Si sono finalmente calmate le acque intorno al mercato NBA, dopo una free agency scoppiettante e ricca di colpi di scena come poche altre volte.

D’altra parte, dopo le ultime Finals i Warriors appaiono sempre più in fuga verso la leggenda e se si vuole almeno provare e competere con loro bisogna giocare il tutto per tutto, lavorare di fantasia e, soprattutto, osare.

Gli uomini copertina di questo mercato estivo probabilmente già li conoscete: Butler che torna a giocare per Thibodeau, George che prende il posto di Durant ad OKC, ed Hayward che sceglie il suo mentore Brad Stevens ed il pride di Boston.

Ma i veri protagonisti di tutta questa baraonda di nomi, asset e complicati calcoli su salari e contratti sono i manovratori, i GM, personaggi mitologici un tempo ignoti ai più ed oggi invece, nel mondo globalizzato e connesso, sempre più riconosciuti ed idolatrati dai propri tifosi.

Proviamo a rileggere le principali mosse dell’estate dal loro punto di vista.

L’ All-in di Morey

La stagione 2016 – 2017 è stata un piccolo capolavoro per il GM dei Rockets, cominciata con la rivoluzione D’Antoniana e proseguita con l’assemblaggio di una squadra “estrema” ma efficacissima, che puntava a vincere segnando un punto in più dell’avversario e segnandolo nella maniera più efficiente possibile, cioè coi layup ma soprattutto con valanghe di tiri da 3.

La malinconica conclusione dei playoffs in una gara 6 in cui anche James Harden ha issato, sfinito, bandiera bianca, deve però aver convinto Morey che il suo roster necessitava di maggior star power per poter reggere l’urto di corazzate come Spurs e Warriors. Eccolo dunque impacchettare 7 (?) giocatori (fra cui il pretoriano Beverley) e una prima scelta futura per arrivare a niente meno che Chris Paul.

E così, dopo un anno passato a magnificare il genio di D’Antoni capace di trasformare Harden in un playmaker 5 stelle, l’anno prossimo si smonta tutto e si riporta il Barba nella sua più naturale posizione di guardia, per averlo più fresco a fine partita e per dare alla squadra un secondo creatore di gioco anche nei suoi canonici 8 minuti di riposo.

Certo la panchina ora è tutta da ricostituire, ma Morey è un giocatore d’azzardo e CP3 merita questi ed altri azzardi.

La magata di Presti

Non lo confesserà mai, ma sotto sotto Sam Presti lo sa che avrà sempre qualcosa da farsi perdonare dalla tifoseria di OKC. Quando arrivi ad una finale NBA con 3 potenziali MVP e dopo 4 anni te ne rimane solo uno ed un roster zoppicante, qualcosa deve essere andato storto.

Per questo ottenere il “prestito” di Paul George contemporaneamente scaricando il contratto di Oladipo e l’attualmente ininfluente Sabonis si può tranquillamente già considerare uno dei più grandi furti con scasso della storia del mercato NBA.

Il primo ad essere stato piacevolmente sorpreso dalla trade è stato lo stesso ex giocatore di Indiana, che si aspettava magari che una Boston o una Cleveland facessero una telefonata al suo GM… ma quale fit migliore dei Thunder, della tifoseria di Oklahoma, di giocare accanto a Westbrook nel ruolo che fu di Durant…

Anche se il suo cuore è gialloviola, è quest’anno che avrà finalmente una vera chanche con una contender: chi in tutta la NBA può schierare un quintetto difensivo come Westbrook-Roberson-George-Patterson-Adams da oppore al primo quintetto dei Warriors?

La pazienza di Ainge

In mezzo alla grande agitazione del mercato NBA, all’ansia da prestazione, alle trade di corto respiro giusto per ottenere una manciata di vittorie in più, c’è un signore che sta gestendo una franchigia NBA col distacco di un lord inglese.

53W, finale di conference, la prima scelta assoluta e tante prime scelte future?
Stiamo calmi. La prima non mi serve, va anche bene la terza purchè accompagnata da un’altra scelta in lotteria l’anno prossimo.

George e Butler? Costano troppo.
Meglio il più giovane Gordon Hayward, fit perfetto per i biancoverdi e pupillo di coach Stevens.

E per non pagare la luxury tax, cediamo anche Bradley, tanto l’anno prossimo non ci saranno i soldi per tenere sia lui che Thomas.

Tutto molto bello: ma l’assalto al trono di spade di Lebron quando comincia?

Il Doc si salva in corner

Dopo anni di magre sul mercato, Doc Rivers ha finalmente tirato fuori qualche coniglio dal cappello proprio nel momento di maggiore crisi, quello della partenza di Chris Paul. Per pareggiare i salari, Houston è stata generosa, includendo fra gli altri Beverley e 2 giovani molto promettenti come Dekker e Harrell, gambe giovani che valgono oro in un roster asfittico come quello dei Clippers.

Ma il colpo grosso è stato il nostro Danilo Gallinari, che andrà giocare per una città ed una organizzazione 5 stelle: è forse la sua ultima occasione ad alto livello di giocarsela in una seria squadra da playoffs, sperando che non arrivino sempre gli infortuni nella seconda parte di stagione a rovinare tutto…

Bob Myers e la solitudine dei numeri primi

L’hype che circonda i Warriors non si spegne neanche in off season: pur se assenti dal draft, ci sono rientrati a pagamento andandosi a comprare un secondo giro da Miami per arrivare a Jordan Bell, per alcuni il Dreymond Green del futuro.

Ma non solo: il 2 volte GM dell’anno ha confermato tutto il nucleo, convinto Durant a prendere 10 milioni in meno per quest’anno e portato nella Baia 2 tiratori come Young e Casspi.

I Warriors sono sempre più soli al comando o forse quest’aura di invincibilità porta i media ad esaltare oltre misura ogni loro più piccola mossa?

Nel nome di Hinkie

A Philadelphia questa estate ci credono, ci credono per davvero: The Process funziona, i playoffs sembrano a portata.

La cosa buffa è che il fantasma di Hinkie continua ad aleggiare sulla franchigia della città dell’amore fraterno.

Ainge cede la prima assoluta? E’ merito di Hinkie.
JJ Redick è un fit perfetto per l’attacco? E’ arrivato grazie allo spazio creato da Hinkie.

Hinkie l’aveva predetto, Hinkie lo sapeva.
Ma esattamente, per quanti anni ancora sarà merito di Hinkie tutto quello che succede ai 76ers?

Post By Max Giordan (979 Posts)

Max Giordan segue l'NBA dal 1989, naviga in Internet dal 1996. Play.it USA nasce dalla voglia di unire le 2 passioni e riunire in un'unico luogo "virtuale" i tanti appassionati di Sport Americani in Italia. Email: giordan@playitusa.com

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4 thoughts on “La Free Agency NBA 2017: una sfida fra GM

  1. scusa Max Giordan ma mi sembra che tu abbia tralasciato i Minnesota Timberwolves… Layden e Thibodeau…Hanno preso Jimmy Butler e si sono liberti di LAvine, preso Crawford, Teague e Gibson

  2. Io onestamente molte delle scelte di questo mercato non le capisco. Dopo che Harden si è adattato al ruolo di playmaker atipico, diventando comunque il più forte assistman dell’NBA… a cosa serve Chris Paul? Mi spiego, io Paul lo vorrei sempre ed in qualsiasi squadra, ma tra tutte le scelte possibili non ho davvero capito Houston!
    Inoltre cosa serve George per una stagione a OKC?

    • Paul va a dare una mano ad Harden, che è arrivato spompato alla fine della stagione, e quando si sedeva in panchina i suoi Rockets sprofondavano… Ora si potrà alternare con Paul. Inoltre Harden è ottimo anche da guardia, non solo da play. Più che altro di Houston preoccupa il contorno ora… ma Morey è uno che sa muoversi… George può essere il nuovo Durant, e praticamente è arrivato per niente, anzi scaricando Oladipo… ha già detto che se si troverà bene potrebbe anche rimanere!

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