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Intervista Esclusiva al Presidente FIBS, Riccardo Fraccari

Categorie: MLB, Baseball: le nostre interviste
Autore: Renè
Published on 30.03.06

Grazie alla gentilezza dell’ufficio stampa della Federazione Italiana Baseball e Softball (FIBS) abbiamo avuto il privilegio di effettuare un’intervista esclusiva al Presidente Riccardo Fraccari, per i lettori di Play.it. E’ stata una lunga telefonata, decisamente piacevole, in cui il Presidente ha risposto a tutti i nostri quesiti, sul World Baseball Classic e sui rapporti tra Italia ed MLB in primis, ma anche su alcune iniziative che la Federazione intende intraprendere per migliorare lo stato del baseball italiano.

La cortesia e disponibilità del Dott. Fraccari sono state veramente incredibili, e non si è mai trincerato dietro risposte “politiche”, illustrandoci le sue opinioni e le sue idee con franchezza e schiettezza assolute.

Quanto segue è la trascrizione fedele dell’intervista effettuata:

Come si è avvicinato al mondo del baseball?

Ero circa in prima superiore e mi appassionai vedendo la gente giocare. Dopo un po’ il mio allenatore di allora, vedendo quanto mi piacesse il baseball, mi suggerì di fare l’arbitro perchè secondo lui avrei potuto avere un futuro. Ebbe ragione lui, perchè poi ho arbitrato la finale per il primo posto alle Olimpiadi di Los Angeles (nella finale giocarono, tra gli altri, Mark McGwire, Barry Larkin, B.J. Surhoff e Will Clark, ma gli Usa persero 6-3 col Giappone, ndr), ho vinto il premio come miglior arbitro del mondo e sono stato incluso, come unico europeo della mia categoria, nella Hall of Fame statunitense.

Complimenti, è riuscito a togliersi delle belle soddisfazioni.

In effetti sono riuscito a compensare quanto non sono stato in grado di fare da giocatore.

Parlando della MLB odierna, ha qualche squadra o giocatore preferito?

Ovviamente il mio idolo era Mike Piazza per mille motivi. I Dodgers e gli Yankees sono invece le due franchigie che più mi hanno affascinato. Poi chiaramente ho sempre avuto qualche preferenza particolare per gli italo-americani che sono riusciti a dimostrare che il baseball fosse anche, se non soprattutto, un gioco fatto per gli italiani. Da questo punto di vista ho sempre avuto un occhio di riguardo per le squadre con una forte componente italiana, come anche Tampa Bay.

Parliamo del WBC. Cosa ne pensa? All’inizio c’erano molti scettici che non credevano potesse avere vita lunga, ma alla fine il torneo ha entusiasmato superando ogni aspettativa.

Il Classic è una manifestazione che mancava per suggellare ulteriormente anche nei confronti del CIO l’universalità e la grandiosità di questo sport. E’ un campionato mondiale che inizialmente la Federazione internazionale (IBAF) non vedeva di buon occhio, salvo poi ricredersi ed indicarlo come manifestazione più idonea a dare un futuro a questo sport sul piano internazionale.
Abbiamo visto le 16 migliori formazioni del mondo, e per la prima volta c’è stata la partecipazione dei professionisti. Bud Selig ha detto che il baseball verrà lanciato in un’altra dimensione grazie a questa competizione, ed effettivamente sarà così anche secondo me.

Quindi il Classic è stato una risposta degna del mondo del baseball all’esclusione dalle Olimpiadi da parte del CIO?

Certamente si, anche se non si propone assolutamente come alternativa alla competizione olimpica. Basta vedere il numero di giornalisti accreditati, circa 4000, che è stato superiore alle World Series (circa 2000) ed anche alle ultime Olimpiadi Invernali di Torino (circa 3200). Sono stati venduti tantissimi biglietti e in molte gare si è andati in overbooking con una partecipazione di pubblico incredibile ed un’enorme attenzione da parte dei media. Se è dunque vero che per il CIO contano questi dati commerciali ed economici oggettivi, il baseball ha fatto centro.

Crede che sarà possibile avere un miglior timing per tenere la competizione, come un All-Star Break dell’MLB più lungo oppure un torneo a fine ottobre con l’anticipo di un paio di settimane della stagione americana? Glielo chiedo perchè è stato evidente come la qualità del gioco sia salita vertiginosamente man mano che i giocatori entravano in forma ed erano più rodati.

Si tratta di capire intorno a quale evento principale debba ruotare la stagione internazionale. Uno dei motivi per il quale i professionisti non andavano alle Olimpiadi era perchè avrebbero dovuto interrompere la stagione MLB, comportando un danno economico enorme. Giocando a marzo non ci sono stati problemi, a dimostrazione di come non ci fosse uno sbarramento da parte dei giocatori. Organizzando il torneo a luglio si andrebbe ad interrompere la regular season e questo costituirebbe un grave danno economico, nell’ordine di parecchi milioni di dollari a settimana, per ogni club professionistico.
Se invece riuscissimo a spostare un po’ più avanti la stagione americana, anticipandola col Classic, il torneo sarebbe ancora più interessante.

Comunque secondo lei la stagione deve anticipare la stagione MLB e non arrivare dopo.

Arrivando dopo significherebbe creare problemi anche agli altri continenti. Ad esempio in Italia il campionato va da aprile a settembre-ottobre. Il Classic si finirebbe per giocarlo a Natale alla fine. Ovviamente si può ristrutturare la stagione per collocarlo temporalmente anche lì, ma con qualche ostacolo in più. Per me il periodo ideale è quello che precede la stagione MLB.

Molti campioni, prima del torneo, hanno snobbato il torneo o hanno messo in cima alle proprie priorità lo Spring Training. Visto come sia andato il torneo, si può dire che abbiano avuto torto?

Certamente si. Mike Gallo per venire a giocare con noi ha rischiato un contratto con parecchi soldi, e così è stato anche per Frank Menechino. Io ho scritto una lettera di ringraziamento a questi ragazzi.
Il mio timore prima del Classic era quello di assemblare una squadra di professionisti con accanto degli amatori, ma la prima volta che sono entrato nello spogliatoio per salutarli il dubbio è scomparso. Ho visto un gruppo compatto e coeso. Il primo passo fra l’altro l’hanno fatto proprio i grandi, come Mike Piazza. Ad esempio la prima sera, alcuni dei giocatori che militavano nel campionato italiano sono usciti per andare a farsi un giro ed è stato proprio Mike a chiedere di poter unirsi a loro. Insomma, quelli che secondo alcuni avrebbero avuto la puzza sotto il naso sono stati i primi ad avvicinarsi, ed io ho visto anche l’orgoglio di queste persone nell’indossare la divisa italiana, con una volontà a volte superiore anche a quella di tanti italiani nati e cresciuti da noi.

Questa è senz’altro una bellissima cosa.

Si, ma poi quando li ho ringraziati per aver aderito, lo stesso Piazza aveva le lacrime agli occhi. Io ho detto: “Voi state giocando per un paese di cui vi hanno parlato i vostri nonni e di cui forse non conoscete neanche la nostra lingua, però lo fate con un orgoglio davvero commovente.” Il loro è stato un atteggiamento che ha creato il gruppo che poi ha permesso il raggiungimento di certi risultati da parte della squadra italiana.

Sarà secondo lei possibile in futuro tenere una competizione come il Classic ed evitare che non partecipi gente del calibro di Manny Ramirez, Gary Sheffield e Nomar Garciaparra, per dirne solo tre? Basterà il successo della prima edizione per invogliarli?

Ho tra le mani Usa Today dell’8 marzo, che riporta un’intervista a Clemens, che dice che per lui giocare nel World Baseball Classic è paragonabile a servire il proprio paese.

D’altronde Clemens è quello che si era ritirato per partecipare alle Olimpiadi. Poi gli americani non si sono qualificati e lui è tornato all’attività.

Esatto, e dice anche che lui, nonostante tutte le World Series e tutti i trofei conquistati, non ha mai provato un onore come quello che ha provato nel giocare in questo torneo. Io credo che dunque tutti coloro che l’hanno snobbato, anche fra i proprietari come Steinbrenner, dovranno ricredersi in base ai risultati tecnici ed economici, tenendo in seria considerazione il Classic in futuro.

A proposito di Steinbrenner, può confermare che ha messo il veto alla partecipazione di Giambi?

Posso limitarmi a dire che ci sono state prese di posizione molto forti, non voglio andare oltre.

Che ripercussioni potrà avere comunque la resistenza da parte di alcuni proprietari? Alcuni hanno continuato ad essere ostili fino in fondo.

Il problema è che non capiscono che per far diventare il baseball uno sport universale sia assolutamente necessario conquistare l’Europa, altrimenti rimarrà uno sport locale. Questo è uno dei motivi per i quali siamo fuori dalle Olimpiadi. L’Europa ha un grande potenziale di marketing e merchandising ed alla fine i proprietari di club dovranno fare i conti con queste nuove frontiere.
Con la MLB noi abbiamo avviato una grande partnership. Abbiamo aperto un’accademia per i giovani italiani al centro tecnico federale di Tirrenia, dove la Federazione con la collaborazione della Major League e dei suoi istruttori paga gli studi a questi ragazzi per giocare. La mattina vanno a scuola ed il pomeriggio si allenano tutti i giorni. Uno di loro ha già firmato per i Chicago Cubs, ovvero Alessandro Maestri (il nostro blogger, ndr).
Quello corrente è il secondo anno di attività dell’accademia, ed attualmente ci sono venti atleti che fanno baseball di professione, mantenuti dalla Federazione e dalla Major League. Tra l’altro in questa accademia la MLB in questi due anni ha organizzato la propria accademia europea, ovvero prende i migliori 60 prospetti d’Europa e li porta da noi per un mese, mentre quella italiana dura nove mesi, quanto un anno scolastico. E’ un fatto decisamente rivoluzionario che qui in Italia si tenga un camp simile a quelli organizzati regolarmente nella Repubblica Dominicana o in altri paesi centroamericani, anche se non è ancora molto conosciuto data la recente istituzione. Questo significa appunto dare un futuro al baseball europeo.

E’ auspicabile che veder lanciare prodotti del vecchio continente come Martis o Maestri abbia aperto loro gli occhi.

Certo. Peraltro considerati i problemi burocratici e di visti che hanno negli Usa sarebbe importante anche per loro avere atleti qui in Europa. Uno dei progetti ai quali stiamo lavorando è la professionalizzazione della lega italiana. Nel giro di pochi anni vorremmo arrivare ad avere un campionato professionistico in Italia in collaborazione con la MLB.

Si tratterà di un campionato tipo A o AA o di una vera e propria Major League italiana?

Diciamo che potrà essere un campionato tipo le minor leagues e che quindi sarà un torneo professionistico a tutti gli effetti. Ad esempio, invece di mandare i loro migliori talenti a Panama o nella Repubblica Dominicana li potrebbero mandare da noi.

Il torneo sarebbe slegato dal campionato italiano, senza promozione e retrocessioni?

Si, sarebbe ipotizzabile un campionato a franchigie, magari regionali. Ad esempio la stragrande maggioranza del nostro campionato è localizzato in Emilia Romagna, e noi vogliamo rivoluzionare l’attitudine che prevede che non appena ci si allontani dai centri storici del baseball, il nostro sport venga messo da parte. E’ mai possibile che il Piemonte o la Lombardia non siano in grado di esprimere una franchigia di A1? Sicuramente potrebbero farcela raggruppando i migliori di ciascuna organizzazione locale, ed è questo il nostro progetto: fare un campionato professionistico a franchigie chiuse, che rappresentino il miglior talento che c’è in quella regione. Poi ovviamente verrebbe valutato caso per caso, e l’Emilia Romagna potrebbe avere persino tre franchigie, ma l’orientamento è quello di raggruppare i migliori giocatori regionali. Sotto le franchigie ci sarà un’organizzazione piramidale col campionato che c’è oggi, fortemente orientato allo sviluppo dei giovani.

Parlando di Italia, la maggior parte del baseball è nel nord-est italiano. Tra Lazio e Sicilia c’è veramente poco. Come pensa di incentivare la pratica sportiva in queste zone?

In questi 4 anni di presidenza abbiamo lavorato per dare una buona immagine e vitalità al baseball italiano cominciando dal vertice. Abbiamo ristrutturato i campionati e le nazionali. Tanto per parlare di giovani, prima c’erano due nazionali giovanili: ragazzi e cadetti. Queste squadre prendevano i migliori 20 giocatori sul territorio nazionale e poi venivano mandate a giocare il campionato d’Europa che spesso è di scarso livello, con alti costi e zero risultati. Oggi invece per ognuna di quelle nazionali esiste una rappresentativa del nord, del centro e del sud, col risultato di avere 6 squadre, triplicando anche i tecnici e dedicando risorse per seguire tutto l’anno questi giovani.
Oggi, secondo il nostro coordinatore tecnico Bill Holmberg, abbiamo già grandi prospetti di 15-16 anni grazie a questo progetto “Verdeazzurro” (il verde è la speranza, l’azzurro la nazionale, ndr). Inoltre abbiamo la nazionale juniores, il club Italia che sarebbe la nazionale under 21 e la rappresentativa seniores. Quest’anno poi partirà anche il campionato under 21, da me fortemente voluto. Credo che dunque il nostro progetto “qualità” sia ormai definito. Adesso partirà il progetto “quantità” che prevede l’aumento di praticanti aggredendo la base con ingenti risorse dedicate a raddoppiare entro qualche anno il numero di tesserati.

Da dove dovrebbero provenire queste risorse?

Le risorse sono quelle che vengono dal campo, dalla partnership con la Major League e dalle grandi sponsorizzazioni. Oggi gli sponsor tecnici della nazionale sono gli stessi dell’MLB ed hanno effettuato ingenti investimenti in Italia. Abbiamo colossi come la Majestic, la New Era e l’Under Armour ad esempio. Dal punto di vista tecnico è tutto sponsorizzato e questo ci ha permesso di liberare risorse destinate al vertice per re-indirizzarle alla base.

Bisogna fare così anche perchè dal Coni arriva poco, giusto?

Si, ed arriva soprattutto orientato allo sport di vertice. Io sono riuscito a coprire quelle necessità in altro modo, quindi ora possiamo utilizzare i fondi risparmiati per incentivare i praticanti alla base. Ora attaccheremo le necessità dei piccoli con consistenti investimenti insieme ad alcuni partners come la Wilson, ed altri. Forniremo guanti, materiali, palline oltre a programmi tecnici di sviluppo per la scuola a tutte le nuove realtà che si formeranno.

Questa è un’ottima notizia, soprattutto per il centro-sud dove anche in grandi città come Napoli o Bari c’è carenza di impianti ed attività.

Il centro-sud è un mio pallino. La settimana scorsa sono andato in Abruzzo, a Tollo, ed ho potuto toccare con mano i risultati di questi primi 4 anni: addirittura su 4200 abitanti ci sono circa 80 ragazzi praticanti, e ad Atri stanno costruendo un campo.
Noi abbiamo due direttrici: una è quella adriatica, che unisce Rimini alle Marche ed alla Puglia, e l’altra tirrenica che va da Nettuno alla Campania alla Sicilia. Ed è su queste direttrici che dobbiamo lavorare. Ad esempio, sia in Campania che in Sicilia che in Puglia la Federazione paga dei tecnici a tempo pieno per andare nelle scuole.

Bene, perchè un peccato che in una regione come la Puglia esistano solo due squadre, Foggia e Matino, peraltro molto distanti geograficamente.

In Puglia esistono due poli con un grande potenziale. Il prossimo obiettivo è di curare proprio questa regione, colmando lo spazio tra queste due macchie di leopardo, intervenendo sull’attività giovanile. Già l’anno scorso mandammo un tecnico cubano pagato da noi, e la settimana prossima mi recherò in prima persona a discutere coi vertici regionali delle problematiche locali.

Parlando di attività giovanile, l’anno scorso in Italia è sorta la prima scuola baseball italiana, almeno a quanto mi risulti, ovvero la Frozen Ropes di Verona. Sono previsti aiuti, incentivi ed agevolazioni a chi proponga questo tipo di iniziative?

Dipende da che finalità si porranno queste organizzazioni. La Federazione non delega ad altri la formazione dei giovani. Un conto sono le attività che cercano di vivacizzare la promozione del baseball a livello locale, un altro sono quelle che rischiano di porsi in alternativa o al fianco della Federazione per lo sviluppo formativo. Il progetto tecnico del CNT non può essere sostituito dalla Frozen Ropes o chi per loro. Queste realtà vengono dunque incentivate nella misura in cui servono a complementare il lavoro federale sul territorio locale e non a sovrapporsi ad esso.
Noi abbiamo dei camp federali che sono nati con la mia presidenza, ed oggi scoppiano di salute. Da uno siamo passati a 4 camp, ed uno lo svolgeremo con la MLB proprio presso l’Accademia federale del baseball italiano di Tirrenia.

Tornando alla collaborazione con l’MLB, tempo fa vennero in Italia i dirigenti dei Tampa Bay Devil Rays e si parlò di qualche partita di regular season giocata presso di noi. Il problema sollevato fu quello di un impianto adeguato. A che punto è il progetto?

Ho incontrato parecchie persone, dal chairman Vincent Naimoli ai responsabili del Coni all’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Ci fu addirittura la proposta di buttar giù parte dell’Olimpico ricostruendolo in un mese ma poi non se ne fece nulla.
Io penso in grande ed ho proposto anche un girone del Classic a Roma. Sono stati organizzati voli charter per vedere i tre match disputati, quindi ci sarebbe interesse anche a vedere le partite qui. Certamente il problema numero uno rimane la costruzione dello stadio, ma possiamo lavorarci su.

E’ possibile individuare una tempistica definita? Ed i fondi per lo stadio sono già stati individuati?

Stiamo discutendo con la Major League riguardo a questo progetto e non possono essere indicate date. La buona notizia è che ci sono fondi che sono stati messi a disposizione dalla MLB e quindi possiamo procedere a definire meglio le idee preliminari.

Torniamo a parlare dei risultati della nazionale durante il Classic. E’ soddisfatto delle prestazioni della nazionale?

Molto, moltissimo, perchè siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati: battere l’Australia e giocare bene contro le altre due squadre. Addirittura contro gli australiani abbiamo stravinto.

Peraltro hanno dimostrato di non essere pellegrini facendo sudare anche Repubblica Dominicana e Venezuela.

Certo, e non bisogna dimenticare che hanno vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi.

Con gli italo-americani della spedizione è prevista qualche collaborazione per il futuro o si conclude tutto col termine del WBC?

Il grande risultato forse è proprio quello di aver instaurato un rapporto anche per il futuro con loro. Tutti hanno dato la loro piena disponibilità a continuare a lavorare con la nostra Federazione, incluso Mike Piazza.

Quindi Matt Galante, DiSarcina e Franco continueranno a dare una mano al baseball italiano?

Si. John Franco verrà in accademia tra qualche settimana ed anche Piazza ha dato la sua disponibilità ad una visita a Tirrenia. Quando gli ho detto “ci vediamo a Pechino” lui mi ha risposto che sarebbe venuto volentieri da coach della nazionale. Secondo me però ci potrebbe essere utile anche con la mazza, a patto di battere un po’ meglio di come ha fatto al Classic.

E’ deluso dalla performance di Mike in campo?

No, perchè ha ampiamente fatto il suo. Nel senso che ha aggiunto tantissimo alla squadra col suo apporto dentro e fuori dal campo. E’ stato un grande esempio al resto della squadra, offrendo un contributo che è andato ben oltre quanto prodotto con la mazza. Mi riferivo proprio a questo quando parlavo di passo in avanti fatto dai campioni verso i ragazzi del nostro campionato.

Quali sono i prossimi obiettivi della nazionale italiana?

Abbiamo un lungo cammino da fare. C’è la Coppa Intercontinentale a novembre, ci sono le qualificazioni olimpiche e c’è Pechino 2008. C’è molto a cui pensare.

Come valuta il fatto che i diritti italiani siano rimasti invenduti fino alla settimana prima dell’inizio della competizione?

Forse chi deteneva i diritti per l’Italia avrebbe potuto fare qualcosa di più, e sarebbero stati venduti prima.

Ritiene importante la trasmissione in chiaro del Classic su Sportitalia?

Moltissimo! Un grazie a Sportitalia ed ai suoi commentatori. I riscontri che abbiamo avuto sono stati estremamente positivi.

Non ritiene preoccupante che la tv italiana del baseball, ossia Sky, non si sia fatta avanti per acquisire i diritti?

In questo momento a Sky stanno pensando ad altro. Avrebbero dovuto acquisire anche il campionato italiano e poi non se n’è fatto più niente. Non stanno facendo acquisizioni e probabilmente l’impegno preso col calcio sta convogliando tutte le loro energie, anche economiche, in quella direzione.

Quindi il campionato italiano rischiamo di doverlo vedere un’altra volta sulla Rai?

Probabilmente si. Ci sarà la nuova diretta dell’anticipo del giovedi, a partire dalle 22, che dovrebbe catturare un’attenzione particolare. Avremmo vagliato positivamente l’opportunità di andare su Sky, ma si sono tirati indietro, quindi non ci sono altre strade da percorrere.

In ogni caso rimane positivo il fatto di andare in chiaro in diretta sulla Rai. Può essere un traino per il movimento?

E’ determinante. Il futuro dello sport è sul satellite, inevitabilmente, ma la trasmissione in chiaro vale dieci volte tanto. Un’altra strada da battere infatti è proprio quella di Sportitalia a mio avviso.

Parlando di linee editoriali, voi avete una partnership con la Gazzetta dello Sport, ma negli ultimi tempi c’è stato qualche intoppo a causa degli attacchi rivolti nei vostri confronti da Franco Arturi.

Mi incontrerò col Dott. Arturi mercoledi prossimo. L’attacco feroce rivolto nei nostri confronti da parte della Gazzetta mi ha sorpreso perchè violento, immotivato e fondato su concetti falsi in ogni suo aspetto. Tutto il movimento, nessuno escluso, è stato a favore della partecipazione italiana al Classic.
Credo che la Gazzetta si sia resa conto, sebbene in ritardo, di aver commesso un errore di valutazione anche testimoniato da queste impressioni a caldo dei nostri giocatori. Pur avendo accreditato il proprio corrispondente, non l’hanno inviato al Classic e questo è stato decisamente un peccato perchè lo spazio dedicato al torneo è stato nullo.

Pensate di individuare nuove partnership per il futuro da questo punto di vista?

Gli investimenti che facciamo con la Gazzetta sono notevoli, e se loro ritengono di non averci come partner, individueremo altre soluzioni.

Crede che la cultura sportiva italiana sia inquinata dal dominio calcistico? Mi spiego: non è che il baseball faccia magari un po’ fatica ad emergere a causa dell’attitudine ai complotti, agli errori arbitrali e via discorrendo, quando il nostro sport invece si incentra proprio sul rispetto delle chiamate arbitrali come concetto di base? Come paradosso, non richiede troppa maturità per essere apprezzato?

Essendo stato arbitro di buon livello posso fare un esempio a tal riguardo. Teoricamente l’arbitro di calcio o basket potrebbe trascorrere una partita senza intervenire mai. Nel baseball invece l’arbitro è un tecnico in campo ed è l’uomo senza le cui decisioni il gioco si ferma e non continua.

Secondo Ettore Miraglia di Sportitalia, paradossalmente, il baseball è lo sport con più possibilità di rivaleggiare col calcio, perchè si gioca nella stagione in cui il calcio riposa. Per questo motivo potrebbe appassionare la gente anche considerato che il baseball viene vissuto prima che giocato.

Sono d’accordo con lui, però questo è un concetto che va sposato dai presidenti di A1 in primis, che devono pensare di adattarsi alla realtà che ci circonda. Ad esempio, perchè prima c’erano gli stadi pieni ed oggi no? Perchè oggi le offerte sono infinite, e la sera i ragazzi vogliono uscire. Se, invece di continuare a giocare per noi stessi, ad esempio cominciassimo a giocare alle 19, offrendo dei comfort, offrendo da mangiare un panino o addirittura l’alternativa di un ristorante, per poi permettere di uscire la sera, probabilmente potremmo attirare più gente allo stadio. Stiamo cercando di portare i club di vertice su questa strada.

Ma lei è soddisfatto del livello tecnico del campionato?

Qualitativamente si, indubbiamente. Non abbiamo mai avuto una qualità così elevata. Ricordo infatti che 15 su 35 della spedizione italiana al Classic proveniva dal nostro campionato. Alcuni che vengono in Italia poi vengono richiamati in America, come ad esempio Olenberger, quindi certamente il nostro è un campionato di alto profilo.

Siamo giunti al termine dell’intervista e volevo ringraziarla per la disponibilità e cortesia mostrata.

Grazie a voi che scrivete di baseball e cercate di dare la giusta visibilità al nostro sport.

Concludiamo però con l’obbligatorio pronostico o con un auspicio circa la prossima vincitrice delle World Series.

L’auspicio grande è che possano finalmente tornare alla vittoria i miei Dodgers. Speriamo bene perchè ci vorrebbe dopo tanto tempo!

Qui è possibile leggere le precedenti interviste esclusive.