
La lezione delle Finals? PazienzaLe Finali NBA sono terminate da pochi giorni, e la mia personale impressione è che ancora non siano state metabolizzate a fondo, né dai vincitori né dai vinti.
E' stata una serie talmente attesa, talmente ricca di fascino e di significati, di ricordi, di storia che è stata vissuta da tutti – giocatori, tecnici, giornalisti, tifosi – come in trance, e le 6 partite sono volate via in un attimo, lasciando in chi le ha viste quella indefinibile sensazione che si prova quando si è testimoni di qualcosa di importante, che verrà ricordato negli anni.
Sono state Finali di alto, altissimo livello, dove ha veramente vinto la squadra migliore, quella più forte e più completa, e non la meno peggio come si è visto non di rado in questi ultimi anni.
Sono state Finali che hanno dato una risposta precisa a tanti interrogativi, e non solo a quello, banale, della designazione della squadra più forte della stagione 2007/2008.
Allen, Pierce e Garnett sono dei vincenti?
Yes sir, e ora appare quasi ingeneroso aver dovuto aspettare tutti questi anni per togliere loro il patentino di “splendidi perdenti”.
Si può dominare una stagione senza avere né un playmaker né un centro dominanti?
Si, si può, nel basket moderno lo aveva fatto solo M.J., ma ora lo hanno fatto anche i Big3 di Boston. Il basket non è più quello di Bob Cousy e Bill Russell, oggi si può dominare una lega avendo nelle posizioni 1 e 5 dei giocatori di complemento.
Kobe Bryant è forte come (o più di) Michael Jordan?
Oh my god... Va beh... chi aveva ancora un piccolo dubbio diciamo che se l'è tolto...
Le Finali NBA si vincono con l'attacco o con la difesa?
Anche qui, non un grande interrogativo, mi rendo conto. Una finale come questa può provare a spiegare, almeno in parte, la rinuncia in quel di Phoenix ad un coach di valore assoluto come Mike D'Antoni. Ma attenzione comunque a non estremizzare il concetto: per inceppare un attacco fortissimo come quello dei Lakers serve sicuramente una grande organizzazione, ma quello che più ha impressionato dei Celtics è stata la voglia, l'energia, il piacere di difendere, di sbattersi, di aiutare. Che Garnett e Posey avrebbero sputato sangue era scontato, ma vedere Pierce sacrificarsi su Lebron e Kobe, quella si che è stata una sorpresa. Per difendere bene non è sufficiente essere bravi e preparati: bisogna essere interessati a difendere. E' l'atteggiamento, prima ancora della tecnica, la componente più importante per un difensore (vero Amare?).
Cosa serve per riportare al titolo una franchigia storica dopo oltre un ventennio?
Fortuna, abilità, conoscenze, occhio per il talento sono tutte cose utili per un GM.
Ma solo una cosa è fondamentale: la pazienza.
Pazienza nel ricostruire, nell'accumulare talento, nell'aspettare il momento giusto per sparare le proprie cartucce sperando di mandarle a segno tutte nello stesso anno.
E' una tattica apparentemente molto rischiosa: se si aspetta troppo, si può perdere il posto.
Ma è proprio per la mancanza di pazienza che tante piazze storiche stanno aspettando da decenni un titolo. Boston l'ha imparato, New York lo imparerà mai?
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