino (dove Bird, causa infortuni, ha terminato la sua carriera di altissimo livello nel 1988, Magic è stato più continuo e si è dovuto ritirare nel pieno della sua grandezza)
      2) figuriamoci se tra Magic e Jordan c’erano 10 gradini nel 1990! Jordan era più forte di lui e aveva la squadra più forte ma non era certo così superiore! Sui 30 gradini di Bird giusto con quello del 1990 (ormai incerottato da ogni parte): se poi parli del miglior Bird puoi salvarti solo se ammetti di non aver mai visto come giocava a metà anni ’80… …lo stesso vale per Dr. J…

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