
Ricordarmi dei compleanni non è mai stato il mio forte, lo ammetto.
E' per questo che trovare sui siti americani, in questi giorni, il faccione sorridente di Magic Johnson e la notizia del suo cinquantesimo compleanno mi ha sorpreso, quasi imbarazzato, come succede appunto quando realizzi di aver dimenticato di fare gli auguri ad un vecchio amico, al quale non pensavi più da parecchio tempo.
Ovviamente le 50 candeline appena spente dal Re dello Show Time hanno un sapore particolare: circa 18 anni fa, il 7 novembre 1991, Magic Johnson annunciò al mondo la sua sieropositività.
All'epoca avevo 18 anni e frequentavo l'ultimo anno delle superiori.
Non esisteva Internet e non esistevano i cellulari (ed incredibilmente, vivevamo lo stesso: certo, quando conoscevi una ragazza potevi al massimo chiederle il numero di casa, al quale rispondevano puntualmente il padre o la madre... altri tempi), e per seguire la NBA si facevano i salti mortali: abbonamento a Tele+ per usufruire di 1 partita a settimana e ogni martedì in edicola per imparare a memoria una settimana di statistiche NBA pubblicate nelle pagine centrali di SuperBasket.
La notizia della sieropositività di Magic, tuttavia, fece il giro del mondo e venne riportata perfino dal telegiornale Rai del mattino: che io non vedevo mai, ovviamente. Avevo già seri problemi a tirarmi giù dal letto, vestirmi e trascinarmi alla fermata del bus.
Quel giorno quando scesi, come sempre, alla fermata vicino alla mia scuola, c'era ad aspettarmi il mio amico Giorgio, l'unica persona della mia cerchia di amici e conoscenti col quale potessi parlare di NBA. All'epoca giocavo a basket in una squadra giovanile della mia città, ma nessuno dei miei compagni seguiva la NBA: troppo complicato. Erano tutti tifosi di squadre della serie A italiana, che veniva trasmessa sulla Rai, e di cui potevi leggere notizie anche sulla Gazzetta dello Sport.
Giorgio era lì, e mi fissava con una faccia da funerale.
“La sai la notizia?”
“Che notizia?”
“Magic Johnson ha l'AIDS”
“Figurati, avrai capito male”
“No, l'ha detto il Tg stamattina, se lo dicono alla Rai dev'essere per forza una cosa grave”.
Per chi non ha avuto la fortuna di vivere dal vivo l'era di Magic Johnson e dello Show Time, è difficile capire oggi l'emozione che suscita questo signore di 50 anni, con un faccione allegro ma un po' goffo, un po' grasso.
Nei suoi anni migliori, Magic è stato il volto della NBA nel mondo, il sorriso che ha fatto conoscere ovunque questo fantastico sport, alcuni anni prima che arrivasse Michael Jordan a farlo decollare definitivamente nell'immaginario collettivo del pianeta.
Magic è stato IL predestinato, altro che Lebron.
Come si potrebbe definire altrimenti un playmaker di 2.06, capace di vincere, in 2 anni consecutivi, titolo NCAA col premio di MVP e titolo NBA col premio di MVP delle Finali?
Per non parlare dei 5 anelli e 3 titoli di MVP stagionali...
Magic è stato Il Predestinato perchè da subito vincente, da subito esempio positivo di giocatore altruista, completo, trascinatore e coinvolgente col suo sorriso e coi suoi passaggi no look.
Magic è ancora oggi la pietra di paragone per tutti i giocatori sopra i 2 metri con buone doti di passatore. Alcuni giovani rookie sono stati spesso paragonati a lui per la loro statura e la loro attitudine al passaggio: Steve Smith, Anfernee Hardaway, Antoine Walker, Lebron James.
Un paragone che è durato il tempo di una notte, o poco più.
Dopo la prima partita NBA di questi giocatori, e di tanti altri, si è capito subito che con Magic Johnson non c'entravano niente. Erano bravi, alcuni bravissimi, ma a modo loro.
Magic era Magic.
Era un vero playmaker, che vedeva e capiva il gioco prima che accadesse, che
poteva fare 30 punti, o 20 assist, o 15 rimbalzi, a seconda delle necessità della squadra.
Che poteva giocare ala grande, o anche centro se fosse servito, anche al livello più alto possibile, come nella Gara 6 della sua prima finale NBA, nella stagione da rookie, quando sostituì l'infortunato Kareem Abdul Jabbar realizzando quarantadue punti.
Che poteva fare tutto questo non grazie ai suoi balzi poderosi, o al suo fisico da carro armato.
Ma solo perchè era un Predestinato, e chi è predestinato sa fare tutto, non si lamenta, non pretende rinforzi, non ricatta la sua società, ma con umiltà si mette al servizio dei suoi compagni per aiutarli a rendere al meglio.
Con un sorriso.