
Le lingue della pallacanestroIl basket moderno oggi parla tante lingue: un pochino di tedesco, di cinese, di francese... un po' di accento caraibico... ma le due lingue ufficiali sono sempre quelle, e le Olimpiadi di Pechino non hanno fatto altro che confermarlo. Americano e spagnolo.
- Lo spagnolo degli argentini, campioni olimpici uscenti, un paese che si è costruito una tradizione nel giro di pochi anni ed ora può contare su un quintetto di giocatori NBA di altissimo livello, più duri e più pronti dei loro cugini iberici a spostare gli equilibri nel mondo NBA (Ginobili docet).
Onore dunque a questa squadra che è riuscita comunque a portare a casa un bronzo pur giocando le due partite decisive senza Manu.
- Lo spagnolo delle furie rosse, campioni mondiali in carica, che dopo decenni di batoste prese in giro per il mondo, spesso anche dall'Italia, è ora una fucina di talenti giovani incredibile, talmente incredibile ad arrivare a meno 2 a due minuti dalla fine contro il Team USA in una finale olimpica.
Non bastavano il talento irreale di Gasol, la tecnica di Calderon, l'efficacia di Navarro: queste Olimpiadi hanno presentato al mondo intero l'atletismo e la completezza di un Rudy Fernandez, non a caso già firmato in tempi non sospetti dai diabolici Blazers, e il “Chosen One” spagnolo, quel Ricky Rubio che a 17 anni ormai non è più un oggetto misterioso, ma un nome scritto in stampatello maiuscolo su 30 agende NBA, un ragazzino che ha messo in grossa difficoltà gente come Jason Kidd o Chris Paul...
- L'Americano dei ragazzi di coach K, che finalmente hanno riportato a casa una medaglia d'oro conquistata non senza fatica. E non si pensi alla finale come l'unico grosso sforzo compiuto dal Team USA in queste Olimpiadi.
Perchè questa medaglia è stata conquistata non ieri mattina (ora italiana) in campo contro la Spagna, ma 4 anni fa dopo il bronzo di Atene, quando finalmente l' USA Basketball si è resa conto che senza creare un gruppo stabile di giocatori, senza portare ogni volta tutti i migliori, senza una preparazione di almeno un mese tutti insieme, a livello internazionale si sarebbe rischiato di continuare a fare brutte figure.
Ecco il grande sforzo del Team USA in queste Olimpiadi: aver accettato di sacrificarsi, di giocare assieme, di difendere, di limitare il proprio minutaggio per il bene comune.
Solo dopo aver preso sul serio la competizione, solo dopo essersi presentati non come “selezione”, ma come squadra vera, gli Americani sono riusciti a vincere tutte le partite con scarti d'altri tempi, cosa niente affatto facile in uno sport come la pallacanestro, specialmente quando ci si presenta come favoriti, e con tutto da perdere...
Il movimento della pallacanestro americana merita questa medaglia: Bryant, Wade, James e Paul sono un quartetto di giocatori probabilmente destinati all' Hall Of Fame, e che non sfigurano al confronto coi grandi del Dream Team originale.
Ma non confondiamo la Nazionale Americana con la NBA: a differenza del 1992, oggi la National Basketball Association è così bella e spettacolare anche per merito dei Nowitzki, dei Ginobili, dei Gasol, dei Ming, dei Parker... e di tutti i Ricky Rubio che verranno e che continuano a vederla come l'obbiettivo della carriera, come un sogno che si avvera.
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