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	<title>Play.it USA</title>
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	<description>Il Sito degli Appassionati degli Sport Americani</description>
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		<title>NFL –  Bruce Irvin sospeso per le prime quattro gare della stagione 2013</title>
		<link>http://www.playitusa.com/news/2013/05/39451/nfl-bruce-irvin-sospeso-per-le-prime-quattro-gare-della-stagione-2013/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 09:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine D'Auria</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[NFL News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il defensive end dei Seahawks Bruce Irvin è stato sospeso per le prime...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
<p>Il defensive end dei Seahawks<b> Bruce Irvin</b> è stato sospeso per le prime quattro partite della stagione 2013 per aver violato le norme della Lega contro l’uso di sostanze vietate.</p>
<p style="margin: 0cm;margin-bottom: .0001pt;text-align: justify">Quindicesima scelta assoluta nel Draft 2012, Irvin ha realizzato nel suo primo anno con i Seahawks 17 tackles, 8 sacks (migliore fra tutti i rookie della lega) e un forced fumble.<a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/Bruce+Irvin+Wild+Card+Playoffs+Seattle+Seahawks+sMRghYusd7_x.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-39453" alt="Bruce+Irvin+Wild+Card+Playoffs+Seattle+Seahawks+sMRghYusd7_x" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/Bruce+Irvin+Wild+Card+Playoffs+Seattle+Seahawks+sMRghYusd7_x-222x300.jpg" width="222" height="300" /></a></p>
<p style="margin: 0cm;margin-bottom: .0001pt;text-align: justify">Un duro colpo per i Seahawks considerato che Irvin sarebbe partito da titolare al posto di Clemons che deve recuperare dopo l’operazione al ginocchio, a seguito della rottura del legamento crociato anteriore.</p>
<p style="margin: 0cm;margin-bottom: .0001pt;text-align: justify">“Voglio chieder scusa ai miei compagni di squadra, allenatori e fans per l’errore commesso nell’aver preso una sostanza vietata senza prescrizione medica. Adesso concentrerò le mie energie per prepararmi al meglio per la prossima stagione e riguadagnare la vostra fiducia e rispetto”, ha dichiarato Irvin.</p>
<p style="margin: 0cm;margin-bottom: .0001pt;text-align: justify">La sospensione di Irvin è l’ennesima in casa Seattle. Dal 2011, cinque giocatori dei Seahawks &#8211; John Moffitt, Allen Barbre, Winston Guy, Brandon Browner e Irvin – sono stati sospesi.</p>
<p style="margin: 0cm;margin-bottom: .0001pt;text-align: justify">Anche il cornerback <b>Richard Sherman</b> era stato sotto inchiesta la scorsa stagione per l&#8217;abuso di una sostanza vietata ma venne poi scagionato (nel frattempo però perse l’opportunità di essere convocato per il Pro Bowl).</p>
<p style="margin: 0cm;margin-bottom: .0001pt;text-align: justify">
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		<title>NHL &#8211; Tanto di cappello per Crosby</title>
		<link>http://www.playitusa.com/news/2013/05/39439/nhl-tanto-di-cappello-per-crosby/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 06:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hockey Night in Cividale</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[NHL News]]></category>
		<category><![CDATA[Ottawa Senators]]></category>
		<category><![CDATA[PITTSBURGH PENGUINS]]></category>
		<category><![CDATA[Sidney Crosby]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Archiviata anche la seconda gara ad Est tra Pittsburgh e Ottawa. Per riassumere...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/hat.jpg"><br />
<img class="alignright size-medium wp-image-39447" alt="hat" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/hat-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Archiviata anche la seconda gara ad Est tra <strong>Pittsburgh</strong> e <strong>Ottawa.</strong> Per riassumere in breve cosa sia successo nei 60 minuti sul ghiaccio, bastano due parole: <strong>Sidney Crosby</strong>. Per lui seconda <em>hat-trick </em>nei playoff in carriera, nella 75esima partita di <em>post-season</em> in cui ha anche segnato il suo 100esimo punto. Numeri che fanno girare la testa, diceva quello. Risultato finale 4-3, si pensa ad Ottawa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Risultati 17 maggio 2013</h2>
<p>Ottawa @ Pittsburgh 3-4  <em>Serie: 2-0 Pittsburgh</em></p>
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		<title>A Manhattan non si passa, New York rimanda indietro i Pacers per gara 6</title>
		<link>http://www.playitusa.com/nba/2013/05/39433/a-manhattan-non-si-passa-new-york-rimanda-indietro-i-pacers-per-gara-6/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 13:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mick</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>

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		<description><![CDATA[Avanti dall&#8217;inizio alla fine, New York non molla in gara 5 e rimanda...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_39434" class="wp-caption alignright" style="width: 450px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/jrstillnotbest.jpg"><img class="size-full wp-image-39434" alt="New York evita il fallimento ma JR Smith è ancora sulla strada della redenzione" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/jrstillnotbest.jpg" width="440" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">New York evita il fallimento ma JR Smith è ancora sulla strada della redenzione</p></div>
<p>Avanti dall&#8217;inizio alla fine, New York non molla in gara 5 e rimanda tutto in Indiana. L&#8217;eliminazione è stata per ora scongiurata, 85-75 il risultato finale della quinta frazione di questa serie di semifinali della Eastern Conference.</p>
<p>In tempi di Giro d&#8217;Italia i Knicks sono come andati in fuga fin dal 2-0 iniziale, resistendo ad una rimonta che stava quasi per compiersi fino quasi alla linea bianca dell&#8217;arrivo.</p>
<p>Già, la rimonta. Quella che adesso provano a tirare per forzare una gara 7 da giocarsi in casa, bottino del seeding numero 2 guadagnato con un&#8217;ottima regular season.</p>
<p>Sono solo 8 le squadre che nella storia NBA sono riuscite a vincere la serie con un deficit di 1-3. Nessuna illusione quindi, ma solo duro lavoro.</p>
<p>Il NY Post come manifesto eccellente dei media newyorchesi passa ovviamente dalla depressione all&#8217;euforia. “Indy Hunt” titola nella back cover sportiva, ovvero la caccia ad Indiana è appena cominciata.</p>
<p>Proprio ai Pacers già, che di nome ricordano chi nella 500 miglia cittadina sta dietro e insegue. Ora il destino si capovolge e questo ruolo tocca a NY, che le piaccia o meno.</p>
<p>Gara 5 è stata la solita partita bruttina, dominata dalla difese e anche un po&#8217; dalla paura. La novità è subito negli starting lineup, fuori George Hill per coach Vogel.</p>
<p>Era stato il migliore dei suoi in gara 4, nonostante avesse sofferto un brutto colpo andando a sbattere contro Tyson Chandler e per questo avesse rimediato una commozione celebrale.</p>
<p>Sarà, ma i Pacers in attacco hanno perso la bussola. Molli, con poche idee, in affanno senza la sua regia. Brilla ancora Paul George, 23 pts, 6 reb, 6 ast, lo segue David West, 17 pts, 10 reb, comunque limitato in attacco da un generoso Carmelo Anthony.</p>
<p>Problemi di falli invece hanno cancellato dal campo Roy Hibbert, chiedere a Chandler quanto sia stato finora decisivo in questa serie. 9 pts e 7 reb in soli 31 minuti.</p>
<p>Si è rivisto invece, gioia per gli occhi miei e di tanti altri, Gerald Green. Ha lampi di genio, 1 tripla per 5 punti in 13 minuti ma altrettanti di pura stupidità, come due flaccidi passaggi in post basso per i lunghi, risultati in due perse che i Knicks hanno sanguinosamente convertito.</p>
<p>La reazione c&#8217;è stata insomma, non è stata una tempesta perfetta ma quello che conta è aver vinto ed evitato una cocente e prematura eliminazione.</p>
<p>NY ha giocato al minimo sindacale, per energia, organizzazione di gioco e lucidità. E&#8217; bastato però, contro dei Pacers che fuori da casa loro non hanno evidentemente lo stesso impatto.</p>
<p>Carmelo Anthony inizia bene e finisce questa volta in maniera più che dignitosa. 28 pts, 6 reb, 12-28 dal campo, canestri ancora sudati ma meno forzati rispetto alle due gare di Indianapolis.</p>
<p>Va dato credito comunque, al di là di tutto, a coach Woodson. Sente aria di sfiducia intorno a lui e ha l&#8217;umiltà di cambiare. Spazio a Copeland quindi, che si accende per 13 punti in 19 minuti, 4-6 dal campo.</p>
<p>Attaccante per lo meno particolare, non so fino a che punto New York abbia delle reali chanche di andare fino in fondo con lui vero protagonista, tant&#8217;è, in un modo o nell&#8217;altro ha tanti punti nelle mani pronti e via dalla panchina. Appena ha la palla in mano cerca sempre una soluzione personale, non il massimo si dirà, ma per lo meno qualcuno ci prova e ci riesce.</p>
<p>Al contrario di Jason Kidd. E&#8217; un po&#8217; triste vederlo così, sembra un pensionato calato dagli spalti per fare numero. 0-8 nella serie, ha sbagliato gli ultimi 17 tiri tentati, compresi alcuni facilissimi layup, uno dei quali ieri in pieno campo aperto.</p>
<p>In stagione regolare è stato un fattore, oggi fa solo danni per quel sempre meno tempo che gli è concesso. Peccato, non si merita certo di essere deriso in questo modo.</p>
<p>New York vince una partita nervosa, non importa se giocando non benissimo, mettiamola così. Continuo a ripetere, rinfrancato da questo successo, che i Knicks ce la possono ampiamente fare.</p>
<p>Gara 6 sarà un&#8217;altra gara low scoring, magari ancora con molti dei suoi protagonisti con problemi di falli. Ma se a New York riesce lo scherzetto di vincerla potrà avere una gara 7 in casa, non proprio un&#8217;idea da buttare.</p>
<p>Un più c&#8217;è un Carmelo Anthony che non ha nessuna intenzione di aspettare ancora un anno per cercare di smentire la sua fama di campione perdente. Non basta un titolo vinto da protagonista con Syracuse.</p>
<p>Quello era il college e questo è il piano nobile. Di quel famoso draft Wade e LeBron si sono già tolti il pensiero, anche insieme.</p>
<p>Una bella reunion in sede di finale della Eastern è tutto quello che ci vuole.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>San Antonio alle Conference Finals, battuti i Warriors 4-2</title>
		<link>http://www.playitusa.com/nba/2013/05/39425/san-antonio-alle-conference-finals-battuti-i-warriors-4-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 12:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Trafficante</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>

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		<description><![CDATA[San Antonio batte Golden State, e porta a casa la serie per 4-2....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/051713_SpursWarriors.jpg"><img class="alignright  wp-image-39429" alt="051713_SpursWarriors" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/051713_SpursWarriors.jpg" width="400" height="266" /></a>San Antonio batte Golden State</b>, e porta a casa la serie per <b>4-2</b>. Una serie con tanti protagonisti e tante emozioni, con 2 gare decise all’overtime e più resistenza dei Warriors rispetto a quello che si poteva prevedere alla vigilia.</p>
<p>La gara comincia ad <b>alto ritmo</b>, con transizioni da una parte e dall’altra, ma le tante <b>palle perse</b>, 5 per squadra, e le <b>basse percentuali</b>, tengono la partita a basso punteggio e in sostanziale equilibrio.</p>
<p>In un quarto in cui prevalgono le difese, sono Tim <b>Duncan</b> ed Harrison <b>Barnes</b> a condurre i rispettivi attacchi, il rookie di Golden State è in grande condizione, ed è sicuramente la miglior matricola di questi playoff.</p>
<p><b>Gli Spurs</b> cercano di piazzare un parziale con il tiro da tre ma, nonostante le buone spaziature e l’alta qualità dei tiri, <b>sbagliano molto</b> e concludono il periodo con un 2/6 dall’arco. <b>I Warriors</b>, complice la non perfetta forma di Thompson e soprattutto di Curry, <b>cercano di attaccare il ferro</b>, ma i lunghi di San Antonio proteggono bene l’area pitturata e il quarto si conclude con in punteggio di <b>21-19</b> a favore degi Spurs.</p>
<p>L’inizio del secondo periodo vede gli Spurs scappare una prima volta, con il massimo <b>vantaggio di +10</b>, <b>Splitter</b> a centro area difende ottimamente e condisce con 6 punti, i Warriors non riescono ad entrare in ritmo, e la <b>difesa degli Spurs</b> costringe la squadra di coach Jackson a <b>basse percentuali</b>, sotto il 40%.</p>
<p>Alla metà del periodo i Warriors cercano di rialzare la testa, e Curry si distingue con 11 punti che portano lo svantaggio di Golden State in singola cifra. Buono l’ìmpatto a rimbalzo di <b>Biedrins</b>, uscendo dalla panchina. Vantaggio Spurs <b>47-40</b> alla fine del primo tempo.</p>
<p>Il terzo quarto è ancora a basso punteggio. Gli Spurs difendono in modo magistrale forzando <b>4 palle perse</b> di Golden State, ma in attacco faticano. Tirano molto male dal perimetro e si affidano ai post di Duncan e a qualche buona transizione conclusa da <b>Leonard</b>.</p>
<p>Curry cerca di fare quel che può con quella caviglia in fiamme, ma conclude il periodo di gioco con 2/6. I Warriors trovano punti dalla panchina, con <b>Landry</b> ed il solito <b>Jack</b>, ma non riescono a piazzare una rimonta convincente ed il terzo quarto si conclude con gli Spurs ancora in vantaggio di 7: <b>66-59</b>.</p>
<p>L’ultimo quarto comincia meglio per i Warriors, che con Jack e <b>David Lee</b> cercano di riportare la gara in equilibrio, arrivando anche al -2 con un <i>jumper</i> di <b>Curry</b>, ma non riescono mai a piazzare il parziale decisivo, un po’ per merito della difesa degli Spurs, un po’ per demerito dei tiratori di Golden State, che si fermano sul <b>38% dal campo</b>.</p>
<p>Gli Spurs riescono a gestire bene il vantaggio accumulato, e Parker sfodera un quarto da 10 punti con 2/2 dall’arco, imbeccato bene da <b>Ginobili</b> che conclude la gara con 11 assist. I Warriors non riescono più a segnare e <b>gli Spurs passano il turno</b>, portando a casa gara 6 con il punteggio di <b>94-82</b>.</p>
<p>Gli Spurs riescono ad imporsi sui Warriors dopo 6 partite, chiudendo la serie con una gara in cui non hanno mai dato davvero l’impressione soffrire in modo eccessivo.</p>
<p>Alla fine <b>ha vinto la squadra più forte, ma i Warriors escono a testa alta</b> da dei Playoff giocati con cuore e grande volontà. Ha detto bene <b>coach Jackson</b> a fine partita: <i>“E’ stimolante pensare a ciò che siamo stati in grado di realizzare quest’anno e alle fondamenta che abbiamo posto per il futuro”.</i></p>
<p>Gli Spurs avevano cominciato male questa serie, difensivamente molli per buona parte delle prime due gare, andando ad un passo dal perdere gara 1 e perdendo gara 2. Ai Warriors successivamente è mancato l’apporto dei 2 uomini più importanti dell’attacco, <b>Thompson e Curry</b>. Il figlio di Dell è stato limitato sia dall’<b>infortunio alla caviglia</b> che dalla buona difesa degli Spurs su di lui, soprattutto con Danny <b>Green</b>.</p>
<p>La <b>reale differenza</b> tra le due squadre l’ha fatta la <b>difesa</b>: durante tutta la serie i <b>Warriors</b> sono stati tenuti a <b>99,7 punti su 100 possessi</b>, mentre nella regular season avevano viaggiato a 104,2 punti, sempre su 100 possessi.</p>
<p>Un grande Curry all’inizio della serie ed il <b>grande tifo dell’Oracle Arena</b> hanno spinto i Warriors fino al pareggio sul 2-2, ma da qual momento in poi è prevalsa <b>l’esperienza e l&#8217;organizzazione degli Spurs</b>, che adesso si apprestano a giocare l’ennesima finale di Conference dell’era di Duncan e coach Pop, la seconda consecutiva.</p>
<p>La voglia di tornare in finale Nba è tanta, come dice lo stesso <b>Parker</b>: <i>“Penso che tutta la squadra voglia tornare a giocarsi il titolo un’altra volta, è passato tanto tempo”</i>.</p>
<p>Per gli Spurs adesso ci sono i <b>Grizzlies</b> di <b>Gasol </b>e<b> Randolph</b>, per molti versi la squadra più ostica che potevano incontrare. <b>Gara 1 domenica sera, alle 21:30 ora italiana.</b></p>
]]></content:encoded>
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		<title>NBA Weekly: i temi caldi dei playoffs e le squadre in cerca di coach&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 06:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Cavalasca</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>

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		<description><![CDATA[Pronti col Weekly tra playoffs e mercato allenatori? Allora via&#8230; I TEMI DEI...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/wadebel5875.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-39401" alt="wadebel5875" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/wadebel5875.jpg" width="440" height="200" /></a>Pronti col Weekly tra playoffs e mercato allenatori? Allora via&#8230;</p>
<h3>I TEMI DEI PLAYOFFS</h3>
<p><strong>IL DILEMMA WADE PER MIAMI</strong></p>
<p>Sembra indubbio che Dwayne Wade continui a soffrire pesantemente dei suoi problemi al ginocchio, e che non sia certo bastata l&#8217;assenza in gara 4 contro Milwaukee per ritrovare completamente piena efficienza, tanto che i suoi numeri (una media di soli 12.6 punti a partita nella serie contro Chicago) dimostrano la progressiva diminuzione di efficacia per la causa di Miami, tanto che proprio il terzo violino Chris Bosh sembra essere diventato il secondo elemento offensivo per gli Heat, ovviamente dopo King James.</p>
<p>Riusciranno in una eventuale finale di Conference contro Indiana, per non spingersi troppo avanti e parlare di Finals, a compensare il minor apporto di Wade anche con un emergente Norris Cole o con Ray Allen magari più utilizzato fuori dalla panca? Bella domanda in una squadra abituata ad avere almeno tre superstars&#8230;</p>
<p><strong>NON SOLO STEPH CURRY, MA ANCHE MIKE CONLEY JR&#8230;</strong></p>
<p>E&#8217; dura diventare una superstar, dovendo sconfiggere pregiudizi oltre che a fornire un super rendimento. Ne sa qualcosa il play dei Grizzlies, vera e propria forza motrice della sua squadra, che oltre a fornire prove continuative e surclassare Chris Paul nella prima serie coi Clippers, è ormai un giocatore a tutto tondo, sia nella fase d&#8217;attacco (18 punti e oltre 7 assists di media nei playoffs), che in difesa, vera e propria pietra di fondamento della filosofia di gioco di coach Hollins.</p>
<p>Sempre rispettato ma mai considerato un top-player, questi playoffs stanno dando una nuova veste alla fama di Conley, e la sfida nelle finali a ovest contro Tony Parker o Steph Curry, altro regista emerso alla grande nei playoffs, sarà solo elettrizzante&#8230;</p>
<p><strong>L&#8217;ESPERIENZA CONTA, ECCOME&#8230;</strong></p>
<p>Quando la stanchezza impazza, ecco che emerge l&#8217;esperienza, carta vincente per gli attempati San Antonio Spurs, capaci di andare sul 3-2 contro i Warriors dopo le fatiche dei supplementari di gara 4, proprio per la capacità di far sfruttare la classe innata di Tim Duncan (che ha raggiunto al secondo posto Wilt Chamberlain nel numero di doppie-doppie nei playoffs, 143), Tony Parker e Manu Ginobili, con l&#8217;apporto dei giovani Kawhi Leonard e Danny Green.</p>
<p>A sorpresa quindi la squadra meno giovane ha saputo, anche con l&#8217;apporto di fiducia del pubblico di casa, battere quella apparentemente più piena di energie. Cose da playoffs appunto&#8230;</p>
<p><strong>DELUSI</strong></p>
<p>Delusissimo sicuramente <strong>Kevin Durant,</strong> che ha cercato in tutti modi di vincere praticamente da solo la serie contro Memphis, ma ha capito che il tanto criticato Russell Westbrook è fondamentale per le future scalate al titolo della franchigia dell&#8217;Oklahoma&#8230;</p>
<p>Delusi chi si aspettavano un ritorno da cinema di <strong>Derrick Rose</strong>, poco probabile proprio in una sfida all&#8217;ultimo sangue contro Miami. Di sicuro il play all-star paga un mancato ritorno in regular-season, ma il dilemma vero è, Rose ha mai pensato veramente di tornare quest&#8217;anno a giocare coi Bulls? Più onestà avrebbe portato a meno delusioni nella Windy City (e illusioni)&#8230;</p>
<p>Deluso ma onesto <strong>J.R. Smith</strong>, che si è assunto il peso di come si sta mettendo la serie coi Pacers per New York (sotto 1-3), dal basso del suo 28% al tiro: anche se meriterebbe come minimo un premio in collettivo coi suoi compagni di squadra, che da quando preparavano il funerale ai Celtics in gara 5 vestendosi di nero nel pre-partita si sono come minimo assicurati un pò di sfiga&#8230;.</p>
<h3>SQUADRE IN CERCA DI COACH</h3>
<p><strong>CHARLOTTE BOBCATS</strong></p>
<p>Come consuetudine per la franchigia del North Carolina, si vaga nel buio anche per la scelta dell&#8217;allenatore, vuoi per la posizione non proprio ambita dai top-coach a spasso, vuoi perchè il modo in cui gestisce la sua franchigia Michael Jordan è&#8230; quantomai difficile da decifrare a dir poco. Ecco perchè si parla di tanti nomi, dagli ex Phoenix Suns Alvin Gentry e Elston Turner,  specialista difensivo molto apprezzato come del resto lo stesso Gentry, veterano di lungo corso ma meno adatto in una situazione di macerie come gli ultimi Suns, o eventualmente i prossimi Bobcats.</p>
<p>Forse Kelvin Sampson, a lungo nel mondo college con Oklahoma, sarebbe la scelta adatta per l&#8217;unica realtà pro più vicina al college che all&#8217;NBA&#8230;</p>
<p><strong>DETROIT PISTONS</strong></p>
<p>Riusciranno i nostri eroi a trovare l&#8217;allenatore giusto? Forse se a guidarli è Phil Jackson, solo temporaneamente in missione per conto dell&#8217;amico e attualmente proprietario dei Pistons Tom Gores, visto che gli ultimi allenatori presi da Joe Dumars non hanno propriamente brillato nella Motown.</p>
<p>Un nome su tutti, Brian Shaw, attualmente assistant-coach ai Pacers e già una volta eletto suo successore da Phil Jackson, ma potrebbe essere una buona soluzione anche Nate McMillan. Prima di implodere lo scorso anno sotto il peso dello spogliatorio dei Blazers, è stato un allenatore in grado di dare garanzie di solidità a un team, a partire dalla difesa, dove potrebbe dare ai Pistons l&#8217;identità che mancano da anni&#8230;</p>
<p><strong>MILWAUKEE BUCKS</strong></p>
<p>Un nome su tutti, Jerry Sloan, che sembra il tipo di coach adatto per la fredda città del Wisconsin, dove potrebbe trovare la situazione ideale nel caso sia Brandon Jennings e Monta Ellis uscissero dal contratto, portando a una ricostruzione forzata per i Bucks. Ma un ostacolo potrebbe mettersi in mezzo a questo progetto, ovvero Kelvin Sampson, ex assistant-coach a Milwaukee sotto Scott Skiles e attualmente ai Rockets.</p>
<p>Conosce l&#8217;ambiente ed è più economico di Sloan, inoltre ha fatto bene quando ha dovuto sostituire Kevin McHale per un mese nel corso della stagione, la sua opportunità di diventare head-coach NBA potrebbe realizzarsi proprio ai Bucks&#8230;</p>
<p><strong>PHOENIX SUNS</strong></p>
<p>Forse ci vorrebbe uno sciamano più che un coach vista la situazione disastrata dei Suns, tra qualità del roster e chimica di squadra. Non c&#8217;è certezza che rimanga Lindsay Hunter, e la caccia all&#8217;allenatore è già incominciata.</p>
<p>Il profilo del coach richiesto unisce sia leadership che capacità di insegnare a giocatori giovani, ma difficilmente arriverà uno tra i grossi nomi sul mercato disponibili, più probabilmente verrà scelto un profilo alla prima esperienza (e il nome di Brian Shaw ritorna prepotentemente anche qui)&#8230;</p>
<p><strong>ATLANTA HAWKS</strong></p>
<p>Tutto dipende da cosa decide Danny Ferry. Se intende vivacchiare sui &#8220;soliti&#8221; Atlanta Hawks, può tenere Larry Drew o puntare su un coach alla prima esperienza. Diverso il discorso se il GM riesce, tra i dubbi da risolvere su Josh Smith e Jeff Teague (rimangono o no?), a costruire una squadra interessante, in attesa magari dell&#8217;estate del 2014 per quanto riguarda i free-agents su cui puntare le carte più alte.</p>
<p>Un progetto simile potrebbe riguardare allora uno Stan Van Gundy (se non arriva Howard!) o un Nate McMillan, e a sua volta aumentare l&#8217;interesse per gli Hawks tra i top-players&#8230;</p>
<p><strong>BROOKLYN NETS</strong></p>
<p>Stranamente il GM Billy King non sembra interessato a qualche pezzo forte, tipo i due fratelli Van Gundy, o nemmeno a Nate McMillan, ma per buoni interessi personali non disdegnerebbe Mike Dunleavy, anche se per alcune  fonti lo stesso Mike sarebbe da escludere dalla lista.</p>
<p>In attesa che il boss Prokhorov cancelli lo stesso King a furia di proporgli allenatori di breve durata come Avery Johnson o P.J. Carlesimo, un nome buono ci sarebbe, ovvero l&#8217;eterno Larry Brown, la cui ultima esperienza newyorchese non fu propriamente un successo: ma non avere tra i piedi Isiah Thomas potrebbe cambiare di molto le cose&#8230;</p>
<p><strong>PHILADELPHIA 76ERS</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;esperienza di Doug Collins, un tecnico giovane in attesa di sapere cosa ne sarà di Andrew Bynum è nei disegni futuri del team di Philadelphia. Mike Malone, assistant-coach dei Warriors specializzato nell&#8217;aspetto difensivo, è uno tra i nomi che ricorrono di più nella città dell&#8217;amore fraterno, nome emergente nell&#8217;NBA e in attesa di una panchina come head-coach: potrebbe essere proprio quella dei Sixers&#8230;</p>
<p>Weekly ricco ancora una volta ma siamo arrivati alla fine, appuntamento alla prossima settimana con altre emozioni targate NBA!</p>
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		<title>NHL &#8211; Prima gara per Boston, Sharks puniti dai Kings</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 05:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hockey Night in Cividale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[NHL News]]></category>
		<category><![CDATA[boston bruins]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono passati quarant&#8217;anni dall&#8217;ultima volta che Boston Bruins e New York Rangers si...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Sono passati quarant&#8217;anni dall&#8217;ultima volta che<strong> Boston Bruins</strong> e <strong>New York Rangers</strong> si sono affrontati ai playoff. Delle due squadre attuali, solamente <strong>Jagr</strong> era nato all&#8217;epoca, e giusto per non far mancar niente alle statistiche, proprio Jagr in carriera ha giocato per entrambe le squadre. In quell&#8217;anno vinsero i Rangers in cinque gare, mentre l&#8217;anno prima furono i Bruins a portarsi a casa addirittura la <strong>Stanley Cup</strong> proprio in finale contro New York. La sfida tra le due Original Six e&#8217; piena di questi aneddoti, di cui gli americani vanno tanto ghiotti, e che vengono studiati prima della partita, cercando di immaginare chi potrebbe vincere: <em>&#8220;L&#8217;ultima volta che due squadre, passate entrambe in gara 7 al primo turno, si sono affrontate di giovedi&#8217; sera quando Giove entra in trigono con Urano, chi aveva vinto?&#8221;</em>. Per me e&#8217; tutto piu&#8217; facile, visto che vi devo parlare solo del risultato. E il risultato stavolta dice che la prima partita della serie della seconda semifinale ad Est va ai Bruins dopo un paio di capovolgimenti di fronti, e un paio di pali presi al momento sbagliato (non che ci sia un momento giusto per prendere pali) da <strong>Boychuk</strong>, compreso quello a un decimo di secondo dalla fine del terzo tempo che l&#8217;avrebbe fatto diventare eroe della partita. Finisce l&#8217;imbattibilita&#8217; di Lundqvist che durava da due partite, con il povero portierone newyorkese che si trova davanti una Boston che tira di tutto, soprattutto nel tempo supplementare, quando serve segnare il goal che sara&#8217; decisivo. Stavolta lo segna <strong>Marchand</strong>, capocannoniere stagionale dei Bruins, e fissa il risultato sul 3-2.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/losangeles.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-39409" alt="losangeles" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/losangeles-300x239.jpeg" width="300" height="239" /></a>&#8220;Ma e&#8217; successo davvero?&#8221; Questo si sono chiesti i tifosi dei Kings alla fine della partita tra <strong>Los Angeles</strong> e <strong>San Jose</strong>. O almeno se lo sono chiesto per una frazione di secondo prima di esultare allo scoccare dei 60 minuti. L&#8217;incredulita&#8217; dei tifosi di casa e&#8217; l&#8217;incredulita&#8217; di chiunque. Los Angeles si porta avanti infilzando Niemi con il primo tiro della partita e con un successivo raddoppio in PP, ma poi sul ghiaccio ci sono solo casacche bianche. San Jose tiene in mano la partita con il suo gioco, la sua velocita&#8217;, e i suoi tre goal che danno il vantaggio fino a due minuti dalla fine. Poi due penalita&#8217; per San Jose portano la superiorita&#8217; numerica dei Kings sul 5-3, e non serve un esperto (tantomeno io, figuratevi) per capire che lasciare i campioni in carica con un doppio PP non e&#8217; una buona cosa. Primo goal, quello del pareggio, e uno Squalo esce dalla panca puniti per portare le squadre 4-3 sul ghiaccio. Passano 22 secondi, e il 4-3 diventa il punteggio del tabellone dopo il quarto goal dei Kings. Incredibile. Finisce cosi&#8217;: pubblico in delirio, Los Angeles che non perde in casa da marzo e mai in questi playoff, serie sul 2-0, e squadre che fanno i bagagli per San Jose.</p>
<h2>Risultati 16 maggio 2013</h2>
<p>New York @ Boston 2-3 (OT) <em>Serie: 1-0 Boston</em><br />
San Jose @ Los Angeles 3-4 <em>Serie: 2-0 Los Angeles</em></p>
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		<title>NHL &#8211; Ovechkin ha giocato con un piede rotto</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 05:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hockey Night in Cividale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[NHL News]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Ovechkin]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Staal]]></category>
		<category><![CDATA[IIHF World Championship]]></category>
		<category><![CDATA[playoff NHL]]></category>

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		<description><![CDATA[I Washington Capitals hanno ufficialmente comunicato che Alex Ovechkin ha giocato le ultime...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/051613_ovechkin.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-39407" alt="051613_ovechkin" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/051613_ovechkin-300x202.jpg" width="300" height="202" /></a>I <strong>Washington Capitals</strong> hanno ufficialmente comunicato che <strong>Alex Ovechkin</strong> ha giocato le ultime due partite di playoff con una <strong>frattura al piede sinistro</strong>. Ad inizio di gara6 il russo si è tuffato ben due volte nell&#8217;arco di pochi secondi per bloccare gli slap shot dei Rangers e ha pagato a caro prezzo questo sua determinazione difensiva. Ovechkin è stato criticato per non aver segnato neanche un goal dopo gara1 e forse questa notizia calmerà gli animi dei suoi detrattori. Nonostante la frattura il capitano dei Caps ha giocato le ultime due partite a grandi livelli. E&#8217; stato una macchina da tiro e ha avuto un paio di buone occasioni, solo una grande <strong>Lundqvist</strong> gli ha negato la gioia del goal. Dopo l&#8217;eliminazione ai playoff, Ovechkin si è unito al Team <strong>Russia</strong> per i campionati del mondo in corso in Svezia e Finlandia dove ha messo a segno 1 goal e 1 assist nella partita persa contro il Team USA.<br />
Lo staff tecnico e medico dei Capitals era a conoscenza del fatto, ma ha assecondato la voglia di giocare del giocatore, soprattutto in questo periodo dell&#8217;anno. Non c&#8217;era nessun pericolo di aggravare l&#8217;infortunio nel continuare  in quelle condizioni, solo dolore.</p>
<p>Chi invece di dolore ne avrà molto è <strong>Eric Staal</strong>. Il centro dei <strong>Carolina Hurricanes</strong> si è infortunato al ginocchio nella semifinale mondiale tra Canada e Svezia di ieri sera dopo un contatto knee-to-knee con <strong>Alex Edler</strong> (dei Vancouver Canucks). Non si hanno ancora notizie sulla gravità dell&#8217;infortunio, si stanno aspettando i risultati degli accertamenti. Nel frattempo Edler, dopo il duro intervento, si è preso un game-missconduct e molto probabilmente ci scappa una sospensione dal torneo.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Memphis vince e vola in finale di conference</title>
		<link>http://www.playitusa.com/nba/2013/05/39379/memphis-vince-e-vola-in-finale-di-conference/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 17:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bianco20</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>

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		<description><![CDATA[Memphis vincendo la quinta partita della serie contro Oklahoma ha scritto la storia...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/20130516-191309.jpg"><img src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/20130516-191309.jpg" alt="20130516-191309.jpg" class="alignright size-full" /></a>Memphis vincendo la quinta partita della serie contro Oklahoma ha scritto la storia della franchigia arrivando per la prima volta alla finale della Western Conference. I Thunder non sono riusciti a trovare le energie per allungare la serie.</p>
<p>Oklahoma parte forte sospinta dell’energia del pubblico di casa ma Memphis rientra subito e condotta da un’immarcabile Randolph prende la testa e chiude il primo tempo avanti di 12 punti. Durant fatica tantissimo, chiuderà con 21 punti ma con 21 tiri, l’ultimo dei quali poteva dare l’inaspettato pareggio per portare le squadre al supplementare.</p>
<p>Infatti con orgoglio Oklahoma rientra nel finale fino a soli due punti di distacco, grazie anche a due liberi sanguinosamente sbagliati da Randolph. Durant però non regala l’ennesima giocata da campione e Allen chiude con i liberi dopo il rimbalzo.</p>
<p>Per Memphis la solita partita di sostanza, tutta difesa e organizzazione. Se c&#8217;è un difetto è la loro incapacità di chiudere la partite. Ancora una volta non sono riusciti a lascire indietro Oklahoma che ha comunque avuto la possibilità di giocarsela fino alla fine.</p>
<p>Durant ha pagato l’eccessivo utilizzo dovuto all’assenza di Westbrook e nella serie con Memphis ha gradualmente perso d’efficacia. Merito di una difesa come quella dei Grizzlies che è organizzatissima ed ha dei veri fuori classe difensivi, uno su tutti Tony Allen.</p>
<p>Per Oklahoma si chiude la stagione prima del previsto. La squadra sarà competitiva anche l’anno prossimo con un Reggie Jackson in più ma con molti dubbi su chi possa giocare nei momenti decisivi della stagione. </p>
<p>Il gioco tutto velocità è letale se a impostarlo è Westbrook, ma restano grandissime perplessità sul gioco a metà campo. Brooks avrà tempo per implementare un sistema che per ora è minimale e che si affida all’immenso talento del duo Durant-Westbrook.</p>
<p>Il gioco ad alto ritmo voluto da Brooks serve anche per mascherare con l’atletismo alcuni limiti che giocatori importanti come Sefolosha e Perkins hanno in attacco. Ibaka ha costruito un ottimo tiro piazzato ma anche lui come gli altri due fatica tantissimo a crearsi tiri nll’uno contro uno. La coperta in qualche modo deve essere corta. Se la difesa è così efficiente si deve rinunciare a qualcosa in attacco.</p>
<p>Per Memphis invece continua la corsa. Questa squadra nasce dallo scambio che nel 2008 portò Pau Gasol ai Lakers in cambio del Fratello Marc e da una serie di azzardi che hanno pagato nel tempo. Pochi avrebbero scommesso su Conley che è cresciuto esponenzialmente nelle ultime due stagioni.</p>
<p>Lo stesso scambio di Gay nel mezzo della stagione era sembrato un segnale di resa, con la nuova proprietà attenta più al bilancio che alla competitività della squadra. I risultati invece hanno dato ragione a Hollins che ha creduto nel gruppo che ha aiutato a crescere negli anni.</p>
<p>Randolph sembra aver ritrovato la magia dei play-off di due anni fa come dice a fine gara i Grizzlies sono gli “underdog” di tutta America. </p>
<p>Memphis è già riuscita e ribaltare il fattore campo due volte su due in questi play-off e non avranno problemi ad iniziare ancora una volta fuori casa nel caso gli Spurs passino il turno.</p>
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		<title>Finisce la corsa miracolosa dei Bulls, Miami è in finale di Conference</title>
		<link>http://www.playitusa.com/nba/2013/05/39372/finisce-la-corsa-miracolosa-dei-bulls-miami-e-in-finale-di-conference-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 15:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Ferraioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>

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		<description><![CDATA[La resa dei conti: il ritorno della serie all’American Airlines Arena di Miami...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_39366" class="wp-caption alignright" style="width: 450px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/wadesveglio.jpg"><img class="size-full wp-image-39366" alt="Dwyane Wade risponde presente per eliminare i Bulls, ora Pacers o Knicks servirà senza interruzioni anche il suo contributo" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2013/05/wadesveglio.jpg" width="440" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Dwyane Wade risponde presente per eliminare i Bulls, ora contro Pacers o Knicks servirà senza interruzioni anche il suo contributo</p></div>
<p>La resa dei conti: il ritorno della serie all’American Airlines Arena di Miami coincide con il primo match ball per i padroni di casa, che cercano tra le mura amiche il punto decisivo per portare a casa la qualificazione alla finale della Eastern Conference; per farlo dovranno avere la meglio per la quarta gara consecutiva dei Chicago Bulls che, dopo aver venduto carissima la pelle e aver compiuto più di una impresa con un roster ridotto ai minimi termini, appaiono sfiniti e ormai alle corde.</p>
<p>I quintetti titolari sono confermati e il match può iniziare con un monologo dei padroni di casa: Chicago sembra avere due o tre marce in meno rispetto agli Heat, e coach Thibodeau si vede costretto a chiamare il primo time-out dopo un 6-0 concesso dai suoi nei primi tre possessi del match.</p>
<p>Il rientro in campo non cambia lo stato delle cose, che anzi peggiorano e prendono una piega apocalittica per gli ospiti: Miami esegue con una fluidità disarmante, abusando della difesa dei malcapitati avversari e imperversando con un James divino che mette la firma praticamente in ogni azione su entrambi i lati del campo.</p>
<p>Gli Heat sono avanti 22-4 e i Bulls sono come un pugile al tappeto, in attesa del conteggio dell’arbitro; il k.o. è ad un passo, partita e serie sembrano chiuse a doppia mandata nella cassaforte di LeBron e soci. Nel time-out chiamato da coach Thibodeau, un Nate Robinson con già due falli a carico sprona la squadra e chiede di rientrare: l’esempio del numero 2 carica i compagni, e Boozer e Butler provano e imbracciare di nuovo le armi e un pò d’orgoglio, riducendo con sei punti in fila il distacco a proporzioni quantomeno non umilianti. James vola a inchiodare un alley-hoop di Bosh e converte anche due liberi, ma ancora Boozer continua a vestire gli inusuali panni del trascinatore e segna con continuità e varietà di soluzioni.</p>
<p>Chicago ha abbandonato il pick&amp;roll per manifesta superiorità della difesa avversaria, e con l’ennesima carta che non ti aspetti rappresentata dall’ingresso in campo di Rip Hamilton si gioca forse l’ultimo jolly estratto dall’esiguo mazzo a disposizione; l’uomo mascherato allarga la difesa e si fa trovare pronto al tiro, stupendo per il suo ritmo partita dopo che negli ultimi mesi (a parte una serie di comparsate culminate con l’ingresso a sorpresa in gara 4) era stato ormai bollato come ex giocatore.</p>
<p>I Bulls riprendono pian piano il controllo dei tabelloni, e grazie all’ennesimo canestro di Boozer (12 punti per lui nel primo periodo) si portano sotto la doppia cifra di svantaggio; un jumper di James in prossimità della sirena di fine quarto fissa il punteggio sul 30-21 in favore degli Heat. Miami dà l’impressione di giocare in terza marcia dopo l’inizio folgorante, e ha rischiato di uccidere partita e serie già nei primissimi minuti di gioco; Chicago invece è risorta dall’ennesima morte annunciata, e con risorse inspiegabili e imprevedibili si è rimessa quantomeno in partita.</p>
<p>Due liberi di Andersen aprono il secondo periodo, e Miami torna in doppia cifra di vantaggio; Hamilton va a segno dal palleggio, Mohammed cattura il rimbalzo in attacco e appoggia a canestro con la mano mancina, e i Bulls si portano sul -7.</p>
<p>La partita degli ospiti non ha spiegazione razionale, come non ce l’ha la loro corsa nei playoff: e l’emblema è un piccolo grande uomo di un metro e settanta scarso, che all’anagrafe fa Nate di nome e Robinson di cognome mentre in campo invece sfugge a qualsiasi definizione; il 2 di Chicago va a segno con un tiro insensato fuori equilibrio, convertendo il libero annesso e scrivendo 32-28 sul tabellino della partita. C’è vita, eccome, sul pianeta Bulls.</p>
<p>Coach Spoelstra vede i suoi in difficoltà e chiama time-out, all’uscita del quale gli Heat eseguono da manuale liberando Bosh per il piazzato da due punti; Hamilton risponde con un altro canestro dal palleggio in transizione, prima che una tripla di Butler (servito dal penetra e scarica di Krypto-Nate) accorci le distanze fino al -1 ospite (34-33). Wade segna dal palleggio appoggiandosi al vetro, ma gli Heat non sono più quelli di inizio gara e sembrano bloccati dal clamoroso ritorno di fiamma ospite: due liberi di Boozer e un’altra tripla di Butler portano i Bulls in vantaggio per la prima volta in questa partita, con un parziale di 17-4 che viene incrementato da un Robinson più adrenalinico che mai, che segna da tre e festeggia persino i tiri liberi conquistati.</p>
<p>Due triple di Bosh, diventato un fattore nella serie dopo l’iniezione di fiducia di gara 3, riportano sotto i padroni di casa, ma l’attacco degli Heat resta sostanzialmente fermo mentre i Bulls beneficiano di seconde opportunità grazie alla ritrovata padronanza sotto le plance. Boozer è posseduto da un sacro fuoco inedito, e la risposta di un Wade evidentemente menomato dai problemi al ginocchio viene vanificata dall’ordinaria follia del solito Robinson, che si inventa una serie di crossover in isolamento conclusa con una tripla da delirio.</p>
<p>Sulla sirena dell’intervallo il punteggio è da non credere, con i Bulls avanti 53-47 e ormai l’unica spiegazione, che razionale non è, non può che essere individuata parafrasando lo slogan di una nota pubblicità: più li butti giù, più si tirano su.</p>
<p>Se vogliamo fermarci ai numeri, gli ospiti sono avanti grazie alle grandi prove di Boozer (19 punti e 6 rimbalzi), Robinson (14 punti) e Butler (12 punti e solite difese d’autore); ma le cifre non dicono tutto di questi “IncrediBulls”, capaci di trovare risorse inspiegabili per rimontare dal -18 e far tremare gli Heat di King James. LeBron, dopo un primo quarto sontuoso, ha tirato il fiato e il suo calo è coinciso con quello dei suoi (sia nella metà campo offensiva che in quella difensiva); uno Wade menomato ma dedito alla causa (10 punti per lui) e un Bosh molto efficace al tiro (11 punti) non bastano ai padroni di casa, perché il supporting cast è assente ingiustificato (spiccano le difficoltà di Battier e Allen in fase di conclusione). Chicago ha riaperto una partita dal finale già scritto: ci aspettano 24 minuti di spettacolo ed emozioni, con tutto ancora da decidere.</p>
<p>Haslem commette il terzo fallo personale in apertura di terzo quarto, ma James appare subito deciso a mettere le cose in chiaro e va a segno con una tripla in transizione. Chicago però e sempre lì replica colpo su colpo, prima con un difficilissimo gioco da tre punti di Butler e poi con una tripla dall’angolo di Belinelli che riscatta così la prova incolore dei primi scampoli di partita.</p>
<p>L’attacco di Miami resta al palo e trova linfa solo dalle iniziative personali dei fuoriclasse in maglia bianca, mentre Jimmy Butler trova soluzioni offensive teoricamente impensabili per quello che dovrebbe essere “solo” uno dei primissimi difensori della lega. LeBron intuisce le difficoltà dei suoi e prova a caricarsi la squadra sulle larghe spalle da MVP, andando prima a segno svitandosi in aria e poi eludendo la difesa con un’esitazione e seguente entrata a canestro che gli vale il gioco da tre punti per il -5 Heat (65-60).</p>
<p>Boozer segna ancora per chiudere un magnifico gioco a due con Noah, Chalmers commette il suo terzo fallo ma la difesa ospite omette la rotazione e Haslem può schiacciare in solitudine su magistrale assistenza di uno stoico Wade. Le cose però si mettono male per gli uomini di South Beach: Chicago va in bonus grazie al quarto fallo di Bosh, Boozer punisce una disattenzione difensiva ricevendo palla dalla rimessa con due secondi sul cronometro e andando a canestro senza l’opposizione degli avversari, Hamilton si alza e muove solo la retina per la tripla dalla punta, e gli ospiti scappano sul +11 con due liberi di Robinson (75-64). Come se non bastasse, Wade è costretto a tornare negli spogliatoi per cambiare il bendaggio al ginocchio malandato, ma Miami riesce a restare in partita grazie ad una tripla dall’angolo di Ray Allen servito da un capolavoro di James (che triplicato, in mezzo all’area e in salto serve un pallone con scritto “basta spingere” per il tocco di velluto di He Got Game).</p>
<p>Due liberi di un sempre più sorprendente Hamilton (fino a un certo punto, perché il vero talento non conosce età o ruggine di sorta) e un layup di Andersen chiudono il terzo quarto, con gli ospiti che hanno consolidato il loro vantaggio e comandano 77-69. Chicago sta provando ad attrezzarsi per l’ennesimo miracolo della sua postseason, Miami invece ha a disposizione 12 minuti per rimontare e chiudere i conti della serie.</p>
<p>Battier apre il quarto periodo fallendo l’ennesima conclusione con spazio: sembra davvero una serata nera per il numero 31 degli Heat, che però nel possesso successivo piazza due giocate da campione vero che forse svoltano la partita dei padroni di casa. Cole sbaglia da tre, Battier cattura il rimbalzo e si sistema di nuovo in angolo: James gli dà fiducia e lo serve, il veterano dall’università di Duke si alza da tre e stavolta è una sentenza; si muove solo la retina, -5 Miami.</p>
<p>I padroni di casa si fanno ancora più sotto grazie ad Andersen che schiaccia in contropiede un alley-hoop di Cole; un semi-gancio di Gibson dal pitturato riporta in controllo i Bulls, ma un’altra tripla di Battier dall’angolo opposto rispetto a quella precedente porta gli Heat sul -2. La difesa di Miami torna a salire di livello, battuta soltanto da Hamilton con un difficilissimo tiro dal palleggio che si arrampica sul ferro prima di finire la sua corsa nel canestro avversario; ancora Battier subisce fallo sul tiro da tre, e i suoi due liberi a segno si aggiungono a quello successivo di James e ad un tiro dal palleggio di Cole che riporta in vantaggio i padroni di casa per la prima volta da metà del secondo periodo (82-81).</p>
<p>I Bulls si affidano ancora a Rip Hamilton, con l’uomo mascherato che sembra aver portato indietro il tempo e segna con un fantastico tiro in corsa sulla sirena dei 24 secondi; Cole riporta avanti i suoi con una schiacciata mancina nel traffico, e a sei minuti dal termine è ancora tutto in gioco. Intanto, dagli spogliatoi è tornato un signore con la maglia numero 3 e un bendaggio tutto nuovo al ginocchio che fa le bizze; Wade sa bene cosa voglia dire giocare sul dolore, e al rientro in campo decide che è giunta l’ora di chiudere i conti: con due canestri in corsa in fotocopia mette i suoi avanti di due possessi, poi, dopo l’ennesima magia di un indomito Robinson, difende come se non ci fosse un domani e va a stoppare la conclusione di Butler, prima di mettere il punto esclamativo al parziale personale con una schiacciata a rimbalzo che porta i suoi a +7 (93-86) con 3 minuti da giocare.</p>
<p>Tutto finito? Nemmeno per idea, perché questi Bulls non conoscono il significato della parola “resa”: Noah stoppa la penetrazione di James, e sotto il canestro offensivo si accende una lotta senza quartiere dalla quale esce vincitore Boozer, che cattura il rimbalzo numero 13 e segna il ventiseiesimo punto della sua gara. James, sottotono nel quarto periodo, subisce fallo ma realizza solo uno dei due liberi a disposizione; Robinson prende il pallone, lo porta in attacco e dalla punta spara una tripla insensata per chiunque, ma se ti chiami Krypto-Nate un motivo ci sarà: solo rete, e incredibile -3 dei Bulls sul punteggio di 94-91.</p>
<p>Un super Boozer strappa il pallone a Bosh, ma non sfrutta l’opportunità di accorciare dall’altro lato del campo; Battier e James sbagliano i tiri della staffa, e Chicago ha il pallone in mano con 26 secondi da giocare. La tripla di Robinson è corta, Boozer conquista un altro rimbalzo ma il tentativo disperato di Butler non prende neanche il ferro: il solito, infinito cuore dei Bulls non basta; gli Heat vincono 94-91. Miami conquista il punto decisivo e avanza al turno successivo grazie alla solita prova a 360° di James (23 punti, 7 rimbalzi, 8 assist); ma stasera il Prescelto (in difficoltà al tiro come testimonia il 5-14 finale) non ce l’avrebbe fatta senza l’aiuto di “mister Heat”: Dwyane Wade infatti vince la partita su una gamba sola nei minuti finali, segnando i canestri decisivi e difendendo alla grande, per una partita da 18 punti (7-13 al tiro), 5 rimbalzi e 6 assist.</p>
<p>I Bulls, che definire eroici è quantomeno riduttivo, si battono fino all’ultimo andando ben oltre le proprie possibilità: gli occhi della tigre di un Boozer da 26 punti (10-19 al tiro) e 14 rimbalzi, il gioco a tutto campo di Butler (difese d’alta scuola e 19 punti totali), la classe innata di un redivivo e Hamilton (15 dalla panchina) e soprattutto le scariche di adrenalina di un commovente Nate Robinson (21 punti, 5 rimbalzi e 6 assist per il piccolo grande uomo) non bastano per continuare a sognare e a riportare la serie a Chicago. Miami trova un contributo da doppia cifra anche da Bosh e Haslem mentre la panchina, pur non spiccando per punti segnati e percentuali di tiro, indirizza la partita con giocate decisive nei momenti chiave del match.</p>
<p>Tutto come previsto: i pronostici sono stati rispettati e gli Heat hanno avuto la meglio dei Bulls in cinque partite. È raro, però, che una serie che termina 4-1 per i favoriti riesca a regalare le emozioni fornite da questa Miami-Chicago: una squadra, quella dei Bulls, già battuta in partenza che non si piega alla potenza del fato e che trova risorse nascoste in fondo all’anima costringendo i campioni in carica a giocare il loro miglior basket per passare il turno; una risposta da campioni per LeBron e soci, che proprio come lo scorso anno nella semifinale contro i Pacers hanno saputo svoltare una volta messi con le spalle al muro.</p>
<p>Miami avanza alla terza finale di Conference consecutiva, dove se la vedrà contro la vincente della serie tra Indiana e New York rivestendo una volta di più i panni di grande favorita; Chicago può recriminare per l’incredibile serie di sfortune e infortuni abbattutasi sul suo roster, ma ha saputo emozionare e ha regalato una bellissima lezione di sport: non sempre le favole diventano realtà ma, credendo nelle proprie qualità senza darsi mai per vinti, si possono superare anche gli ostacoli più insormontabili.</p>
<p>I playoff continuano, la corsa dei Bulls finisce qui: ai pirati della Windy City non è riuscito l’ultimo arrembaggio alla corazzata guidata da capitan LeBron e dall’ammiraglio Wade.</p>
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		<title>I momenti più belli della regular season 2013</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 06:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hockey Night in Cividale</dc:creator>
				<category><![CDATA[NHL]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte non serve scrivere per raccontare una storia. Basta un video, una...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A volte non serve scrivere per raccontare una storia. Basta un video, una canzone e un ottimo montaggio per  comunicare e trasmettere quelle emozioni che solo l&#8217;hockey, la <strong>NHL</strong>, riesce a dare a tutti i suoi tifosi e non.</p>
<p><em>Hockey Night in Cividale</em> mette giù la penna e dedica a tutti voi i migliori momenti di questi 4 mesi di regular season riassunti in 4 minuti:</p>
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