
NBA: sarà l’anno dei giovani?L’NBA è tornata: era ora!
Lo ha fatto quasi in punta di piedi, con una prima giornata con sole 3 partite, ma di qualità: in campo i campioni in carica, i vice campioni e il Choosen One, più due squadre di giovani interessantissimi come Chicago e Portland.
L’estate appena terminata è stata tutto sommata avara di novità, in particolare se paragonata ai fuochi d’artificio di quella 2007, che vide la trasformazione dei Celtics da squadra lotteria a possibile dinastia, episodio più unico che raro nella storia NBA.
Poco si è mosso ad Est, dove i biancoverdi sono nettamente favoriti con i Cavs a rincorrere, ma la strada per Lebron e compagnia è ancora lunghetta.
Ad Ovest, i Lakers come al solito hanno molta più concorrenza, ma anche la consapevolezza di poter arrivare di nuovo fino in fondo, sperando di portare in post season anche il bimbo prodigio Bynum, che in ottica playoff una certa differenza la potrebbe fare... sempre che impari a giocare insieme a Gasol... ma questo non dovrebbe essere un problema.
Detto dei piani alti, la stagione che è appena partita potrebbe dire cose molto interessante a livello di nuove leve: Oden, Rose, Beasley, Majo, Love... sono solo alcuni dei nomi che dobbiamo ancora imparare bene, ma che con ogni probabilità non ci abbandoneranno per un decennio minimo.
Alcuni di loro sono in formazioni con poche ambizioni, dove avranno minutaggi adeguati ma poche chance di Playoff: ma per Rose e Oden si aprono prospettive interessanti fin dal primo anno.
Riusciranno col loro arrivo a far fare il salto di qualità a 2 formazioni di assoluto talento come Chicago e Portland? Chiaramente non potranno risolvere i problemi dei rispettivi team da soli, ma giocano in ruoli che possono spostare gli equilibri di una stagione, nel bene e nel male, s’intende...
Kick off!Ci siamo. La lunga notte della off season terminerà nella notte italiana tra giovedì e venerdì, il football Nfl ricomincerà a muovere i primi colpi, lanci, touchdown. I New York Giants campioni del mondo dopo la straordinaria postseason dello scorso gennaio che li vide sovvertire ogni pronostico tra cui l'ultimo, incredibile, contro gli imbattuti New England Patriots, daranno come ormai tradizione da qualche anno, il via alle danze.
Dopo la scorpacciata di college football dello scorso week end, apprezzata dal pubblico italiano soprattutto grazie a Nasn, il canale a "pagina" 213 del pacchetto Sky Sport, tocca ai ragazzi più grandi mettersi in gioco. Cominciano le scommesse e i pronostici sulla stagione che ricomincia dalla più incredibile delle sorprese consumatasi un mesetto fa, alla vigilia del valzer di amichevoli che caratterizzano l'agosto della preseason. Parliamo di Brett Favre, il quale dopo aver fatto versare fiumi di inchiostro e persino qualche lacrima, ha deciso di rientrare.
Non vivremo così le prossime domeniche senza di lui, anche se lo vedremo vestito in un modo a cui non siamo abituati. Non più il verde-oro dei Green Bay Packers, squadra attraverso la quale ha riscritto infinità di record e partecipato a due Super Bowl vincendone uno, ma il biancoverde dei NY Jets. I Jets, bagnati dal lato meno vincente dell'Hudson River tentano così di ridare fiducia ai propri tifosi, di portarli in massa allo stadio con la promessa che, da qui, da un veterano senza troppo futuro, nasceranno davvero i Jets di domani.
Soprattutto dei Jets oggi visti come prima vera minaccia proprio dei New England Patriots all'interno della Afc East. La conseguenza più ovvia, poi, sarà vedere i nuovi Packers senza Favre, loro sì realmente proiettati nel futuro, con la scommessa Aaron Rodgers in cabina di regia e tanta, tantissima paura, di crollare proprio ora che il grande campione se ne è uscito di scena quasi sbattendo la porta.
E c'è, ovviamente, il mondo di situazioni sommerse, di rivalse, di conferme, che ogni anno, a settembre, attendono i 32 roster della National Football Legaue. La sfida infinita e non sempre troppo a distanza tra Patriots e Colts, che si legge Tom Brady contro Peyton Manning, i San Diego Chargers a caccia del passo decisivo che li porti all'ultimo atto, il loro LaDainian Tomlinson ed il suo erede, già pronto a dare conferme del proprio valore in quel di Minnesota. Parliamo, ovviamente, di Adrian Peterson.
Non basterebbero dieci editoriali, insomma, per descrivere ogni sfumatura cui andremo incontro ma giovedì notte, al kick off, saremo nel momento più ealatante per ogni appassionato: il nuovo via a una stagione di palla ovale, il punto più lontano dal letargo della off season che tra draft, combine e quant'altro non può, ovviamente, esaltare quanto il football giocato.
E non basterebbero nemmeno dieci editoriali per esprimere la delusione di tutti quei tifosi tagliati fuori dal football in TV, abbandonati da Sky e ancora incerti di quanto, realmente, accadrà su Rai Sport Più. Un segnale pessimo e una speranza per il futuro che si chiama, ancora una volta, Nasn, con il suo pacchetto più esteso fatto anche di Nfl. Dopo quanto mostratoci per la Ncaa sarebbe qualcosa di semplicemente perfetto avere anche il professionismo su quelle frequenze.
Per ora, però, si rimane tagliati fuori, con le uniche informazioni che giungono via internet, su forum o siti di sport amatoriali come il nostro. Dal mondo che conta nulla. Dagli uffici stampa della Rai meno. Fortuna che esiste la rete direbbe qualcuno, così anche in un paese dove buttano la Nfl fuori dalla porta si ha sempre una finestra, comoda comoda, da cui seguire il mondo esterno.
Si ricomincia, NY Giants contro Washington Redskins. Con o senza Sky, il campionato più appassionate del mondo ripartirà dal kick off di giovedì. Noi lo seguiremo e, come sempre, saremo qui a raccontarlo e a discuterne con voi.
[NDR: qui trovate qualche informazione utile per vedere in sicurezza la stagione NFL! Buon divertimento!]
Le lingue della pallacanestroIl basket moderno oggi parla tante lingue: un pochino di tedesco, di cinese, di francese... un po' di accento caraibico... ma le due lingue ufficiali sono sempre quelle, e le Olimpiadi di Pechino non hanno fatto altro che confermarlo. Americano e spagnolo.
- Lo spagnolo degli argentini, campioni olimpici uscenti, un paese che si è costruito una tradizione nel giro di pochi anni ed ora può contare su un quintetto di giocatori NBA di altissimo livello, più duri e più pronti dei loro cugini iberici a spostare gli equilibri nel mondo NBA (Ginobili docet).
Onore dunque a questa squadra che è riuscita comunque a portare a casa un bronzo pur giocando le due partite decisive senza Manu.
- Lo spagnolo delle furie rosse, campioni mondiali in carica, che dopo decenni di batoste prese in giro per il mondo, spesso anche dall'Italia, è ora una fucina di talenti giovani incredibile, talmente incredibile ad arrivare a meno 2 a due minuti dalla fine contro il Team USA in una finale olimpica.
Non bastavano il talento irreale di Gasol, la tecnica di Calderon, l'efficacia di Navarro: queste Olimpiadi hanno presentato al mondo intero l'atletismo e la completezza di un Rudy Fernandez, non a caso già firmato in tempi non sospetti dai diabolici Blazers, e il “Chosen One” spagnolo, quel Ricky Rubio che a 17 anni ormai non è più un oggetto misterioso, ma un nome scritto in stampatello maiuscolo su 30 agende NBA, un ragazzino che ha messo in grossa difficoltà gente come Jason Kidd o Chris Paul...
- L'Americano dei ragazzi di coach K, che finalmente hanno riportato a casa una medaglia d'oro conquistata non senza fatica. E non si pensi alla finale come l'unico grosso sforzo compiuto dal Team USA in queste Olimpiadi.
Perchè questa medaglia è stata conquistata non ieri mattina (ora italiana) in campo contro la Spagna, ma 4 anni fa dopo il bronzo di Atene, quando finalmente l' USA Basketball si è resa conto che senza creare un gruppo stabile di giocatori, senza portare ogni volta tutti i migliori, senza una preparazione di almeno un mese tutti insieme, a livello internazionale si sarebbe rischiato di continuare a fare brutte figure.
Ecco il grande sforzo del Team USA in queste Olimpiadi: aver accettato di sacrificarsi, di giocare assieme, di difendere, di limitare il proprio minutaggio per il bene comune.
Solo dopo aver preso sul serio la competizione, solo dopo essersi presentati non come “selezione”, ma come squadra vera, gli Americani sono riusciti a vincere tutte le partite con scarti d'altri tempi, cosa niente affatto facile in uno sport come la pallacanestro, specialmente quando ci si presenta come favoriti, e con tutto da perdere...
Il movimento della pallacanestro americana merita questa medaglia: Bryant, Wade, James e Paul sono un quartetto di giocatori probabilmente destinati all' Hall Of Fame, e che non sfigurano al confronto coi grandi del Dream Team originale.
Ma non confondiamo la Nazionale Americana con la NBA: a differenza del 1992, oggi la National Basketball Association è così bella e spettacolare anche per merito dei Nowitzki, dei Ginobili, dei Gasol, dei Ming, dei Parker... e di tutti i Ricky Rubio che verranno e che continuano a vederla come l'obbiettivo della carriera, come un sogno che si avvera.
Sky scarica la NFL (?)In Italia il calcio e' padrone di ogni cosa. Fa e disfa a piacimento, genera violenza fuori dagli stadi, critiche nei confronti degli stipendi dei calciatori, moralismi scontati degli opinionisti bravi solo a farsi bella la faccia la domenica sera con ovvieta' di ogni sorta, tanto l'importante e' farsi applaudire dagli ospiti in studio.
Il calcio puo' tutto, puo' tradire il tifoso anche mille volte l'anno, tanto sa che questo sbotta e si lamenta, ma alla resa dei conti non lo lascia mai. Qui non c'e' davvero spazio per altro.
La vita dell'italiano appassionato di sport americani, ovvero quel quartetto di discipline che comprende football, basket, baseball ed hockey, e' storicamente una vita dura, fatta di sacrifici e pazienza, di trattamenti di seconda mano.
Nel mondo d'oggi non e' piu' tollerato che qualcosa non produca dividendi, quindi meglio toglierle spazio, per darne di sempre maggiore alla vera mucca da mungere.
Dev'essere stato piu' o meno questo il ragionamento calcolato a freddo da Sky Italia, che da brava entita' monopolista ha continuato a vantare innumerevoli ed irraggiungibili servizi a disposizione dell'abbonato, con il solo difetto di non riuscire a mantenere tutte le promesse fatte: tanta apparenza, poca sostanza. Sembra quasi di stare a sentire i discorsi dei politici...
Il governo alza le tasse, Sky alza il costo del proprio canone: peccato che entrambi non sappiano come motivare correttamente le proprie scelte di marketing, e che l'utente finale sia spesso quello che ci rimette.
Sky e' reduce da due aumenti di 2 Euro ciascuno negli ultimi tre anni, azione giustificata ad hoc con l'ampia gamma di canali a disposizione delle serate degli italiani,tra cui Telecapri e affini, dimenticandosi tuttavia di far presente a chi paga che i migliori film sono disponibili in Prima Fila ad un prezzo extra, e che la presunta "ricca" programmazione e' infarcita di reality, programmi modaioli e rampe di lancio per qualsiasi tipo di tronista che abbia l'ignoranza come qualita' principale. Insomma, programmi che sfidano ed offendono l'intelligenza di qualsiasi essere umano.
Il colpo da maestro, arrivato proprio di recente, ha addolcito l'estate dei propri abbonati con un ulteriore aumento dei costi, l'alta definizione sara' servita gratuitamente, o meglio "compresa nel prezzo", dato che da settembre si pagheranno non piu' 2 ma ben 5 Euro in piu' senza sapere quale sia la parte di servizio che effettivamente ha migliorato l'esistenza del cliente. Murdoch se la ride comunque, ben coscio del fatto che in Italia vige il monopolio, ed alternative meno costose non ce ne sono.
Chi segue il football aveva sicuramente fatto questo un paio di ragionamenti con il cuore sul portafoglio in tempi molto difficili, ricordando i tempi in cui si poteva vedere una sola partita la settimana, peraltro in ritardo di sette giorni, giungendo alla conclusione che un aumento del canone poteva anche essere sopportabile vista la garanzia di Opening Game, Sunday e Monday Night in diretta, con la variante di qualche partita la domenica sera ed una copertura integrale dei playoffs.
Poteva essere sopportabile ancora a maggior ragione, visto che lo scomodo popolo del football era stato persino graziato dalla visione beatificata del canale 213 del suo decoder, con la riesumazione sugli schermi italiani di quelle gare di college che qui non si vedono da circa quattordici anni. Chi poteva chiedere di piu'?
Poi il supremo tradimento, e la notizia e' di quelle che fanno il sangue amaro: Sky ha preso in giro chi aveva creduto in lei alla cieca, e cede incredibilmente i diritti della Nfl a Rai Sport Piu' dal giorno alla notte, senza spiegazioni.
D'un tratto niente piu' football cosi' come lo si era inteso nell'eccellente servizio dato negli ultimi anni, d'un tratto le belle parole circa il numero crescente di ascolti che gli esponenti dell'azienda avevano fatto trapelare, anche tra le pagine di questo sito, diventano parole vecchie, probabilmente lasciate andare per tenere buoni quei fastidiosi rompiscatole che vogliono a tutti i costi vedere lo sport a stelle e strisce, per poi infliggere loro un vergognoso e scorretto benservito.
La stessa Nfl che secondo tali menti illuminate dava continuamente soddisfazioni e' finita nel cestino dopo millantate promesse. E di nuovo, viene da pensare che la gestione di certe questioni all'interno di Sky sia sinistramente simile a quella del governo che ha impoverito le tasche degli italiani.
La Nfl passa dalle due dirette settimanali con playoffs e Super Bowl annessi ad una sola partita la settimana, il Monday Night, e la miseria di cinque partite di posteason, ivi compreso il Grande Ballo.
Il passaggio alla Rai, rete notoriamente ferma sullo sviluppo televisivo da qualche decennio, rappresenta qualcosa di sconcertante, perlomeno a giudicare dalla scarsa affidabilita' dei palinsesti e dall'approssimativa preparazione dei telecronisti.
Agli Europei di calcio abbiamo assistito alle presunte telecronache di un duo che chiamava alla congiura contro la Nazionale ogni due azioni, e sottolineiamo che e' gente pagata e che dovrebbe essere presumibilmente preparata a commentare cio' che vede con un discreto distacco dagli eventi: se questo e' il massimo che la Rai riesce a dare, visto che si parla dello sport principe del paese, che cosa ci si dovra' mai aspettare per il football Nfl?
La stessa competenza con cui sono state trattate le World Series?
La stessa puntualita' d'orario con cui e' stato trasmesso il college basket?
Minor rilievo di discipline "sportive" come il biliardo od il tamburello, sull'esatto modello della Gazzetta dello Sport, che ora preferisce il gossip a due righe competenti sul football americano?
Purtroppo la risposta la conosciamo gia', e ci si chiede se solo pensare a Sportitalia, emittente che ha dato un'eccellente copertura della Nba ed e' molto ben predisposta nei confronti degli sport statunitensi, facesse cosi' schifo...
Ad ogni modo il passo indietro e' gigantesco, ed il solo sollievo di sapere che l'accordo tra Rai ed Nfl e' annuale fa ben sperare per un futuro diverso e piu' logico, che vorrebbe il football professionistico inserito nel pacchetto Nasn completo, che a Sky costerebbe poco e farebbe contenti tanti dei suoi attuali abbonati.
Cio' non significa che l'amarezza per l'ennesimo trattamento di seconda (ma anche di terza) mano ricevuto sia facilmente arginabile, specialmente in un'epoca storica dove il progresso consente di migliorare le cose, e non il contrario.
E non significa che non si debba tener conto delle clamorose prese in giro fornite dai call center dell'azienda, completamente impreparati nel fornire notizie precise al riguardo, e dalle offensive mail automatiche generate in risposta alle disperate richieste degli utenti, nelle quali si ricorda loro che il football sul satellite e' comunque presente tramite Nasn.
Secondo voi, cari operatori e responsabili di Sky, noi appassionati di football siamo davvero cosi' cretini da non saper distinguere il football collegiale da quello professionistico?
Si puo' sapere, dopo tutti i soldi che abbiamo sborsato per voi, chi volete prendere in giro?
Volete mettervi in testa che i vostri utenti non sono degli idioti, e che hanno perfettamente compreso il vostro pietoso tentativo di sviare le indagini?
Ma soprattutto, e' questo, nel 2008, il modo professionale di rispondere alle persone che pagano profumatamente per un servizio che non vale nella maniera piu' assoluta quel costo?
A voi le risposte.
Nel frattempo, Nfl, tutto quello che possiamo fare e' darti un arrivederci.
Magari, un giorno, tra una partita di calcio e l'altra, ritroverai il giusto spazio che meriti. Sempre in punta di piedi, giusto per non disturbare nessuno...
Un gioco per l'estate NBASiamo ormai nel pieno della estate, questo vuol dire che di solito dovremmo essere nel pieno della stagione “morta” della NBA: finita la frenesia del draft, fino ad ottobre generalmente c'è ben poco di cui parlare.
Quest'anno invece non è così.
Il Team USA sta per sbarcare a Pechino per cercare di portare a casa la medaglia che dovrebbe spettargli, se guardiamo al solo talento: quella d'oro.
Nel mondo NBA invece il mercato è ancora molto attivo: i movimenti importanti sono stati molti, alcuni veramente inaspettati e difficili da decifrare.
Play.it USA vi viene dunque in soccorso (?) con un giochino da mese di agosto, da fare rigorosamente sotto l'ombrellone: “Ma Cos'ha Nella Testa?”
Elton Brand che rinuncia ai soldi dei Clippers e alla possibilità di giocare con Baron Davis, Chris Kaman e Marcus Camby per andare a Philadelphia?
Ma Cos'ha Nella Testa?
Semplice: poca fiducia nei confronti della dirigenza, che lui conosce molto bene, poca fiducia che si possa vincere con una squadra votata all'attacco e senza difesa, molta voglia di andare a giocare ad Est, dove i lunghi sono meno forti, e in una squadra che fa della difesa e del lavoro duro il suo marchio di fabbrica.
Chris Mullin, GM dei Golden State Warriors, che perde Baron Davis ma firma Corey Maggette e conferma Azubuike?
Una “ripicca” nei confronti dei Clippers? Peccato che il Baron sia giocatore che può prendere una squadra da lotteria e portarla ai Playoffs, mentre Maggette, nonostante le sue capacità, non sia mai stato decisivo in tutta la sua carriera. E cosa serve Azubuike se vuoi lanciare Belinelli?
Chris, Ma Cos'hai Nella Testa?
Abe Pollin, proprietario dei Washington Wizards, che ha dato un contratto da 111 milioni di dollari a Gilbert Arenas?
Non lo so, aiutatemi voi: il giocatore ha problemi caratteriali (sostanzialmente inallenabile), problemi fisici e la squadra gioca meglio senza di lui.
Era il più classico dei casi in cui dire, una volta buona per tutte, “grazie non fumo”.
Ma perchè Abe, perchè?? Ma Cos'hai Nella Testa?
Josh Childress va a giocare in Grecia dopo una stupenda stagione da sesto uomo coi sorprendenti Atlanta Hawks?
Ma Cos'ha Nella Testa?
I soldi, ma non solo. La sensazione di non essere sufficientemente apprezzato dall'organizzazione nella quale giocava, e la consapevolezza che comunque il progetto della franchigia ha fondamentalmente basi poco solide su cui costruire un futuro. Per lui, una scelta anticonformista e coraggiosa; per gli Hawks, una sconfitta cocente.
Jennings rinuncia alla NCAA, ad Arizona, e vola a Roma per un anno in attesa di entrare nel draft NBA 2009
Ma Cos'ha Nella Testa?
Non è solo una questione di soldi, e questo può rassicurare in parte la NCAA.
Pare sia soprattutto una questione di voti, pare talmente bassi da mettere a rischio la sua stagione sportiva. A questo punto meglio passare un annetto nella ex capitale dell'impero romano, guadagnando quasi come l'imperatore...
James Posey lascia i campioni NBA per andare ad Ovest, negli New Orleans Hornets.
Ma Cos'ha Nella Testa?
“Ho 32 anni, ho appena vinto il titolo NBA, l'ultimo contratto della mia carriera mi deve sistemare per tutta la vita”. Boston non aveva i soldi che lui voleva, New Orleans si. E per sovrammercato è una squadra giovane e forte. Forse risentiremo comunque parlare di Posey, sicuramente a Boston sentiranno la sua mancanza quando si tratterà di far rifiatare Pierce in difesa sui Lebron e sui Kobe...
La lezione delle Finals? PazienzaLe Finali NBA sono terminate da pochi giorni, e la mia personale impressione è che ancora non siano state metabolizzate a fondo, né dai vincitori né dai vinti.
E' stata una serie talmente attesa, talmente ricca di fascino e di significati, di ricordi, di storia che è stata vissuta da tutti – giocatori, tecnici, giornalisti, tifosi – come in trance, e le 6 partite sono volate via in un attimo, lasciando in chi le ha viste quella indefinibile sensazione che si prova quando si è testimoni di qualcosa di importante, che verrà ricordato negli anni.
Sono state Finali di alto, altissimo livello, dove ha veramente vinto la squadra migliore, quella più forte e più completa, e non la meno peggio come si è visto non di rado in questi ultimi anni.
Sono state Finali che hanno dato una risposta precisa a tanti interrogativi, e non solo a quello, banale, della designazione della squadra più forte della stagione 2007/2008.
Allen, Pierce e Garnett sono dei vincenti?
Yes sir, e ora appare quasi ingeneroso aver dovuto aspettare tutti questi anni per togliere loro il patentino di “splendidi perdenti”.
Si può dominare una stagione senza avere né un playmaker né un centro dominanti?
Si, si può, nel basket moderno lo aveva fatto solo M.J., ma ora lo hanno fatto anche i Big3 di Boston. Il basket non è più quello di Bob Cousy e Bill Russell, oggi si può dominare una lega avendo nelle posizioni 1 e 5 dei giocatori di complemento.
Kobe Bryant è forte come (o più di) Michael Jordan?
Oh my god... Va beh... chi aveva ancora un piccolo dubbio diciamo che se l'è tolto...
Le Finali NBA si vincono con l'attacco o con la difesa?
Anche qui, non un grande interrogativo, mi rendo conto. Una finale come questa può provare a spiegare, almeno in parte, la rinuncia in quel di Phoenix ad un coach di valore assoluto come Mike D'Antoni. Ma attenzione comunque a non estremizzare il concetto: per inceppare un attacco fortissimo come quello dei Lakers serve sicuramente una grande organizzazione, ma quello che più ha impressionato dei Celtics è stata la voglia, l'energia, il piacere di difendere, di sbattersi, di aiutare. Che Garnett e Posey avrebbero sputato sangue era scontato, ma vedere Pierce sacrificarsi su Lebron e Kobe, quella si che è stata una sorpresa. Per difendere bene non è sufficiente essere bravi e preparati: bisogna essere interessati a difendere. E' l'atteggiamento, prima ancora della tecnica, la componente più importante per un difensore (vero Amare?).
Cosa serve per riportare al titolo una franchigia storica dopo oltre un ventennio?
Fortuna, abilità, conoscenze, occhio per il talento sono tutte cose utili per un GM.
Ma solo una cosa è fondamentale: la pazienza.
Pazienza nel ricostruire, nell'accumulare talento, nell'aspettare il momento giusto per sparare le proprie cartucce sperando di mandarle a segno tutte nello stesso anno.
E' una tattica apparentemente molto rischiosa: se si aspetta troppo, si può perdere il posto.
Ma è proprio per la mancanza di pazienza che tante piazze storiche stanno aspettando da decenni un titolo. Boston l'ha imparato, New York lo imparerà mai?
A volte ritornano: Celtics – Lakers !!!Finalmente, la finale che tutti aspettavano, che tutti sognavano, ma di cui nessuno finora ha scritto nemmeno mezza riga, vuoi per scaramanzia, vuoi per non anticipare i tempi, è arrivata!
Basta con i “monotoni” Spurs in Finale, basta con i Tony Parker MVP e coi Jason Williams e Antoine Walker titolari di una squadra da titolo!
Finalmente una finale come si deve!
Una finale spettacolare
Allen-Pierce-Garnett contro Kobe-Odom-Gasol: cosa volete di più?
Una finale meritata
Celtics e Lakers sono state forse le 2 squadre più convincenti e costanti della stagione, e arrivano alla Finale in grande forma: ecco la NBA al suo meglio!
Una finale di personalità
Chi è il più forte? Pierce, Garnett o Kobe?
Chi il miglior trascinatore, il miglior uomo squadra, il vincente?
Non sarà una finale moscia, questo è certo.
Una finale metropolitana e globalizzata
Boston contro Los Angeles vuol dire milioni di tifosi già solo in queste 2 città, per non parlare degli altri milioni di tifosi in giro per la nazione e per il mondo intero!
Una finale storica
Le 2 grandi rivali finalmente una contro l'altra dopo 21 anni.
30 titoli in campo: 16 Boston, 14 L.A.
Undicesima finale fra questi 2 team: 8-2 il record per i biancoverdi, ma le ultime 2 sfide (1985 e 1987) sono andate ad appannaggio dei gialloviola di Magic e Kareem.
Da quanti anni i “vecchi” vi stufano con la solita storia “Aah, le finali Boston-Los Angeles degli anni '80... che tempi, che campioni, che livello di pallacanestro...”?
Bene, se in quegli anni non eravate ancora nati, od eravate poppanti, questa è la vostra grande occasione!
Non perdetevi neanche un minuto di questo evento imperdibile, naturalmente in nostra compagnia!!
NBA: scontro generazionaleMentre vi scrivo le semifinali NBA sono arrivate tutte alla quarta partita: 3 pareggi sul 2-2 e solo Detroit avanti 3-1 con Orlando.
Lo spettacolo di questi playoff è stato finora impareggiabile: Kobe Bryant, CP3, Dwight Howard, la serie Atlanta-Boston... e adesso queste semifinali, in cui l’equilibrio la fa da padrone e risulta decisivo, quasi fondamentale, il fattore campo (1 vittoria esterna dopo 16 partite di semifinale).
E’ l’NBA al suo meglio, dove le difese danno tutto perchè non c’è domani, dove le partite sono preparate al microscopio dai coaching staff, dove dell’avversario si sa tutto, ma si cerca comunque di sorprenderlo con una mossa a sorpresa, una marcatura inaspettata.
Ma, più di ogni altra cosa, è in corso in queste semifinali uno scontro generazionale evidentissimo: da una parte la generazione dei trentenni – che ha come capitani Billups, Wallace, Garnett, Pierce, Duncan, Ginobili, Bryant e Odom – dall’altra i “giovani leoni”, i ventenni d’assalto – Chris Paul, Tyson Chandler, Lebron James, Dwight Howard, Rashard Lewis, Carlos Boozer e Deron Williams.
Da una parte le stelle affermate, in alcuni casi già con anelli al dito, che hanno ancora 3-4 anni buoni per le proprie chance da titolo, non di più.
Dall’altra la nuova generazione, impaziente di vincere il primo titolo per seguire le orme di Dwayne Wade (che per vincere però aveva in squadra un trentenne bello grosso...).
Come finirà?
Difficile dirlo, il fattore campo finora è stato decisivo, ma se in trasferta i trentenni stanno facendo così fatica è anche perchè le loro gambe non sono più quelle di una volta, soprattutto quando si tratta di recuperare dopo sforzi così intensi e ravvicinati.
Per questo, se non si affrettano a chiudere le serie, le eventuali gara7, benchè spesso con i ventenni in trasferta, potrebbero riservare, chissà, delle sorprese...
Intervista a Federico Buffa- Ciao Federico, grazie di nuovo per la tua disponibilità. Io inizierei con uno slogan: “Where amazing happens”, lo slogan che la Nba ha utilizzato per promuovere questa stagione. Io però penso che per questo tipo di playoff, forse, c’è bisogno di qualcos’altro, ancora più di effetto. E tu in questo sei uno specialista…
Iniziamo a tenerci quello che abbiamo, che è tutt’altro che da buttar via, poi però piu’ tardi ci torniamo. L’impressione è che non credo vedremo playoff sorprendenti in senso assoluto, perché il livello è troppo alto perché ci siano realmente le sorprese. Quello che vedremo e che vediamo è il massimo mondiale. Io non credo che si possa fare piu’di cosi’ in un campo da basket. Per la qualità degli atleti, il ritmo a cui giocano e la fisicità che ci mettono. Qualcuno dice: “Grazie, si risparmiano durante la regular season”… Bene d’accordo! Però adesso ce li godiamo noi…

- Prima di scatenarti sull’Ovest, su Lebron James, sui Celtics e compagnia partirei da un’osservazione. Perché in realtà noi due ci siamo già visti e parlati tempo fa, era a Roma, a ottobre, per l’European Nba Live Tour 2007…
Non accetto ricatti! Più che altro perché non ricordo quello che ci siam detti!
- Tranquillo. Nessun ricatto. Ma ti posso assicurare che abbiamo fatto solo danni…
Danni eh?
- Perché abbiamo parlato di Chicago in finale di Conference. E Chicago…
Non è andata in finale di Conference!
- No, e sarà un’estate lunga quella dei Bulls, specie se si considera quello che hai detto tu in una recente telecronaca: Chicago Bulls, 15 giocatori che alla fine dell’allenamento van via dal palazzetto prendendo 15 taxi diversi…
(ride)

- … ma soprattutto tu hai predetto i Boston Celtics fuori in semifinale di Conference. Questo per carità, può ancora succedere, ma così dicendo ti sei inimicato una folta schiera di affezionati dei Celtics che adesso vogliono “linciare”, ovviamente lo diciamo con il sorriso, te e Flavio Tranquillo, perché nelle vostre telecronache parlate poco e male dei Boston Celtics. Io ti do l’occasione, se vuoi, di lanciare un messaggio di pace a questi infervorati tifosi dei Celtics…
Hanno ragione! Questa è una visione un po’ italiana ma fondamentalmente hanno ragione. Io non credevo che Boston potesse arivare dove è arrivata, così in fretta. Cioè: come fai a convincere i giocatori a un sistema così oneroso, emotivo, impegnativo come quello che giocano in così breve tempo? Normalmente arrivi a un punto in cui ti viene inevitabilmente una specie di rigetto… E invece qui c’è il ministro della cultura, si chiama Kevin Garnett, che ha preso molto bene il contesto, ha invertito il tema culturale, il giro è stato di 180 gradi, e ha fatto capire ai compagni che si dovevano allenare in un certo modo, che si giocava in un certo modo e che si prendevano le cose che venivano dallo staff tecnico in un certo modo. In piu’ c’era la mistica biancoverde, l’attesa, ed è venuta fuori una squadra impressionante in regular season. Ora ci sono i playoff, primo turno poco alcolico, ma da li’ in poi vedrai che ci divertiam di piu’.
- Abbiamo scherzato, ora facciamo sul serio. Partiamo dall’Ovest. L’impressione che ho io è la seguente: playoff emozionanti, divertenti, spettacolari, ma alla fine l’idea generale è che si sappia già chi arriva in finale. Cioè le stesse squadre dell’anno scorso: Utah e San Antonio. Paradossale, quasi. Nel senso: con tutto quello che questa post season ha da offrirci, finisce che ci ritroviamo a contendersi il titolo della Conference le stesse due dell’anno scorso??? Tu come la vedi?
I tuoi amici tifosi gialloviola cosa direbbero in questo senso?
- Guarda, parto malissimo già in partenza: io SONO tifoso gialloviola…
Allora, mettiamola in questi termini: un antico brocardo dello sport americano che arriva dal football dice che: l’attacco vende i biglietti, la difesa fa vincere le partite. Togliete partite e mettete titoli, e questo vale sempre. E la storia recente della Nba parla proprio in questo senso. Siccome sto ancora inseguendo la storia dello slogan che mi hai messo li’ all’inizio dell’intervista e che speriamo venga alla fine: e se per caso succedesse per una volta il contrario? E se per una volta un attacco atomico come quello dei Lakers, in un momento veramente mistico dal loro punto di vista, ribaltasse questa antica e validissima teoria? Ecco: se c’è una volta che può succedere secondo me è questa. Lakers-Utah, probabile semifinale a Ovest, sarà bellissima. Sono 2 squadre molto più offensive che difensive. Lì ci vediamo la pallacanestro Nba in un’altra versione. Non quella di San Antonio, bensi’ quella di sistemi offensivi al limite della perfezione, e uno contro l’altro. Devo dire però che anch’io penso che se c’è un’avversaria scomoda per i Lakers, quella sia proprio Utah.

- Siamo ai quarti di finale, quattro sfide a Ovest, tre valgono una finale di Conference. Quella che la vale un po’ di più è Phoenix-San Antonio.
Questa è la Nba. Tu puoi permetterti un primo turno con l’equilibrio e il livello che hanno una gara che per certi versi è stata consegnata alla posterità. Se non altro perché c’è Tim Duncan che guarda Robert Horry e dice: che problema c’è? Se tu mettevi quei tiri da tre punti non li posso mettere io? Ha messo una tripla storica come se già la sua pinacoteca non fosse piena. Che poi le partite le vincano l’argentino e il francese questo è un altro discorso. Però stiamo parlando di un livello tecnico incredibile, e un livello di intensità spaventoso. Aggiungete a quello che vedete in tv almeno un 30% se la vedeste dal vero, cioè se li vedeste in campo a 10-20 metri di distanza, perché proprio li sentite che giocano come se fosse l’ultimo possesso della stagione… è fantastico.
- Flavio Tranquillo è ancora convinto che Phoenix abbia una possibilità di vincere, nonostante il 3-1?
Vi rivelo un dietro le quinte. Uscendo dallo studio dopo San Antonio Phoenix, gara 2 vinto dai texani, ho detto a Flavio: “Secondo me è ancora tutta da giocare”. “Sì… e no!” mi ha risposto lui. “Si’ perché lo credo, perché ci sta fisiologicamente, no perché 4 partite di fila su 5 partite San Antonio non le perde. Un modo o l’altro per vincere la serie la trovano…
- Questo però si diceva anche qualche anno fa, in San Antonio-Lakers quando gli Spurs erano 2-0 sui gialloviola, finché Derek Fisher tirò fuori dal cilindro “The Shot” a 4 decimi dalla fine.
Secondo me è più facile fare riferimento alla Detroit finalista nel 2005, era sotto 2-0 nelle finali, ed era arrivata a un paio di tiri, essendo avanti in gara 7 a San Antonio, dal ribaltare questo concetto: cioè battere gli Spurs 4 volte in 5 partite!
- Andiamo avanti con l’Ovest. Lakers-Nuggets e New Orleans-Dallas. Rivincita KB-AI otto anni dopo la finalissima 2001 e… passaggio di consegne per il trofeo Mvp? Da Nowitzki a Paul?
Se fosse un fatto romantico, ti darei assolutamente ragione. Però i ballots, le schede con il nome dell’mvp, sono state già consegnate all’Nba, quindi chi ha votato non ha visto gara 1 e gara 2 di No-Dal in questi playoff. Dove obiettivamente… tu immagino abbia giocato nella tua vita al campetto qualche volta.
Hai mai avuto la netta impressione che chi portava la palla, la partita la iniziava e la finiva? Ecco. Portate questo concetto al massimo livello mondiale Nba e Chis Paul è il ragazzino che porta la palla. Si gioca con il suo pallone, come dice lui e quando dice lui. Io raramente ho visto un’esemplificazione di padrone di una partita come è successo nelle prime due con Mavs.
La sensazione è che: New Orleans sia stata sottovalutata da tutti, anche dalla Nba. Trovami qualcuno che ha detto, prima dell’inizio della serie: Dallas questa serie non la vince. “Non c’è storia, magari in sette soffrendo, ma Dallas è piu’ forte, quelli la sono 3, a CP3 gli togli la palla dalle mani”… Non ci riescono! Non riescono nemmeno a togliergli la palla dalle mani!
Stiamo parlando di una città particolare, New Orleans, in un momento particolare. E di un fuoriclasse che passa ogni volta ogni tanto. E il primo a dirlo è il sottoscritto! Perché avevo dei dubbi. Perché ho sempre pensato che per essere 1.81 per dominare la Nba dovevi essere Allen Iveron, dovevi avere il suo cuore.
E tornando al tuo argomento di prima, mi spiace che AI abbia sempre la squadra piu’ debole quando affronta Kobe Bryant. Che però, e chiudo sulla tua provocazione, sarà l’Mvp. E perché? Difficile dirlo. In questo secondo me la Nba ha perso troppo da Hollywood. Ovvero sia: Joe Pesci non vince l’Oscar per “Mio Cugino Vincenzo”, film delizioso dove lui è al suo meglio di tutti i tempi. Lo vince con: “YOU’RE MOTHERFUCKING CLOWN! YOU’RE A MOTHERFUCKING CLOWN” in The Goodfellas –Quei Bravi Ragazzi ndr- dell’anno prima. Perché il contesto di un film diretto da Martin Scorsese è migliore di quell’altro. Allora Kobe Bryant nell’anno in cui i Lakers vincono la Western e dicono: “E’ diventato amico dei suoi compagni, si fida…” Grazie! gli davi Gasol si fidava anche l’anno scorso.
Il problema è un altro: è che non si può non darglielo nell’anno in cui i Lakers han vinto la Western, avendo dei sensi di colpa per l’anno scorso, perché permettetemi: se Kobe ce l’hai nel primo quintetto Nba, e nel miglior quintetto difensivo, e suoi antagonisti, Nash e Nowitzki, non sono nemmeno nei primi 20 quintetti difensivi, beh per default non è il miglior giocatore della Lega? Alla fine tutti questi discorsi vanno assieme e glielo danno quest’anno.
- Hai puntato 20 dollari su Houston all’inizio dell’anno…
Scommessa ignorante Houston, scommessa educata Dallas, e ti dico quanto educata potesse essere…

- Beh, hai promesso anche di andare anche al santuario della Madonna Vibrata in Abruzzo, nel caso in cui vincesse Houston. Molto molto dura… Quanta pazienza deve avere Houston con la Combo più scalognata della Lega? Quei due li’ s’infortunano con la frequenza che dava Sam Bowie! Cito Roberto Gotta, nostro amico, o forse lo avevi scritto tu all’epoca di American Superbasket una quindicina di anni fa: Sam Bowie s’infortuna anche pettinandosi… beh, con T-Mac e Yao siamo li’…
Obiettivamente si’, siamo lì. Peccato perché questa era una splendida edizione degli Houston Rockets. Mi sarebbe piaciuto vederli francamente al completo in una serie, dato quello che si era creato. Cioè: una commistione tra la versione precedente di Van Gundy e quella di quest’anno di Adelman, che aveva qualcosa di piu’ in attacco, una squadra piu’ omologa, con piu’ giocoatori che potessero surrogare l’assenza di MacGrady e il cinese, e in effetti questo si è visto durante la clamorosa cavalcata delle 22 vittorie di fila. Dipendevano meno del passato dai loro 2 fuoriclasse. Ma quando poi arrivi ai playoff e affronti Utah, squadra terrificante, ti rendi conto che se non hai la squadra al meglio, non lo passi il turno.
- Playoff attesissimi e meravigliosi. Tutti felici di esserci. Però secondo me i piu’ felici dell’Ovest sono una squadra che non partecipa ai playoff, nonostante abbia concluso con un record positivo…
Vediamo se indovino: i Portland Trail Blazers?
- Eccallà.. mi sa che i più felici di tutti sono loro…
Assolutamente. Ogni tanto parliamo durante le telecronache di cosa ha generato la cultura dei San Antonio Spurs. Il particolare piu’ evidente: ci sono piccole costole dei texani in giro per la Lega. 4 posti di General Manager sono occupati da creature degli Spurs. Uno è quello dei Blazers: Kevin Pritchard, che peraltro ha giocato anche in Italia. Questo qua in 6 mesi ha creato piu’ di tutti i suoi predecessori messi assieme da quando i grandi Blazers si sono dissolti, anche per via di una strana gara 7 all’epoca del primo successo dei Lakers del threepeat. Allora: Pritchard si è liberato di Zach Randolph, e tutto quello che ci va assieme. Portandosi a casa Steve Francis, che non è stato messo nelle condizioni di contaminare il gruppo dei giovani, e Channing Frye che comunque è un ragazzo piuttosto interessante. Aveva la prima moneta nel draft dell’anno scorso e si è preso Greg Oden, eccellente giocatore. Ha la possibilità, avendolo scelto, di portarsi a casa Rudy Fernandez, dalla Spagna il giovane europeo piu’ interessante, Danilo Gallinari permettendo e… ha milioni di dollari da spendere nel mercato dei free agent! Se tutto va come deve andare tra le prime 8 l’anno prossimo ci sono anche loro, con una componente di pericolosità che le altre non vorranno scoprire tanto in fretta.
- Non so tu ma io sentirò molto la mancanza dei Golden State Warriors in questi playoff. No more: “We’re gonna shock the world”. No more: “We believe in miracles”. E poi anche Webber, forse poteva gestire meglio il suo addio ai campi da gioco…
Si’, forse non andando in quella squadra li’, solo perché dovevano soddisfare un vecchio debito lui e Don Nelson che lo aveva fatto fuori in una versione precedente, quando Webber era un tantino piu’ forte. Anche a me mancheranno tanto. Peraltro senza il problema Stephen Jackson nelle prime sei partite, i playoff li avrebbero fatti, perché Captain Jack insieme al Barone è proprio la trave portante ed emotiva della squadra. E per questo si’, spiace anche a me. Anche perché il futuro della franchigia non è particolarmente brillante. Perché questo finale tra Nelson e Davis non anticipa particolari oroscopi positivi. Perché in generale è una squadra legata a un sistema di gioco e non sei sicuro di non poterlo replicare se non c’è lo stesso coach. Peccato, non è finita comunque. Si’, forse i veri delusi di quest’anno sono i Warriors. Anche perché, ci fanno notare col ditino: scusate, noi siamo quarti a Est, con queste vittorie, e se proiettate il nostro record contro l’Est, 20 vinte e 10 perse su 30 partite siamo terzi, al posto di Orlando, e ora staremmo giocando con Toronto invece di star davanti alla tv.
- La mia finale è Utah-San Antonio. La tua? Fuori due nomi.
Do fiducia ai Lakers nonostante francamente Utah sia l’ostacolo più difficile da superare, e se San Antonio supera l’ostacolo Phoenix “Ain’t gonna stop us now”, va in finale, e non è da buttare la finale con i Lakers, perché può piacere l’idea della dinastia contro chi era dinastico prima, e Kobe Bryant che ha mandato David Robinson dall’analista per molti anni che adesso gioca contro una squadra in grado di sostenerlo fisicamente ed emotivamente.
- Siamo all’Est. Dunque inevitabilmente, ci tocca iniziare coi Boston Celtics. All’inizio dell’anno quali critiche si potevano fare ai biancoverdi? Magari la mancanza di un play puro… magari che mancavano blocchi qualitativi a Ray Allen, ce lo avevi detto a Roma a ottobre, magari che questi big three avrebbero avuto problemi di cconvivenza. Oh, durante la stagione abbiamo ricevuto risposte più che positive. E’ arrivato Cassell, i tre hanno giocato insieme in maniera divina. E anche la panchina, inizialmente giudicata scadente dai più, Powe e compagnia han fatto vedere anche loro cose buone. A questo punto cosa può guastare la festa ai Celtics? Tutto dipende da loro? O da San Lebron?
No. Tutto dipende da un signore strano di due metri e dieci con la macchia in testa e con la fascia che si chiama Rasheed Wallace. Non vedo molte alternative. Ovvero sia un giocatore forte come Garnett che non dia agli altri l’enorme vantaggio che Garnett prende in tutte le partite.
KG è un giocatore illegale per molti punti di vista. Non solo per la cultura che mette in tutte le sue partite. Non soltanto per come si allena, ma proprio per come gioca, sui due lati sul campo. Lui ti dà la possibilità di utilizzarlo in tre ruoli, in frontline gioca da 3, da 4, da 5, tecnicamente marca tutti questi dall'altra parte, insomma ti dà un vantaggio tattico notevole e tutte le sere. Wallace è l’unico giocatore della Nba che “contra” questo vantaggio enorme che i Celtics hanno in tutte le partite.
Non vedo molte alternative. Non vedo Lebron in grado di fermare Boston. E allora cosa è successo da Roma? Premesso che non so se state leggendo ancora questa intervista se le basi sono quelle di ottobre, dato che non tutte le previsioni si sono rivelate cosi’ precise e nostradamusesche. Oh, evidentemente il bello dello sport è che le partite si giocano.
Dunque: Rondo, mi sono permesso sempre di dire che era un giocatore sottovalutato dal punto di vista offensivo. Era molto più forte di quello che si pensava. E avere avuto così tanta fiducia dai compagni che contano gli hanno dato ancora di più una sferzata di energia emotiva. Non è cambiato nulla con l’arrivo di Cassell. Perché Cassell può giocare solo alcuni spicchi di partita, e intanto Rivers continua a fidarsi di Rondo.
E a proposito di Rivers, non credo entrerà nella Hall of Fame, anche se poi magari glielo auguri. Non ci entrerà per le questioni strategiche, ma è un hall of famer dal punto di vista relazionale, molto bravo a gestire i suoi giocatori. Ora: i problemi quali erano? E’ la squadra di Paul Pierce, arriva Ray Allen, e quindi: quanto i due riusciranno a trovare l’amalgama, soprattutto su che tipi di tiri prendere? Vinta la questione, Allen si accontenta di molto meno di quanto ha avuto in passato perché comunque anche lui ci tiene a mettere qua sul dito del materiale metallico.
Inoltre: Garnett controlla tutti i giovani, spiega loro pallacanestro e li segue in allenamento e in partita. Ha creato un vero e proprio vivaio, dove Perkins per motivi misteriosi è passato da caratterista Nba a solido giocatore di ruolo, e Leon Powe, che non sapeva nemmeno di avere un ruolo nella Nba si gioca 15 20 minuti qualitativi su due lati del campo, ha delle mani superbe, ma quelle le ha sempre avute, ora però è un 1.99 che difende contro gente fisicamente e tecnicamente migliore di lui. E così, e così, e così… l’unico che li ferma? Quello con la macchia in testa.
- Peraltro Rondo ha deciso diverse partite, quando quei tre hanno avuto qualche problemino, è stato lui a prendersi la squadra sulle spalle, sbrogliando alcune situazioni difficili. Un altro “handicap”, per qualcuno è il fatto che né Pierce, né Allen né Garnett hanno mai vinto una finale di Conference. Ma francamente…
Io la trovo la peggiore delle abitudini americane. Dare un giudizio cioè per forza in base a quello che hai vinto. Garnett quando ha avuto una squadra per vincere? Un anno contro i Lakers, quelli che persero dinastia e tutto poi con Detroit. E giocò la settima contro Sacramento e due giorni dopo la prima contro i Lakers, persa peraltro al Target Center in una situazione difficile, con gli altri riposati da 5 giorni. Da lì in poi la serie fu comunque molto equlibrata. E’ la prima volta che Kevin Garnett ha una squadra con cui vincere il titolo. Vediamo dove va.
- Torniamo a Detroit e Cleveland. Abbiamo Boston quasi sicura finalista. Le due che possono darle fastidio? Forse i puristi del gioco vogliono Detroit in finale. I ragazzini invece sicuramente vogliono vedere le schiacciate, lo spettacolo, vogliono Lebron James. Ora, a parte Wallace, forse non è che questa volta han ragione i ragazzini. Non è che forse questo è davvero l’anno di Lebron? Anche in base a com’è andata l’anno scorso contro i Pistons. Secondo te quale delle due squadre secondo te si accoppiano meglio coi Celtics?
Cleveland è una squadra prigioniera della sua situazione tecnica. Ovvero sia: ha fatto uno scambio per movimentare le acque e basta, per dare la sensazione a LbJ che “facevamo qualche cosa e poi una volta i treni arrivavano in orario”, molto più che uno scambio tecnico. L’impressione che ho è che James possa dominare l’Est, ma fino a un certo punto. Il suo cast di supporto può arrivare fino a, che so, tipo la partita di gara 5 dell’anno scorso, dove, al di là che lui abbia scalpellato 48 punti nella storia, sia stato più un problema di Detroit come hai detto tu che altro. Detroit: è una squadra indolente, con un bello specchio davanti, però a livello dei primi 5 è ancora il miglior quintetto Nba. Dumars è un Gm di un'altra categoria, ha messo insieme un gruppo di giocatori valido, anche dal sesta alla 12esimo uomo sono tutti in grado di entrare in rotazione.
E’ forse il roster più completo della Nba se prendete i due lati del campo: più forti in attacco degli Spurs, e con una difesa comparabile. Più forti in attacco dei Celtics, leggermente sotto a livello difensivo. Il problema è che dipendono dalle loro lune, dalle loro emozioni e in particolare ancora da Wallace, come dice Barkley: in sera singola è il piu’ forte della terra. Ecco poi però inserite qualsiasi altro argomento nel concetto di sera singola.
In quella gara 5 con i Cavs, siccome non stava gradendo quello che succedeva in campo, dopo un timeout, quando il coach ha detto: “Zona, eh, contro Lebron zona”. Governo ombra: “No noi a zona non giochiamo, tzè! I mezzi uomini giocano a zona, noi siamo uomini”. Si va in campo, tre a zona, un compagno invece lo segue. James vede tutto e dice: “Oh, che bello”, va dentro schiaccia game set match history, partita persa, i compagni guardano Rasheed e dicono: “Vabeh, dai. E’ Rasheed…”. Ecco se succedono ancora queste cose non so nemmeno se passano il primo turno, cosa che peraltro si stanno impegnando a fare…
- Lo sgambetto Phila lo ha già fatto, e due volte.
Lo ha già fatto due volte ma guardiamo proprio gara 1, dove Wallace, con 15 punti di vantaggio, si è messo a scherzare con Flip Murray, suo ex compagno di squadra e sua creatura. Pazzesco. Al di là di tutto, comunque, mi sembra evidente che sarà Detroit-Boston in finale a Est, e che si arriverà anche alla settima. Li’ vorrei vedere Wallace contro Garnett, uno contro uno come due massimi al centro del quadrato, e con 50 colpi a testa.
- Andiamo in Canada. A Roma, quando intervistai Tj Ford, gli spiegai una mia coraggiosa idea: vedere Toronto in semifinale. Lui rispose: “What’s so brave about that?” Che c’è di coraggioso? In realtà, nonostante tute le storia belle che quest’anno ci ha regalato Toronto, questa è una squadra che resta con un anima divisa in due, una afroamericana, l’altra europea. E' il momento di capire quale delle 2 anime sia migliore?
Beh, Toronto è uscita contro Orlando dando proprio la sensazione che quest’anima sia davvero divisa in due, e senza nulla togliere a Orlando, squadra bellissima che è a un giocatore e mezzo da poter competere per il titolo dell’Est. Vedi Toronto durante l’anno, contro i Celtics, nelle prime due partite finiscono all’ultimo tiro e riescono addirittura a vincere in casa loro dopo aver perso in Canada. Toronto ha le tipiche caratteristiche d’area Fiba, molto indigesta alle altre squadre Nba che contro quel tipo di gioco fanno fatica a ruotare difensivamente.
La mia sensazione è che all’infortunio di Bosh i veri problemi della squadra siano venuti fuori. L’anima divisa in due c’è. Chi rischia? Coach Mitchell, palesamente legato agli afroamericani nonostante la squadra tenda molto di più dall’altra parte. In più la sera dell’inforutnio di Ford si è scoperto che il miglior play è: la riserva.
Josè Calderon. Vi dico una statistica, che non amo ma che è terribilmente significativa, nonostante sia riferita ad aprile, non il mese migliore per valutare un giocatore. Costui ha 80 assist per 2 palle perse. E’ di un'altra categoria Calderon, che probabilmente cambierebbe la vita a… la Cleveland di Lebron James!
E allora però diventa un giocatore franchigia. Ma quindi devi dargli dei soldi. Però hai investito troppo su Ford… Perché signori, parliamoci chiaro: ogni volta che sentite parlare del salary cap Nba, confrontato al sistema del calcio nostrano: se dai 4 milioni di euro a Dida, te lo tieni, non ne prendi un altro! Non è che dico, vabeh, lo do in prestito poi vediamo… NO! Te lo tieni o lo scambi con un altro errore di un altro squadra, e così inizia un circolo vizioso. Troppo facile, qui se sbagli paghi. E probabilmente i Raptors hanno sbagliato.
- Abbiamo detto Che Toronto ci ha raccontato diverse storie belle quest’anno. Jamario Moon, Jose Calderon, Tj Ford per come si è ripreso di nuovo, stavolta dall’infrtunio con Horford, Carlos Delfino… Non vedo però nessuna bella storia che vede protagonista Andrea Bargnani. E’ la sua ultima stagione a Toronto? E se non lo è, secondo te è questo il momento di cambiare aria se Mitchell dovesse restare?
Eheh… veramente una bella domanda. Allora: le squadre Nba che pagano i giocatori non sono contente che gli europei giochino in estate per le loro nazionali, pensano che l’Europa non abbia interesse a lavorare per le parti che servono a loro. Cioè: se gioca la nazionale, Bargnani va in ritiro 50 giorni, gioca la pallacanestro europea per la sua nazionale mentre però la Nba dice: no, fai un lavoro tecnico e fisico per quello che serve a noi che ti diamo 3 milioni all’anno. E questo lavoro tecnico e fisico è stato fatto solo in parte. Però siccome devo leggere sui giornali Usa: “Ah che errore Toronto, se avesse scelto Aldridge”. Spetta. Come disse Lucio Dalla: “Momento momento anch’io ho qualche argomento”. Vogliamo fare uno scambio? Aldridge a Toronto dove la star è Bosh che spesso prende meno di 5 rimbalzi a partite e preoccupandosi d’altro che del testosterone da mettere sotto i tabelloni...
- Il famoso Quasar Player…
Perfetto! Ed è un signor giocatore, Bosh, per carità, ma con 5 rimbalzi a partita nella Nba non vai da nessuna parte. Se poi lo accoppi a Bargnani, che ha lo stesso problemino… ecco vi cito che in gara 1 contro Orlando Dwight Howard ha preso da solo tutti i rimbalzi presi dalla frontline avversaria! Allora facciamo così: Aldridge con Bosh e Bargnani dall’altra parte. Dove c’è Psyco Przibilla accanto a lui, che vi assicuro di lavoro sporco ne fa quanto ne volete, poi nell’ultimo quarto esce Psyco e Roy e Aldridge giocano tutti i pick and roll decisivi per la partita. Vogliamo vedere il rendimento di Bargnani in questa realtà rispetto a Toronto e viceversa? Io credo che più degli altri per i giocatori europei molto dipende da dove vai. Se Luis Scola fosse andato a Seattle o Charlotte, avrebbe abbandonato li’ la palla, pam pam pam, e l’avrebbe lasciata lì per terra.
- Siamo cosi’ agli italiani. Su Belinelli poco da dire, primo anno difficile, speriamo abbia spazio l’anno prossimo, i mezzi per emergere ce li ha, se va come il 2008 allora forse si potrà parlare di un eventuale ritorno in Italia. E poi c’è Gallinari. Sarà scelto al draft quest’anno, è ufficiale, ha le carte per fare meglio di questi due. L’avevi messo chiamata numero 10 all’inizio, poi numero 4, hoopshype, mi sembra numero 5…
Io parto dal 10 perché tutte le volte che ho parlato con scout e Gm Nba, loro sono sempre meno preoccupati del cosiddetto mock draft, loro si preoccupano di altro. Loro lo vedono giocare nel contesto europeo, dove lui è un giocatore di un certo tipo. Ma devono e vogliono vederlo in proiezione nel loro di sistema. E questo è un ragazzo dal talento sorprendente, si vede che è proprio un giocatore di pallacanestro, molto europeo.
E’ un giocatore alla Bodiroga. Lui il salto non se l’è mai sentito di fare perché sapeva che se non ci fossero stati i contesti giusti sarebbe stato esposto a quelli che erano i suoi limiti. In questo caso: Danilo Gallinari chi marca? Troppo veloci i 2 o i 3, ed è troppo leggero per marcare i 4-5. Quindi gioca in un ruolo intermedio. Se capita la squadra giusta, che lo fa partire da sesto uomo e gli dà 25 minuti in un sistema di basket molto educato, troppo facile sempre fare il nome dei Spurs, Gallinari fa una signora stagione, subito in doppia cifra al primo anno e diventa la grande speranza bianca versione tricolore.
Se finisce in un contesto meno educato, dove becca dei giocatori che gli dicono: guarda, non siamo disposti ad aiutarti, abbiamo piacere fisico a vederti esposto in una zona del campo dove tu devi imparare solo a dire una cosa: “Help”, aiuto e loro non te lo danno, allora un giocatore con quella personalità, quel gusto per il gioco, con quell’integrità, potrebbe dire: “Non è la mia tazza di tè”. E allora viene fuori un altro caso Belinelli. Scelto in un contesto dove non avevano cosi’ bisogno di lui.
Dove l’allenatore non lo ha ritenuto subito da Nba, ma che ha ritenuto da Nba Azubuike, che a mio parere è più scarso di Belinelli, ma nel contesto di squadra anche per via della lingua del gioco Nba, era probabilmente piu’ adatto, ed è diventato cosi’ anche piu’ forte di lui, ottenendo minuti importanti dalla panchina. Per gli occhi europei fa sorridere, per loro ci sta. Fare la previsione di un giocatore europeo, cosi’ atipico, è difficile. Credo nemmeno la mamma di Ginobili credeva sarebbe diventato così forte. E anche Popovich per mesi diceva: “Ma chi m’avete portato, non voglio vederlo, gli slavi san giocare, gli argentini, che giochino a calcio!!!”.
- TU dove lo vorresti vedere? Si parla che a lui sono interessati i Clippers, Chicago…
Ecco, Chicago sarebbe proprio una bella città per lui. Un bel sistema di pallacanestro. Io sono preoccupato di sapere chi allena questo giocatore. Se gli capita uno alla Mitchell farebbe fatica. Io credo che Chicago la prossima stagione avrà un bravissimo allenatore e un buonissimo gruppo. Se potessi scegliere una destinazione scelgo Chicago, anche per lui, che magari non finisce abbandonato in una città difficile vedi Jianlian. Chicago è una città cosmopolita, a Gallinari piacerebbe cosi’ quell’America che non mi sembra sia il suo grande amore.
- Due parole su Miami? A memoria non ricordo una squadra che vince il titolo e poi in due anni finisce cosi’ in basso. Shaq o non Shaq.
Questa è stata veramente peggio di Chicago…
- “Siamo sempre con voi”…
Siamo sempre con voi! Cioè ragazzi l’abbiamo dovuta vedere tutto l’anno. E peggioravano di volta in volta. L’ultima versione vista era un gruppo di giocatori da lega di sviluppo e un paio di giocatori Nba. E l’allenatore ha mollato il gruppo a metà anno per andare a vedere i prospetti del college. Beh, una resa senza condizioni. Ma il bello di questa Lega è che: Riley è un grande manager. Ovverosia, con la scelta che ha Miami, un paio di movimenti contrattuali e di mercato, e un buon spazio salariale creato, tenendosi la base con Wade e Haslem più un paio di ragazzi che ci sono, in un anno, a Est, puoi tornare competitivo. Altrove non sarebbe possibile. Non è un lavoro di ricostruzione possibile in altre Leghe. Nell’Nba sì, per come è creata a osmosi dal livello collegiale al livello professionistico: se gli Heat hanno fortuna, se la pallina da ping pong fa il suo mestiere, tutu-tutu-tutu… Prima scelta, Beasley o Rose, questi sono in corsa subito.
- E Shawn Marion?
E’ gestito dall’agente piu bellicoso della Nba. Ha un contratto da 17 milioni in scadenza. Quindi ora nessuno è disposto a muoversi. Gli han fatto capire che un ‘estensione, alle cifre che vogliono, è improbabile. Secondo me Miami inizia la stagione e vede come va. Delle due l’una: o si scambia o creano spazio salariale che riempiono l’anno prossimo. Difficile un futuro per lui agli Heat, a meno che le cose vanno tutte bene nel periodo di prova e se vanno bene allora la cavalchi la cosa. Con la prima scelta, metti Rose, con Wade e Marion, a Est sei buono subito, non saranno i big three, ma non li butto via.
- Non si può chiudere senza i New York Knicks, ci hanno regalato tanto quest’anno, lo faranno anche l’anno prossimo? Dai raccontaci qualcosa, un aneddoto…
Ha! I New York Knickerbockers! Sono il cruccio principale dell’Nba. Veramente. Si dice che David Stern sia anche tifoso dei Knicks, niente di male, cresciuto a New York, ebreo newyorkese appassionato di basket, magari da giovane tifava i Knicks. Il problema è che Stern è un dirigente severo e imparziale. Vorrebbe vedere quella che di fatto è la capitale del cosmo con una squadra che dia lustro alla Lega…
- Anche perché è la squadra, nonostante i risultati pessimi, che vale di più.
Esatto. Il problema è che in passato Stern ha imposto alcune scelte, probabilmente alle sue affiliate. Ma qui ha incontrato un gruppo dall’importanza finanziaria enorme: la Cable Vision, che dice: senta signor Stern, guardi, sapremo noi amministrare le nostre cose. Il che non è vero, è abbastanza palese. Però non vai da papà Dolan, che mette i soldi, e gli dici come gestire una sua property. La gestione è la seguente: ha messo lì il figlio, che in precedenza aveva provato a gestire la squadra di calcio, ma è andata male. Poi l’ha mandato a gestire l’ippica… e gliel’han rimandato indietro, doppia zoccolata: “No grazie, non lo vogliamo”.
E allora gli ha detto: gestiscimi i Knicks e la squadra di hockey, i Rangers. Non voglio parlare dei risultati: ma ne ha fatto una questione di principio! Quindi la sua scelta, Isiah Thomas, l’ha difesa fino all’ultimo giorno possibile Una Balaklava da cui non ci si alza piu. A questo punto Stern va da Dolan e dice: “Adesso basta, basta infangare così la mia Lega. Mi metti un uomo di provata fede: che ne dici di Colangelo?” Che vien usato da Stern quasi sempre? No! Perché non si fanno imporre nomi da nessuno. Transazione su Dolan padre, newyorkese, uomo di Nba perché spesso si consulta con Stern.
Ora la situazione qual è? Abbiamo il commercialista che dice: senta signor Donnie Walsh, io con sti conti non so che cosa fare. Inoltre nessuno vuole aiutarli! Perché un conto è metter un buon allenatore. Si parla di Mark Jackson anche se ora lo vogliono anche i Bulls. Ma poi come vieni a capo di una situazione di cui Thomas è stato vittima? Ovverosia: NY non può permettersi una ricostruzione. Perché vengono alla partita: Woody Allen, Spike Lee, pagano 2500 dollari a poltrona, se gli faccio vedere una squadra di giovani, questi non han piu voglia di darmi i 2500. Servono subito i nomi, ma in una grande turbina come quella dei Knicks, così, finora, non ha funzionato. Qualcosa devono mettere a posto. Hanno la fortuna di giocare a Est. Ma nell’immediato non vedo un grande futuro.
- Restiamo in qualche modo in Italia. Nonostante le rassicurazioni di Walter Veltroni e di David Stern, il tour Europeo della Nba non sbarcherà in Italia nel 2008.
Ma in generale è cambiata la prospettiva, non so se lo avete notato ma non giocano più contro squadre di Eurolega, adesso giocan tra di loro. C’è una conflittualità tra le due principali leghe mondiali di pallacanestro che era latente prima, e direi ufficiale adesso. Non ci vogliamo più bene, gli europei non hanno preso bene i disegni espansionistici Nba, si sono sentiti fuori da questa prospettiva, e ora è gelo. E gelo significa che gli americani non smettono di sbarcare in Europa, antica tradizione, ma giocano tra di loro.
Abbiamo prima parlato di possibile colonia italiana nella Nba. In realtà già ce n’è una, ed è quella spagnola. Gasol cosi’ forte ai Lakers, in pochi forse lo avrebbero previsto. Di Calderon abbiam già parlato, Navarro ha avuto un primo anno buonissimo. Poi arriva Fernandez, senza dimenticare Garbajosa, chissà Toronto cosa avrebbe fatto con lui in quintetto.
Sì, sicuramente Garbajosa è stata una perdita importante. La loro è la miglior colonia nella Nba che non sia quella argentina. Migliore anche di quella francese. Gli spagnoli hanno un gusto per la pallacanestro e un sistema di gioco molto adatto alla Nba. La cosa curiosa è che sono figli di questa generazione spagnola che “No habla inglès”. Cioè il Franchismo ha azzerato l’esternazione verso un mondo anglosassone. Gli spagnoli in questo periodo si sono divertiti a fare la Spagna se avessero vinto i repubblicani. E che cosa sarebbe stato della storia europea, spagnola in particolare se nel ‘36 le cose fossero andate diversamente. Una cosa è certa: gli spagnoli parlerebbero meglio l’inglese. Invece per loro l’inglese è una cosa lontana. E’ considerato da femminielli parlarlo con il loro accento quindi lo parlano con l’accento spagnolo. Se tu parli con i giocatori spagnoli dell’Nba parlano un inglese rudimentale. C’è stata una storia raccontata da Calderon: c’era Payton che gli stava parlando nel trash talk, lui lo ha fermato e gli ha detto: “Guarda puoi dirmi quello che vuoi, tanto non capisco una sola parola di quello che mi stai dicendo. Belinelli e Bargnani parlano un buon inglese, Gallinari parla un eccellente inglese. Ma poi devi giocare. E gli spagnoli sono molto adatti a giocare quel tipo di pallacenstro. Non so perché ma hanno qualcosa di diverso, ed è un piacere vederli giocare.
- Torniamo su Stern. La mia speranza è che faccia un buon lavoro quest’estate per un progetto nuovo, che permetta a una squadra che ha il 50% di vittorie di giocare i playoff. E poi che si eviti la storia del giocatore che chiede di essere rilasciato per poter andare a giocare in una squadra da titolo a metà stagione perché è a fine carriera e blablabla...
Perfetto: a) non ti do speranze. Per b) fanno qualcosa subito. La Nba è una lega dirigistica. Hanno un regolamento che prevede tutto. Se vengono colti chiaramente in fallo da una situazione paradossale come quella di Van Horn quest’anno, cioè un giocatore ritiratosi da due anni che viene “artatamente riattato” per farlo entrare all’interno di uno scambio come se realmente fosse un giocatore, cosa che non è più beh, Stern non accetta questo. Vedrai che si presenterà con una normativa che riduce a 0,001 le possibilità che si verifichi un episodio di questo tipo. Sull’altro dovrebbe cambiare la struttura della Nba, e questo non se la sente di farlo. Perché dice: “Eh voi ragazzini che vi ricordate la Nba degli ultimi 10 anni, ma quando Jordan dominava era l’inverso! Era l’Ovest nella situazione in cui si trova adesso l’Est, era l’Ovest che aveva un livello decisamente più basso, e così a Est stava fuori gente con record positivi. Ricordo gli Spurs un anno ai playoff con un record sul 40% di vittorie. Come dire: c’è un andamento alterno, per cui potrà succedere che in futuro sarà l’Est di nuovo particolarmente forte. Non si può sapere con certezza. Anche per questo sarà difficile che ci sia un intervento.
- Per concludere: due nomi per la finalissima. Anche tu vuoi Boston-Lakers come forse tutti gli Stati Uniti?
Si’, se potessi sì, volentieri, anche perché dovendo andarle a commentare una settimana a Los Angeles pagata dall’azienda non la butto via. Vi anticipo che anche se Boston dovesse perdere contro Cleveland in semifinale non vi direi mai: “Ve l’avevo detto a ottobre ma voi non mi credevate” perché non è quello che penso. Penso che Boston vincerà l’Est a meno che quello con la macchia bianca non tiri fuori partite irreali. E penso che se in finale avranno buonissime possibilità di vincere il titolo, sia contro San Antonio che contro i Lakers. Tuttavia sono convinto, che se Phoenix fosse riuscito a uscire dalla situazione impraticabile in cui si è trovata, e se fosse riuscito a battere gli Spurs e vincere l’Ovest, magari con Utah che gli portava via i Lakers, perché l’Ovest è fatta così, è tutto un “rituale” di accoppiamenti, allora i Suns sarebbero stati gli unici in grado di battere sia i Celtics che i Pistons.
- Siamo alla fine di questa, direi “maratona di intervista” …
E’ colpa tua perché fai delle domande troppo belle!
- Ah, di sicuro. Però adesso salutiamo gli appassionati. Magari con una versione aggiornata di: “Oh, se non vi piacciono i playoff non vi vogliamo nemmeno conoscere…”
L’aggiornamento è: “Va beh, ok, però allora non siete il nostro tipo se non vi piacciono i playoff Nba”. Nel senso che i playoff Nba sono a mio modesto avviso il più bel momento dello sport, nel senso che vedi il meglio che gioca per un obiettivo, e tu hai fatto prima un osservazione interessante su come parificare il talento. Però fammi vedere una Lega dove il Cagliari vince tre titoli negli ultimi 5 anni e attenta a vincerne un quarto negli ultimi sei e poi parliamo di tutto il resto dello sport. Non c’è un luogo più bello della Nba secondo me per poter avere un risultato veritiero su chi è la squadra più forte partendo tutte dalla stessa base. Solo per questo, perché è quel tipo di Lega, stanno una spanna sopra tutti. Poi ci sono i migliori atleti. Poetici. All’interno di un contesto irripetibile. Per ambiente e tutto quanto. Ripreso televisivamente mi permetto di dire in maniera discreta… Enjoy.
- Beh, buoni playoff a tutti. E un ringraziamento di cuore a te Federico. Hai dimostrato ancora una volta un’amicizia davvero commovente.
E’ cosa buona e giusta.
Pardon the interruptionSvegliarsi, cominciare a preparare la colazione, accendere la televisione e selezionare da telecomando il numero 213, un numero che fino a sette ore fa rispondeva come "Canale non disponibile", una triste scritta bianca che appariva su fondo rosso a segnalare una scelta errata. Nella notte, poi, è successo qualcosa, quello che ormai ci aspettavamo, quello che ci avevano detto che sarebbe successo: digitato il 213 ecco che ci appariva Pardon the interruption, una delle più celebri trasmissioni sportive di Espn che arriva in Italia ora grazie a NASN (North America Sport Network).
Un'apertura importante della TV italiana al mondo dello sport, in questo caso dello sport americano, un'aggiunta al pacchetto Sky Sport dal valore immenso. Non sarà facile seguire trasmissioni solo in inglese, non lo sarà per una bella fetta di popolazione che non conosce così bene l'inglese, non lo sarà nemmeno per chi lo conosce ma non ha troppa dimestichezza col parlato, o con l'utilizzo quotidiano di questa lingua; ma non sarà un problema seguire gli eventi sportivi che Nasn offrirà tutti i giorni, non solo in inglese ma anche nella nostra amata lingua in replica come già accade per la Nba e la Nfl su Sky Sport, con la diretta per alcuni particolari eventi.
Il tutto grazie ad un accordo che permette a Sky di ritrasmettere parte della programmazione di Nasn su canali Sport e Sport HD. Cosa offre Nasn? Ne parlammo qualche mese fa, lo scrivemmo proprio in queste pagine, ma è giusto ribadirlo anche se, ormai, la notizia è nota un po' ovunque: si parla di baseball Mlb, hockey Nhl, football e basket collegiali, la Nascar e la IndyCar Racing. E, ancora, il soccer a stelle strisce della Mls, il poker, qualche pizzico di sport estremo e le più importanti gare di... cavalli d'America.
Non manca nulla, crediamo, ce n'è per tutti i gusti e i fan dello sport potranno oggi, grazie all'insieme delle programmazioni sui canali del pacchetto Sport, seguire ogni maggiore disciplina del pianeta, dal tennis al calcio, dal baseball all'atletica, dalla Nba all'Eurolega, senza togliere alcune leghe minori sparse equa e là, come l'Arena Football League, in onda su Eurosport. Più importante è che, come su Playit, le più importanti leghe sportive d'America siano oggi raggiungibili col telecomando di casa.
Un'offerta a 360°, un modo per andare incontro a tutti quelli che non hanno dimestichezza coi sistemi e i mezzi del World Wide Web e per tutti coloro che, comunque stiano le cose, sono ancora affezionati al caro salto sul divano con la televisione che si accende per trasmettere immediatamente immagini di sport; senza mezzucci, fili, peer to peer o altro. Tutto subito e in diretta. Solo la cara vecchia televisione che trasmette quello che, in molte nazioni, è piuttosto scontato vedere, se lo si desidera.
Forse perché siamo troppo vecchi, forse perché, nel mondo in cui siamo cresciuti noi, si dava per scontato che il passo successivo alle trasmissioni Mediaset degli anni '80 sarebbe stato proprio quello di darci tutto. Quando capimmo che non sarebbe stato così, tra un palinsesto ed un altro, tra una pay tv e un'altra, tra un connessione veloce ed una velocissima, siamo finalmente arrivati a Nasn... un passo avanti non indifferente nel mondo dove il Dio pallone la fa sempre da padrone.
Un passo fondamentale per noi appassionati che ricorderemo questo 8 aprile come un giorno che non ha certo cambiato il mondo ma, probabilmente, una parte delle nostre abitudini. Sicuramente ha cambiato il modo di vedere Sky, anche se quest'ultima non ha praticamente mai pubblicizzato l'evento ce lo ha fatto arrivare, e questo basta per fare zapping anche oltre Europsort e prima di Sport Italia, d'ora in poi. E ora: buona visione.
Un ringraziamento particolare va a Paolo Leopizzi per l'intervista rilasciata qualche settimana fa e che ci permise di avere dettagli che, ora, sono confermati dal canale 213 di Sky.