
Come saprete, negli ultimi mesi negli Stati Uniti hanno perso il posto non solo impiegati di Wall Street e operai di Detroit: con la crisi globale che avanza, anche il mestiere di allenatore sembra non dare più molte certezze.
Sette allenatori licenziati in metà stagione è già di per sé un bel record: ma quello che stupisce non è tanto il numero, quanto le motivazioni.
“La squadra è entrata in una spirale negativa... bisognava dare una scossa...”
Queste sono solo alcune delle frasi fatte più amate dai GM quando devono giustificare un cambio di allenatore in corsa, insieme ovviamente ai ringraziamenti per il lavoro svolto.
In realtà, andando ad esaminare caso per caso, se c'è qualcuno che ha bisogno di una “scossa” nel vero senso della parola, un bell'elettroshock chiarificatore, quello non è l'allenatore, ma proprio il General Manager.
Eddie Jordan, uno dei giovani coach più quotati del panorama NBA, dopo aver portato per 4 stagioni consecutive ai Playoffs una squadra atipica e spesso falcidiata dagli infortuni, può ringraziare per il suo licenziamento Ernie Grunfeld e il proprietario Abe Pollin che in estate hanno avuto la fantastica idea di allungare 122 milioni di dollari ad un giocatore sostanzialmente fermo da 2 anni, e che un mese dopo aver firmato ha fatto sapere di dover di nuovo operarsi...
Reggie Theus, non un fenomeno ma un gran motivatore, uno che sa parlare in spogliatoio e farsi ascoltare, invece di vedere la propria statua equestre fuori dalla Arco Arena dopo una stagione ad Ovest da 38-44 con una squadra di onesti mestieranti, si è visto indicare l'uscita da Geoff Petrie che negli ultimi mesi aveva lasciato partire Bibby e Artest senza praticamente nulla in cambio. Bel lavoro...
E avanti così fino a Iavaroni, che chiaramente è responsabile del cattivo record dei Grizzlies.
D'altra parte, quando hai un Chris Wallace che ti imposta certe trade gioiello tipo Gasol ai Lakers in cambio di Kwame, e tu gli rovini tutto allenando male...
Ma qui mi rendo conto che sto sparando sulla croce rossa, per cui alzerei un attimo lo sguardo su 2 GM fra i più considerati della Lega: Brian Colangelo e Steve Kerr.
Il primo, dopo l'ottimo lavoro svolto a Phoenix (lavoro di dirigente che, fra l'altro, è sempre più facile da fare quando ad allenare c'è un asso come Mike D'Antoni, come si stanno accorgendo a New York) era arrivato come il salvatore della patria a Toronto.
Primi colpi per rimettere in carreggiata la squadra e portarla subito ai Playoffs con un brillante 47-35?
TJ Ford in cabina di regia, nonostante i dubbi sulla sua tenuta fisica, e Bargnani prima scelta al draft.
Sono passati 2 anni e mezzo, TJ Ford se n'è già andato ed al suo posto c'è un altro giocatore sempre infortunato, Jermaine O'Neal, che in compenso costa tantissimo.
Bargnani? Se da una parte non si può considerare una scelta totalmente sbagliata guardando al potenziale, dall'altra è ormai chiaro che può giocare con tutti, ma non vicino a Bosh: troppo leggeri, troppo perimetrali, troppo poco fisici.
Dal draft questa estate era arrivato per un attimo Roy Hibbert, 220 centimetri duri come la roccia da Georgetown, che una sola cosa sa fare da quando è bambino: prendere rimbalzi. Niente da fare, ceduto subito ad Indiana...
Mr. Colangelo: tutto qui?
Dulcis in fundo, Steve Kerr, l'uomo che sa cosa serve per vincere.
Da giocatore forse... e con i metri di spazio che gli garantiva Jordan.
Da General Manager, in neanche un anno è riuscito a prendere la squadra più veloce e scattante della Lega e piazzarci in mezzo uno Shaq O'Neal trentaseienne.
Quindi ha lasciato/costretto a partire una delle menti più brillanti in circolazione sulle panchine per prendere un semi esordiente come Porter.
Infine ha ceduto due giocatori estremamente intelligenti e versatili come Bell e Diaw per prendere la classica guardia/slasher dal ventello facile e Q.I. cestistico vicino allo zero per metterlo come compagno di reparto di Nash.
Ora, dopo tutto questo, mi direte voi, che succede?
Succede che i Suns vanno a New York e ricevono una sonora lezione di tattica dai ragazzini terribili che D'Antoni allena da 3 mesi, un'accozzaglia di journey man, scarti di altre franchigie, teste calde e tiratori folli che però sanno dove mettersi in campo e sanno correre assieme.
I Soli? Uno spettacolo desolante con goffi tentativi di contropiede con Nash e JRich davanti, Hill e Stoudemire dietro a 10 metri di distanza e Shaq che arriva solo verso il ventesimo secondo dell'azione... Uno strano – e mai visto – esempio di contropiede in 3 rate...
Dopo una partita persa così, io se fossi stato Steve Kerr avrei rassegnato le dimissioni.
Invece sapete che si dice in giro? Che voglia cambiare allenatore!
Aahh... da grande voglio fare anch'io il manager...!