
Un caldo saluto dal Lancashire, che sta finalmente incominciando ad essere beneficato da temperature accettabili ed un sole che fa finalmente capolino dopo mesi di nubi fitte e tutte le possibili precipitazioni atmosferiche.
Ciò mi ha permesso di fare un paio di capatine al playground di Moor Park, che si trova a Preston, come ricorderete di certo, dove ho partecipato a numerose sfide nelle quali, per la cronaca, la tecnica continua a latitare e però non mancano “passaggi a livello”, “lacci californiani” e via dicendo.
L’ultimo contatto subito, non propriamente legale né in termini regolamentari, e neppure penali a dire il vero, complice un terreno appena umido, il tanto che basta per mandarti a gambe all’aria, mi ha costretto ad un atterraggio a pelle di leopardo, con inevitabili conseguenze in termini di lividi ed abrasioni, ma ho preso su e continuato a giocare come niente fosse, anche se dentro di me vedevo tutte le stelle del firmamento.
Così per qualche giorno il basket ho potuto solo allenarlo e guardarlo da spettatore ; si perché nel frattempo mi sono dato da fare : una squadra giovanile, legata al programma dei Preston Pride, aveva bisogno di sostituire il coach dimissionario e così hanno scelto il sottoscritto che ha accettato con entusiasmo di tornare in attività con questo gruppo di quasi sedicenni, alcuni dei quali di buona prospettiva, ma al momento non eccelsa consistenza tecnica.
Purtroppo ci si allena poco qui in UK, in quanto vengono prima un sacco di altre priorità per gli adolescenti britannici, prima delle quali, non ci crederete, studiare.
Si perché andare a scuola qua è una cosa seria ragazzi !!! E ora cercherò di spiegarvi un po’ come funziona il sistema scolastico inglese.
Si inizia dunque a 5-6 anni, con la Primary School, una sorta di scuola elementare nostrana, che si frequenta credo per 5 classi, numerate da uno a cinque ; poi il ragazzino passa la Secondary School, che racchiude gli insegnamenti della media inferiore e superiore (la High School negli USA), il tutto per altre 6 classi, numerate da sei ad undici.
Terminato l’undicesimo anno, il ragazzo, ormai sedicenne, svolge degli esami che gli permetteranno, una volta superati, di accedere ad un College per due anni di Academy, una sorta di scuola preparatoria all’Università, che è paragonabile allo statunitense Junior College.
Inutile dire che i "miei" ragazzi, quasi tutti sotto esame perché all’undicesima classe, sono abbastanza impegnati e quindi disertano spesso gli allenamenti per ragioni scolastiche, fermo restando che talvolta lo fanno per ragioni personali di quattro letterine, la prima delle quali è una f e l’ultima una a : tutto il mondo è paese, per fortuna... .
Va però detto che dopo qualche seduta andata semideserta, hanno iniziato ad allenarsi con più continuità da un paio di settimane in qua, nonostante gli esami alle porte, forse interessati dal sistema di allenamento sicuramente diverso da quello a cui erano abituati, forse ringalluzziti dalle prime vittorie ottenute ; però due sedute settimanali sono a mio giudizio sempre molto poche per imparare a giocare, vedremo come porre rimedio a questo problema in seguito, visto che le finali e quindi il termine della stagione corrente è vicinissima(maggio).
Ad ogni modo, quando si allenano o quando giocano, questi ragazzi sono spettacolari come impegno e attenzione e pure come sprezzo del contatto e come intensità...mi avevano affascinato guardandoli, ne sono stato conquistato allenandoli perché, oltre ad essere rispettosissimi della figura del coach, realizzano il sogno di ogni istruttore, quello cioè di chiedere loro una cosa e vederla subito eseguita o comunque tentata col massimo impegno. Bello... bello davvero, credetemi !
Ho peraltro conosciuto un altro coach italiano di nome Giulio, che vive ormai qui in pianta stabile, avendoci messo su famiglia, col quale ogni tanto posso fare qualche chiacchiera in italiano (che bello !!!), l’ultima delle quali ha riguardato il comune destino delle squadre italiane di calcio, lui tifoso interista, io, molto più blando simpatizzante romanista, tutte eliminate dalle formazioni britanniche in Champions League, giusto qualche giorno fa.
Inutile dire che questo triplo ceffone al calcio nostrano, per quanto detto nel mio scorso intervento, non mi lascia totalmente sorpreso.
La Juventus ha sbattuto la faccia contro il Chelsea e non è riuscita ai torinesi l’impresa di ribaltare il pronostico che dopo l’andata li voleva perdenti ; il risultato è stato vissuto dagli inglesi con entusiasmo e però anche rispetto nei confronti dell’avversario, comunque battutosi bene.
Stesso dicasi per l’eliminazione della Roma da parte dei Gunners dell’Arsenal, che hanno avuto la meglio solo dopo l’ottava serie di rigori contro i giallorossi bersagliati da assenze e infortuni, però a nulla vale recriminare : le scuse le ricercano i perdenti, secondo me.
Comunque i media britannici hanno tutti più o meno concesso l’onore delle armi alla formazione giallorossa, onore che però, anche simbolicamente, vale ben poco, secondo me.
Alla Roma ora il compito di non rendere completamente deficitaria la stagione centrando il quarto posto in campionato, che significa Champions League il prossimo anno, alla quale secondo me, per dire la propria fino in fondo, occorre un organico ricco e numeroso, che però allo stato attuale la Roma non sembra potersi permettere.
La squadra è anziana, almeno in molti elementi cardine, e questo ciclo del pur ottimo (a mio parere) Mister Spalletti, non sembra aver colto un grande successo. Se non dovesse essere raggiunto il quarto posto, forse varrebbe la pena di rifondare questa squadra attorno ai giovani di sicuro valore che ci sono (De Rossi, ormai un campione, Aquilani, Menez e altri ancora) e in tre o quattro anni tornare ai vertici con un gruppo rinnovato, ancora guidato dall’attuale allenatore o da un altro a cui affidare le sorti del rinnovamento tecnico.
Il problema sembra quello che il pubblico italiano non è educato ad attendere e guardare lontano, così questo tipo di operazione non incontrerebbe sicuramente il favore e il sostegno popolare e dei media, leggi mancati abbonamenti, critiche, polemiche e quant’altro … questo mi sembra essere un altro limite del calcio nostrano. Se cominci oggi a lavorare, il risultato ti viene chiesto …. stasera, neppure domani !
E come si fa a programmare opportunamente così?
Parlo anche della preparazione fisica delle squadre : come si fa a distribuire opportunamente i carichi di lavoro se un momento di pesantezza, col relativa probabile carenza di risultati viene salutato da polemiche, contestazioni, quando non da licenziamento o comunque elevate pressioni in questo senso da parte di media, pubblico e società? E però ci si lamenta che in Italia le squadre sono decimate dagli infortuni e molti tra i campioni che vi giocano passano più tempo in infermeria che in campo. Chissà perché....
Il calcio inglese è un buon calcio, più razionale, meno tattico, a tratti spettacolare, e sicuramente molto più sereno. Un esempio? Il Manchester United, dopo la vittoria di Coppa contro l’Inter, sabato scorso ha perso 1 a 4 in casa col Liverpool, che è stato bravo evidentemente ad approfittare del calo fisico o motivazionale post vittoria.
Sui giornali il fatto è chiaramente stato riportato, si è ovviamente complimentata la prestazione dei Reds, ma nessuno si è sognato di scrivere nulla di particolarmente acceso contro i ragazzi di Mister Ferguson.
Ve lo immaginate quanto ci avrebbe messo la stampa e il pubblico nostrano a mettere in croce Mourinho se dopo aver vinto col Manchester avesse perso in casa 1 a 4 contro la Fiorentina?
Ecco la differenza tra i due sistemi e forse una delle ragioni per cui magari al momento del “dunque”, le squadre inglesi, più serene e ugualmente motivate rispetto alle nostre, le battono... .
Va detto che Mourinho è comunque il bersaglio preferito di qua e di là della Manica, e il suo appellativo di “Special One” vacilla : è antipatico, si dice, supponente, neppure così bravo....
Non son d’accordo. E’ e rimane il migliore tecnico europeo del momento, assieme a Ferguson, il quale però può contare su una piazza che sa attendere, sa gioire con lui ed essere vicina alla squadra anche se non vince il campionato. Provate però a vedere quanti titoli nazionali ha vinto il Manchester Utd nell’ultimo decennio?
Mourinho invece è arrivato in un Paese che lo accoglie subito con diffidenza, ogni cosa che dice, fin dal principio viene travisata o ingigantita. Che piaccia o no è primo in classifica e lo resterà credo fino alla fine, vincendo anche in Italia e già al primo anno.
In quanto all’antipatia, forse Mancini risultava simpatico? Già dimenticato tutto quello che si è detto su di lui?
E poi si dice che "Mou" stia vincendo, sempre che vi riesca, solo il campionato come Mancini, quindi non ha dimostrato di essere migliore di lui ; altro caso di amnesia volontaria credo : Intanto ha vinto un pò più di Mancini nel recente passato, nei campionati nazionale e in Champions League, e non che Mancini allenasse squadre di serie C nel mentre, ma Lazio, Fiorentina e la stessa Inter, in cui ogni anno lo volevano cacciare dopo le prime due partite perse o anche solo pareggiate).
Mancini poi lo scorso anno ha vinto lo scudetto per solo mezzora. Fosse durata di più l’ultima partita, l’avrebbe probabilmente perso, dopo aver dilapidato in primavera tutto il vantaggio sulla Roma ; e poi forse Mancini il primo anno a Milano ha vinto lo scudetto? Non mi pare, almeno non sul campo.
Chiudiamo la parentesi calcistica, molto lunga per la verità, scusate ma come si dice a Roma, quanno ce vo’ ce vo’ !
Tornando al basket, l'annuale "N.C.A.A. Tournament" è in fase di svolgimento e la febbre dell'ambiente cestistico universitario americano sta salendo vertiginosamente durante la cosiddetta "March Madness" uno degli eventi sportivi televisivi che mi piace di più seguire, benchè notturni, andando a lavoro praticamente senza toccare letto e con le borse sotto gli occhi modello Samsonite.
Ma ne vale la pena vi assicuro.
A parte lo spettacolo di per sè, un basket quasi sempre giocato al calor bianco, è bella l'ambientazione e la cornice di pubblico, senza contare l'interesse, diciamo "professionale", di seguire il lavoro di veri santoni della panchina come Rick Pitino, Coach K (Mike Krzyzewski, spero di averlo scritto con tutte le k le y e le z al posto giusto, se no perdonatemi oppure provateci voi !)ed altri, nonchè i migliori prospetti del basket univerisitario, i futuri professionisti dentro e fuori la NBA in azione.
La fase finale del torneo NCAA, regolarmente trasmesso in Italia da vari canali satellitari, Sportitalia NASN e ESPN, da queste parti non sanno neppure cosa sia, così non mi restano che gli aggiornamenti online ma non è davvero la stessa cosa !!!
Parlando di NBA, la domanda che mi pongo al momento è : cosa sta succedendo ai Celtics ???
Dal 42-10 del 6 Febbraio scorso, il bilancio recita 8 vinte e 7 perse, sicuramente un bel paio di passi indietro rispetto al primo scorcio di stagione e soprattutto rispetto a un teorico tabellino di marcia verso la prima posizione. E’ stata superata da Cleveland, che poi ha decisamente e forse decisivamente allungato e avvicinata pericolosamente da Orlando, che sembra aver superato al meglio l'intoppo dell'infortunio di Jameer Nelson, ottimamente sostituito, pare, da Rafer (aka Skip-to-my-Lou) Alston. Perché questo impasse ?
Non penso ci sia particolarmente da preoccuparsi, in quanto infortuni importanti stanno minando l’equilibrio dei Celtics e condizionandone il rendimento ; e ad ogni modo ci sta un calo in questo periodo, che forse (only God knows it !) serve ai preparatori bianco verdi per effettuare dei carichi atletici che permetteranno alla squadra di essere in forma in tarda primavera, quando più conterà.
Peccato però perdere il fattore campo, tanto decisivo lo scorso anno, ma la posizione di Cleveland ed ancor più dei Lakers non penso sia insidiabile da parte di Boston, che se non altro, sta almeno saggiando la consistenza della panchina, secondo me non così affidabile in ottica playoffs concedendole giocoforza elevati minutaggi.
Spero di sbagliarmi, però penso che conquistare un titolo in giocando molte gare in trasferta, richieda una panchina esperta che sappia dare fiato ai titolari, salvo che coach Rivers tiri fuori il coniglio dal cilindro, cioè Marbury per l'attacco e magari il giovane ed atletico Gabe Pruitt in chiave difensiva, a ricoprire quel ruolo tanto decisivo lo scorso anno nella vittoria del 17° titolo, cioè quel difensore esterno in grado di marcare stelle come Kobe o LBJ, e produrre in attacco canestri decisivi, ruolo recitato divinamente da James Posey.
Staremo a vedere nei prossimi mesi.
Non so se torneremo di nuovo a trovarci prima di Pasqua ; se no, mi metterò di nuovo in contatto con voi subito dopo.
Per ora è tutto, gente !
Mi raccomando
TAKE CARE !
e soprattutto
LET’S-GO-CEL-TICS !
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