Ieri sera l’NBA ha svelato i nomi dei dieci starter della sessantaseiesima edizione della Partita delle Stelle, che si terrà tra un mese quasi esatto a New Orleans, il 19 febbraio. Playit seguirà questa marcia d’avvicinamento, pubblicando, giorno per giorno, le schede di ciascun All-Star che poi calcherà il parquet dello Smoothie King Center.

Sarà la prima edizione nella quale il voto popolare viene stemperato da una nuova modalità di votazione, che “calibra” i voti. L’opinione dei fans che, da tutto il mondo, hanno espresso le loro preferenze, conta la metà, mentre il resto del voto è stato equamente diviso tra giornalisti selezionati, e giocatori NBA, il tutto nella speranza di evitare anomalie (come i tantissimi voti che piovono sempre sui giocatori cinesi, e d’altronde, essere un Paese di oltre un miliardo di abitanti darà pur qualche vantaggio!) alla Zaza Pachulia, che con i suoi 5.5 punti e 6.0 rimbalzi, era secondo nelle votazioni del Frount-court dell’ovest (e anche l’anno scorso aveva sfiorato la convocazione).

Insomma, per ironia della sorte, anche la NBA, grande promotrice della globalizzazione, è costretta a correre ai ripari per proteggere il suo prodotto dalle intemperanze dei tifosi, ma in fondo, l’All Star è una gara di popolarità, e andrebbe trattato come tale: con leggerezza, e senza preoccuparsi troppo di lese maestà e oltraggi alla purezza del Gioco (peraltro rispettato pochissimo, in una manifestazione tutta improntata allo spettacolo, e nella quale la difesa passa, diciamo così, in secondo piano).

Fra meno di una settimana, la NBA pubblicherà anche la lista delle 14 riserve che completeranno i due roster (in questo caso, scelti come al solito dai coach: chissà se Mike Conley riuscirà finalmente a spuntarla sull’agguerritissima concorrenza?).

E così, ecco i nomi dei dieci giocatori che scenderanno in campo da titolari sul campo dello Smoothie King Center della Big Easy: la Eastern Conference presenta un quintetto radicalmente diverso da quello di un anno fa, con il solo LBJ confermato tra gli starters, mentre ad ovest del Mississippi, con Steph Curry, Westbrook e James Harden a competere per due soli posti nel reparto esterni, era matematicamente inevitabile che uno dei tre venisse escluso dagli starters, e questa sorte è toccata alla guardia di Oklahoma City, nonostante viaggi in tripla doppia di media e sia un forte candidato per il premio di Most Valuable Player stagionale.

I Golden State Warriors saranno rappresentati da Curry (leader di voti nella Western Conference) e da Kevin Durant (anche i Cavs fanno il bis, con James e Kyrie Irving), mentre Anthony Davis farà il suo esordio da All Star titolare proprio dinnanzi al pubblico dei suoi Pelicans, mentre il centrone georgiano Pachulia, che il voto popolare avrebbe consegnato al quintetto, dovrà per il momento riporre nel cassetto il sogno di una presenza da All Star.


EASTERN CONFERENCE STARTERS

FRONTCOURT:

F LeBron James (Cleveland Cavaliers)
F Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks)
F Jimmy Butler (Chicago Bulls)

BACKCOURT:

G DeMar DeRozan (Toronto Raptors)
G Kyrie Irving (Cleveland Cavaliers)

WESTERN CONFERENCE STARTERS

FRONTCOURT:

F Kevin Durant Golden State Warriors)
F Kawhi Leonard (San Antonio Spurs)
F Anthony Davis (New Orleans Pelicans)

BACKCOURT:

G Stephen Curry (Golden State Warriors)
G James Harden (Houston Rockets)

Post By Francesco Arrighi (199 Posts)

Seguo la NBA dal lontano 1997, quando rimasi stregato dalla narrazione di Tranquillo & Buffa, e poi dall’ASB di Limardi e Gotta.
Una volta mi chiesero: “Ma come fai a saperne così tante?” Un amico rispose per me: “Se le inventa”.

@francescoarrigh

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