

Nella foto Ian Crocker, Aaron Peirsol e Brendan Hansen.
20 agosto — Penultima giornata di gare. 200 dorso D, gara di scarso interesse per gli americani non essendoci donne di primo piano in lotta per le prime posizioni. Alla fine vince Kirsty Coventry, atleta dello Zimbawe che batte allo sprint la russa Stanislava Komarova. Solo quinta Margaret Hoelzer, atleta di 21 anni dell’Alabama. Siamo sicuri che alla prossima occasione farà di più, considerato soprattutto l’ottimo fisico che si ritrova (1.80x74kg). Un’atleta in crescita. Di maggiore interesse la gara che va in scena pochi minuti dopo: i 100 metri farfalla U. È un momento magico. Phelps è di nuovo sui blocchi. La settima medaglia (quattro ori e due bronzi) è alla portata. Tutto il pubblico avverte chiaramente il grande momento e mentre gli atleti fanno il loro ingresso nell’Acquatic Centre il silenzio si fa sempre più intenso. Lo sfidante di Phelps è di valore assoluto. Stiamo parlando di Ian Crocker, l’atleta che un mese prima ai trials americani di Long Beach aveva abbattutto il record del mondo. È una sfida tra giganti. Niente australiani. Solo loro a contendersi la vittoria. Poche chance invece per l’ucraino Andriy Serdinov, che ha comunque promesso battaglia. Al via i due americani mantengono un buon ritmo, ma non si staccano dagli altri nuotatori. Ai 50 metri inizia la selezione. Spanna dopo spanna il trio si allontana da tutti gli altri. La vittoria se la giocheranno nel giro di pochi centesimi. Phelps sembra cedere, ma con la grinta del fenomeno infila la bracciata della vittoria. Battuto di otto millesimi il primatista del mondo. Di 1 centesimo l’ucraino. Emozionante. Il pubblico non può che alzarsi e applaudire lo squalo. 800 sl D: una gara in cui le americane posso ambire solo al bronzo. Troppo superiori la giapponese Ai Shibata e la francese Laure Manaudou. Sono lontani i tempi (1989 a Tokyo) in cui Janet Evans copriva la distanza con l’impossibile tempo di 8.16.22. Vince la giapponese, con il tempo di 8.24.54. A 42 centesimi la francese in un testa a testa appassionante. Terza, come previsto, l’americana Diana Munz, 22 anni.
50 sl U: è la più breve distanza da piscina. Non è il territorio dello squalo. Ma quello di Gary Hall. Alexander Popov, primatista mondiale è uscito in semifinale. Hall è il favorito. Ma suoi 50 metri non si possono fare pronostici. Alla fine la spunta di un solo millesimo nei confronti del croato Duje Draganja e di nove sul sudafricano Mark Schoeman. Ancora un oro per gli statunitensi. Come se già non ne avessero vinti abbastanza.
21 agosto — Ultimo giorno di gare. C’è un record da abbattere. Phelps ha promesso che porterà a casa otto medaglie (sei d’oro e due di bronzo), ma per mantenere la promessa dovrà vincere l’ultima staffetta: la 4x100 misti. Michael decide però di rinunciare. Non farà la staffetta. Eh si, perché di promessa ne ha fatta anche un’altra: “Ian (Crocker) se ti batto nei 100 farfalla ti lascio il posto nella staffetta finale. Tanto io la medaglia d’oro che vincerete, la prenderò lo stesso (avendo fatto le batterie n.d.r.)”. Crocker non crede alle sue orecchie. Gesto da campione per alcuni, scaltro per altri (era stanchissimo Phelps, ma così ha accontentato squadra, allenatori e se stesso). Gli americani vincono in scioltezza (a tre secondi il resto del mondo), fanno il record, abbassano di un secondo il precedente primato di Barcellona 2003 e salgono sul gradino più alto del podio. Phelps si prende l’ottava medaglia. Sei sono del metallo più pregiato. Il record è servito: eguagliato il ginnasta Alexander Dityatin (Mosca ’80) e tutti sono felici. Soprattutto lo squalo.
Altre gare. Nei 1500 sl U, Larsen Jensen viene battuto da Grant Hackett. Era nelle previsioni. Nessuna sorpresa quindi. Nella 4x100 misti D, le australiane battono le americane e questa sconfitta brucia un po’ perché le americane erano campionesse olimpiche in carica. Quattro anni prima avevano fatto il record del mondo in casa loro. Ora le cangurotte gli hanno resituito il favore: battute le americane e record del mondo. Non male per loro.
In conclusione una spedizione fantastica per gli americani del nuoto: 12 ori, 9 argenti e 7 bronzi. Interessante vedere come la metà degli ori li ha portati a casa Phelps. Complimenti a lui ed ad un movimento che sforna sempre grandissimi atleti. Alla prossima.

17 agosto — 200 sl D: una delle poche gare in cui gli americani non hanno imposto la loro legge. La sola Dana Vollmer non può nulla per arginare la straripante forza della romena Camelia Potec e l’arrembante giovinezza di Federica Pellegrini. Un duro colpo per una delle distanze alle quali il nuoto rosa americano è più affezionato.
200 farfalla U: torna in acqua Michael Phelps. È la sua gara, quella del super-record del mondo di Barcellona 2003. Il cavallo di battaglia. Ad insidiarlo un giapponese di 24 anni, Takashi Yamamoto, che fa dell’agilità in vasca una delle sue prerogative principali. Sono loro due a darsi battaglia. Alla fine la spunta Phelps di un soffio (82 centesimi), ma lo spettacolo a cui si assiste è emozionante. Da pelle d’oca per chi ama il nuoto. Terzo a due secondi il britannico Stephen Parry.
200 misti D: in serata tocca di nuovo alle ragazze. La sfida è ancora una volta a due. Da una parte l’americana Amanda Beard (nella foto sopra), prima ai trials americani di Long Beach nella specialità. Dall’altra la bielorussa campionessa in carica, nonché detentrice del record Olimpico, Yana Klochkova. Una sfida dal sapore antico insomma. Ai 150 metri sono divise da 20 centesimi: un battito di ciglia. L’ultima vasca è da infarto con l’americana che piazza la spallata vincente.
4x200 sl U: neanche il tempo di un respiro, nemmeno il tempo di asciugarsi e Mr. Phelps torna in acqua. Ancora una volta c’è la certezza di assistere ad una grande sfida. In vasca c’è il meglio del nuoto mondiale. In quarta corsia gli americani con il quartetto delle meraviglie: Phelps, Lochte, VanDerkaay e Keller. Nella vasca accanto i terribili australiani, primatisti del mondo ed olimpici in carica, nonchè detentori del titolo sulla distanza. All’ultima virata il distacco dal resto del mondo è assurdo. Quattro secondi. La sfida è tutta lì: Australia vs Usa. Phelps vs Thorpe. Sempre loro. Onnipresenti. Con un colpo di reni eccezionale, Keller piazza la bracciata del campione e tiene a 13 centesimi il sempre eccezionale Thorpe. Un altro oro è a stelle e strisce. Un altro oro al collo di Michael. Era la gara che più stuzzicava Phelps. Quella che voleva di più. Non solo “un uomo solo al comando”, ma anche un uomo squadra senza precedenti.
18 agosto — Dopo l’incredibile abbuffata del 17, alla faccia di tutte le scaramanzie, gli americani hanno la consapevolezza di poter tornare ai nemmeno tanto antichi splendori di Sydney. Si torna in vasca con i 200 rana U. Gli Usa sicuri: altro oro in arrivo. E invece ecco il Giappone delle meraviglie, o meglio il giapponese che meraviglia e strabilia, quello che non ti aspetti. Quello che beffa il “world recordman” Brendan Hansen. Solo un mese prima a Long Beach aveva fatto il botto: 2.09.04, record del mondo e tutti a casa. Ad Atene ne fa un altro, ma si prende solo il bronzo. L’oro va a Kosuke Kitajima. L’argento a Daniel Gyurta. 200 farfalla D: Purtroppo o perfortuna per gli americani di Phelps ne esiste solo uno. Sarebbe bello averne un altro in casa, magari al femminile. Pura illusione. Almeno per ora. In questa gara gli americani restano tristemente fuori dal podio, con Kaitlin Sandeno che manca la terza posizione per solo 14 centesimi.
100 sl U: è la gara della delusione. Nessun americano in finale nei 100 sl è uno smacco senza precedenti. Vince Van den Hoogenband, secondo Mark Schoeman a soli sei millesimi. Terzo Thorpe a 39 millesimi.
4x200 sl D: fortunatamente per gli americani esistono le staffette. A salvare una giornata disastrosa, ci pensa la 4x200 stile libero D. Non solo si vince l’oro. Non solo si sbaragliano le avversarie (cinesi e tedesche in primis) alle quali le americane danno due secondi di distacco, ma addirittura si frantuma il più vecchio primato delle piscine mondiali: il lontano 18 agosto del 1987 a Strasburgo le tedesche fecero l’impresa con il celebre 7.55.47 diventato quasi una filastrocca. Oggi gli Usa abbassano quel record di due secondi: 7.53.42. Stupefacente.
19 agosto — 200 rana D: Torna in acqua l'avvenente Amanda Beard, primatista del mondo ai trials di Long Beach, e che già aveva dominato i 200 misti solo due giorni prima. A sfidarla questa volta è l’australiana Leisel Jones. Una sfida a due appassionante. In tutte e quattro le virate l’americana passa sempre in testa, ma l’australiana resta sempre a pochi centesimi. Ai 170 metri la Beard capisce che il momento di colpire. Testa a pelo d’acqua. Non la tira su fino alla fine. Trenta metri in apnea. Trenta metri per la vittoria. Seconda la Jones a soli 23 centesimi. Altro oro a stelle e strisce.
200 dorso U: Come si fa a battere un marziano? Semplice. Non si può. Aaron Peirsol è semplicemente imbattibile. Detiene ogni tipo di record. Olimpico e del mondo. Ha stravinto gli ultimi trials a Long Beach. Se ne esistessero mille come lui non bisognerebbe più cercare un’energia alternativa per la sopravvivenza umana. È una vera “macina” del dorso e contro le sue bracciate nessuno può nulla. Quando chiude al primo posto la finale, mentre Aaron festeggia, gli altri stanno ancora nuotando: 2 secondi e mezzo all’austriaco Rogan. Quasi tre secondi agli altri. Altre parole sarebbero superlfue.
200 misti U: Torna in piscina il re. Phelps stravince. La sua gara è un veloce procedere verso l’inevitabile: un altro oro. A dar smalto alla sua prova i distacchi inflitti agli avversari: un secondo e mezzo all’altro yankees Ryan Lochte e a George Bovell 21enne di Trinidad e Tobago dal sicuro futuro.
100 sl D: In serata tocca all’australiana Jodie Henry. È la favorita assoluta per il titolo sulla distanza. Se la deve vedere con l’avvenente olandese Inge de Bruiyn e l’americana, di chiare origini francesi, Natalie Coughlin. È una sfida a tre. Appassionante ed incerta, così come in semifinale, dove l'australiana aveva battuto le avversarie e stabilito il nuovo record del mondo, strappandolo alla connazionale Lisbeth Lenton. Alla virata la de Bruijn è al comando, ma ai 75 metri avverte la fatica delle tante batterie (e dell'età) e non ne ha più per la zampata vincente.
Alla fine si ripete esattamente il copione della semifinale, con l’australiana in cima al podio, l’olandese seconda e l’americana in terza posizione. Si chiude un’altra giornata felice per gli americani. A due giorni dalla chiusura delle gare il bilancio ateniese è più che positivo. I motivi per festeggiare cominciano ad essere parecchi. CONTINUA.....

Vittorie, medaglie e gloria. Questi erano gli obiettivi che la spedizione americana di nuoto si era imposti alla vigilia di Atene 2004; erano partiti come favoriti, gli addetti ai lavori li accreditavano come i dominatori delle piscine, “Sport Illustreted” garantiva una tale quantità di medaglie per gli Usa, da riempirci una dozzina di scatole. Così è stato e gli Usa si sono confermati i più forti. Soprattutto però grazie a “Mr. Invincibile”, il signor Phelps, l’uomo dei record, il cannibale, lo squalo che tutto azzanna e conquista. Otto le medaglie conquistate dal ragazzone di Baltimora. Sei ori e due argenti. Fallisce il record di Spitz (sette ori) ma ne coglie uno tutto suo: nessuno nel nuoto era salito per otto volte sul podio in una stessa Olimpiade. Roba da far girare la testa. Ma cerchiamo di capire in quali discipline gli americani hanno imposto la loro legge cominciando dal primo giorno di gare.
14 agosto — Primo giorno di piscina. Michael Phelps dà avvio al suo dominio. Fresco come una rosa supera i primi turni eliminatori dei 400 misti. La sua nuotata ridicolizza tutti gli altri. La tecnica, la potenza, la velocità. Incredibile. Arriva facilmente alla finale. Ore 18:30. La tensione è a mille. La si avverte facilmente nell’aria. L’Acquatic Centre di Atene è pieno oltre ogni limite e il silenzio diventa quasi “rumore”. L’avversario più pericoloso è l’altro americano, Erik Vendt e il ceco Cseh Laszlo. C’è anche l’italiano Alessio Boggiato con serie speranze da podio, ma il vero favorito è lui, Michael. Il pubblico lo sa, i giornalisti di tutto il mondo lo sanno e lo sa anche lui. La gara è un dominio assoluto. Phelps da tre secondi a tutti, stabilisce il nuovo record del mondo, 4.08.26 (peraltro già suo) e manda tutti sotto la doccia. Dimostrazione di forza assoluta. Il pubblico impazzisce di gioia, sapendo di aver assistito all’impresa. Vendt arriva secondo. Neanche è passata la prima gara e già un oro e un argento. Dopo pochi minuti scendono in acqua i 400metristi dello stile libero. Non c’è Phelps, ma tocca a Ian Thorpe. La sfida è tra di loro. Due motoscafi applicati alla piscina. Tutti gli altri sono solo comprimari per rendere credibile l’evento e perché il protocollo vuole così. Questa volta è Thorpe a vincere, ma il successo è sudatissimo: 3.43.10 il tempo di Ian, solo 26 centesimi prima di Grant Hackett, l’altro australiano fenomeno. Klete Keller, americano, arriva terzo, mentre Larsen Jensen (Usa) si classifica in quarta posizione. In serata tocca alle donne nei 400 misti. Kaitlin Sandeno delude. Era una delle favorite, ma viene battuta da Yana Klochkova, ucraina dalla tecnica purissima. Un secondo la distanza tra le due. Chiude il programma delle finali la staffetta 4x100 femminile. Una delle super-classiche. La sfida Usa-Australia si propone immediata. Vince l’Australia di 40 centesimi e stabilisce il nuovo primato mondiale abbattendo il vecchio dopo quasi due anni. 1 oro, 2 argenti, 1 bronzo.
15 agosto — 100 farfalla donne: l’unica rappresentante americana è Jenny Thompson, buona nuotatrice, ma nulla più. Soprattutto se paragonata all’Australiana Petria Thomas o all’olandese Inge de Bruijn, un po’ anzianotta, ma sempre la detentrice del record del mondo nella specialità. Alla fine la spunta la “aussi” con il tempo di 57.72. L’americana chiude quinta. Buon piazzamento, ma il terzo posto era giusto aspettarselo. 100 rana uomini: qui sono due le stelle assolute. Loro si contenderanno il podio. Da una parte l’americano Brendan Hansen, primatista mondiale a Long Beach giusto un mese fa (59.30 il tempo in quella occasione) e dall’altra il giapponese Kosuke Kitajima, fortemente criticato per la virata irregolare caratteristica inconfondibile dell’orientale e la partenza con sgambata “anomala” (praticamente subito dopo l’avvio bisognerebbe subito cominciare a dare di rana, ma Kitajima si dà una leggerissima spinta come se fosse stile libero così da risalire più in fretta. Irregolare dicono in molti e noi siamo d’accordo). Vince il giapponese tra mille polemiche e il tempo di 1.00.08 lascia l’amaro in bocca (oltre che l’argento) all’americano. Bastava il tempo dei Trials per l’oro. 400 stile libero donne: la sfida qui è atipica. Una francese favoritissima, Laure Manaudou e un’americana talentuosa, Kaitlin Sandeno. La spunta la transalpina con il tempo di 4.05.34 e gli americana subiscono un’altra batosta. Chiude il secondo giorno di gare la staffetta storica: i 4x100 stile libero uomini. La sfida è intrigante. Phelps, Van den Hoogenband, Crocker e Schoeman tutti in vasca insieme. La sfida diventa una tragedia per gli americani: solo terzi con Crocker-Phelps-Walker-Lezak. Secondi gli olandesi e primi i Sud Africani. Il tempo è da brividi e il record del mondo è servito: 3.13.17. Due giorni di gare e gli americani hanno in tasca un “misero” oro, tre argenti e tre bronzi Una vera miseria. C’è bisogno di una svolta. Arriverà?
16 agosto — 200 stile libero uomini. È la gara del secolo. Questi gli atleti più forti ai blocchi: Ian Thorpe, Pietre Van de Hoogenband, Michael Phelps, Klete Keller, Grant Hackett. Un “parter de roi”, una qualità in piscina che non si era mai vista. Un evento impedibile. Thorpe ha il record del mondo. Phelps è sicuro di vincere, Van de Hoogenband non teme nessuno. Beh alla fine è tragedia americana: in un colpo solo svaniscono medaglie, record di Spitz e gloria. Tutto (o quasi) quello per cui gli americani erano venuti qui ad Atene. Thorpe arriva primo. Australia nell’Olimpo, Usa all’inferno. Solo terzi dietro all’Olanda. Uno smacco. 100 dorso donne: “Qui non si può fallire. Bisogna vincere”. Si dicono gli americani o “Sarà una vera tragedia greca”. Premesse terribili per scendere in acqua. Lo sa bene la francese Manaudou (già oro nei 400 s.l. il giorno prima) di avere l’occasione della vita. Lo sa bene anche Natalie Coughlin (Usa), primatista mondiale assoluta di avere una responsabilità immensa: vincere o "morire". Alla fine si vince. E menomale. È oro. “E che vadano pure a farsi friggere Euripide e tutti i tragediografi greci che il crollo degli dei” devono aver pensato i tifosi made in Usa. 100 dorso uomini: in acqua tre fenomeni della specialità; Aaron Peirsol (Usa) il connazionale Lenny Krayzelburg, primatista mondiale e campione in carica e l’austriaco Marcus Rogan. Ci sono tutti gli ingredienti per una gara sublime ed è quello a cui si assiste: Peirsol (primo), Rogan (secondo) e Krayzelburg (terzo) divisi da 32 centesimi in un finale all’ultima bracciata. Americani resuscitati nell’arco di 10 minuti grazie a due ori. 100 rana donne. Le americane hanno qualche speranza con Amanda Beard, ma davanti allo strapotere della primatista mondiale australiana Leisel Jones, alla tecnica sopraffina di Brooke Hanson e alla velocita della cinese Xuejuan Luo, c’è davvero poco da fare. Niente podio e il sipario cala sulla terza giornata di gare. Il medagliere è migliorato ma c’è grande amarezza per il record di Phelps sfumato dopo soli tre giorni. Lui intanto, Michael lo squalo, prepara la sua vendetta.
CONTINUA....
Sidney 2000, per la prima volta dalle olimpiadi di Londra 1948 gli Stati Uniti d’America non ottengono nemmeno un oro nella nobile arte della boxe.
Atene 2004, non è detto che le cose vadano meglio. I 9 atleti giunti in Ellade (in due categorie di peso i combattenti a stelle strisce non si sono qualificati) cercheranno di rinverdire i fasti della nazione che con la Cuba di Teofilo Stevenson domina il medagliere di questa specialità.
Tuttavia, sono lontani i tempi di Clay, di Foreman dei fratelli Spinks e persino di un de la Hoya. Gli ori non sono più certi e sicuri. Va ricordato, però, che i dilettanti americani sono giovani proiettati verso il professionismo, e quindi assai inesperti, rispetto ai “professionisti” del dilettantismo (ex sovietici, asiatici, cubani) che a trent’anni continuano a salire sul ring senza affrontare il mondo del professionismo.
Il coach, Basheer Abdullah mette le mani avanti e dice che nessuna medaglia è assicurata, che il gruppo è unito, per quanto questo conti in uno sport individuale per eccellenza come il pugilato, e che ha alcuni ottimi elementi (tra tutti Dirrel, Siler e Ward), ma che, comunque, tutto è nelle mani di Dio. Mettendo da parte la religione,son sicuro che Dio ha un magnifico uno-due, ma che c’entri poco coi giudici che assegnano i punti, analizziamo il team americano:
Jason Estrada, 23 anni, primo campione dei supermassimi(sopra i 91 kg) non cubano ai giochi pan-americani, alcuni lo vedono come un pretendente all’oro, ma nel complesso la vittoria con Lopez ai quei giochi non va sopravvalutata anche perché il cubano è stato ripetutamente sconfitto in seguito, mostrando una lentezza preoccupante. Estrada ha buona velocità di esecuzione, ma è un pugile morbido che manca di potenza. In questa categoria il campanilismo ci porta a sperare nel nostro Roberto Cammerelle.
Devin Vargas, 22 anni, combatterà nei massimi, limite 91 kg, adora il corpo a corpo, ma appare non brillantissimo come stato di forma e chiuso in una categoria dove i pretendenti (tra i favoriti spiccano il russo Alexeev e il cubano Solis), sono nettamente superiori. Va ricordato discorso, valido anche per gli altri pugili, che molto dipende dal tabellone. In un torneo a eliminazione diretta può essere che si creino strade privilegiate verso le semifinali e una medaglia minore.
Andre Ward, 20 anni, una delle punte di diamante di questa spedizione. Combatte nella categoria in cui l’allora Cassius Clay trionfò a Roma nel 1960: i massimi leggeri, limite 81 kg. Il suo problema si chiama Evgeny Makarenko (due volte campione mondiale) il favorito d’obbligo per la medaglia d’oro. Ward pur non avendo enorme esperienza a livello internazionale non perde un incontro dal 1998. Quel che spicca in lui è la mentalità, quella del vincente; assaggia bene le difese dell’avversario per aprirsi la strada a serie di ottima potenza ed efficacia.
Nota di colore combatte con la foto del padre scomparso nascosta nelle scarpe.
Andre Dirrel, 20 anni, pesi medi (limite 75 kg). Cambia guardia con una facilità unica, decidendo all’improvviso, se usare la sinistra la destra (forse a volte cambia troppo). Ha una velocità eccezionale di mani per la sua categoria. Punta senza remore all’oro avendo battuto il campione del mondo dilettanti il Kazako Golovkin e avendo ridicolizzato il cubano Despaigne (uno dei favoriti) ai punti 41 a 28 in un torneo preolimpico. Ricordo che alle olimpiadi ci sono 5 giudici che danno i punti per i colpi portati a segno. Se tre giudici dopo un colpo premono contemporaneamente un pulsante davanti a loro il punto viene assegnato al pugile.
Vanes Martirosyan, 18 anni, welter limite 69 kg, ha una storia particolare, nato in Armenia è emigrato negli Usa con i suoi genitori quando aveva 4 anni. Molto giovane la sua qualificazione è stata una sorpresa data la giovane età. Il merito va a un carattere molto forte che sopperisce a varie mancanze nel bagaglio tecnico. Non mira a medaglie, ma a fare esperienza in una categoria di proprietà di Saitov, il trentenne russo due volte campione olimpico che mira a entrare nel club dei tricampioni olimpici con i cubani Teofilo Stevenson, Felix Savon e l’ungherese Laszlo Papp. Annunciato lo scontro finale, tabellone permettendo, con il cubano Aragon dominatore degli ultimi tre anni in cui il russo ha evitato i grandi meeting internazionali.
Rock Allen, 22 anni, welter leggeri (limite 64 kg), inaspettatamente uscito al secondo turno a Sidney, cerca adesso la rivincita, confidando nella ulteriore esperienza acquisita (nel frattempo ha guadagnato tre titoli nazionali). Anche lui dotato di mani veloci, nel rispetto della tradizione americana, sfoggia anche un’ottima potenza, unita a un fisico molto solido. Nemico numero uno il francese Willy Blain nel 2003 eletto miglior combattente del torneo mondiale svoltosi in Tailandia.
Vincente Escobedo, 22 anni, pesi leggeri limite 60 kg, un altro che spera nel tabellone perché la medaglia aurea sembra già portare inciso il nome del cubano Mario Kindelan come nelle ultime due edizioni olimpiche e in innumerevoli incontri internazionali.
Ron Siler, il vecchio del gruppo con i suoi 24 anni, una vita difficile (condannato a 17 mesi di prigione per furto d’auto), un grande rimpianto (non essersi qualificato per sidney) e la voglia di ottenere una medaglia pregiata nei pesi mosca limite 51 kg, nonostante l’enorme concorrenza (una categoria priva di un vero e proprio dominatore). Altro combattente dalle mani veloci, con molta esperienza alle spalle (tgre titoli nazionali e vari tornei internazionali disputati) e dalle enorme abilità tecniche. Colpisce molto al corpo, approfittando della sua altezza (elevata per la categoria) per controllare il match.
Rau’Shee Warren, è lo scricciolo di questa squadra, non solo perché combatte nei minimosca limite 48 kg, ma anche per la sua età 17 anni (alle olimpiadi per partecipare il limite minimo è 17 anni il massimo 34).
A Cincinnati dove è nato e vive frequenta la stessa palestra di Siler, con cui ha stretto una grandissima amicizia al punto che ormai li chiamano i fratellini. La qualificazione l’ha ottenuta con assoluta sorpresa battendo il miglior prospetto americano nei trials pochi giorni dopo il proprio compleanno. Difficile la sua affermazione in una categoria in cui il numero uno è il 28enne russo Kazakov, campione del mondo e tre volte europeo, ma in cui vi sono anche numeri uno bis come il cinese Shiming e il cubano Varala.
Se vogliamo trovare un mister simpatia e sperare di inquadrare un futuro campione beh lui è il più indicato con il suo sorriso da ragazzino e gli occhi furbi di chi sa che ha qualcosa in più degli altri. Warren è mancino, velocissimo e imprevedibile. Tre caratteristiche che possono permettergli di sorprendere pugili con molta più esperienza di lui.
Difetta in potenza, ma la varietà di colpi che possiede possono limitare un problema comune alla sua categoria. Colpisce ed esce in un unico rapidissimo movimento. Il suo vero problema è che è ancora un bambino pur avendo uno spirito combattivo notevole che ha stupito l’allenatore americano ("He's awesome,"), va detto che ogni tanto non riesce a concentrarsi correttamente per la voglia di giocare tipica di un ragazzo della sua età.
In questa categoria la potenza conta relativamente, insomma, anche a caricare son sempre al massimo 48kg di spinta, quindi, la differenza la fanno l’istinto e la velocità e di questo Warren è dotatissimo, anche troppo. Colpisce e si allontana in unico mortifero movimento. Ha iniziato a combattere a 8 anni, anche se la palestra la frequentava anche prima per accompagnare i suoi fratelli secondo gli ordini di mamma Warren che vedeva in tale attività il modo di tenere lontani i figli dalla strada.
Quando ebbe il permesso di salire sul ring fu subito spettacolo, nessun pari età era come lui. Dopo poco il suo allenatore l’ha fatto combattere con ragazzi di un paio di anni più vecchi di lui, tanto era sicuro delle sue capacità. Inutile dire che a vincere era sempre Rau e da lì non si è mai fermato.
Come detto ha conquistato il passaporto ai trials, ma va precisato che quello era il suo primo torneo senior nel mondo del dilettantismo e questo sottolinea la sua forza e la sua giusta mentalità sul ring. Il talento c’è, purtroppo, manca l’esperienza anche in relazione al sistema di punteggio internazionale, ma secondo Abdullah la sua meccanica non dovrebbe penalizzarlo perché i suoi colpi sono ben visibili dai giudici. Un talento a sentire allenatori e osservatori esperti che hanno intravisto in lui qualcosa che va oltre a queste olimpiadi, nelle quali per lui anche un bronzo sarebbe una vittoria assoluta.
Insomma, olimpiadi difficili per una nazione guida nel mondo del pugilato mondiale, ma con alcuni pugili che possono portare a segno il colpo grosso e con la speranza che tra questi nove ci sia un vero talento per il futuro professionismo. Ovviamente spero che sia Warren a creare la sorpresa così passo per intenditori ed esperti.