I Pacers ci credono ancora |
Pubblicato il 10 aprile 2007
Perdere più partite possibili per avere una buona scelta al draft dell'anno prossimo che si preannuncia molto profondo e intrigante, non poteva essere nella mentalità degli Indiana Pacers. Se nella scorsa settimana le speranze di arrivare ai play-off si erano ridotte notevolmente dopo la sconfitta in casa degli Orlando Magic, in questa sono tornare a galla grazie a tre vittorie nelle ultime quattro uscite.
“Ho sempre creduto che vincere le partite sia quello che una franchigia deve fare – dice il coach Rick Carlisle – odio tutte quelle discussioni riguardo il perdere le partite. Noi dobbiamo cercare di vincere per arrivare ai playoffs a avere chance di avanzare”.
I Pacers non vincevano due partite in fila da quasi due mesi e questo al morale può fare bene. Indiana è ora a ridosso dei play-off, ad una gara e mezza da Orlando. "Ognuno di noi sta provando a fare la sua parte per raggiungere il nostro obiettivo - dice Darrell Armstrong - voglio la postseason, non voglio guardarla da casa ma voglio giocarla".
Approdare ai play-off vincendo il più possibile e non sperando che gli avversari lascino vittorie per strada, questo è quello che i Pacers devono fare da qui fino alla fine della stagione, nelle prossime sei partite che dovranno essere sei finali. “Non possiamo guardare il record degli altri. Abbiamo il peggior record della lega dalla pausa dell'All-Star break, nessuno ha fatto peggio di noi, di conseguenza le altre squadre sono consapevoli di poterci battere. Dobbiamo superare questo.”
Il pensiero di Mike Dunleavy.
"Sappiamo che ogni gara può essere decisiva per noi – dice invece Danny Granger - vogliamo vincere per noi e non aspettare che le altre perdano".
La svolta di potercela fare è arrivata con una vittoria inaspettata in casa contro San Antonio per 100-99, vuoi perché gli Spurs venivano da una striscia positiva di sei vittorie, vuoi perché Jermaine O'Neal non era sceso in campo, vuoi perché i Pacers avevano un record di 1-7 nelle partite giocate di domenica o vuoi perché Indiana non vinceva una partita nel primo giorno di aprile dal 1992.
“E' una grande vittoria per noi, specialmente contro San Antonio che, sulla carta, è probabilmente più forte di noi”. Dichiarava a fine gara Danny Granger. Ma il vero protagonista era Jamaal Tinsley con 20 punti e 8 assists ma soprattuto il canestro della vittoria su Tim Duncan a 1,1 secondi dalla fine che ha regalato la vittoria alla squadra di coach Rick Carlisle, ma soprattuto la speranza di potercela ancora fare. “Dovevo creare qualcosa e ho provato ad andare dentro, fortunatamente ci è andata bene”. Diceva Tinsley sulla giocata decisiva.
Ma senza O'Neal e con Jeff Foster costretto nuovamente a dare forfait per via dei problemi alla schiena, Rick Carlisle si ricordava di avere anche Ike Diogu che con 18 punti e 13 rimbalzi metteva in difficoltà i lunghi degli Spurs. “Ike aveva giocato bene contro loro anche la scorsa volta – commentava a fine gara coach Carlisle su Diogu - stasera ho pensato che senza Jeff avevamo bisogno della sua presenza. Sono felice per lui”.
Due giorni dopo arrivava una sconfitta per 85-100 contro i Pistons (probabile avversaria in caso di play-off), che hanno espugnato la Conseco Fieldhouse quattro volte nelle ultime 6 partite. Un peccato perché dopo un vantaggio per 42-28 a metà del secondo quarto, i Pacers hanno regalato la partita a Detroit nel terzo quarto.
Uno strepitoso Danny Granger da 32 punti (massimo in carriera) frutto di un impeccabile 11-14 al tiro (3-3 dalla lunga distanza), guidava i Pacers nella vittoria 112-102 in casa dei Bobcats, dove ben sette giocatori riuscivano ad andare in doppia cifra. Indiana non vinceva in trasferta dal 3 febbraio quando arrivò una vittoria a Memphis. "Recentemente ho provato ad essere più attivo con la palla in mano - diceva Granger a fine partita – prima ho lavorato sul mio tiro, ora provo a sfruttare entrambe le cose, tirare e andare dentro".
Senza Jamaal Tinsley, fuori non si sa per quanto a causa di problemi al gomito, Darrell Armstrong e soprattutto Keith McLeod lo rimpiazzavano egregiamente segnando insieme 27 punti e tirando 11-20 dal campo. Anche Shawne Wiliams finiva in doppia cifra grazie ad un 6-7 dal campo e 11 punti. Ma in generale era tutta la squadra che tirava bene, un ottimo 55% che è stato un 64% nel secondo tempo, non male per la peggior squadra al tiro nella lega.
Nel back-to-back contro i dimezzatissimi Boston Celtics, privi di otto giocatori tra cui Paul Pierce e Al Jefferson, i Pacers tirando ancor una volta sopra al 50% vincevano 105-98 non senza soffrire, in particolare nel quarto periodo dove il pressing della squadra di Doc Rivers mandava in tilt l'attacco del collega Carlisle e facendo aggiornare il massimo in stagione per palle perse, a quota 26.
Alla fine erano i quattro giocatori provenienti da Golden State a fare la differenza, segnando insieme 62 punti e mantenendo un 66,7% al tiro (22-33). Mike Dunleavy quasi in tripla doppia con 22 punti, 8 rimbalzi e 7 assists era il migliore dei suoi, ma il protagonista inaspettato era Keith McLeod con 17 punti.
Nel frattempo continua la striscia di partite saltate da Marquis Daniels, giunte ormai a quota 19. Senza di lui, i Pacers hanno un record di 3 vinte e 15 perse, ci si chiede se ci siano concrete possibilità di un suo ritorno, anche negli eventuali play-off. "C'è una chance, ma non so quanto sia realistica - ha detto Carlisle – valuteremo. Dal giorno della trade era diventato fondamentale per noi".
La sconfitta contro i Pistons è stata la numero 42, ovvero quella utile per costruire matematicamente un record negativo, per la prima volta una squadra di Rick Carlisle finisce con più sconfitte rispetto alle vittorie. E pensare che nella prima stagione ai Pacers aveva collezionato ben 61 W, poi una serie di vicende hanno peggiorato il bilancio, anno dopo anno, fino ad arrivare a questa stagione che può ritenersi fallimentare senza l'approdo ai play-off, ma in fondo anche arrivandoci e uscire al primo turno, non basterebbe per cambiare la sostanza.
I rumors dicono che il coach dei Pacers a fine stagione andrà a Seattle per sostituire Bob Hill, ma queste voci non lo turbano. "Non ci presto attenzione - ha detto Carlisle – io penso solo alla gara successiva che dovremo giocare". Non una brutta idea, visto che Basket State non può permettersi passi falsi.