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27 Mag 2008

The Streets of San Francisco

Tentare di rappresentare il valore di una città attraverso una fotografia può risultare in alcuni casi difficile poiché, per quanto questa sia affascinante e importante, inevitabilmente non ci permetterebbe di cogliere tanti aspetti di un luogo, altrettanto significativi, quanto i suoi elementi architettonici e coloristici, per definire la sua identità: non ci permetterebbe infatti di captarne i profumi, i pensieri e le sensazioni della gente, la sua tradizione.

Inoltre una fotografia potrebbe sicuramente immortalare la bellezza di un panorama, ma al tempo stesso, ne fisserebbe inesorabilmente lo scorrere del tempo, impedendoci di percepire il flusso della sua vitalità quotidiana e storica: il tutto nel tempo di un gesto semplice e istantaneo, il tempo di un flash in cui l’ obbiettivo si apre per poi richiudersi.

Uno di quei casi in cui questa operazione, già di per se stessa piuttosto ardua, diventerebbe, a maggior ragione, ancora più improbabile, è rappresentata da San Francisco che, proprio nella varietà dei suoi paesaggi, nelle mille sfumature anche contraddittorie del suo vivere quotidiano, e nella vitalità della sua cultura, individua la sua essenza più profonda.

Tuttavia, c’è un luogo in San Francisco che potrebbe aiutarci in questo tentativo di sintetizzare o simboleggiare la città attraverso delle singole immagini: la Coit Tower.

La Coit Tower è una monumentale torre commemorativa situata su Telegraph Hill, una delle principali colline della città, che grazie ai suoi 64 metri di altezza si erge sulla Baia per proporre una visione globale della stessa. La Coit Tower, quindi, può essere definita come “Il grande occhio della Baia”, una specie di osservatorio speciale da cui poter essere spettatori privilegiati di tutto ciò, o per lo meno, di gran parte di quello che c’è o succede nella zona. D’ altra parte, il nome stesso della collina su cui sorge la torre, richiama in modo evidente la posizione strategica di questa vetta dalla quale in passato, proprio per la sua visuale assolutamente totale e sgombra, venivano “telegrafati” i passaggi delle navi nella Baia.

La Coit Tower, di conseguenza, sarebbe il nostro punto di riferimento preferito per provare ad inquadrare la città in modo “istantaneo”. Anche queste foto risulterebbero chiaramente parziali, ma sarebbero probabilmente più importanti di quelle che si possono scattare da qualsiasi altro punto della città: sarebbero più importanti per la quantità di edifici e di luoghi che riuscirebbero ad inquadrare contemporaneamente, per la possibilità di suggerire anche solo vagamente aspetti diversi della città (storia, società, economia), o, più semplicemente, tali foto sarebbero più significative perché più belle, più suggestive, più spettacolari e quindi per le sensazioni e le emozioni che saprebbero evocare nell’ animo di chi le guarda.

Queste, però, sarebbero anche le foto più “riflessive” e profonde poiché ci inviterebbero a soffermarsi su quei fatti storici, di un passato più o meno recente, ma sempre incombenti anche nel futuro, che hanno reso precari la bellezza ma soprattutto il senso di pace e di libertà che non si può non respirare osservando la Baia dalla loggia panoramica della Coit Tower.

La colonna monumentale infatti è in grado di offrire delle viste assolutamente memorabili: molto suggestiva, ad esempio, è l’ immagine del Golden Gate Bridge nella sua elastica silhouette soprattutto quando, nelle giornate umide invernali o in quelle calde estive, viene avvolto dalla nebbia e sembra perdersi in essa. Interessante, inoltre, è la prospettiva che dalla torre si può godere dell’ isola di Alcatraz: la posizione di quest’isola, soprattutto analizzata dall’ alto (completamente circondata dalle gelide correnti della Baia e distante un paio di kilometri dalle coste di San Francisco), lascia ampiamente intuire come gli elementi naturali, sommati a rigorose regole di detenzione per i prigionieri, fossero il principale deterrente contro qualsiasi tentativo di fuga.

Ovviamente affascinate, poi, è la visuale che si può godere della città di San Francisco, soprattutto quando è sera e le coste della città sono illuminate dalle luci della vita notturna.

Vedere San Francisco da Telegraph Hill, inoltre, colpisce non solo per la bellezza e l’ apertura panoramica delle immagini, ma anche perché suggerisce un lato caratteristico e fondamentale della città: la sua “umanità”, ovvero una vita cittadina che, per quanto intensa e dinamica, non opprime assolutamente i suoi cittadini ma anzi lascia loro la possibilità di trovare la propria dimensione culturale e spaziale più congeniale.

Vista dalla Coit Tower, la downtown di San Francisco svetta con i grattacieli e i simboli della sua vita cittadina: Financial District è centro nevralgico delle attività economiche burocratiche, mentre la Transamerican Pyramid, benché in passato sia stata criticata per la sua discutibile estetica, ne è il principale pilastro architettonico.

Tuttavia, il centro città, al di là della sua inevitabile vitalità, è abbastanza circoscritto nella sua estensione territoriale e già intuitivamente ad occhio nudo, non appare soffocante come in altre metropoli statunitensi.

San Francisco infatti, a dispetto di un ruolo culturale di assoluto rilievo nella storia d’ oltreoceano, non può essere annoverata tra le grandi metropoli statunitensi perché, qui, il capitalismo e il guadagno sono subordinate a colui che è il vero protagonista della città: l’ uomo. Il traffico in centro, non a caso, è molto educato e tranquillo persino nelle ore di punta, e in particolare, attorno alla downtown, si sviluppa una zona residenziale costituita soprattutto da edifici di limitata grandezza e schiere di ville in stile vittoriano.

A questo senso di libertà e di godibilità, si contrappone però il lato oscuro della Baia, e cioè quel senso di pericolo e di inquietudine che grava minacciosamente su di essa come una spada di Damocle e che rende la bellezza e la pace di questi luoghi continuamente precarie.

Vi sono fatti e risvolti della vita sociale di questa zona e di San Francisco che in passato (e in alcuni casi nemmeno troppo lontano) hanno turbato profondamente la tranquillità della popolazione: fatti apparentemente incredibili e inconcepibili perché sembra impossibile che possano verificarsi in una zona come questa, così accogliente e poetica, così a misura d’ uomo.

La principale minaccia che aleggia sinistra sulla Baia è rappresentata ovviamente dal “Vicino scomodo” di questi luoghi, la faglia di Sant’ Andrea, la quale non scorre sotto la città ma accosta tutto lo stato della California: lo slittamento e l’ instabilità di questa faglia è la causa del forte pericolo sismico che continua a caratterizzare la Baia e San Francisco, e che in alcuni momenti storici ha provocato terremoti con conseguenza anche catastrofiche. Catastrofico fu in particolare il sisma del 1906 (68 vittime) che rase praticamente al suolo tutta la città di San Francisco e danneggiò gravemente anche le strutture portanti del Bay Bridge, che con il Golden Gate Bridge, costituisce il collegamento più importante e distintivo di quest’ area.

Molto violento, benché minore come impatto e conseguenze, fu pure il sisma del 1989, ribattezzato “Loma Prieta” (43 vittime), che scoppiò poco prima del terzo inning delle World Series di baseball tra Okland A’s e San Franscisco Giants, poi ridefinite Bay Bridge Series in riferimento al ponte che unisce le due città (il Golden Gate invece collega San Francisco con Marin County).

Ma questo sinistro senso di morte e di fragilità è suggerito da un altro inquietante aspetto della Baia e che purtroppo rappresenta un triste primato per il Golden Gate: proprio sul ponte che segnale l’ ingresso nella Baia, avviene il numero più alto di suicidi (1300 da quando il ponte è stato aperto intorno agli anni ’40, mentre 35 tentativi di suicidio sono stati accertati solo nel 2007).

Morte e Baia: una contraddizione in termini perché in un luogo pacifico come questo, con una vista panoramica così poetica che invita a rilassarsi a riflettere o a viaggiare con la fantasia e le emozioni, sembra impossibile che le persone trovino invece il luogo giusto per abbandonare il creato. E il tutto appare ancora più inspiegabile in una città come San Francisco, così aperta e disponibile verso la cultura e le emozioni della sua gente. E invece, forse, è in questo specifico risvolto sociale che va ritrovata la ragione fondamentale di tanta triste contraddizione.

In Europa l’ alto numero di suicidi verificatosi durante il Romanticismo, veniva spiegato in relazione all’ importanza che gli uomini dell’ epoca attribuivano ai valori morali e che, di conseguenza, li spingeva a riflettere sulla realtà storica del tempo: la discrepanza tra valori ideali e (triste) realtà quotidiana, li portava a suicidarsi per affermare sè stessi e i valori in cui credevano.

È difficile ora stabilire se anche coloro che si lanciano nelle fredde acque della Baia dai 70m di altezza del Golden Gate, lo facciano perché angosciati da profonde crisi esistenziali.

Tuttavia vi sono due fatti piuttosto precisi e inconfutabili che danno un base di credibilità persino ad una teoria come questa, sicuramente estrema, ma dal fascino “romantico”: innanzitutto la gran parte di coloro (85%) che si gettano dal ponte sono abitanti di San Francisco o comunque della Baia; inoltre, quest’ area, in particolare “Frisco”, è stata storicamente ricca di fermenti culturali, filosofici, favoriti e ispirati da studenti e da intellettuali che hanno sempre difeso strenuamente ideali e aspirazioni.

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Permalink da Stefano Gorgosalice alle 23:38:52, Sport: Play.it Lifestyle, 3923 parole

1 commento

Commento from: gld [Visitatore]
Un viaggio. Il passare 10 minuti davanti al computer e credere di trovarsi a diversi Kilometri di distanza. Alzare gli occhi e rendersi conto di trovarsi a casa quando credevi di stare a San Francisco. Per me che per più motivi non ho viaggiato molto è stata una lettura veramente piacevole. Il piacere di sapere dell' esistenza di una città così grande ma nello stesso tempo così vivibile con le sue architetture e le varie etnie che la costituiscono, rafforzate dalle bellissime fotografie. La parte un pò dura, personalmente, il ricordare il comportamento degli spagnoli in una terra appena scoperta, dove hanno creato dei danni inverosimili e molte volte sommersi. Tolto questa nota cosa dire Stefano....passare 10 minuti di piacere. Complimenti. ps: era Kant che diceva di viaggiare stando fermo nel posto dove viveva soltanto con la lettura? Ora non ricordo, ma alcune volte capita.
07.06.08 @ 18:46

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