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Play.it USA

Il mio viaggo in Florida

Categorie: Dariazzo - Live from Florida
Autore: dariazzo
Published on 01.03.10

Il mio viaggio in America, la scorsa estate, inizia molto prima di atterrare all'aeroporto internazionale di Philadelphia.

Dando uno sguardo al giornaletto della American Airlines richiuso nel vano del sedile davanti al mio, scopro che nella radio c'è un canale sportivo. Una serie di interviste con protagonisti passati o presenti della sport.

Oltre ad un pugile ed un pilota c'è un piccolo dialogo del giornalista con Tommy La Sorda: il mitico ex allenatore dei Dodgers spiega di quando allenava centinaia di ragazzi nelle Minors, talmente tanti che la mensa non li conteneva e dovevano essere stipati sul marciapiede antistante il centro sportivo, talmente tanti che i gruppi di allenamento poteva riconoscerli solo usando fazzoletti colorati legati ai polsi dei giovani giocatori.

La destinazione finale del viaggio è Orlando, da cui sarebbe poi partito il piccolo tour che avrebbe attraversato Sarasota, Fort Myers, Key West e Miami.

Quell' assaggio sull'aereo, però, non era altro che per me uno dei modi per avvicinarmi al grande evento di quelle ferie, la partita tra Tampa Bay Rays e Texas Rangers, a cui avrei assistito il 21 agosto, al Tropicana Field di Saint Petersburg.

Le isole caraibiche, l'Art Decò e i grattacieli di una delle città più belle del Mondo e i parchi a tema erano per me una sorta di piacevole distrazione, un fantastico ingannare il tempo nelle pause di quell'estasi che l'eccitazione di vedere una partita di MLB dal vivo poteva regalarmi.

E l'arrivo in Pennsylvania per lo scalo non facilitava certo questo processo di "raffreddamento". Nei lunghi corridoi dell'hub principe per alcune compagnie aeree d'oltreoceano il baseball viene ricordato continuamente, complice il trionfo degli indigeni Phillies l'anno precedente.

Una galleria di immagini ricorda i momenti magici della franchigia, e visto che il tempo c'è mi fermo a leggere quali avvenimenti tali fotografie ricordano.

Intanto dilaga in me, cosa rara, la voglia di sperperare denaro.
I negozietti hanno due magliette di Penn State, ateneo vicinissimo, a 20 dollari, le magliette di Michael Vick, appena firmato dagli Eagles, fanno bella mostra di loro e Lids, catena di negozi di cappellini, schiera tutta la rassegna degli articoli legati alle squadre professionistiche.

Rimando l'appuntamento con il separarmi da decine di dollari al viaggio di ritorno, quando il tragitto prevederà la stessa identica sosta.

Un breve volo interno ci porta finalmente ad Orlando.
Lo scontro con la realtà della Florida è un attimo spiazzante.
La scorbutica commessa della compagnia di autonoleggi probabilmente parla l'inglese peggio del sottoscritto, il che è tutto dire.

Ispanica, non capisce che il Sebring è bello, per carità, ma noi le valigie dove le mettiamo? Risolta la grana, e messo il sedere in una spaziosissima Aveo (in America le macchine sono il triplo dello stesso modello europeo) rimane solo lo shock con il caldo. In una parola: debilitante.

I sobborghi della città dei Magic non sono esattamente un paradiso.
Appena fa buio non c'è nessuno in giro, alle 21.30 i fast food chiudono e l'omino del "Drive" sembra una specie di bersaglio. Prima di quell'ora, le coppie ordinano via telefono e poi passano esattamente nel momento in cui o la pizza esce dal forno, o il panino viene completato.

Il senso di smarrimento davanti agli stradoni che squarciano il centro abitato, allungando gli spazi e rendendo la città molto poco personale è però la vera cosa che fa paura, più degli sbandati che ci chiedono, complice la targa del nostro mezzo, se veniamo dalla California.

I giorni nella Florida centrale passano tranquilli, tra le brevi pioggie e la stanchezza che inevitabilmente a sera affiora. Nei parchi di divertimento le varie nazionalità si mischiano, tant'è che non riusciamo dai primi tre giorni di vacanza a capire quali siano le caratteristiche degli americani.

Il quarto giorno però è quello dello spostamento verso Sarasota, città balneare nota per le sue spiagge. Il pranzo lo consumiamo in una classica tavola calda à la Pulp Fiction a Lake Wales, cittadina che sorge presso uno dei milioni di laghi che aumentano l'umidità dello stato in modo decisivo.

E' forse questo posto però che è il più "americano" tra quelli da noi visitati. Sulla strada c'è un parcheggio e di fianco un posto di ritrovo per skater, con rampe, half pipe ed altre attrazioni utili alle loro evoluzioni. Solo i ragazzini più smaliziati però possono sopportare i 40 gradi del dopopranzo, quindi il posto è quasi vuoto.

A lato c'è un campetto di Little League. All'esterno un piccolo parcheggio avverte in modo abbastanza chiaro che non si risponde dei danni delle foul ball scagliate in quella zona. All'interno, sulle gradinate e negli spogliatoi, una serie di cartelli ai limiti dello splatter avvisano che la palla è dura e se non si sta attenti si può finire come i bambini ritratti nelle foto: con un occhio gonfio, o con un bernoccolo che occupa circa il 70% del volto.

Come in tutta la parte di Stati Uniti che abbiamo visto è tutto un "Io ti metto in guardia, te arrivaci da solo che certe cose non le devi fare". In qualsiasi situazione, all'aeroporto, per strada, in hotel, bisogna tutelarsi da soli, stare alle regole e ti andrà tutto alla grande.

Se ti dicono di stare in questa fila per il check-in, ci rimani.
Se sbagli a parcheggiare e lo fai nello spazio adibito ad un altro negozio, ti portano via la macchina senza pensarci due volte.

E' probabilmente per questo che l'impatto con la realtà americana può sembrare duro, con trattamenti indelicati contraddistinti da fare inquisitorio. Semplicemente ti ritengono diverso, nel tuo comportamento, rispetto a loro, e sono spinti a difendersi dal tuo diverso ordine di idee.

Più in là, nella piccola struttura che ospita gli spogliatoi, una targa ricorda un arbitro di Lake Wales che ha arbitrato le Little League World Series ed un'altra il catcher dei Toronto Blue Jays campioni del Mondo, Pat Borders, MVP delle finali del 1992, che ha giocato all'Arthur Barnes Stadium, questo il nome del piccolo complesso, da bambino.

Verso sera si arriva a Sarasota, località sul mare a poche miglia dalla zona di Tampa Bay. In ventiquattro ore, il mio desiderio di vedere una partita MLB dal vivo si realizzerà.

E' quindi abbastanza palese che la spiaggia della mattina seguente, Siesta Key Beach, pur avendo forse la sabbia migliore che io abbia mai visto, non cattura più di tanto la mia attenzione. Allungata dall'attesa dell'evento, la giornata passa quindi lenta, tesa, divorata dal terrore di fare ritardo in qualche modo.

La partita

La partita è alle 7:38, ma mi prefiggo di essere lì alle 6. Passando sulle superstrade che girano attorno al palazzetto, il Tropicana Field si palesa in tutta la sua magnificenza.

Altissimo, possiede cartelloni dei giocatori e ornamenti a forma di pallina da baseball tutto intorno, ed essi sono ben visibili dalla strada così come dagli spettacolari ponti che collegano Saint Petersburg e Tampa.

Avevamo detto che dovevo essere lì alle 6. Infatti, alle 5:40 sono giù fuori dal Trop, dopo avere, come sempre, parcheggiato diligentemente nel posto che l'inserviente del complesso ci indica. Curioso notare che se una macchina trasporta un minimo di 4 persone il parcheggio è gratuito.

Lo steward controlla il mio zaino, più o meno come in aeroporto, senza fretta visto che in pratica siamo in una decina ad essere al ballpark a quell'ora. Lascia passare me, mentre i miei tre amici sono costretti a rifarsi i 300 metri che li separano dalla macchina per mettere via le bottiglie d'acqua.

Si entra così nella zona antistante l'entrata vera e propria, dove c'è il botteghino per i biglietti. Io li ho già prenotati, ed un affabile signore sulla cinquantina me li da nonostante io li abbia comprati su internet con la carta di credito temporanea di un'altra persona.

Il procedimento in realtà è veramente lungo e mi fa sudare la fatidiche sette camicie, ma la cortesia dell'uomo è talmente rassicurante che, in realtà, non ho mai pensato di rimanere fuori. Mentre siamo in fila per entrare, siamo tra i primi, un drappello di pallavoliste di una high school locale vende il calendario della squadra ed un quotidiano per 50 centesimi di dollaro.

Effettuo l'acquisto, ma quando tento di fare due parole con la ragazza che mi da il sacchetto, il mio "visto che vengo dall'Italia, mi sembra giusto comprare qualsiasi cosa mi diano!" non sortisce alcun effetto. Torna dalle sue amiche, che per ringraziare gli avventori improvvisano una serie di acrobazie tra le code.

Più tardi, durante la partita, il gruppetto verrà salutato dalle speaker dei Rays, ed è lì che scopriremo la loro provenienza ed il motivo del loro autorizzato mercanteggiare: i fondi per la loro squadra di volley.

Proprio quando inizia a fare veramente caldo, si aprono i cancelli.
Dimenticate subito tornelli, guardie armate, poliziotti a cavallo eccetera. Uno alla volta si passa una piccola porta, dove una hostess (spesso una ragazza sotto i trenta, a volte una sopra i 60) oblitera il biglietto con un palmare e ti invita ad entrare.

La piazzetta che sta oltre questo checkpoint vede ulteriori file per accaparrarsi il gadget del giorno, il poster di Jason Bartlett. Dopo aver preso la mia copia, cosa che ha contribuito all'intenzione di arrivare allo stadio tre ore prima del primo lancio, ci infiliamo nel negozio ufficiale della squadra del centro della Florida.

C'è di tutto, a prezzi elevatissimi. Mazze, palline, caschi, magliette, jersey, pantaloncini, qualsiasi tipo di gadget. Le magliette di cotone dedicate ai giocatori non più a roster vengono vendute alla metà, come prevedibile.

Il marasma all'interno del locale su due piani si fa insostenibile e conviene uscirne; si entra in un corridoio che conduce all'anello che circonda il terreno di gioco, in un ambiente che pubblicizza a spron battuto la squadra di casa.

Immense sculture di polistirolo ed un sistema di icone e altri piccoli accorgimenti che possono renderti un tifoso di Tampa Bay senza che nemmeno tu realizzi quello che sta succedendo.

Una hostess, anche lei sulla sessantina, ci invita ad entrare al "museo dei battitori". Si entra da una piccola porta, in uno dei corridoi che conducono agli spalti. Si apre un mondo che per un appassionato è una manna: ad ogni grande battitore del passato è dedicata una teca in vetro, con le sue fotografie, i suoi cimeli, la sua maglietta.

Ci sono tutti i grandi hitter del passato, tra cui colui che dà il nome all'ala, Ted Williams; egli è infatti morto a pochi chilometri dal Trop, cosa che ha spinto i Rays a dedicare a lui il piccolo museo, in cui sono anche mostrati alcuni oggetti che risalgono alla recentissima vittoria della American League da parte della squadra di casa.

Un'altra hostess capisce che siamo turisti, ci chiede da dove veniamo e facciamo due parole. Dimostra di sapere una decina di parole in italiano, e chiede la nostra approvazione. Noi gliela diamo senza farci problemi: "Bravissima!", e poi di corsa verso l'area di gioco.

I nostri posti sono in alto, secondo livello, press level. In pratica una specie di secondo anello, proprio di fianco alle cabine dei commentatori. Buona via di mezzo tra i posti più belli e quelli più economici, con una vista ottimale sulla prima base.

Ma manca ancora molto alla partita, circa un'ora, e quindi, vista la totale assenza di servizio d'ordine, ne approfitto per lanciarmi nei posti bassi dell'outfield. Qui la sorpresa è grande quando realizzo che è assolutamente normale prima della partita stare in posti più aderenti al campo a guardare l'allenamento delle squadre.

I fuoricampo di Josh Hamilton, Andruw Jones e compagni fendono l'aria e si stampano a qualche metro dalle nostre teste, impennandosi dopo aver raggiunto i sedili di chi siederà in quella sezione, mentre i bambini dotati di guantone sono pronti ad afferrarli e prendere un souvenir della versione 2009 dei Texas Rangers.

Ci avviciniamo al piatto di casa base girando per la tribuna, passando dalla zona VIP e ritrovandoci in ben poco tempo a pochissimi metri dai campioni di Texas, impegnati in battute di allenamento e nel riscaldamento atletico in mezzo al campo. Riconosco Elvis Andrus, Hamilton, Michael Young e gli altri titolari.

Il prima base è decisamente il più attivo con i fan, e dapprima fa delle foto con piccoli supporter e poi si concede quattro chiacchiere con un paio di ragazze alte, bionde e rifatte, oltre che con un ragazzo con il tutore al ginocchio.

C'è chi è intervistato dalla TV e chi invece non distoglie la concentrazione dall'allenamento, anche se tutti sono sempre pronti a dare un saluto a chi li incoraggia dalle tribune. Questo per la squadra in trasferta, figuriamoci cosa succede per la squadra di casa!

Ad ogni modo, sarebbe molto facile accedere al dougout, farsi una foto con qualche Ranger e pubblicare il ricordo qui di fianco, basta chiedere ad uno steward che presidia la porticina che collega l'area in cui siamo noi ed il campo, ma ormai quell'oretta che ci separava dal primo lancio è passata nella mia sorpresa di trovare un ambiente così ospitale in uno stadio ed un pensiero alla cena, così ci avviciniamo ai nostri veri posti muovendoci con una delle decine di scale mobili della costruzione.

La visuale è ottima, ed ormai ognuno nello stadio ha raggiunto il proprio posto. Lì nessuno fa polemica o si mette in un altro posto più comodo o più largo, ognuno segue le indicazioni per il suo seggiolino e si stabilisce lì.

Lo fa anche la coppia di settantenni che siede di fianco a me: lui terrà con calma lo scoreboard per tutta la partita, mentre lei impiegherà circa tre inning per trovare al bar il gelato adatto a lei, che le viene poi servito in un piccolo caschetto con le iniziali "TB" stampate su sfondo blu.

Sotto di loro, due signori di mezza età tifosi di Texas, che accolgono a braccia aperte un ragazzo sulla ventina che sfoggia il cappellino sempre dei Rangers. Non fatevi ingannare però, la presenza di tifosi texani è molto ridotta rispetto a quelli locali, che affollano il Trop in ogni ordine di posto.

Scaldati ancora di più dall'incredibile filmato introduttivo in computer grafica che passa sul maxischermo che da sul campo di gioco, accolgono i Rays e Scott Kazmir, partente di serata. Ma senza istruzioni non si va da nessuna parte.

Quindi, prima che tre marine si calino dal soffitto e si preparino al cerimoniale lancio di inizio, lo stesso maxischermo ti indica che le campanelle vanno suonate solo in certe occasioni, come comportarsi in caso di Home Run o di StrikeOut, oltre a ripeterti le norme base di comportamento all'interno dell'arena.

Come vi siete accorti, non abbiamo nemmeno iniziato a parlare di baseball.
In effetti, il modo in cui gli americani ci ricamano sopra è davvero esagerato per chi ama questo sport. Tra un inning e l'altro succede di tutto.

Un deejay mette musica mentre le cheerleader gli ballano accanto, i pupazzi di spugna gareggiano in una corsa di velocità, un bambino gioca con una mucca gigante di uno sponsor che si nasconde tra la folla per vincere una fornitura a vita di latte, il pickup dei Rays gira il diamante per pubblicizzare un certo prodotto.

L'immancabile inno prepartita è affidato alla voce di una ragazza di colore che, giunta al ballpark con tutta la famiglia, se ne andrà a fine partita in mezzo alla folla, camminando di fianco a me per tutto l'anello esterno alle tribune.

Veniamo alla partita, ed era anche ora!
Kazmir inizia a lanciare benissimo, mentre il suo collega avversario Justin Nippert ha qualche difficoltà. La curva del rookie è comunque fantastica, e dalla nostra posizione posso apprezzare il movimento della palla con precisione.

Durante la partita molti saranno ingannati da essa, ma il primo inning, un po' per infortuni degli infielder di Texas, è favorevole ai Rays che si portano in vantaggio. Young non ci sembra dal vivo la stessa garanzia che rappresentava in televisione, ma durante la partita avrà modo di rifarsi.

Il pubblico, intanto, si scalda incredibilmente quando Evan Longoria va al piatto. E' un idolo da queste parti dopo aver trascinato la squadra al pennant della American League da rookie, e qualche mese dopo sarà addirittura nominato tra i finalisti per il titolo di MVP 2009. Anche grazie a lui Tampa può godersi il 2 a 0 maturato nei primi due inning.

Dall'altra parte, Ian Kinsler e Hamilton sono in palese difficoltà, denunciando una condizione fisica non ottimale, mentre Young è una sicurezza al piatto, finirà con un 3 su 4 che è anche il motivo principale per cui Texas rimane in partita.

Il quinto inning mette la parola fine alla buona partita di Nippert, sicuramente una nuova risorsa per il monte dei Rangers, con gli Home Run di Carlos Pena e Ben Zobrist consecutivi, che lanciano il Trop in uno stato di esaltazione totale. Quando la palla viene battuta, si alzano tutti in piedi, a gridare "Go, Go!". Poi, uno scroscio di applausi, grida, le famose campanelle.

Ci uniamo al coro, perchè è un movimento d'insieme troppo trascinante, un'esultanza che esula completamente dalle becere manifestazioni che avvengono negli stadi calcistici italiani, dove sono le curve ed i loro capi a comandare il tifo.

Il pitcher ospite è quindi riuscito in un modo o nell'altro a cavarsela, ha lasciato poche persone in base e nonostante i Rangers non siano nemmeno scesi in campo si può dire che il 5 a 0 maturato fin lì si possa recuperare. Prima del settimo, in ogni caso, Kazmir non smette di lanciare bene.

Assistiamo ad una vera e propria gemma della carriera del pitcher, che però nel settimo inning inizia a scricchiolare, facendomi esclamare un "Toglilo!", prontamente assecondato dal vecchietto che ricorderete di fianco a me.

Joe Maddon lo lascia dentro, e nell'ottavo entreranno tre punti per i texani, ed è l'Home Run di Taylor Teagarden, del cui swing certo non tesseremo le lodi neanche dopo averlo visto dal vivo, che fa capire al coach di Tampa che è il momento per la standing ovation a Kazmir.

Tutti si alzano in piedi e applaudono; è un momento quasi commovente, il pubblico ringrazia il giocatore per lo spettacolo offerto ed è una sensazione che si percepisce chiaramente. Insomma, nel baseball non c'è solo tifo e sicuramente la composizione del pubblico aiuta nel creare un ambiente unico, familiare.

Tampa porta a casa la W perchè i suoi rilievi lanciano alla grande e obiettivamente i Rangers sono troppo cotti per rimontare. Il vincente è Kazmir, all'ultima standing ovation in Florida, perchè la notizia di qualche giorno dopo gela il cuore dei tifosi dei Rays, che mandano il partente a Los Angeles.

La notizia mi raggiungerà in albergo qualche sera dopo appunto, e credo che sia naturale provare uno strano sentimento di vuoto anche per me che, a parte la partita di qualche giorno prima, si dà il caso non provi tutto questo senso di appartenenza ai colori dei Rays.

Non solo baseball

C'è ancora molto sport da scoprire in Florida.
Viaggiando verso Tampa infatti il football NFL si fa sempre più preponderante. I negozi di articoli sportivi si fanno scudo del logo dei Buccaneers nei loro cartelloni sull'autostrada, cercando di accaparrarsi i clienti, e sono moltissime le targhe delle macchine su cui compaiono le effigi di Bucs, Jaguars, Dolphins o anche dei Lightning dell'NHL o dei Marlins.

Nei bar di Fort Myers dove mangiamo le partite di preseason non lasciano spazio a nessun altro programma. Solamente partite, notizie, le bizze di Brett Favre. La particolare cittadina riserva anche un'altra sorpresa.

Alloggiamo all'Holiday Inn di Fort Myers, per l'appunto, forti del cambio euro-dollaro a dir poco favorevole. La piscina è come sempre vuota, quindi infilo il costume e vado a fare un bagno. Nel corridoio della nostra stanza tanti ragazzi, sotto i 20 anni.

Stupito da tanta gioventù, non ci faccio troppo caso, fino a che non sento un'inserviente dell'albergo chiacchierare con un gruppo di loro.
"Vi auguro una buona permamenza, anche se i Red Sox mi sono sempre stati antipatici!".

Erano i rookie della Gulf Coast League, appartenenti alla squadra affiliata dei Red Sox, che gioca proprio a Fort Myers. Una parte di loro quella sera va a pescare marlin, e non mancheranno i compagni che li prenderanno in giro ("Spero tu non prenda nulla!"), altri parlano in stanza, altri sono preoccupatissimi dalla calura notturna e riempiono i secchielli nei distributori di ghiaccio sulle scale.

Ovviamente mi sarebbe piaciuto fare due parole con qualche coach o qualche giocatore, ma il tempo era tiranno e l'albergo verso sera si è svuotato. Inoltre, la concierge si è rivelata di aiuto nullo...

L'indomani c'è da affrontare il viaggio più lungo, quello verso Key West.
Attraversiamo le Everglades ed irrimediabilmente si perde il contatto con la cultura sportiva americana, oltre che con il continente vero e proprio.

Tra le spiagge piene di uova di tartarughe e l'autentico senso di libertà che si respira nell'isola di Hemingway, un piccolo episodio mi riporta negli Stati Uniti. Tornando da uno dei lidi, passiamo all'interno del quartiere "black" di Key West.

E' esattamente come lo immaginate: casette di legno modeste, con una veranda ed una vecchia auto parcheggiata al di fuori. Le donne parlano con il classico fare chiassoso e divertito, mentre i mariti sono impegnati con le suddette vetture o giocano coi figli.

In un anfratto tra le case una sontuosa palestra ed una scritta sopra la doppia porta di accesso. "Qui giocano i migliori giocatori di basket del Mondo" Anche in questo caso il mio tentativo di curiosare è stoppato dagli sguardi tutt'altro che amichevoli degli avventori di tale struttura.

La sensazione è però quella di trovarsi di fronte ad uno di quei luoghi che spesso abbiamo sentito nei racconti degli analisti TV, quelli in cui i ragazzi senza prospettive si allenano sognando la NBA, per poi, anni dopo, riuscirci grazie a qualche osservatore che spinge per portarli al suo college.

L'itinerario non può avere fine diversa da Miami: il sito che avrebbe visto dopo 6 mesi la vittoria dei Saints nel SuperBowl numero 44 è una metropoli dalle milla facce, ma con una sola caratteristica preponderante.

A Miami non puoi stare in mezzo, o hai sfondato o sei una persona normale.
Gli infiniti grattacieli Downtown e le imbarcazioni ormeggiate nei canali danno l'idea di trovarsi in un mondo troppo bello per essere vero, un enorme club privato per ereditieri, chirurghi, rapper.

Ma scendendo dalla macchina ci si ritrova in ambienti molto più familiari, come i piccoli market aperti 24 ore al giorno o i fast food tenuti da ispanici ben felici di evitare di parlare inglese. Sono due filosofie di vita che si scontrano, in una città che bada in modo ridicolo all'apparenza, e che producono veri e propri mostri, come le signorine 65enni che corrono sulla pista ciclabile del lungomare o come le orde di turisti italiani vestiti in modo "cheap" che contribuiscono pesantemente alla nostra immagine in Florida.

Lo stesso impatto produce anche equivoci divertenti, come quando mi chiedono di girare uno spot per un attrezzo ginnico, forse non rendendosi conto di quanto avrei sfigurato al fianco dei fusti scritturati per la parte.

Sono quindi costretto a rifiutare, trincerandomi dietro un "Se non mi pagate non faccio nulla!" che diverte la PR e mi evita una figura becera davanti al Mondo. Questo piccolo episodio vi può far rendere conto di come Miami possa avvicinarvi così tanto ad un livello di vita eccelso e, soprattutto, spronarvi a raggiungerlo.

C'è ovviamente lo possibilità di non farcela, e per la maggior parte degli abitanti è così, tanto che in generale potremmo dire che a Miami Beach ci sono poche (anche se inconfondibili) tracce di quel vivere in modo fantastico che l'immaginario collettivo affibia all'appendice costiera della più grande città della Florida.

Di quelli che non ce l'hanno fatta, le sale da biliardo di North Beach sono piene. I teleschermi sintonizzati sulla partita dei Dolphins ingannano sul reale distacco che si prova dallo sport nella metropoli. Un distacco percepibile anche nel resto dell'area, tra Fort Lauderdale e West Palm Beach, dove riusciamo a trovare un irish pub per vedere il derby della madonnina, frequentato per grande parte da inglesi e rugbysti, che evidentemente ghettizzati in senso sportivo, trovano qui rifugio, come se a Milano aprissero un American Sports Bar.

Di questi ultimi gli Stati Uniti sono pieni, ed è proprio il numero ridotto di essi nella parte più meridionale della Florida a farci riflettere per un attimo su quanto quella terra sia rappresentativa del Nord America.

Il ponte immaginario tra la penisola ed il continente è l'ultimo personaggio di questa vacanza: il taxista brasiliano che ci accompagna all'aeroporto internazionale alle 5 del mattino. Corre, se ne frega dei limiti perchè sa dove sono gli autovelox e le pattuglie. Insomma, si comporta da italiano, da milanese più precisamente.

Sta zitto, fa il suo lavoro e non ci intrattiene in nessun modo. Poi un americano lo passa a destra, mi guarda sul sedile vicino al suo e, con voce sveglia, mi dice: "Americani, non sanno guidare.". I successivi cinque minuti che ci separano dal terminal sono riempiti da insulti ai guidatori d'oltreoceano e dalle cronache in cui si vanta di aver guidato in tante nazioni, tra cui il Suriname, il Mozambico ed altri eremi impossibili da avvicinare.

In lui si vede il sogno americano, tanto quanto la sua fine dopo l'11 settembre: "Da quando sono cadute le torri, questa nazione sta scomparendo!".

Noi vogliamo semplicemente evitare di credergli, mentre l'aereo ci riporta a Philadelphia per la coincidenza. Lì acquisterò il cappellino dei Rays come ricordo della vacanza e della partita a cui ho assistito.

Il commesso di Lids mi guarda: "Dai che ti faccio lo sconto!", sottovoce perchè il capo è lì a due metri. Parliamo del baseball in Italia e mi racconta con fare divertito di essere a conoscenza che qui noi crediamo che l'unica squadra dell'MLB siano gli Yankees. Gli rispondo che in realtà il 90% dell'Italia crede che quello sia il simbolo della sola città di New York e non di una squadra.

Poi noto il suo cappello dei Montreal Expos. Mi chiede se mi rendo conto di quanto sia messo male, ma lo rincuoro, dicendogli che ora può sperare nei Nationals. La faccia che mi riserva è quella di chi odia il momento che sta vivendo, ma alla fine ci congediamo con un sorriso.

Mentre l'aereo della American lascia il suolo nordamericano, i vari campetti da baseball e da football sono puntini verdi che testimoniano la presenza dello sport negli Stati Uniti, il Citizens Ballpark e il Lincoln Financial Field che svettano vicinissimi all'aeroporto rappresentano la mia malinconia nel lasciare la East Coast e lo skyline di Philly è l'ultimo ricordo di una vacanza breve, incredibilmente economica e che ha provveduto a soddisfare molte curiosità, fornendo una panoramica più fedele degli Stati Uniti di quanto non facciano duemila puntata di SportsCenter.



Lucati is back

Categorie: Andrea Lucati - Live from MLB
Autore: Andrea Lucati
Published on 15.04.09

Ciao a tutti! eccomi qui di nuovo, dopo tanto tempo di inattivita'..! scusatemi se non ho scritto prima ma ho avuto un po' di problemi (valigia persa, e computer che non si connetteva piu alla rete...), ma ora sono qui..! finalmente giovedi scorso sono arrivato a kissimmee, FL, dove ora mi sto giocando nell'extended spring training.
Finora tutto bene, dopo una settimana di allenamenti vari oggi ho avuto la prima possibilita' di farmi notare sul monte in una partita tra di noi.
Devo dire che mi sono ripreso bene dall'infortunio al gomito che mi ha tenuto fermo 3 mesi quest'inverno (ottobre, novembre e dicembre) e ora mi sento a mio agio sul monte, forse anche piu' di prima:D
Davanti a me per i prossimi 2 mesi ho un intenso susseguirsi di partite per 6 giorni a settimana, per poi a meta' giugno andare a fare parte di una delle 3 squadre short season degli Astros.. preferibilmente l'A- di New York..!
Per ora e' tutto, vi terro aggiornati ad ogni occasione! a presto

Andrea



CARPE DIEM !

Published on 31.03.09

O vergine cogli l’attimo che fugge?, cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà” (Walt Whitman).

Ciao a tutti, laggiù in Italia, che ve la godete con le miti temperature primaverili, mentre qua mi aspetto di avvistare lo Yeti da un momento all’altro.

Si perché oggi mi sono alzato per andare come ogni mattina al lavoro e tutto attorno a me era di nuovo bianco e molto, molto freddo....quando finirà mai questo inverno ?

Uno sguardo ai risultati NBA della notte mi dice che i Boston Celtics, o dovrei dire i resti della squadra campione NBA , persi con Orlando scontro diretto, seconda posizione ad Est e, quel che è peggio, anche Kevin Garnett, per infortunio, hanno ripreso a vincere coi Thunders, e ci mancherebbe pure!!!

Nel campionato NCAA invece, North Carolina è approdata alla Final-four di Detroit, mentre non ce l’ha fatta Louisville : mi dispiace perché simpatizzavo per loro e la loro difesa pressing spettacolare messa su da coach Pitino, che come allenatore di college vale sicuramente molto di più che come allenatore o peggio GM nei Pro.

Meno male che almeno la Virtus Bologna non mi ha tradito,vincendo il derby bolognese e consolidando la seconda piazza dietro Siena ; in un campionato orfano di equilibrio e con una vincente quasi predestinata, bisogna accontentarsi di poco... .

Il costo della benzina ha ripreso a salire anche qui in UK : ora un litro di verde lo pago da 0,89 a 0,93 sterline, contro gli 0,83 di inizio gennaio. E si respira aria di crisi economica, con il Regno Unito che si dibatte per trovare una soluzione alla crisi ed alla “vexata quaestio”, se entrare cioè, o meno, a far parte dell’area Euro,con la prima opzione che ora prevale sulla seconda... .

Il sistema economico fondato sul Commonwealth non tira più molto, evidentemente, ed anche gli impassibili ed impettiti cittadini di Sua Maestà britannica sentono un freddo brivido di paura correre lungo la loro più che diritta schiena, quando pensano ai loro conti bancari. Mal comune ai risparmiatori di tutto il mondo pare... .

Parlando d’altro, ho da poco ripreso a coltivare uno dei miei più cari hobby, cioè il cinema.

Non e’ tanto andare al cinema fisicamente che mi piace, anche se il widescreen e il dolby surround in una sala non molto affollata ma neppure deserta (deprimente, non vi pare?), permettono di passare una serata rilassante, specie se il film vale il prezzo del biglietto (5, 20 sterline da queste parti).

E’ piuttosto guardare il film di per sé che mi attira, magari comodamente sdraiato sulla poltrona preferita di casa mia, la compagnia femminile è ovviamente graditissima quando disponibile ; mi piace apprezzarne ritmo del film, la fattura (intendo sceneggiatura , fotografia ed effetti) e la recitazione.

Da queste parti c’e’ un florido commercio di dvd usati, tutti per lo più in ottime condizioni, rivenduti a prezzi davvero buoni ( dalle tre alle cinque sterline l’uno) ; la scelta e’ vastissima e c’e’ modo di metter su una videoteca non male, come sto provando a fare io.

Niente di grandioso, però non mancano capisaldi della commedia brillante come C’e’ posta per te, con un giovane Tom Hanks e una dolcissima e bellissima Meg Ryan (di diversi chili fa) ; pilastri del genere drammatico (da Il Padrino a Scarface, a The Sleepers, passando per molti, molti altri) o del thriller (Inside Man ed in genere i films con protagonista Denzel Washington) , senza trascurare le saghe fantasy e fantascienza , ed autentiche perle esotiche come Viaggio a Kandahar o il Cacciatore di aquiloni.

Mi piacciono i film tratti dai libri di Stephen King, ma non quelli horror ; parlo di film come Secret window , Le ali della libertà, Il miglio verde, L'allievo o Stand by me, ma anche l'epico L'ombra dello Scorpione.

Come tutti ho le mie preferenze e tra gli attori includo un gruppetto formato da Denzel Washington, Al Pacino e Tom Hanks(ma occhio a Will Smith, che negli ultimi cinque o sei film ha fatto davvero bene). E’ però Robin Williams, l’attore a cui sono più di tutti legato per le emozioni che mi ha trasmesso ne L’attimo fuggente, citato nel titolo di questo intervento e in Al di là dei sogni, ma anche in Good Morning Vietnam! e Patch Adams, il simpatico istrione non era andato per niente male.

Tra le attrici, non tutte necessariamente bellissime ma brave di sicuro, metto Michelle Pfeiffer, Meg Ryan, Susan Sarandon e Julia Roberts ; non includo tra esse la pur superlativamente bella Angelina Jolie ; beh sapete, siamo fidanzati ormai da tempo e non vorrei sembrare poco obiettivo includendola.

Dopo avervi svelato questo autentico scoop, penso sia il caso di passare al genere di film preferito.

Si lo so, non ci credete, e fate bene, perché questo fidanzamento appartiene al mondo dei miei sogni, ma se la guardate recitare per un attimo, anzi, se la guardate e basta, capirete se vale la pena di sognarla !... che donna ragazzi !!!!

Genere , dicevamo : non ho preferenze, purche’ il film valga davvero, ma direi che forse i thrillers mi attirano un po’di piu’.

Però lasciatemi almeno citare due film capaci di portarmi alle lacrime per la intensità dei sentimenti trasmessi : La vita e’ bella, col nostro Roberto Benigni in forma smagliante e Alla ricerca della felicità, interpretato da Will Smith e superbamente diretto dal nostro Gabriele Muccino. Fantastici entrambi !!!

Tra i film di argomento sportivo, anzi cestistico, penso invece di possedere una raccolta ricca e varia come poche. Molti film sono in italiano, alcuni in inglese, perché mai usciti al di qua dell’Atlantico.

Andiamo dai classici Hoosiers (Colpo vincente) con Gene Hackman a far rivivere la favola di un piccolo liceo dell'Indiana campione di stato negli anni '50, a Blue Chips (Basta Vincere!) con Nick Nolte, che veste i panni di un coach alle prese coi “dirty affairs” del reclutamento universitario : l’idealismo vincerà ancora una volta e notevoli sono i camei di Larry Bird e coach Bobby Knight (a cui Nolte ruba molti atteggiamenti plateali), e le interpretazioni di Matt Nover (universitario di successo a Indiana, mai approdato tra i Pro), Penny Hardaway e Shaq.

Coach Carter, interpretato da Samuel L. Jackson, bravissimo e credibile come coach valente ed idealista di un gruppo di liceali a cui insegna, tra non poche vicissitudini, anche il valore dello studio, è un altro film da non perdere, e lo stesso dicasi per Glory Road, la storia vera dei Mighty Miners di El Paso, quintetto “all black” per la prima volta nella storia.

Furono capaci di sconfiggere nella finale NCAA il pregiudizio razzista insieme all’Università di Kentucky, allora feudo del basket pulito ed organizzato dei bianchi, guidato dal capace coach Adolph Rupp, reso qui antipatico fino all’inverosimile ; dopotutto a quest’uomo, uno dei coach più vincenti del basket universitario, hanno intitolato una Arena in quel di Lexington, Kentucky, e tanto male non doveva poi essere realmente, visto che l’anno seguente, compresa la lezione, iniziò anche lui a reclutare tra i neri, a dimostrazione che il basket , con tanti campioni di razze diverse, è forse il gioco più universale del pianeta.

Ci sono poi i film che raccontano chi più, chi meno bene, tra il drammatico e la commedia, il basket del ghetto, spesso legato a storie di emarginazione, non sempre a lieto fine.

E’ il caso di He got game, film del maestro Spike Lee (no dei miei registi preferiti, forse il migliore), con Denzel Washington nella parte di un padre redento uxoricida, per cui la libertà dal carcere passa per la scelta, da parte del figlio campioncino liceale (interpretato da Ray Allen), dell’Università giusta, quella di cui il direttore del carcere è “amico del programma”.

Viene poi Rebound, che traccia la storia, vera e tristissima, di Earl Manigault (magistralmente interpretato da Don Cheadle), uno dei talenti più fulgidi dell’area newyorkese che perse la sua scommessa con il successo nel basket dopo aver perso quella con la vita, segnata dalla sua “amicizia” col Dio Bacco e la terribile “White Lady”.

In Ritorno dal nulla, che sfiora soltanto incidentalmente il basket, e pertanto forse non meriterebbe di essere citato qua, viene però raccontata la storia di un gruppo di adolescenti bianchi newyorkesi che dalla loro tranquilla vita di liceali e giocatori di basket, attraverso una fitta sequenza di perdizioni toccano il fondo dell’abbrutimento e della scala sociale e solo uno di loro (un Di Caprio adolescente e già bravissimo) saprà risalire a galla tornando, appunto, dal nulla.

Giusto per alleggerire il clima che si è fatto pesante, cito White man can’t jump (Chi non salta bianco è, in una pedestre traduzione dall’inglese che ne storpia il significato), un gustoso affresco del basket da playground giocato spesso per soldi, all’insegna del “trash-talking” e di una vita ai limiti della legalità.

Woody Harrelson e Wesley Snipes sono fantastici per come rendono i rispettivi simpatici personaggi.

Non poteva mancare Space jam, il film interpretato da Michael Jordan e da un curioso gruppo di cartoni animati, che ha il pregio di essere divertente e leggero, adatto pure e soprattutto ai bambini.

Above the rim, Ball above all, Hoop Dreams e Ball outta control, sono invece film e documentari che non sono mai giunti in Italia e però meritano di essere citati, ricercati, scaricati e visti, poiché narrano storie vere di basket, di sogni e di ghetto, con o senza ritorno dall’inferno della violenza, della droga e della povertà.

E direi che parlando di cinema si è detto abbastanza per ora, anche se non certo tutto.

Non posso però lasciarvi quest'oggi senza raccontarvi della mia nuova esperienza di giocatore quasi 40enne in un campionato inglese, sia pure semiamatoriale, iniziata giusto qualche settimana fa.

La squadra degli allenatori dei Preston Pride, società presso cui sono approdato, come detto in precedenza, prende parte ad una lega amatoriale che si chiama Hyndburn League, dal nome del posto, per fortuna vicino a casa mia, dove si giocano tutte le partite, due per volta, il giovedì, una alle 7 ed un’altra a seguire.

Gli amici di Preston, tra i quali figurano almeno due giocatori di buona categoria che in Italia non sfigurerebbero in C2, forse trovandosi a corto di effettivi, forse per consentirmi (bontà loro), di divertirmi un po’ , mi hanno reclutato e come immaginerete ho accettato al volo, impaziente di rigiocare in un campionato, cosa che non facevo ormai da parecchi anni.

Da che sono in Inghilterra, lontano dalle tentazioni culinarie italiche, ho iniziato a mangiare più per necessità che per gusto, visto che non sempre ho voglia di cucinare (anche se mi piace farlo, e un’altra volta vi “canterò le mie gesta” ai fornelli.

Va poi detto che la mia linea era così abbondante da somigliare più a una curva che proprio ad una linea ed occorreva smaltire qualche chilo (circa 10) di troppo ; così via i dolci, via la pasta, i grassi, poco pane e tanta verdura, proteine e footing, almeno tre volte a settimana, o magari due se si poteva andare al playground.

In poco più di due mesi, sventati un paio di tentativi di polmonite, almeno otto di quei chili sono spariti e il fiato è tornato abbondante (facilitato dal fatto di non essere un fumatore), così fisicamente non faccio fatica a giocare e tecnicamente, non essendo il livello proprio eccellente (paragonabile a un incrocio tra la promozione e la serie d italiana), riesco a dire la mia, come farebbe peraltro quasi chiunque abbia avuto un buon addestramento in Italia o calchi i playground nostrani.

E poi sinceramente delle prestazioni mi interessa tanto quanto.

Mi diverto a giocare e questo è l’importante ; ma siccome nella prima partita ho cacciato qualche bomba (4 o 5) e servito qualche paio di buoni assist, senza far peraltro grossi danni in difesa (individuale per molti minuti), sono stato proiettato fin da subito nella rotazione principale dei giocatori, cosa che mi da il tempo di scaldarmi a dovere, fattore non trascurabile da queste parti, evitando così di entrare a freddo e dover subito far qualcosa di buono, pena il panchinamento in agguato.

Nella seconda partita invece, per poco non minavo la considerazione guadagnatami con una prestazione davvero incolore (ma che dico incolore : penosa!), culminata dopo varie nefandezze, e il mio tiro che non entrava neppure dietro supplica, con un “leggendario” errore da sotto, che chi mi conosce, mi sa uso a commettere di tanto in tanto.

Fortunatamente nella terza gara ho dovuto giocare per forza in quanto eravamo in 6 causa varie defezioni e la partenza “dal pino” mi ha stimolato a far bene, così sono riuscito, pur senza brillare, a mettere a segno buone giocate e pochi errori, riguadagnando terreno agli occhi dei miei compagni. La prossima spero sia una prestazione ancora migliore, ma mi accontenterei che non fosse penosa come la seconda.

Da notare il simpatico l’atteggiamento degli arbitri, quasi sempre disponibili allo scherzo e alla battuta coi giocatori, per nulla compresi nella loro parte e sussiegosi come tanti direttori di gara nostrani, anche e soprattutto ai livelli più bassi.

Il risultato è che quasi tutti pensano a giocare e a divertirsi piuttosto che a protestare o farsi venire un attacco di bile verso arbitri, compagni o avversari. Bello eh ?!

Le partite sono comunque accese e competitive, il gioco intenso e la voglia di vincere tanta, ma altrettanta la sportività, e dopo la gara scambio di strette di mano e ringraziamenti di rito, poi via tutti a casa.

Noi siamo secondi o terzi, non ricordo bene, dopo una squadra tutta composta da ragazzi lituani (molto forti) e forse dopo quella degli agenti del Lancashire Constabulary, la Polizia di contea.

Proprio dalla polizia locale ho da poco ricevuto una multa che non so dire se più ridicola o infame, per avere ecceduto di SOLE 3 MIGLIA il limite delle 30 orarie consentite. Ma si può??? Pare di si e 60 sterline della regina andranno nelle casse della sua polizia.

Certo è che quando me li troverò di fronte sul campo, vi posso assicurare che giocherò alla morte contro i poliziotti e mi piacerebbe fargliene fargliene 60 tutti assieme, come le sterline che mi tocca pagare per questa multa idiota.

Chiaro che non ci riuscirò però giuro che ce la metterò tutta per fare bene e tirerò a canestro qualsiasi cosa, occhio se mi passate vicino perchè potrei tirare pure voi !

E con questo è davvero tutto : chiudiamo questa quarta diretta dal Lancashire, e nella speranza di non avervi annoiato troppo, vi saluto

TAKE CARE FELLAZ !!!
CELTICS PRIDE FOREVER !!!



MARCH MADNESS !!!

Categorie: Andrea Martella - Live from Blackburn
Autore: Andrea Martella
Published on 16.03.09

Un caldo saluto dal Lancashire, che sta finalmente incominciando ad essere beneficato da temperature accettabili ed un sole che fa finalmente capolino dopo mesi di nubi fitte e tutte le possibili precipitazioni atmosferiche.

Ciò mi ha permesso di fare un paio di capatine al playground di Moor Park, che si trova a Preston, come ricorderete di certo, dove ho partecipato a numerose sfide nelle quali, per la cronaca, la tecnica continua a latitare e però non mancano “passaggi a livello”, “lacci californiani” e via dicendo.

L’ultimo contatto subito, non propriamente legale né in termini regolamentari, e neppure penali a dire il vero, complice un terreno appena umido, il tanto che basta per mandarti a gambe all’aria, mi ha costretto ad un atterraggio a pelle di leopardo, con inevitabili conseguenze in termini di lividi ed abrasioni, ma ho preso su e continuato a giocare come niente fosse, anche se dentro di me vedevo tutte le stelle del firmamento.

Così per qualche giorno il basket ho potuto solo allenarlo e guardarlo da spettatore ; si perché nel frattempo mi sono dato da fare : una squadra giovanile, legata al programma dei Preston Pride, aveva bisogno di sostituire il coach dimissionario e così hanno scelto il sottoscritto che ha accettato con entusiasmo di tornare in attività con questo gruppo di quasi sedicenni, alcuni dei quali di buona prospettiva, ma al momento non eccelsa consistenza tecnica.

Purtroppo ci si allena poco qui in UK, in quanto vengono prima un sacco di altre priorità per gli adolescenti britannici, prima delle quali, non ci crederete, studiare.
Si perché andare a scuola qua è una cosa seria ragazzi !!! E ora cercherò di spiegarvi un po’ come funziona il sistema scolastico inglese.

Si inizia dunque a 5-6 anni, con la Primary School, una sorta di scuola elementare nostrana, che si frequenta credo per 5 classi, numerate da uno a cinque ; poi il ragazzino passa la Secondary School, che racchiude gli insegnamenti della media inferiore e superiore (la High School negli USA), il tutto per altre 6 classi, numerate da sei ad undici.

Terminato l’undicesimo anno, il ragazzo, ormai sedicenne, svolge degli esami che gli permetteranno, una volta superati, di accedere ad un College per due anni di Academy, una sorta di scuola preparatoria all’Università, che è paragonabile allo statunitense Junior College.

Inutile dire che i "miei" ragazzi, quasi tutti sotto esame perché all’undicesima classe, sono abbastanza impegnati e quindi disertano spesso gli allenamenti per ragioni scolastiche, fermo restando che talvolta lo fanno per ragioni personali di quattro letterine, la prima delle quali è una f e l’ultima una a : tutto il mondo è paese, per fortuna... .

Va però detto che dopo qualche seduta andata semideserta, hanno iniziato ad allenarsi con più continuità da un paio di settimane in qua, nonostante gli esami alle porte, forse interessati dal sistema di allenamento sicuramente diverso da quello a cui erano abituati, forse ringalluzziti dalle prime vittorie ottenute ; però due sedute settimanali sono a mio giudizio sempre molto poche per imparare a giocare, vedremo come porre rimedio a questo problema in seguito, visto che le finali e quindi il termine della stagione corrente è vicinissima(maggio).

Ad ogni modo, quando si allenano o quando giocano, questi ragazzi sono spettacolari come impegno e attenzione e pure come sprezzo del contatto e come intensità...mi avevano affascinato guardandoli, ne sono stato conquistato allenandoli perché, oltre ad essere rispettosissimi della figura del coach, realizzano il sogno di ogni istruttore, quello cioè di chiedere loro una cosa e vederla subito eseguita o comunque tentata col massimo impegno. Bello... bello davvero, credetemi !

Ho peraltro conosciuto un altro coach italiano di nome Giulio, che vive ormai qui in pianta stabile, avendoci messo su famiglia, col quale ogni tanto posso fare qualche chiacchiera in italiano (che bello !!!), l’ultima delle quali ha riguardato il comune destino delle squadre italiane di calcio, lui tifoso interista, io, molto più blando simpatizzante romanista, tutte eliminate dalle formazioni britanniche in Champions League, giusto qualche giorno fa.

Inutile dire che questo triplo ceffone al calcio nostrano, per quanto detto nel mio scorso intervento, non mi lascia totalmente sorpreso.
La Juventus ha sbattuto la faccia contro il Chelsea e non è riuscita ai torinesi l’impresa di ribaltare il pronostico che dopo l’andata li voleva perdenti ; il risultato è stato vissuto dagli inglesi con entusiasmo e però anche rispetto nei confronti dell’avversario, comunque battutosi bene.

Stesso dicasi per l’eliminazione della Roma da parte dei Gunners dell’Arsenal, che hanno avuto la meglio solo dopo l’ottava serie di rigori contro i giallorossi bersagliati da assenze e infortuni, però a nulla vale recriminare : le scuse le ricercano i perdenti, secondo me.

Comunque i media britannici hanno tutti più o meno concesso l’onore delle armi alla formazione giallorossa, onore che però, anche simbolicamente, vale ben poco, secondo me.

Alla Roma ora il compito di non rendere completamente deficitaria la stagione centrando il quarto posto in campionato, che significa Champions League il prossimo anno, alla quale secondo me, per dire la propria fino in fondo, occorre un organico ricco e numeroso, che però allo stato attuale la Roma non sembra potersi permettere.

La squadra è anziana, almeno in molti elementi cardine, e questo ciclo del pur ottimo (a mio parere) Mister Spalletti, non sembra aver colto un grande successo. Se non dovesse essere raggiunto il quarto posto, forse varrebbe la pena di rifondare questa squadra attorno ai giovani di sicuro valore che ci sono (De Rossi, ormai un campione, Aquilani, Menez e altri ancora) e in tre o quattro anni tornare ai vertici con un gruppo rinnovato, ancora guidato dall’attuale allenatore o da un altro a cui affidare le sorti del rinnovamento tecnico.

Il problema sembra quello che il pubblico italiano non è educato ad attendere e guardare lontano, così questo tipo di operazione non incontrerebbe sicuramente il favore e il sostegno popolare e dei media, leggi mancati abbonamenti, critiche, polemiche e quant’altro … questo mi sembra essere un altro limite del calcio nostrano. Se cominci oggi a lavorare, il risultato ti viene chiesto …. stasera, neppure domani !

E come si fa a programmare opportunamente così?

Parlo anche della preparazione fisica delle squadre : come si fa a distribuire opportunamente i carichi di lavoro se un momento di pesantezza, col relativa probabile carenza di risultati viene salutato da polemiche, contestazioni, quando non da licenziamento o comunque elevate pressioni in questo senso da parte di media, pubblico e società? E però ci si lamenta che in Italia le squadre sono decimate dagli infortuni e molti tra i campioni che vi giocano passano più tempo in infermeria che in campo. Chissà perché....

Il calcio inglese è un buon calcio, più razionale, meno tattico, a tratti spettacolare, e sicuramente molto più sereno. Un esempio? Il Manchester United, dopo la vittoria di Coppa contro l’Inter, sabato scorso ha perso 1 a 4 in casa col Liverpool, che è stato bravo evidentemente ad approfittare del calo fisico o motivazionale post vittoria.

Sui giornali il fatto è chiaramente stato riportato, si è ovviamente complimentata la prestazione dei Reds, ma nessuno si è sognato di scrivere nulla di particolarmente acceso contro i ragazzi di Mister Ferguson.

Ve lo immaginate quanto ci avrebbe messo la stampa e il pubblico nostrano a mettere in croce Mourinho se dopo aver vinto col Manchester avesse perso in casa 1 a 4 contro la Fiorentina?

Ecco la differenza tra i due sistemi e forse una delle ragioni per cui magari al momento del “dunque”, le squadre inglesi, più serene e ugualmente motivate rispetto alle nostre, le battono... .

Va detto che Mourinho è comunque il bersaglio preferito di qua e di là della Manica, e il suo appellativo di “Special One” vacilla : è antipatico, si dice, supponente, neppure così bravo....

Non son d’accordo. E’ e rimane il migliore tecnico europeo del momento, assieme a Ferguson, il quale però può contare su una piazza che sa attendere, sa gioire con lui ed essere vicina alla squadra anche se non vince il campionato. Provate però a vedere quanti titoli nazionali ha vinto il Manchester Utd nell’ultimo decennio?

Mourinho invece è arrivato in un Paese che lo accoglie subito con diffidenza, ogni cosa che dice, fin dal principio viene travisata o ingigantita. Che piaccia o no è primo in classifica e lo resterà credo fino alla fine, vincendo anche in Italia e già al primo anno.

In quanto all’antipatia, forse Mancini risultava simpatico? Già dimenticato tutto quello che si è detto su di lui?

E poi si dice che "Mou" stia vincendo, sempre che vi riesca, solo il campionato come Mancini, quindi non ha dimostrato di essere migliore di lui ; altro caso di amnesia volontaria credo : Intanto ha vinto un pò più di Mancini nel recente passato, nei campionati nazionale e in Champions League, e non che Mancini allenasse squadre di serie C nel mentre, ma Lazio, Fiorentina e la stessa Inter, in cui ogni anno lo volevano cacciare dopo le prime due partite perse o anche solo pareggiate).

Mancini poi lo scorso anno ha vinto lo scudetto per solo mezzora. Fosse durata di più l’ultima partita, l’avrebbe probabilmente perso, dopo aver dilapidato in primavera tutto il vantaggio sulla Roma ; e poi forse Mancini il primo anno a Milano ha vinto lo scudetto? Non mi pare, almeno non sul campo.

Chiudiamo la parentesi calcistica, molto lunga per la verità, scusate ma come si dice a Roma, quanno ce vo’ ce vo’ !

Tornando al basket, l'annuale "N.C.A.A. Tournament" è in fase di svolgimento e la febbre dell'ambiente cestistico universitario americano sta salendo vertiginosamente durante la cosiddetta "March Madness" uno degli eventi sportivi televisivi che mi piace di più seguire, benchè notturni, andando a lavoro praticamente senza toccare letto e con le borse sotto gli occhi modello Samsonite.

Ma ne vale la pena vi assicuro.

A parte lo spettacolo di per sè, un basket quasi sempre giocato al calor bianco, è bella l'ambientazione e la cornice di pubblico, senza contare l'interesse, diciamo "professionale", di seguire il lavoro di veri santoni della panchina come Rick Pitino, Coach K (Mike Krzyzewski, spero di averlo scritto con tutte le k le y e le z al posto giusto, se no perdonatemi oppure provateci voi !)ed altri, nonchè i migliori prospetti del basket univerisitario, i futuri professionisti dentro e fuori la NBA in azione.

La fase finale del torneo NCAA, regolarmente trasmesso in Italia da vari canali satellitari, Sportitalia NASN e ESPN, da queste parti non sanno neppure cosa sia, così non mi restano che gli aggiornamenti online ma non è davvero la stessa cosa !!!

Parlando di NBA, la domanda che mi pongo al momento è : cosa sta succedendo ai Celtics ???

Dal 42-10 del 6 Febbraio scorso, il bilancio recita 8 vinte e 7 perse, sicuramente un bel paio di passi indietro rispetto al primo scorcio di stagione e soprattutto rispetto a un teorico tabellino di marcia verso la prima posizione. E’ stata superata da Cleveland, che poi ha decisamente e forse decisivamente allungato e avvicinata pericolosamente da Orlando, che sembra aver superato al meglio l'intoppo dell'infortunio di Jameer Nelson, ottimamente sostituito, pare, da Rafer (aka Skip-to-my-Lou) Alston. Perché questo impasse ?

Non penso ci sia particolarmente da preoccuparsi, in quanto infortuni importanti stanno minando l’equilibrio dei Celtics e condizionandone il rendimento ; e ad ogni modo ci sta un calo in questo periodo, che forse (only God knows it !) serve ai preparatori bianco verdi per effettuare dei carichi atletici che permetteranno alla squadra di essere in forma in tarda primavera, quando più conterà.

Peccato però perdere il fattore campo, tanto decisivo lo scorso anno, ma la posizione di Cleveland ed ancor più dei Lakers non penso sia insidiabile da parte di Boston, che se non altro, sta almeno saggiando la consistenza della panchina, secondo me non così affidabile in ottica playoffs concedendole giocoforza elevati minutaggi.

Spero di sbagliarmi, però penso che conquistare un titolo in giocando molte gare in trasferta, richieda una panchina esperta che sappia dare fiato ai titolari, salvo che coach Rivers tiri fuori il coniglio dal cilindro, cioè Marbury per l'attacco e magari il giovane ed atletico Gabe Pruitt in chiave difensiva, a ricoprire quel ruolo tanto decisivo lo scorso anno nella vittoria del 17° titolo, cioè quel difensore esterno in grado di marcare stelle come Kobe o LBJ, e produrre in attacco canestri decisivi, ruolo recitato divinamente da James Posey.
Staremo a vedere nei prossimi mesi.

Non so se torneremo di nuovo a trovarci prima di Pasqua ; se no, mi metterò di nuovo in contatto con voi subito dopo.
Per ora è tutto, gente !
Mi raccomando

TAKE CARE !

e soprattutto

LET’S-GO-CEL-TICS !



Quarto Anno...

Categorie: Ale Maestri - Live from MLB
Autore: Ale Maestri
Published on 14.03.09

Arieccoci!!! Torna il Blog di Alemae!!! Quanto Tempo eh?

Ciao a tutti ragazzi.
Eccomi qua, nuovamente in Arizona, al mio quarto Spring Training con i Cubs! Quest'anno arrivo
dopo la fantastica esperienza del World Baseball Classic.

Che dire del WBC...anche questa volta ho avuto la fortuna di respirare un po l'aria di "Major" grazie a questo
torneo. La cosa che mi ha reso piu felice e' stata poterla condividere con una decina di miei "paesani" come dicono
gli italo-americani qua negli Stati Uniti. Cosa che nel primo Classic non era stato possibile.

Abbiamo avuto l'onore di allenarci con giocatori di major e anche di affrontarli come avversari, ci siamo goduti
il trattamento di lusso riservatoci, come volo di linea privato dalla Florida a Toronto, albergo di classe con una
camera per ogni giocatore...E tante altre cose...In piu penso che siamo riusciti a fare una figura piu che degna!
Se solo fossimo riusciti a passare il turno!!! A quest'ora vi scriverei da Miami...Anzi forse non vi avrei nemmeno
scritto e sarei andato a fare un giro per South Beach :)

Ad ogni caso eccomi qua a Mesa, Arizona. Pronto per una nuova lunga stagione che come tutte le altre bisogna prendere sul
serio da subito per mettere giu delle buone statistiche e continuare a inseguire il sogno!

Sono arrivato da tre giorni e l'unica cosa da segnalare e' stato un Bullpen tirato ieri, andato bene. Settimana
prossima iniziamo con le partite amichevoli...

Il tempo e' bello e l'ambiente migliora anno dopo anno. Augurandomi da solo una buona stagione :) mando un saluto
a tutti!

Ci si sente presto!



“...I GOT GAME ! HE GOT GAME ! WE GOT GAME !...” (He got game - Public Enemy)

Categorie: Andrea Martella - Live from Blackburn
Autore: Andrea Martella
Published on 02.03.09

Eccomi di nuovo a voi, non proprio alla scadenza della quindicina prevista, forse un po’ prima, ma non fateci troppo caso : scrivo un pò quando posso e un po’ quando mi viene di farlo, così potrà accadere che non possa postare nulla per un bel pò.

Ad ogni buon conto eccoci qua, benvenuti a questa seconda “diretta” dal Lancashire, e piu’ precisamente da Blackburn, dove vivo e da dove in questo momento vi scrivo.

Intanto due note cestistiche.

I miei Celtics stanno soffrendo oltremodo l’infortunio di KG e queste prossime due settimane in cui sarà assente potrebbero costare care al team bianco verde nella lotta alla prima posizione in Regular Season, e quindi al titolo, che secondo me è probabile che vada a chi detiene i vantaggio campo nella serie finale, un po’ come è stato lo scorso anno.

"The Answer" Iverson titolare a Detroit non porta proprio bene alla franchigia di Motown : otto perse di fila con lui titolare ! Chi sostiene che da sesto di impatto, a cambiare Rip Hamilton, AI sarebbe più utile alla causa dei Pistoni, trova il mio più completo consenso.

Direttamente da Coney Island, NYC, e dalle sue scalcinate stagioni ai Knicks, Stephon Marbury, "l'uomo che schiva le gocce di pioggia" (ma non il licenziamento da parte della coppia Walsh-D'Antoni) è finalmente (?????) approdato ai miei amati Celtics.
Che dire?

A dire (strano...)qualcosa e mettere le cose in chiaro ci ha pensato subito proprio lui, l'idolo dei playground newyorkesi che, intervistato a proposito, ha dichiarato che non fosse lecito da parte dei Knicks attendersi che lui da solo portasse una squadra mediocre ai playoffs, mentre in un contesto diverso, in una squadra vincente, lui stesso potrebbe fare molto bene e risultare decisivo alla vittoria finale... .

Vi convince? A me non tantissimo, considerando che in fondo a quelle stagioni vergognose ha contribuito pure lui...e non è che prima abbia vinto titoli a bizzeffe...: perdente? sfortunato?

Certo è che il GM Ainge nel tentativo di rafforzare una squadra che senza Posey e soprattutto (eh si...) PJ Brown, decisivo in finale, sembra aver perduto molto del suo smalto, costringendo i titolari a giocare molti minuti e logorarsi per non perdere il passo con le altre contenders, pagando puntualmente pegno quando qualcuno di loro ha patito stanchezza o infortuni, ha innescato un dispositivo ad alto potenziale che potrebbe esplodere quando atteso, a danno degli avversari, divenendo l’arma in più dei Celtics nei playoffs, oppure negativamente a danno degli stessi bianco verdi , minandone gli equilibri di spogliatoio tanto faticosamente raggiunti.

Credo sia lecito chiedersi se ne valesse la pena di rischiare e la mia risposta, è in definitiva si. Non so perchè, ma sono ottimista, benché se c’è un detrattore dell’egoismo sul campo di pallacanestro questo sono proprio io.

Vedo positivamente la scelta azzardata di Ainge, confidando nella personalità del trio Pierce-Allen-Garnett, che tanto di loro stessi hanno saputo sacrificare con successo alla causa comune, e che riusciranno penso a coinvolgere nella loro mentalità lo stesso Marbury, che di suo un po’ di fame dovrebbe averla, visto che a dispetto del talento cristallino e della paga esagerata non ha mai vinto né fatto vincere nulla di rilevante.

Ainge si è pure assicurato i servigi dell’ala forte Mikki Moore, che speriamo possa contribuire laddove al momento il dente duole, cioè sottocanestro, visto che i lunghi celtici, eccetto lo stesso “the Revolution” e Powe non sembrano da corsa nei playoffs.

In ogni caso in questo periodo, viste le disponibilità, non si poteva metter dentro di meglio e comunque restare come si era prima di questi due ingaggi non avrebbe portato al titolo in ogni i caso, vista la rosa ridotta dall'infortunio di T. Allen e le lacune di una panchina che proprio magnifica non è.
Se son rose... .

Ad ogni modo torniamo più veloci di un Concorde al di qua dell’Atlantico con un paio di considerazioni calcistiche.
Ormai da anni penso che il nostro Paese sia “malato di calcio” e che contemporaneamente il nostro calcio sia inguaribilmente malato di commistione con valori ed entità che hanno poco a che fare con lo sport : politica, doping, scommesse clandestine, potentati.

Buttandola sul sociologico, il calcio nostrano non sembra più uno sport, ma piuttosto un potente strumento di manipolazione sociale, che viene somministrato alla popolazione, gravata da mille problemi, che andrebbero affrontati seriamente e collettivamente, in tale quantità da distrarla e offrirle una valvola di sfogo a rabbia, frustrazione e quant'altro, per non parlare delle fabbrica di illusioni dei vari settori giovanili, che attraggono ragazzi come mosche con l'aspettativa di carriera, donne e facili guadagni, distogliendoli dallo studio, una sorta di "panem et circenses" post-imperiale, dove, mamcando il "panem", ci vengono offerti pero' i "circenses" ad ogni ora del giorno e della notte, che sia calcio o realities.

Ne ho avuto conferma da che vivo nel Regno Unito, dove lo sport sembra oggi nuovamente vissuto nella giusta dimensione un po’ da tutti, dai diretti protagonisti ai tifosi che, viste le misure di sicurezza contro gli atti violenti connessi allo sport, varate per mettere un freno al movimento degli "hooligans", ormai si trasformano in “hooligans”, fedeli in tutto e per tutto al loro famigerato clichet fatto di risse e ubriacature, solo quando mettono piede fuori dal Regno Unito, ma che tornati in patria si traformano in teneri e paciosi gattini da salotto.

I giornalisti sportivi sono uguali in ogni dove e però qui si sono ormai buttati sul mondano e scandalistico, e dei giocatori, più che cantarne i peana, tendono a rivelarne i gusti, inclinazioni e bravate, conoscendone vita, morte e miracoli, soprattutto sotto le lenzuola (se pure ce ne sono) e comunque all'ambiente, molto meno teso socialmente, mettono nel complesso una pressione nemmeno avvicinabile a quella dei nostri giornali e dei nostri media.

E non solo nel calcio ; il rugby, seguitissimo da questa parte della Manica, riceve una considerazione giornalistica importante ma piuttosto contenuta nei toni, solitamente molto “british” e intrisi di fair play.

La Formula 1, che conta come dappertutto legioni di appassionati, viene coperta dai media in modo abbastanza riproducibile a quello con cui viene trattata in Italia, tanto nei toni che nei contenuti, anche se ovviamente qui in UK hanno la meglio i fedelissimi delle “Silver Arrows” (freccie d'argento, come sono conosciute le McLaren-Mercedes) piuttosto che quelli del “Cavallino rampante” , ma il duello e’ assolutamente all’insegna del fair-play e le "Rosse" di Maranello sono rispettatissime e comunque molto apprezzate. Stesso di scorso per il tennis e il nuoto.

L’hockey su ghiaccio e’ abbastanza popolare da queste parti, specialmente nel nord dell’Inghilterra e in Scozia, e sono molte le squadre che partecipano al campionato nazionale.

Vale lo stesso per il cricket, che sui giornali viene trattato prima del basket...è davvero triste vedere il basket trattato tra gli altri sport e nemmeno con pari dignita’ , ma questo rispecchia la popolarita’ che il nostro sport ha tra la gente comune di qua : non mi e’ ancora capitato di guardare una partita della EBL (English Basketball League) ma mi dicono i beneinformati che il livello non sia irresistibile anche se legioni di americani hanno sollevato livello e interesse negli ultimi anni.

La NBA e’ presente in tv e sta lentamente prendendo piede : il servizio, curato solitamente da ITV5, comprende una gara in diretta, solitamente il martedì notte, non so dirvi se replicata in seguito, e uno speciale (la solita NBA action con annesso Courtside Countdown) ogni settimana.

D’altronde, se vi recate in un parco, come detto, vedrete i ragazzini giocare a tutto, meno che a basket. Anzi, nella maggior parte dei parchi non trovate nemmeno i canestri, non dico un campo, dove giocarci, a meno che, come me, non decidiate di trasformarvi in un segugio e scovarli a tutti i costi.

A proposito, ci eravamo lasciati appunto con la promessa che avrei visitato i parchi che mi erano stati indicati e vi avrei poi ragguagliato, e cosi’ sabato scorso, dopo aver messo ai piedi le mie Jordan 10 e l’abbigliamento adeguato e molto “playgroundeggiante” ma rispettoso della rigida temperatura del periodo, ho messo in macchina il fido strumento, leggi pallone in plastica Spalding dal “grip” ormai approssimativo, e via alla volta di Preston.

La mia macchina, una Mazda 6 grigia a benzina che ha piu’ anni di Matusalemme, piu’ miglia percorse di un cavaliere errante e una frizione che stacca piu’ in alto dell’Everest, per non parlare di un cambio tanto duro da fare invidia a quello di un camion da trasporto, rappresenta al contempo un rischio ed un investimento : pagata davvero poche lire (volevo dire sterline), il punto e’ capire se arrivera’ o meno al traguardo dei due anni, pero’ ho strappato con le unghie e coi denti una garanzia annuale che mi fa star tranquillo almeno per un po’ e in ogni caso spero di non ragguagliarvi al proposito per un bel po’ ancora.

La cosa bella della toponomastica inglese e’ che tutte le strade che escono da un centro abitato prendono il nome anziche’ da poeti, letterati, politici e quant’altro, come da noi, molto piu’ utilmente dal centro abitato verso cui sono diretti, cosi’ anche uno perfettamente ignorante dei luoghi come me, capisce che se vuole andare a Preston, la Preston Road lo portera’ certo a destinazione.
La vittoria della praticità’ sulla poesia : God save the Queen !

Quando arrivate a Preston, per giungere al Ribbleton Park, non dovete far altro che proseguire diritti, una volta entrati nel centro abitato, superare la rotonda che permette di dirigersi a destra verso la Blackpool Road (che porta a....indovinate? facilissimo, Blackpool...), prendere la seconda a destra (l’indicazione per il parco è ben visibile) e vi trovate nel parcheggio all’ingresso di questo piccolo parco, devo dire neppure molto pulito, pieno di cartacce e ferrivecchi sparsi qua e là : prima volta che mi capita di vedere un tale degrado...mah, si vede che non è tutt'oro quel che luccica.

Oltre alla solita teoria di campi da calcio affiancati, stranamente mancano quelli da rugby, si possono vedere panchine, fontanelle, giochi per bambini e....uno spiazzo recintato all-interno del quale vi sono due paia di canestri !!! Bingo !

Il playground però non è proprio spettacolare, in linea col resto del parco ; i canestri sono completamente deserti e pure malmessi : mancano le retine, i ferri sono storti ed uno è visibilmente più basso dell’altro.

Non faccio a tempo a togliermi un paio di strati di vestiti di dosso e fare qualche tiro che inizia a piovere in maniera abbastanza decisa...strano per queste zone, che piova... .

Non mi faccio prendere dallo sconforto e decido di riprovare la mattina seguente, aspettando a disperarmi se anche l’indomani il tempo sara’ cosi’ inclemente e per consolarmi niente di meglio che passare la serata al cinema, la mia seconda grande passione e di cui magari vi parlero’ piu’ a lungo in seguito. Danno un bel film con Brad Pitt, il cui titolo mi sfugge, che impersona uno strano personaggio che nasce vecchio e ringiovanisce man mano che passa il tempo...: bello, anche se un pò triste.

La mattina dopo, fedele alla consegna che mi sono dato, riparto per Preston in pieno assetto da gioco e in meno di mezzora mi trovo dinanzi quella rotonda dove, andando dritto e poi a destra ero giunto ieri al Ribbleton Park che, per quel che posso vedere dall’auto, sembra affollatissimo, perché vi si stanno svolgendo in contemporanea tre partite di calcio, a cui assistono non meno di due o trecento anime congelate (meno 1 anche stamane, ma cielo sereno e un bel sole che promette di riscaldare presto la zona).

Però stavolta il mio obiettivo è il Moor Park e così a quella stessa rotonda giro a destra e imbocco Blackpool Road. La percorro per un lungo tratto e il parco mi compare sulla sinistra, coi soliti campi di calcio, anche qui affollatissimi, un simpatico laghetto con le anatre, panchine tutto attorno e un osservatorio astronomico in miniatura, che mi spiegano poi fare parte delle strutture universitarie locali (University of Central LANcashire, UCLAN).

Giro in Gastang Road dove finalmente raggiungo un parcheggio e subito là, dinanzi ai miei occhi, si parano tre campi, per un totale di sei canestri, tutti siti in uno spazio recintato che fa tanto “The Cage” ma a differenza dell’originale nella Grande Mela, questa gabbia qui appare tutt’altro che “cattiva”.

Vi stanno giocando un pigro tre contro tre dei ragazzini che, dall’aspetto devono avere un 16-17 anni : sono tutti bianchi, tranne un ragazzo che sembra indiano, alto e snello, e un asiatico, tozzo e sicuramente già adulto, che sembra non far parte della loro combriccola.

Siede a far da spettatore un ragazzo nero come il carbone e dall’aria pigra e assonnata, che ascolta musica da una riproduttore che ha in tasca.

Nessun “radione”, nessuna “posse” di vivaci” homiez”, pronti ad enfatizzare le gesta dei giocatori, né tantomeno il clima “win or die trying” dei playground americani più famosi : l’aria è più simile a quella di un playground italiano di mia conoscenza, dove però il livello è spesso ben più alto che in questo.

Mi confesso un po’ deluso da questa “ambientazione”, ma penso subito che siamo in U.K., mica in U.S.A. e questa e’ Preston, mica a New York : cosa mi aspettavo, il Rucker Park !?
Decido perciò saggiamente di non sottilizzare e siccome la voglia di giocare è tantissima, di divertirmi come meglio posso.

Prendo possesso della meta’ campo vicina a quella dove sono i ragazzi, che intanto hanno apparentemente finito la partita e sono intenti a riposarsi e dissetarsi, e comincio a scaldarmi con qualche tiro.

E’ il ragazzo di colore che stava fuori che, evidentemente stufo di stare a guardare e deciso a giocare anche lui, mi propone di giocare a mia volta, se non altro per “apparecchiare” un quattro contro quattro e non rimanere fuori ancora.
Mi dice di chiamarsi Stevie e mi presenta gli altri amici. Fatte le presentazioni, io mi unisco ad uno dei due terzetti e Stevie all’altro.

I ragazzi, che giocano tutti a basket, mi dicono, a scuola o per i Preston Pride, mostrano di avere ancora molto da imparare, tranne l'asiatico e un paio di loro, e il livello risulta contestualmente non elevatissimo, ma neppure sottoterra perche’ la sfida presto si anima in seguito ad una scommessa con in palio coca cola offerta dal team perdente e cosi’ , almeno agonisticamente, il livello sale di colpo, perche’ ragazzi non si risparmiano ed io, ormai in astinenza da playground conclamata, do fondo a tutte le energie disponibili edopo 4 avvincenti partite ai 31 punti, la mia squadra vince coca e serie per tre partite ad una.

Mentre ci riposiamo seduti fuori del "Tesco Express" (piccolo supermarket di una delle catene più importanti in UK), dove sono state acquistate le bevande per vincitori e vinti, uno dei ragazzi mi spiega che al sabato il playground e’ generalmente piu’ affollato, ma giocano a calcio a 5 in trasversale (e ti pareva?! ci sono effettivamente due porte alle estremità della "gabbia" che non avevo notato in principio), ma d'estate si possono giocare discreti playground e ci sono molti adulti, ma fanno giocare pure i ragazzi come loro senza problemi.

Dopo un paio di immancabili chiacchiera circa la stagione NBA e i giocatori preferiti, e almeno da questo punto di vista i ragazzi dimostrano di essere all’altezza, snocciolando nomi, cifre e pepati giudizi come piace a me, ci salutiamo dandoci appuntamento al week-end successivo, tempo permettendo.

Così finisce il mio primo playground britannico ; finalmente I GOT GAME , magari in un senso diverso dalla canzone dei Public Enemy o dal film con Ray Allen, ma non importa perchè è stato bello poterlo giocare, al di là del livello dei partecipanti, me compreso : mi sono divertito passando una giornata all'aria aperta a praticare lo sport più bello del mondo.
Non è poco !

Così finisce anche questo mio secondo intervento dal Lancashire.
Non so quando torneremo a sentirci perchè le prossime settimane lavorative saranno infuocate, ma cercherò di scrivervi qualcosa in ogni caso.
Per intanto vi saluto tutti !

TAKE CARE FELLAZ !
CELTICS PRIDE FOREVER !



CONTACT !!!

Categorie: Andrea Martella - Live from Blackburn
Autore: Andrea Martella
Published on 20.02.09

Sono le 9 pm del primo gennaio di questo nuovo 2009, o dovrei dire piuttosto le 8, visto che qui vale il GMT (Greenwich Mean Time) ; dopo uno sbarco senza danni apparenti, se non quelli provocati dall’ancora troppo vicino Capodanno (leggi simpatico cerchietto alla testa tipo aureola), eccomi a bordo di una utilitaria Renault con posto di guida....dall’altra parte !!!

Giusto il tempo di studiarne le dotazioni (cambio sulla sinistra, in cui le marce si ingranano a partire da sinistra, con la prima quindi più lontana da chi guida e però pedaliera disposta come nelle vetture italiane, cioè partendo da destra, con acceleratore, freno, frizione) e qualche minuto per realizzare che si, ce la posso fare a pilotare questa vettura attraverso la giungla di rotonde (roundabouts) del sistema stradale britannico, tutte rigorosamente da prendere in senso orario !!!

Le segnalazioni stradali, chiarissime, complete e numerose, mi suggeriscono di lasciarmi alle spalle il Manchester International Airport e dirigermi sulla M60 (un’autostrada o meglio motorway, che gira attorno a Manchester) e poi a nord lungo la M65 per altre 30 miglia circa verso Blackburn, che da questo momento diviene la mia nuova città, per non so quanto tempo.

In attesa di trovare permanente sistemazione in una casa in affitto, pernotto per qualche giorno in un simpatico ed accogliente bed and breakfast e faccio subito una scoperta importante : qui la gente e’ gentilissima ed educatissima, sempre pronta ad aiutarti, per una indicazione stradale come per suggerimenti su dove parcheggiare, dove andare a fare compere e via dicendo. Un patrimonio non da poco per chi deve inserirsi in un nuovo ambiente come me... .

I primi giorni che trascorro in terra d’Albione sono tutti lavoro e commissioni : ah già non ve l’ho ancora detto : non sono qui in vacanza ma per lavoro, assunto in qualità di specialista psichiatra forense da un NHS Trust (società finanziaria che opera per conto del servizio sanitario nazionale offrendo assistenza, psichiatrica nel mio caso : un po’ come in Italia, solo che qui il sistema funziona e la qualità del servizio è divenuta dopo anni generalmente eccellente in tutti i campi medici, sia in termini di prestazioni che di attese, ridotte al minimo).

Lavoro in un ospedale psichiatrico della zona, che, si occupa di riabilitare sia in termini psichiatrici generali che soprattutto nell’ambito delle disabilità dell’apprendimento, pazienti che ci vengono inviati da medici privati (general pratictioners o GP), altri ospedali e prigioni, visto che abbiamo alcune unità di massima sicurezza dove ospitiamo e curiamo persone che hanno pendenze anche gravi con la giustizia.

Siccome il discorso si fa complicato, poco interessante e di sicuro pesante per i più, cambiamo rotta ; se però qualcuno è interessato o curioso mi scriva pure e ne parleremo.

In buona sostanza sono uno strizzacervelli, più pazzo dei pazzi che curo, secondo il luogo comune , però non è così, ve lo assicuro. D’altronde quale pazzo ammette di esserlo?

Tre sono le cose che mi hanno colpito in questo primo mese e mezzo di lavoro e vita inglese :

La prima è che questa gente, in perfetto stile anglosassone (mi risulta che gli americani facciano lo stesso) , fa un uso smodato degli acronimi !
Qui si abbrevia tutto, del resto W.C. è una loro creazione invece dell’elegante francesismo “toilette” o del nostro più prosaico “gabinetto” o “cesso”.

Uno dei primi giorni di lavoro mi capita sotto mano il diario giornaliero dei miei impegni che recitava grossomodo così per la mattinata :

8.30 E.P.R. TRAINING
9.30 W.R. 1CN
11.00 117 MEETING
11.30 C.P.D.
12.30 LUNCHTIME

Inutile dire che l’unica cosa che sono riuscito a cogliere al volo è che a mezzogiorno e mezzo un pasto avrebbe messo fine a questo delirio di acronimi !

La seconda è che la fama degli inglesi in quanto a stile e pomposità in ogni cosa che fanno non è affatto abusata !

Riescono a trasformare in un avvenimento anche un semplice meeting tra colleghi per decidere gli orari della settimana successiva, che intanto viene reso noto 4 giorni prima se non una settimana, in cui un ricco buffet è sempre pronto ad accogliere i convenuti se il meeting è fissato negli orari canonici per i pasti e per ciascuno ci sono sempre una valanga di fogli contenenti ordini del giorno dettagliatissimi ed aggiornatissimi.
Da quel che posso vedere, il Regno Unito deve essere il primo consumatore al mondo di carta e la passione per il cartaceo rasenta l’ossessività.

La terza è l’assoluto rispetto della privacy altrui ; mai un rumore quando non è ora di farne, i ragazzini e i bambini se gridano o piangono lo fanno col silenziatore e così lavorano gli elettrodomestici nelle case: perfino in strada suonare il clacson è indice di grande maleducazione da queste parti.

Non a Londra, dove, essendoci stato, ho potuto notare che la chiassosità è più o meno quello di una città italiana, ma forse è colpa della marea di turisti che la affollano, molti dei quali nostri compatrioti...chissà ... .

Quel che conta più conta è, come immaginerete certo, il fatto di trovarmi molto bene in questo contesto lavorativo .

Unica difficoltà finora incontrata è stato l’approccio con la lingua, che poco ha a che fare con l’inglese oxfordiano appreso ed approfondito nei vari centri linguistici che ho frequentato in Italia,sostenendo e superando i diversi esami ; questo vale sia per la pronuncia, che cambia sensibilmente, quanto per la velocità della parlata, che non ammette pause, neppure per respirare, però dopo il primo mese di sofferenza mi sto abituando a capirli e sto velocizzando la mia parlata.

E Blackburn?
Blackburn e’ una cittadina industriale relativamente piccola (poco piu’ di centomila abitanti, molti dei quali immigrati indo-pachistani, mediorientali e caraibici), non ricca, anzi direi francamente proletaria di base, che però è ben organizzata riguardo ai servizi forniti al cittadino (strade ben tenute, supermarkets e negozi numerosi e con un buon rapporto qualità/prezzo, numerosi e simpatici fast-foods, molti dei quali su base etnica, dove potete gustare, oltre al solito panino (meglio da Burger King e Mc Donald), anche sui vari tipi di kebab, pizza, pollo fritto (KFC e SFC le migliori catene che lo prepara e lo smercia) ed il tradizionale, britannicissimo “fish and chips” .

Inutile dire che non bisogna abusare di questi cibi, perché mangiando sempre così, dopo neppure una settimana il vostro fegato potrebbe mostrarsi alquanto risentito nei vostri confronti, avendone tutte le ragioni.

Purtroppo in città i luoghi dove trascorrere il proprio tempo libero non sono numerosissimi : un cinema multisala, uno stadio del ghiaccio,lo stadio per il football, dove giocano le partite interne i Rovers, alquanto malmessi in classifica di questi tempi (se mi sentono i tifosi...), un paio di Leisure Sport Centers , che sono strutture sportive dove, dietro lauta contribuzione monetaria, si può nuotare e dove si pratica, sempre in cambio di diverse fruscianti banconote della Regina Elisabetta, quasi ogni tipo di sport indoor : volley, calcetto, tennis, arti marziali, tennistavolo, badminton … indovinate cosa manca?

Bravi, avete indovinato ! a basket si gioca solo nell’ambito di tornei a squadre locali che però vengono organizzati ogni morte di papa perché al pubblico non interessano, mentre settimanali sono quelli di badminton e darts (freccette) : BARBARI !!!

Certo ci sono sempre i caratteristici pubs, ed un paio di essi sono carini e piacevoli ; vi potete trascorrere una bella serata chiacchierando con amici o amiche (vedi dopo), giocando a freccette o biliardo (che qui ha una popolarissima variante chiamata snooker, ma trovate anche il consueto tavolo con buche dove giocare a piene e vuote; più improbabile una partita goriziana.

Le aree verdi, contrariamente a molte città inglesi, non sono tantissimi e comunque tutte attrezzate per la corsa campestre, il calcio, il rugby ed il cricket. La presenza di spazi destinati al “nostro” sport continua a latitare... .

Riguardo alla presenza femminile in queste lande dico solo che vige l’armonia degli opposti...: le ragazze sono o molto carine (sia inglesi che mulatte o di colore e qualche asiatica) o molto, molto brutte ; chi desiderasse maggiori delucidazioni in proposito può scrivermi e riceverà pronta e minuziosa risposta.

Nella zona Blackburn non gode fama di bella città e non mi sento di contraddire questo luogo comune, anche perché ad un praticante del “playground” come sono io, manca qui un elemento essenziale : un canestro e uno spazio dove giocare : diciamo che se nel Regno Unito è mai partita una campagna del tipo “ un canestro in ogni piazza”, qui a Blackburn non è mai arrivata.

Basket a parte (ma ci torniamo su tra un momento), fortuna vuole che i dintorni siano davvero fantastici : la campagna inglese e’ davvero bella e lungo la Ribble Valley ci sono un paio di posticini, come Stonyhurst e Clitheroe, quest’ultima peraltro meta turistica rinomata nel Paese, a quanto mi e’ dato capire, davvero incantevoli : e poi Manchester non e’ cosi’ lontana e neppure Liverpool, da cui tra l’altro partono i traghetti per Cork, Belfast e Dublino, città, questa si, tutta da visitare e di cui prima o poi vi parlerò.
Per Edimburgo e Londra invece bisogna viaggiare molto più a lungo.

Ma anche in zona, e precisamente 8 miglia ad ovest di Blackburn, si può trovare una cittadina più vivace e mondana, Preston il suo nome, ben attrezzata per il tempo libero ed in cui abbondano aree verdi, Golf Clubs (che cito perche la pratica golfistica fa molto "cool", non per personale interesse in essa) e Centri per la pratica sportiva indoor, tutti rigorosamente a pagamento e anche piuttosto cari, come già detto.

Qui a Preston ho fatto una bella ed interessante scoperta : in UK IL BASKET ESISTE !!!

A Preston ha sede una delle più importanti società cestistiche dell’intero Lancashire, chiamata Preston Pride Basketball Club (difficile che non sia l’orgoglio cittadino nel basket, visto che e’ ben organizzata, a quanto mi si dice vincente, e soprattutto ...la sola in città ad addestrare giovani e giovanissimi alla pratica della pallacanestro).

Andarvi a curiosare e’ stata una tentazione troppo grande e cosìmi sono recato presso la sua sede, in New Avenham, un quartiere di Preston presto il San Augustine New Avenham Centre (SANAC) ed ho potuto notare che il livello tecnico del movimento e’ paragonabile a quello di una società italiana di livello medio/basso, anche perché ho scoperto che qui in UK ci si allena al massimo due volte a settimana, in quanto l’approccio e’ amatoriale. Però i ragazzi ci mettono l’anima e giocano ogni palla come fosse l’ultima della loro vita e questo mi e’ piaciuto non poco, dati i miei trascorsi di allenatore giovanile.

Ad ogni modo l’organizzazione logistica e il campo di gioco sono di prim’ordine perché nella zona il movimento cestistico e’ in crescita ed hanno deciso di crescere partendo dall’istruzione dei giovani e giovanissimi. Mi pare lodevole : anche se ci vorrà un po’, mi sembra la strada giusta...ed ho saputo che cercano allenatori e non solo qui, ma pure a Burnley ed in altri centri, come mi hanno spiegato, e chissà che il capitolo “allenatore” non sia definitivamente chiuso nella mia vita...vedremo.

Però trovare un playground dove andare a giocare era e rimane il mio obiettivo, così chiedendo in giro, soprattutto al SANAC, mi son stati indicati due parchi, Ribbleton Park e il più grande Moor Park, dove a quanto sembra, ci sarebbero dei canestri da qualche parte e d’estate sarebbero pure abbastanza popolati, ma sono stato avvertito che in questa stagione sono poco frequentati a causa del freddo.

E ti credo !!! Oggi la colonnina del mercurio segna meno 6 ! Difficile giocare in queste condizioni, ma appena riscalda un po’ e smette di nevicare e piovere, andrò sicuramente a farci un salto per ispezionarli.

Ma per il momento chiudo questa mia prima diretta da Blackburn promettendovi un nuovo reportage di qui a 15 giorni, che sarà la cadenza standard dei miei “collegamenti” dal Regno Unito.

THAT’S ALL, FOLKS !!
HAVE A NICE TIME !!!



What up

Categorie: Matteo D'Angelo - Live from Big Southern Conference
Autore: Matteo D'Angelo
Published on 14.11.08

Hola!!

Eccomi di nuovo dopo un po' di tempo...ne sono successe di cose..eravamo rimasti alla mia caviglia gonfia, beh quella si e` sistemata perfettamente.. infatti appena una settimana dopo l'incidente ero gia` li` che correvo piu` veloce di prima.. ahahaha va beh non esageriamo diciamo che correvo. punto.
Per quanto riguarda i dettagli della preparazione offseason non e` molto diversa da quella che si svolge all'accademia a Tirrenia, con qualche piccola differenza ovviamente. Facciamo palestra pesi 3 volte a settimana, il lunedi`,mercoledi` e venerdi` alle 6am, che odio, non solo perche` e` alle 6 di mattina come uno puo` pensare ma perche` e` la seduta piu` tosta di tutte...la leg press mi sta dominando.. ho quasi il terrore, anche perche` questa mattina sono arrivato a 12 ripetizioni x 3 set a 560 pounds (circa 255 kg :crazy: ) e vi assicuro non e` divertente.. Poi c'e` la corsa che di solito la facciamo il martedi` e giovedi`, e neanche quella e` simpatica.. insomma la preparazione fisica non e` piacevole ma e` fondamentale per arrivare in alto.
Oltre alla preparazione fisica 5 volte a settimana seguo il throwing program per migliorare l'arm strenght (minchia che parolone sembro "professional" :D ), migliorare la meccanica e fare quei piccoli aggiustamenti che non si possono fare durante il campionato.
Inoltre alla fine delle partite abbiamo avuto un incontro faccia a faccia con il nostro Head Coach per parlare di come ci siamo comportati durante l'autunno, sulle cose che dobbiamo migliorare, della scuola e di quale sara` probabilmente il ruolo di ognuno durante il campionato. Il mio incontro e` andato piu` che bene, dalla classifica che ogni membro della squadra ha dovuto stilare alla fine di tutte le partite, sono risultato il lanciatore #2 e mentre per gli allenatori il #1, quindi molto probabilmente la prossima stagione saro` il partente del venerdi` (#1) o sabato (#2) sera... E ANDIAMOOOOOO... pero` non bisogna sedere sugli allori... i prossimi due anni sono decisivi per il mio futuro da professionista...
Intanto come tutti ormai avete potuto vedere Obama ha stravinto le elezioni americane, e a grande sorpresa tutto il mondo sembra contento di questa notizia, tranne gli americani, soprattutto quelli della Carolina del Sud... mah vai a capire te...
Parlando di puro svago e divertimento.. due settimane fa c'e` stato Halloween ed e` stato veramente divertente.. e` un po' come il nostro martedi` grasso... io e il mio amico Aaron ci siamo vestiti dai dottori di Nip&Tuck... e` stato troppo divertente!! Poi ultimamente ogni fine settimana c'e` qualche bella festa in qualche casa quindi non ci si annoia.. :>>
Ho saputo che e` diventato piu` complicato lasciare i commenti ai post, pazienza... mi mancano tutte le vostre osservazioni...
un saluto a tutti!!



Ho la caviglia grossa come un melone...

Categorie: Matteo D'Angelo - Live from Big Southern Conference
Autore: Matteo D'Angelo
Published on 20.10.08

Ciao Ragazzi!!

Dove vi avevo lasciato?? Oggi abbiamo finito le partite per quest'autunno... ora solo allenamento fino a gennaio...
In questo periodo ho lanciato in due partite... la prima ho lanciato 6.1 in. 1pgl, 4h, 5k 0bb... su un pitch count di 80 lanci...avrei potuto tirare di piu` ma sono le regole delle partite durante l'off-season. Ora come ora sono uno dei migliori lanciatori nella squadra.. sono abbastanza fiducioso per un posto da partente in primavera... non ho concesso una base su ball negli ultimi 15 inning, e non ho concesso piu` di 5 valide a partita, con il maggior numero di strike out tra i lanciatori.
L'altro ieri ho fatto la mia ultima apparizione dell'anno.. stavo andando benissimo con 4k di fila... quando nel 3' inning con 2 out, non faccio in tempo a spostarmi che una linea mi colpisce in pieno la caviglia del piede destro... XX( finito... appena la pallina ha colpito la mia caviglia ho sentito un suono simile a una bottiglia di spumante appena stappata ahaha.. ho chiuso cosi` l'anno!! non male.. nel frattempo il mio rilievo che stava tranquillamente oziando in panchina si ritrova sul monte e prende 4 punti prima fare un eliminato... e cosi` ho preso anche la L... tornando alla mia caviglia... in un primo momento sembrava fratturata.. considerando che avevo appena preso una pallina a +130km/h sul malleolo esterno della caviglia... non riuscivo a camminare ed era abbastanza viola... (riesco ancora a vedere le cuciture sulla caviglia :P )... poi dopo qualche test e molto ghiaccio... fortunatamente abbiamo capito che non era niente di grave... tutto ieri ho dovuto usare le stampelle e un tutore per immobilizzare il piede. Oggi comunque va gia` molto meglio.. infatti riesco quasi a camminare normalmente.. (non posso ancora metterci tutto il peso..) ne avro` ancora per 1 giorno o 2...
Per il resto la scuola procede bene... come al solito.. ora siamo nel periodo di Fall Break.. venerdi` e lunedi` senza lezione :D quindi me la dormo ;D
Domani abbiamo il torneo di golf annuale... ma non penso di poter partecipare... :no: uffa...
Dalla prossima settimana incominceremo il programma di allenamento off-season... palestra 3 volte a settimana e tanta corsa :-/
Vi aggiornero` al piu` presto appena avro` qualcosa di particolare da raccontarvi :D

Ciaooooooooo



Guess who's back?

Categorie: Matteo D'Angelo - Live from Big Southern Conference
Autore: Matteo D'Angelo
Published on 09.10.08

Ciao a tuttiiiii!!

Come va?? Io tutto beneeee... indovinate un po'... sono di nuovo in America...un po' come il lupo che perde il pelo e diventa calvo, ma nn il vizio :D Ormai e` un mese che sono ritornato... e diciamo che sono cambiate un sacco di cose... Pero` prima volevo fare una piccola riflessione su questa bellissima estate... volevo ringraziare tutti i miei compagni in Fortitudo per una stagione bellissima, che purtroppo non e` finita come ci auguravamo, pero` devo dire che mai come quest'anno mi sono divertito cosi` tanto!! Ogni partita, ogni allenamento e ogni momento e` stato divertentissimo... l'unico rammarico e` stato quello di aver lasciato la squadra prima della fine... ma come dice il mio hermano Martin Black Snake Vargas "you gotta do what you gotta do.." e purtroppo l'universita` chiama... ma sono contento cmq che siete riusciti a qualificarvi per la Coppa Campioni e che avete vinto la Coppa Italia!! Dispiace anche non essere potuto andare con la nazionale U21 agli europei di Pamplona...e dispiace ancora di piu` sapere che eravate a un passo dal primo posto..
Torniamo all'America... dicevo tante cose sono cambiate.. nn sono piu` un Freshman!! Ora sono un Sophomore, quindi meno gavetta e piu` diritti :D In squadra ci sono stato molti cambiamenti... i nuovi arrivati sono ben 13... e ora il parco lanciatori dispone di ben 18 lanciatoriiiii... e poi ci lamentiamo in italia che ce ne sono pochi.. aspirare ad un posto di partente non e` semplicissimo.. ma niente e` impossibile.. io sono fiducioso! Fino ad ora abbiamo giocato circa 14 partite e ne mancano ancora 6, io ho lanciato in totale 5 volte, 1 da rilievo e 4 da partente, e diciamo che nel ruolo di partente sono andato in crescendo, sono partito bene e l'ultima e` andata benissimo, 6.1 inning, 2er, 3h, 3k e 0bb. Ora ho integrato nel mio pacchetto lanci anche il cambio che non sembra male.. continuero` a migliorarlo.. il sinker per ora e` il mio migliore lancio, l'80% dei K li ho fatti con il sinker!! Ora rimangono le ultime 2 uscite, una questo venerdi` e l'altra venerdi` prossimo; speriamo di chiudere in bellezza. In ogni modo ci sono 5 lanciatori partenti per 4 posti... speriamo di essere uno di quei 4 ;)
Per quanto riguarda l'universita`, i corsi sembrano abbastanza interessanti... e qualcuno piu` impegnativo dello scorso anno... quest'anno pero` ho dei compagni di squadra in un paio dei miei corsi, quindi potrebbe rivelarsi piu` semplice...
Per quanto riguarda la situazione americana in generale... non e` esaltante, l'economia non da segni di miglioramento, anzi per la prima volta sembrano abbastanza preoccupati, cosa che non avevo mai notato prima, nonostante precedenti crisi...
i vari uragani poi hanno bloccato l'estrazione del petrolio, e per diversi giorni tutto lo stato della South Carolina e` rimasto senza riserve di benzina... a me non ha toccato perche` cammino B)
Infine le elezioni si stanno avvicinando... la situazione non e` chiara.. qui dove mi trovo io domina McCain, la mentalita` qui del sud e` molto conservatrice.. cmq tra le persone di colore e al nord prevale Obama, che tra l'altro 2 settimane fa ha tenuto un discorso nel centro di Charlotte... ero intenzionato ad andare.. piu` che altro per curiosita`, ma poi c'era troppa gente quindi ho lasciato perdere...
Cmq non c'e` da preoccuparsi io vado avanti lo stesso per la mia strada ;D
Nel frattempo mi sto godendo i playoff di baseball!! Forza Tampa!! E mi sto subendo sabati di football americano non-stop...dopo il 3/4 non ne posso piu` XX( ahahaha....
Credo di aver scritto abbastanza per ora :-/
Se avete qualche domanda, anche al di fuori del baseball, chiedete pure...

Ciaoooooo :>>



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