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	<title>Play.it USA</title>
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	<description>Il Sito degli Appassionati degli Sport Americani</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 08:25:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Liddi: aggiornamento sul diamante italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zunflaz</dc:creator>
				<category><![CDATA[MLB]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fatto che Alex Liddi stia scrivendo la storia del baseball ogni giorno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che Alex Liddi stia scrivendo la storia del baseball ogni giorno che passa, non è più una novità.</p>
<p>Quello che anni fa sembrava essere un approdo irraggiungibile ora è diventato qualcosa di tangibile e, al momento, le prospettive sembrano essere assolutamente considerevoli.<br />
<img class="alignright size-medium wp-image-24667" title="starting lineups" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/starting-lineups-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" />Dopo aver calcato i più famosi diamanti del pianeta, <strong>Fenway Park</strong> e <strong>Yankee Stadium</strong> in primis, Alex ha attirato su di sé le luci della ribalta anche in territorio nazionale, portando il baseball italiano in primo piano. Di lui hanno parlato testate giornalistiche come la “Gazzetta dello Sport” che sta dedicando sempre più spazio alle sue gesta e “Sky Sport 24” noto telegiornale nazionale. I media italiani potrebbero parlarne sicuramente di più, ma questo è sicuramente già un buon inizio.</p>
<p>Anche gli esperti e i critici americani, sempre molto duri nei loro giudizi, hanno iniziato ad apprezzarlo non solo per il fatto di essere rimasto l’unico giocatore europeo a giocare in Major League quanto per la sua caratteristica di saper sfruttare al massimo ogni opportunità. Tutti quanti sono concordi nel dire che Alex meriterebbe più spazio, soprattutto perché tutti sanno quanto sia difficile mantenere la giusta concentrazione e il cosiddetto “occhio sulla palla” se non si gioca ogni giorno.<br />
Tra i più attivi giornalisti americani, Patrick Hansen del Bleacher Report ha detto “Dopo la trafila delle minor leagues, il suo miglioramento è stato costante e progressivo. Se continuerà così sicuramente potrà continuare a calcare i campi della Major League ancora per molto tempo.”<br />
&#8220;<em>Un giorno ho provato a farlo giocare come esterno sinistro e, con tutta la naturalezza del mondo ha fatto le cose semplici e giuste, quello che doveva fare</em>” ha detto il suo manager Eric Wedge, “<em>è un ragazzo in gamba, sempre dedito al lavoro, può giocare ovunque, in prima, in terza e anche all’esterno se ce ne fosse la necessità. Se continua così sarà dura toglierlo dal campo.</em>”<br />
Geoff Baker, del Seattle Times pensa che Wedge dovrebbe spostare Seager all’interbase per permettere a Liddi di giocar più costantemente in terza: “<em>Liddi ha bisogno di giocare più spesso. Quando ho fatto questa osservazione a Wedge mi ha risposto che no, Seager non lo utilizzerà mai come interbase, ma potrebbe considerare l’opportunità di spostare Alex in quella posizione</em>.”<br />
Michael Street di Baseball Prospectus pensa che <em>“Liddi ha bisogno di giocare di più per essere più produttivo, al contrario di Figgins l’italiano ha un gran futuro davanti a sé</em>”<br />
Jordan Ball, nel tentativo di spiegare quali mosse possono portare i Mariners ad essere più vincenti dice: “<em>E’ arrivato il momento di dare più spazio a Liddi. Lo scorso anno in Triplo ha battuto 30 fuoricampo, tradotto in parole povere, perché non dargli la chance di giocare ogni giorno e vedere cosa succede?</em>”</p>
<p>La sua versatilità e la maniera con cui sta girando la mazza dovrebbero permettergli di mantenere il posto in prima squadra ancora a lungo, soprattutto perché il line-up dei Mariners in questo momento sembra molto carente e molto distante dalla giusta produttività.</p>
<p>Finora Alex è stato utilizzato a sprazzi, mediamente ogni 3 o 4 partite come titolare e, nonostante questo, si sta comportando egregiamente: la sua media battuta è di .293, al momento secondo solo a Ichiro.<br />
Con i corridori in posizione punto la sua media si alza addirittura a .429<img class="alignright size-full wp-image-24666" title="smoak e liddi" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/smoak-e-liddi.jpg" alt="" width="250" height="262" /><br />
Ogni giorno cresce la sua maturità in campo, il fatto che stia rispondendo positivamente ad ogni occasione e che si stia meritando la fiducia di Eric Wedge è un premio alla costanza e alla determinazione che ha messo in ogni giorno della sua carriera sul campo.<br />
A sottolineare questo è da notare come sia stato capace, nelle ultime apparizioni, ad aspettare pazientemente la palla giusta, concentrandosi più sul contatto rispetto alla potenza. In media, in ogni turno di battuta Alex vede quattro lanci, un buon approccio che gli permette di non subire troppi strike out (al momento ne ha subiti 18 in 58 presenze al piatto).</p>
<p>Il diamante dei Mariners al momento è composto da Justin Smoak in prima base che si è risollevato con le ultime prestazioni ma al momento batte .208, in seconda base Ackley, anche lui si sta comportando abbastanza bene in qualità di lead-off, anche se non è propriamente il suo ruolo, la sua media battuta è di .248, all’interbase si stanno alternando Ryan che ha una media battuta penosa .140 e Kawasaki .176<br />
Il cuscino di terza base è coperto da <strong>Kyle Seager</strong>, che al momento batte .275 ed è diventato una pedina fondamentale nel box, da Alex che come detto batte .293 e dal veterano Figgins che al momento ha una media battuta di .188<br />
Anche se la difesa non è il problema dei Mariners (una delle migliori dell’American League) sia Liddi che Seager hanno 2 errori all’attivo e, anche se Seager ha giocato più partite, entrambi sono una sicurezza in diamante.</p>
<p>Al momento i Mariners sono il fanalino di coda del AL West, se continueranno così dovranno sicuramente dare più spazio al nostro Alex. Siamo sicuri che con lui in campo riusciremo a sorprenderci ancora per molto tempo.</p>
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		<title>Le attenuanti dei Grizzlies</title>
		<link>http://www.playitusa.com/nba/2012/05/24596/le-attenuanti-dei-grizzlies/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benveniste Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>

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		<description><![CDATA[Nessuna possibile rivincita per gli Spurs, nessun possibile back to back per i...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24664" class="wp-caption alignright" style="width: 450px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/gasom654.jpg"><img class="size-full wp-image-24664" title="gasom654" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/gasom654.jpg" alt="" width="440" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La delusione di Gasol al termine di Gara 7 contro i Clippers</p></div>
<p>Nessuna possibile rivincita per gli Spurs, nessun possibile back to back per i Grizzlies.</p>
<p>In una delle serie piu’ incerte, complicate ma soprattutto <strong>entusiasmanti</strong> degli ultimi anni, alla settima vincono i Clippers, che volano a vele (neanche troppo spiegate, causa infortuni) alle semifinals della Western Conference.</p>
<p>Decisive per l’uscita dai playoff dei Grizzlies sono state certamente le <strong>sconfitte</strong> di un solo punto in gara 1 e 3 e quella nell’overtime di gara 4, partite nelle quali Memphis non e’ riuscita a gestire bene, <em>anzi ha gestito malissimo</em>, gli ultimi minuti. Indicative sono le statitistiche dei Grizzlies nelle prime due vittorie Clippers: in gara 1 Gay e compagni sono riusciti a farsi rimontare <strong>24 punti</strong> negli ultimi 8:40 da giocare, segnando solamente <strong>un canestro negli ultimi 14 tentativi</strong> e perdendo la palla 5 volte (28 &#8211; 3 il parziale per i Clips); numeri che “migliorano” in gara 3 ma che rimangono sempre sportivamente drammatici (3/16 dal campo e 3 turnovers nell’ultimo quarto).</p>
<p>Un bel contributo a questa debacle l’hanno data anche i numerosi falli spesi molto presto in gara 4 da Gasol, Randolph e Allen che hanno costretto Coach Hollins a cambiare i piani difensivi e una gara 7 in cui si e’ registrato uno 0/13 da tre e solamente 6 punti in contropiede.</p>
<p>Dopo essere stata la <strong>“cinderella”</strong> nei playoff dell anno scorso, eliminando al primo turno da numero 8 del bracket i San Antonio Spurs e costringendo a gara 7 i Thunder dopo aver giocato un triplice overtime sul 2-1 a loro favore, tutto questo senza il loro “go to guy” <strong>Rudy Gay</strong>, Memphis si e’ conquistata un’ importante considerazione nella lega, riaffermata anche nella regular season di quest anno dove ha raggiunto la miglior percentuale di vittorie (0.621) della sua storia.</p>
<p>Nonostante questo record di franchigia, il coach Lionel Hollins ha avuto i suoi problemi durante il corso della stagione causati soprattutto dall’ infortunio, l’1 gennaio, di <strong>Z-Bo</strong>, trascinatore della squadra nei playoff dell’ anno precedente.</p>
<p>Il n.50, nativo di Marion, Indiana, rimase nella <em>injury list</em> per tre mesi e torno’ a fine marzo, nell’ultimo mese di stagione regolare, aiutando i compagni a raggiungere il quarto posto della conference chiudendo con 14 vittorie e 3 sconfitte. (lo stesso Hollins venne eletto <strong>coach del mese</strong> di Aprile).</p>
<p>Nel corso di tutta la serie Hollins ha dovuto amalgamare due <strong>filosofie di gioco differenti</strong>, quella sorprendente dell’ anno scorso in cui Randolph era il fulcro del gioco e Gay era infortunato e quella vincente della regular season in cui la situazione precedentemente descritta era ribaltata.</p>
<p>Le premesse sembravano ottime, essendo Z-Bo e Gay due giocatori che si spaziano in maniera competente in fase offensiva e che in difesa avrebbero concesso poco rispettivamente a Griffin e a Butler, ma non e’ stato cosi’.</p>
<p>Troppe carenze fisiche di Randolph (dovute alle poche partite giocate in stagione) nelle prime gare della serie ma soprattutto troppo poco tiro perimetrale messo continuativamente dal backcourt che veniva sempre piu’ concesso dalla difesa dei Clips, che chiudeva sulla coppia di lunghi, come ha affermato lo stesso Z-Bo : <em>“Devi avere qualcuno che apra la difesa. Le altre squadre sanno quanto siamo pericolosi io e Marc (Gasol) nel pitturato; e’ qualcosa che va messo a posto”.</em></p>
<p>Probabilmente Memphis ha anche pagato il fatto di avere una squadra molto giovane, alle prime esperienze nei playoff, dove da outsider (l’anno precedente) senza alcuna aspettativa, avevano fatto benissimo, mentre con i Clippers, dati per super favoriti, hanno fallito subito, subendo <strong>la pressione</strong> e dando per vinte partite, come gara 1, che nella post season non puoi concedere agli avversari, come ha affermato lo stesso Hollins nella conferenza post partita: <em>“Siamo arrivati a gara 7 con <strong>troppa pressione</strong> e paura (di perdere). Dovevamo andare “a tutto gas” e non l’abbiamo fatto”.</em></p>
<p>Tuttavia, nonostante la delusione per l’eliminazione, per i Grizzlies ci sono state anche alcune note positive; soprattutto la eccellente difesa di <strong>Tony Allen</strong> (uno tra i piu’ esperti), il quale ha preso per tutte le sette gare Chris Paul in difesa e lo ha limitato, per quanto si possa limitarlo, e se Memphis e’ riuscita a rigiocarsi il passaggio alle semifinals di conference in casa lo deve principalmente alla sua difesa in gara 5.</p>
<p>L’essere cosi’ giovani e’ stato certamente un fattore negativo per questi playoff ma a lungo termine non puo’ che essere d’aiuto ai Grizzlies, i quali potranno solamente <strong>crescere</strong> con lo stesso gruppo, avendo i giocatori franchigia (Randolph, Gay, Conley e Gasol) con <strong>contratti lunghi</strong>, mentre in cinque saranno <strong>free agent</strong> ad inizio luglio &#8211; Arenas, Arthur, Haddadi, <strong>O.J. Mayo</strong> (<em>restricted f.a. ed</em> ha gia’ affermato di voler restare) e Speights &#8211; e scegliendo alla numero 25 nel <strong>prossimo draft</strong> (il quale sara&#8217; uno dei piu&#8217; profondi degli ultimi 10 anni, per cui anche una scelta cosi&#8217; bassa potra&#8217; rivelarsi molto utile)</p>
<p>D’altronde, come ha detto Hollins a fine gara 7:<em> ”I ragazzi stanno soffrendo, anch’io sto soffrendo, ma fortunatamente domani e’ un altro giorno. E’ stata una <strong>stagione molto soddisfacente</strong> con un finale amaro, ma alla fine tutte le squadre tranne una avra’ un finale amaro”.</em></p>
<p>Tra quelle squadre che non avranno <em>“a bitter end”</em>, l’anno prossimo ci potranno essere sicuramente anche i Grizzlies&#8230;</p>
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		<title>&#8220;Kings of the road&#8221;, e i Coyotes si inchinano ancora</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 19:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donatelloc</dc:creator>
				<category><![CDATA[NHL]]></category>

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		<description><![CDATA[Dominio assoluto di Los Angeles nel deserto dell&#8217;Arizona, che porta la serie sul...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24659" class="wp-caption alignright" style="width: 450px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/king4565.jpg"><img class="size-full wp-image-24659" title="king4565" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/king4565.jpg" alt="" width="440" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Jeff Carter batte per la terza volta Smith e la difesa dei Coyotes</p></div>
<p>Dominio assoluto di Los Angeles nel deserto dell&#8217;Arizona, che porta la serie sul 2-0 dopo aver sconfitto per 4 reti a 0 i Coyotes alla Jobing.com Arena grazie a una tripletta di Carter e ad un Quick in formato saracinesca.</p>
<p>Chiamateli pure Road Warriors. I Los Angeles Kings vincono e convincono , pareggiando già un record : 7 vittorie esterne di fila nei playoffs, impresa riuscita solamente ai Blackhawks del 2010, agli Islanders del 1982 e 1983. A LA cominciano a sognare , visto che sia gli Hawks e gli Isles conclusero quelle postseason alzando al cielo la Stanley Cup.</p>
<p>Per Dave Tippett era fondamentale cominciare meglio di Gara 1 , dove i suoi Coyotes non sfruttarono il sostegno dei loro calorosi tifosi tutti vestiti a bianco (come vuole la tradizione del Whiteout ) e si fecero schiacciare sin dal primo minuto. I Coyote sembrano aver afferrato il messaggio dell&#8217;esperto coach e giocano i primi 10 minuti con grande intensità . Ci prova senza successo Taylor Pyatt( tra i più positivi di Phoenix) che impensierisce Quick con un rovescio dopo aver aggirato la porta difesa dal portiere nativo del Connecticut .</p>
<p>Ma I Kings non stanno a guardare , e aggrediscono puntualmente la zona neutrale. Proprio da un puck recuperato a centrocampo da Capitan Brown , Kopitar serve Williams che però si fa ipnotizzare da un superlativo Smith .</p>
<p>La fisicità e il forecheck dei californiani iniziano ad ingranare e pochi secondi dopo l&#8217;occasione di Williams, è il rookie Dwight King al 13esimo minuto a correggere in rete una conclusione dalla blu di Doughty, dopo un&#8217;entrata in zona perfettamente orchestrata . Sul finire del primo periodo gli uomini di Tippett hanno un ghiotto Powerplay per pareggiare, ma ancora una volta il Penalty Killing di LA è impeccabile e le squadre vanno negli spogliatoi con il risultato di 1-0 per i Kings.</p>
<p>Nella ripresa , Phoenix si fa vedere dalle parti di Quick, che si fa trovare pronto sui tentativi di Roszival , Klesla e Pyatt . Tuttavia , Doan e compagnia faticano tremendamente a mantenere il disco in zona d&#8217;attacco , e il loro carattere e la loro forza di gruppo sembrano non arrivare più . Los Angeles invece , vince ogni battaglia alla balaustra ed è proprio da una di queste che raddoppiano.</p>
<p>Al 5° minuto Penner fa a sportellate con la difesa rossobianca e lascia il puck a Carter che non perdona, 2-0. Sarà una gran serata per l&#8217;ex di Columbus, che in questi playoff si era visto davvero poco, segnando solo un goal contro St. Louis.</p>
<p>I Coyotes a questo punto perdono le staffe prendendo una penalità dopo l&#8217;altra . Brutta la carica di Shane Doan su Lewis , che costa la partita all&#8217;uomo simbolo della franchigia di Glendale ma che non dovrebbe valergli una squalifica data l&#8217;improvvisa e ingenua scelta di Lewis, il quale ha dato le spalle a Doan quasi cercando di finire col muso sulla balaustra.</p>
<p>Ignobile è poi il gesto del goalie Mike Smith, che in preda alla frustrazione visto il poco sostegno offertogli dalla difesa colpisce violentemente col bastone il ginocchio del povero Dustin Brown che si deve pure beccare un 2 minuti per diving.</p>
<p>In superiorità numerica i Kings fino a ora non hanno brillato , ma con un 5 contro 3 prolungato era difficile non andare a segno. A un minuto dalla fine del secondo tempo, tiro ravvicinato di Kopitar, deviato da Carter e 3 a 0 .</p>
<p>Terzo periodo che si apre ancora con Phoenix in inferiorità numerica ma che ci prova con un timido tiro di Radim Vrbata , assente ingiustificato della serata. Poi Smith, sente che deve rifarsi dopo la brutta bastonata su Brown e compie una grandiosa parata su Mike Richards. Se non fosse per il goalie arrivato la scorsa estate da Tampa, i Coyote avrebbero subito un passivo ben più pesante.</p>
<p>C&#8217;è ancora tempo per un&#8217;altra carica e un game misconduct , questa volta per Martin Hanzal che fa ancora peggio del suo capitano : violentissima la botta ricevuta da un immenso Brown, malmenato un po da tutti in questa gara 2, ma sempre capace di prestazioni di cuore e sacrificio .</p>
<p>Il 4-0 finale arriva poco dopo, al 13esimo Jeff Carter è reattivo e al posto giusto su un rimbalzo dopo il tiro di Kopitar in 5 contro 3 . Tripletta per Carter che festeggia e può vantare di essere il primo King a realizzare un hat-trick nei playoff dopo il Signor Wayne Gretzky nel lontano 1993 , finale di conference contro Toronto.</p>
<p>Altra vittoria schiacciante per Los Angeles e serie sul 2-0 . Ora la decisiva gara 3 allo Staples Center , giovedì alle 3 di notte ora italiana.</p>
<p>La serie sembra più che mai aver preso la strada dei Kings , che possiedono un effettivo più tecnico, completo e fisico. A Phoenix nonostante le pochissime note positive delle gare contro LA (si salvano solo Smith sempre capace di grandi parate e Vermette abilissimo in zona faceoff ) non si disperano ancora , ma la storia dice che i Coyotes non hanno mai ribaltato una serie dallo 0-2 .</p>
<p>Ci vorrà un sforzo collettivo immenso per poter raggiungere la finale di Stanley, vista l&#8217;assenza di una vera superstar nella squadra dell&#8217;Arizona. Ma forse , per i ragazzi di Tippett , essere arrivati fino qui è già un successo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Indiana pareggia, per Wade e LeBron un altro finale fallimentare</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mick</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli Indiana Pacers ci regalano una serie. Ieri notte hanno vinto 78-75 gara...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24642" class="wp-caption alignright" style="width: 450px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/spoelstrabaddestiny1.jpg"><img class="size-full wp-image-24642" title="spoelstrabaddestiny" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/spoelstrabaddestiny1.jpg" alt="" width="440" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Brutto destino per coach Spoelstra. Se si vince è merito dei giocatori, se si perde è colpa sua. Ieri però sono stati Wade e LeBron a fallire</p></div>
<p>Gli Indiana Pacers ci regalano una serie. Ieri notte hanno vinto 78-75 gara 2, portandosi sul pareggio e rubando il vantaggio del fattore campo.</p>
<p>E&#8217; stata una partita combattuta, in pieno stile playoff, sopratutto a livello di Eastern Conference. A tratti è stata anche brutta, sgradevole da guardare, ma è quasi il pegno che si deve pagare perché siano gare intense.</p>
<p>Punteggio basso, tanti errori, soprattutto nel finale. Qui si la differenza. Ha prevalso chi ha sbagliato di meno.</p>
<p>Dwyane Wade va dentro e incredibilmente fallisce dove per mille altre volte ha fatto canestro a occhi chiusi, LeBron James viene prima stoppato da Granger per un appoggio facile, poi va in lunetta.</p>
<p>0-2, dolorosa e annosa questione. I Big 2 (Bosh per il momento è fuori combattimento) non riescono a portare gli Heat alla vittoria nei minuti finali e le chiacchiere si riaprono.</p>
<p>Ne riparleremo, perché in questi playoff è uno dei punti deboli di questa potenziale cavalcata verso il traguardo finale.</p>
<p>Non si può dire che gli Indiana Pacers abbiano giocato bene, ma gli va dato merito di aver alzato il volume dell&#8217;intensità difensiva.</p>
<p>A volte anche troppo, come nel caso di Danny Granger, il loro leader, che ha avuto anche un alterco con LeBron per una trattenuta sotto canestro.</p>
<p>Episodio che peraltro non è nuovo, visto che prontamente TNT ci ha mostrato in diretta un precedente di qualche anno prima, quando LeBron era The King a Cleveland.</p>
<p>I Pacers hanno solo in parte sfruttato quello che è sotto gli occhi di tutti, ovvero il vantaggio dei propri lunghi nel gioco in post basso.</p>
<p>Coach Vogel ha chiamato in maniera insistente per Hibbert e West solo nel finale, tanto è bastato per evidenziare le difficoltà degli Heat in contumacia Chris Bosh.</p>
<p>Indiana si era portata fino al +11 sul finale del terzo periodo soprattutto grazie ad un Danny Granger finalmente attivo, ben supportato da Barbosa con punti nelle mani fuori dalla panchina.</p>
<p>Per Granger soli 11 punti finali, ma oltre all&#8217;allungo sopracitato c&#8217;è da segnalare una gara difensiva impeccabile, a maggior ragione considerando il calibro del suo diretto avversario.</p>
<p>Ovvero LeBron James, ieri un po&#8217; stanco, oltre che limitato, 28 punti, 9 rimbalzi, 5 assist, 10-22 da due e nessuna tripla su 4 tentativi.</p>
<p>C&#8217;è Wade a 24 punti, poi il vuoto, Bosh o non Bosh. James Jones per esempio, perché non usarlo di più ? Poi c&#8217;è Norris Cole, piccolo fenomeno a inizio stagione, adesso timido e represso.</p>
<p>Si è sempre detto che questi Heat hanno buona profondità in panchina ma finora non è stato così, in special modo contro dei Pacers che possono far uscire prima Collison e poi Barbosa, due guardie veloci, abili a segnare e creare gioco in modo istantaneo.</p>
<p>Abili, ancor di più, a dare quel cambio di ritmo che invece manca a Miami, troppo dipendenti dal proprio starting five. In tempo di playoff, con le squadre stanche e con grande fisicità, questo lo paghi.</p>
<p>Un altro dei due, seppur piccoli, fattori sui quali Indiana può puntare per regalarci una serie equilibrata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL BUONO </strong></p>
<p>David West. Fa male agli Heat nel quarto periodo, 16 punti, 10 rimbalzi, 2 stoppate, 5-13 dal campo. Con un po&#8217; più di costanza e l&#8217;aiuto di Hibbert, 8pts e 11 rimbalzi, si può innalzare un serio ostacolo al cammino di Miami.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL BRUTTO </strong></p>
<p>Mario Chalmers. Il ragazzo va e viene, da sempre. Contro i Knicks ha spostato molto, tirando anche con più del 40% dalla lunga distanza.</p>
<p>In due partite contro i Pacers invece è regredito, anche in difesa. Ha anche sbagliato la tripla per il pareggio sull&#8217;ultimo tiro.</p>
<p>A proposito di tiri di tre. Per Miami 1-16 da dietro l&#8217;arco, 1-22 in due partite. Con Mike Miller, James Jones, Shane Battier e Mario Chalmers, oltre Dwyane e LeBron, non è accettabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL CATTIVO </strong></p>
<p>Scusate se ci ripetiamo ma il tema non è che sia caldo. E&#8217; rovente. LeBron sbaglia due liberi, prima ancora un altro, poi viene stoppato, poi ancora se ne sta fermo a guardare i compagni mentre il tempo corre feroce verso la sirena finale.</p>
<p>Wade sarà pure il closer designato, peraltro ieri fallimentare, ma non è possibile che sia così passivo e/o dannoso nei finali di gara.</p>
<p>Questione delicata, comunque meglio non approfondire oltre modo. Di certo, anche oggi, sulle copertine c&#8217;è questo, basta farsi il giro sui vari media sportivi americani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>COUNTDOWN TO LEBRON JAMES FIRST RING </strong></p>
<p>-11.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Podcast: Football by Dummies #58</title>
		<link>http://www.playitusa.com/nfl/2012/05/24636/podcast-football-by-dummies-58/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Giordan</dc:creator>
				<category><![CDATA[NFL]]></category>
		<category><![CDATA[Radio]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa puntata: - Offseason Timeout (Andre): vincenti e perdenti del draft 2012...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4520" class="wp-caption alignright" style="width: 245px"><a href="http://media.blubrry.com/radioplayit/p/radio.playitusa.com/podcast/fbd58.mp3"><img class="size-full wp-image-4520 " title="radiosmall" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2011/03/radiosmall.jpg" alt="" width="235" height="235" /></a><p class="wp-caption-text">Football by Dummies, il podcast sulla lunga off season NFL</p></div>
<p>In questa puntata:</p>
<p>- Offseason Timeout (Andre): vincenti e perdenti del draft 2012</p>
<p>- Jump Around (angy&amp;aza): il draft della NFC East e West. Alcune estensioni, qualche taglio, la free agency post draft</p>
<p>- Intervista col tifoso (aza&amp;alby): gli Indianapolis Colts, il post Peyton, il nuovo coaching staff, dubbi e speranze.</p>
<p>- Saluti Finali (aza&amp;angy): AFL @eurosport, IFL</p>
<p><a href="http://media.blubrry.com/radioplayit/p/radio.playitusa.com/podcast/fbd58.mp3">Buon ascolto!</a></p>
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		<title>NBA &#8211; Gli Spurs bombardano i Clips, Indiana impatta la serie</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rafael</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA News]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[LA Clippers 92 @ San Antonio 108 (0-1) Parafrasando il celebre Hannibal dell&#8217;A-Team,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/lebgran432.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24623" title="lebgran432" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/lebgran432.jpg" alt="" width="440" height="200" /></a>LA Clippers 92 @ San Antonio 108 (0-1)</strong><br />
Parafrasando il celebre Hannibal dell&#8217;A-Team, &#8220;datemi un&#8217;ora e sto bene, un giorno e sto benissimo, una settimana e sono imbattibile&#8221;. Gli Spurs continuano così la missione play-off spazzando via i Clips con un clamoroso 50% dal campo (13 triple segnate). Parker e Paul si annullano a vicenda e alla fine a decidere la gara sono i ventelli degli evergreen Ginobili (22 in 27&#8242;) e Duncan (26 e 10 rimbalzi senza forzare). Bledsoe (26 con 16 tentativi) mette in difficoltà la second unit degli Speroni, ma San Antonio piazza il parziale decisivo ad inizio ripresa e non si volta più..</p>
<p><strong>Indiana 78 @ Miami 75 (1-1)</strong><br />
L&#8217;assenza del tanto vituperato Bosh mette in luce la pochezza del supporting cast degli Heat costringendo James e Wade a prendere necessariamente in mano la situazione (e combinano per 52 dei 75 totali).<br />
I Pacers soffrono più del previsto nonostante un evidente dominio sotto i tabelloni (50-40 il conto dei rimbalzi) tirando con percentuali non entusiasmanti (3/15 dal perimetro).<br />
La gara profuma d&#8217;overtime quando a un minuto dalla sirena Lebron ha i liberi per impattare la gara a quota 76: per la gioia degli haters il numero 6 (as usual) si fa prendere dalla tremarella. Hibbert e Hill lo emulano mantenendo la gara ad un possesso di distanza ma la preghiera di Chalmers allo scadere non viene assorbita dal ferro.</p>
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		<title>Stanchi gli uni, riposati gli altri, il finale è chiaro: 1-0 Spurs</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe TJ Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[NBA Playoffs 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Spurs – Clippers (Playoffs 2012)]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una parte una squadra alla ricerca del quinto titolo in tredici anni,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24613" class="wp-caption alignright" style="width: 450px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/duncblak7675.jpg"><img class="size-full wp-image-24613" title="duncblak7675" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/duncblak7675.jpg" alt="" width="440" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il &quot;vecchio&quot; Duncan ha impartito una lezione al giovane (e menomato) Griffin</p></div>
<p>Da una parte una squadra alla ricerca del quinto titolo in tredici anni, dopo gli anelli del 1999, 2003, 2005 e 2007. Un team che, sotto il duo Duncan-Popovich (fresco della seconda nomina in carriera quale migliore Coach dell&#8217;Anno), è diventato il più vincente di sempre nella Storia del sport professionistico americano.</p>
<p>Un gruppo che ha chiuso con il miglior record ad Ovest, ad inizio stagione da molti dichiarato &#8220;<em>finito&#8221;</em>, &#8220;<em>andato&#8221;</em>, ma che incredibilmente, in una stagione così intensa, ha saputo ancora una volta rinnovarsi, pur nel segno di quella continuità che solo un trio rodato come Parker-Ginobili-Duncan può garantire. Una squadra, da ultimo, che ha spazzato via con un perentorio 4-0 gli Utah Jazz al primo turno, e che per questo ha potuto beneficiare di ben otto giorni di riposo.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte il team di <em>Lob City</em>, un gruppo nuovo, rivoluzionato in dicembre con l&#8217;arrivo di Chris Paul, il playmaker della gloria, il giocatore che, insieme a Griffin, ha dato finalmente un po&#8217; di lustro ai cugini poveri dei Lakers.</p>
<p>Una squadra che, prima di domenica sera, aveva raggiunto il secondo turno dei playoffs solo in due occasioni in 41 anni di vita e che non aveva mai vinto una Gara7. Un team che si presentava in Texas direttamente da Memphis e a sole 48 ore di distanza dall&#8217;ultimo incontro con i Grizzlies, affrontando la sesta partita in undici giorni.</p>
<p>Sulla carta non ci sarebbe stata storia, e in effetti, in questa Gara1 giocata nella notte davanti ai 18.581 spettatori dell&#8217;AT&amp;T Center di San Antonio, Texas, di storia ce n&#8217;è stata poca.</p>
<h3>LA GARA</h3>
<p>Primo quarto di assoluto equilibrio (29-29), con qualche accelerazione dei padroni di casa che non riescono però a creare un solco con gli avversari. Nel secondo quarto, al vantaggio Clips (42-41) siglato da <strong>Nick Young</strong> (alla fine per lui 13 punti con 3-3 dall&#8217;arco) rispondono gli Spurs con un parziale di 9-0 grazie a 4 punti di Duncan, due di Parker e a una tripla di <strong>Green </strong>(15 punti e 6 rimbalzi con 3-6 da tre alla fine).</p>
<p>Avanti di 8 lunghezze (42-50), i nero-argento non si gireranno più indietro. I Clips ci riprovano nel terzo quarto, arrivando a -4 (53-57) con quattro punti consecutivi di <strong>Caron Butler </strong>(chiuderà con 15 punti con 6-13 al tiro), ma un altro parziale di 10-2 assicura ai padroni di casa la sicurezza di questa Gara 1.</p>
<p>Finito il terzo quarto sul +15 (72-87), l&#8217;ultima frazione di gioco non costituisce mai una minaccia per San Antonio, che gestisce sempre con oculatezza la dote da un minimo di 8 punti (82-90), al massimo vantaggio finale.</p>
<p><strong>Gara 1 termina con la vittoria dei San Antonio Spurs per 108-92</strong>.</p>
<p>Tra le file di Los Angeles polveri bagnate, anzi bagnatissime, per il grande atteso della notte: <strong>Chris Paul</strong> sbaglia totalmente la gara, segnando appena 6 punti in 38 minuti sul campo, sbagliando 10 dei 13 tiri tentati e perdendo 5 palloni. Per lui 0 punti nella seconda frazione di gioco! L&#8217;unica nota positiva sono i 5 recuperi e 10 assists a fine serata, ma è ovviamente insufficiente una prestazione del genere da parte del <em>go-to-guy </em>angeleno per pensare di impensierire gli Spurs.</p>
<p><strong>Blake Griffin</strong>, ancora convalescente dall&#8217;infortunio patito in Gara7 di domenica, chiude il suo match con 15 punti 9 rimbalzi e 3 stoppate in 28 minuti (7-17 al tiro), tenuto precauzionalmente a riposo da coach Del Negro quando i buoi sono scappati definitivamente dalla stalla. Buona invece la prova di <strong>Eric Bledsoe</strong>, uscito dalla panchina ed autore di 23 punti in 27 minuti.</p>
<p>Tra i padroni di casa si è visto un <strong>Tony Parker</strong> alter-ego del suo pariruolo avversario. Se Paul ha chiuso con 6 miseri punticini, il franco-belga ha fatto solo leggermente meglio, chiudendo la propria gara con 7 punti (1-9 al tiro), 4 perse e 11 assists in 38 minuti.</p>
<p>Ciò nonostante, e qui sta la grossa differenza tra le due squadre, al venir meno di uno dei due playmaker di riferimento della Lega, gli Spurs hanno trovato la loro linfa vitale da un Duncan prodigioso (vedi sotto) e da un <strong>Manu Ginobili</strong> chirurgico, autore di 22 punti con 13 tiri in 27 minuti. Accanto a lui, da segnalare <strong>Kawhi Leonard</strong>, giunto 4° nella votazione come miglior rookie dell&#8217;anno, che ha chiuso con 16 punti con 5-8 al tiro e 3-3 dall&#8217;arco.</p>
<h3>MVP</h3>
<p>Il vero mattatore di una serata in cui il tanto atteso duello tra i due migliori play della Lega non è andato in scena, è ancora una volta lui: <strong>Tim Duncan</strong>. Dopo 15 anni nella Lega, quando ormai era chiaramente sul Viale del Tramonto, il caraibico ha saputo ritrovare uno stato di forma incredibile quest&#8217;anno e stanotte, complici anche gli otto giorni di &#8220;<em>ferie&#8221; </em>prima di questa serie, ha portato a scuola la coppia Griffin-Jordan, chiudendo la sua serata con 26 punti, 10 rimbalzi, 2 assists, 2 recuperi e 2 stoppate con 12-20 al tiro in 35 minuti. Solidità, garanzia, affidabilità: chiamatela come volete, ma la dote portata dal #21 è li da vedere.</p>
<h3>LE DICHIARAZIONI POST PARTITA</h3>
<p><strong>Chris Paul</strong>: &#8220;<em>Sentivo di poter prendere tutti i tiri che volevo, ma non li segnavo. Questa è la cosa più frustrante: arrivare dove vuoi ma vedere che i tuoi tiri non entrano. Non puoi permettertelo nei Playoffs&#8221;</em></p>
<p><strong>Tony Parker</strong>: &#8220;<em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..&#8221; </em>(non si è fermato a parlare con i giornalisti nel post partita, n.d.r.)</p>
<p><strong>Manu Ginobili su Parker: </strong>&#8220;<em>Non ha segnato, ma ha dato via 11 assists&#8230; ecco chi siamo, a volte non sarà lui a segnare per noi&#8221;</em></p>
<p><strong>Gregg Popovich su Leonard, arrivato 4° nella corsa al premio di Miglior rookie, come Ginobili anni fa: </strong><em>&#8220;Ha fatto un lavoro buono abbastanza da meritarsi un posto nello starting five. Sono contento per lui&#8221;</em></p>
<h3>UN OCCHIO A GARA 2</h3>
<p>Il secondo capitolo della serie si giocherà nella notte tra giovedì e venerdì ancora a San Antonio. I Clippers arriveranno alla loro settima partita in due settimane e la loro condizione fisica sarà determinante per decidere se si andrà in California sull&#8217;1-1 o su un più laconico 0-2.</p>
<p>Ben difficilmente CP3 steccherà un&#8217;altra partita come fatto in questa Gara1, e se Griffin riuscirà a riprendersi al 100% i Clips se la potranno giocare.</p>
<p>Dal canto loro, anche Parker sarà ben diverso da quello visto stanotte. Basterà questo, insieme al &#8220;solito&#8221; rendimento degli altri, per far si che la superiorità di San Antonio emerga ancora. </p>
<p><em>Stay tuned.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>X&amp;O: la scappatoia dell&#8217;high screen (Part 1)</title>
		<link>http://www.playitusa.com/nba/2012/05/24511/xo-la-scappatoia-dellhigh-screen-part-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 06:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fraccu</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonostante roster differenti, playbook diversi, filosofie d’attacco divergenti, molti coach protagonisti dei playoff...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/ErLi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24589" title="ErLi" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/ErLi.jpg" alt="" width="440" height="200" /></a>Nonostante roster differenti, <em>playbook</em> diversi, filosofie d’attacco divergenti, molti coach protagonisti dei playoff si sono dimostrati accomunati dalla fiducia nell’<strong><em>high screen</em></strong>, il blocco alto (spesso nelle vesti di <em>pick n’ roll</em> centrale) come tassello imprescindibile per le giocate nell’ultimo minuto, quando la partita va decisa palla in mano.</p>
<p>Una sorta di giocata di <em>default</em>, una panacea ai dubbi sulla scelta dello schema da chiamare: il palleggiatore (il <em>playmaker</em> o il <em>go-to-guy</em>) riceve un blocco alto e da lì in poi può succedere di tutto (<em>switch</em> difensivi con conseguente <em>mismatch</em>, soluzioni in <em>pick n’ pop</em> o <em>pick n’ roll</em>, scarichi sul perimetro, penetrazioni al ferro, spingere la difesa al fallo…). Indubbiamente, risultano cruciali sia le <strong>spaziature</strong> che l’abilità nel <strong>prendere buone decisioni</strong>, ma come innesco dell’attacco, vige un’indubbia “moda” dell’<em>high screen</em> nel “<em>crunch time</em>”.</p>
<p>Come abbiamo <a href="http://www.playitusa.com/nba/2012/05/23590/xo-thunder-vs-mavs/">osservato in precedenza</a>, ci sono le dovute eccezioni, come il <em>buzzer beater</em> di Durant contro i Mavs in Gara 1 o quello tentato da Gay in Gara 1 o le triple (una con fallo subito) di Melo nella Gara 4 (forse non è un caso che si tratti di versatili <em>go-to-guy</em> nel ruolo di ala), ma anche le “estremizzazioni” come il triplo blocco alto dei Mavs sul finale in Gara 2.</p>
<p>Proviamo dunque, senza cedere alla illecita tentazione di giudicare una scelta tattica esclusivamente in base al suo esito (per la serie “chi segna ha sempre ragione”), a dare un’occhiata ai recenti finali di partita, tutte giocate a circa un minuto dalla fine, in cui l’<em>high screen </em>si è palesato nelle sue molteplici varianti, mostrando, nel bene e nel male, quali sono i motivi che lo rendono “il più amato dai coach”.</p>
<h3><strong>SPINGERE AL CAMBIO DI MARCATURA</strong></h3>
<p>Uno degli atavici dilemmi tattici nel <em>crunch time</em> è la scelta fra cambiare i difensori sui blocchi (&#8220;<em>switch</em>&#8220;), garantendo una costante copertura sulla palla, ma esponendosi ai <em>mismatch</em> che ne derivano, oppure cercare di passare sui blocchi, concedendo fugaci vuoti di copertura, ma evitando abbinamenti controproducenti. A seconda delle caratteristiche dei giocatori, del punteggio e del tempo a disposizione, si tratta di scegliere il male minore…</p>
<p><strong><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.playitusa.com/nba/2012/05/24511/xo-la-scappatoia-dellhigh-screen-part-1/"><img src="http://img.youtube.com/vi/nKQdt-u7PeA/2.jpg" alt="" /></a></span></strong></p>
<p><strong>Pacers vs Magic (Game 4) </strong></p>
<p>Nel primo <em>pick n’ roll</em> centrale, <strong>Nelson</strong> ha deciso di attaccare in palleggio Barbosa, ovvero il difensore che si era trovato sul bloccante (Davis); se si fosse trattato del “marcatore naturale” di Davis (West), sarebbe stato un <em>mismatch</em> a favore di Nelson, ma contro Leandro, il play di Orlando si è dovuto rintanare in un ardito <em>fade-away</em> che si è spento sul primo ferro.</p>
<p>Sulla stessa giocata alla fine dell’<em>overtime</em>, <strong>Davis</strong> gli ha portato Hansbrough, che ha cambiato sul blocco, ma il buon Nelson, dopo aver tentato la penetrazione, s’è avveduto del <em>mismatch</em> nella <em>paint</em> fra Big Baby e George Hill; servendo Davis, stavolta sono arrivato due punti importanti.</p>
<p><strong><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/2Mmatch2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24453" title="2Mmatch2" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/2Mmatch2.jpg" alt="" width="670" height="377" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quando è stata Indiana ad eseguire l’<em>high screen</em>, <strong>Granger</strong> ha mostrato pregevole tempismo nel leggere la situazione: non appena preso contatto con Nelson, avendo capito che Richardson era alto per l’<em>hedge</em> (l’“uscita”) sul palleggiatore, si è buttato dentro, costringendo il play dei Magic ad occuparsi di lui in post. Tuttavia, Hill, ben marcato da J-Rich, non aveva un angolo di passaggio ed ha dovuto ribaltare, dall’altro lato, con Granger che, salito in post alto, ha costretto Nelson all’inevitabile fallo per negargli l’ora comoda ricezione.</p>
<p><strong><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/LoHi2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24454" title="LoHi2" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/LoHi2.jpg" alt="" width="670" height="377" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Celtics vs Hawks (Game 5)</strong></h3>
<p><strong><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.playitusa.com/nba/2012/05/24511/xo-la-scappatoia-dellhigh-screen-part-1/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JOTjLYAashs/2.jpg" alt="" /></a></span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Dopo aver recuperato un’insperata palla della potenziale vittoria <strong>Rondo</strong> sprinta a tutto campo, trovandosi abbinato a Josh Smith, sfrutta un blocco di Garnett, marcato da Horford che cambia subito e spinge il play verso la linea laterale mentre Josh Smith resta basso a chiudere le vie centrali; Rondo si dirige verso il fondo e prova un <em>cross over</em> su Horford, ma l’incrocio in palleggio lo tradisce e la palla sfugge:</p>
<p><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/RonSeq2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24459" title="RonSeq2" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/RonSeq2.jpg" alt="" width="670" height="219" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<em>high screen</em> non sarebbe stato di per sé una pessima idea, se non per il fatto che <strong>Horford</strong> è uno di quei rari centri (o riadattati tali) che possono tenere per un’azione anche il play avversario, per cui non c’è stata la sperata scorribanda verso il ferro (non che Rondo l’abbia cercata più di tanto…). Inoltre Al ha avuto subito la prontezza di deviare Rajon verso la linea laterale, “stringendogli” il campo (anche con la complicità di Smith che pattugliava il centro), quindi Rondo ha dovuto tentare l’incrocio per non incastrarsi sulla linea di fondo, ma era comunque fronteggiato indirettamente anche da Josh che, con ottima posizione, rendeva insicuro al contempo anche il passaggio per Garnett: ottima posizione della difesa, situazione da scacco matto per Rondo… come avrebbe potuto salvarsi?</p>
<p>Cercando di incrociare prima del blocco, per quanto non fosse facile, tentando di non finire troppo verso il lato; oppure, una volta abbinato ad Horford, risfruttare subito Garnett per tornare verso il centro, impostando un classico <em>pick n’ roll</em>.</p>
<h3><strong>Heat vs Knicks (Game 4)</strong></h3>
<p><strong><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.playitusa.com/nba/2012/05/24511/xo-la-scappatoia-dellhigh-screen-part-1/"><img src="http://img.youtube.com/vi/W-BLkJLVgqg/2.jpg" alt="" /></a></span></strong></p>
<p>Wade sfrutta un blocco di Bosh (seppur non con la giusta sincronia) e la difesa lo teme al punto da concedere quel <em>momentum</em> in cui due difensori sono su di lui ed il bloccante, tagliando al ferro, ha spazio per ricevere:</p>
<p><strong><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/Boshid2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24460" title="Boshid2" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/Boshid2.jpg" alt="" width="670" height="377" /></a></strong></p>
<p>Tuttavia, <strong>Wade</strong> tiene palla per sfruttare l’1 vs 1 con Stat: come da copione, lo batte in palleggio arrivando verso il ferro, ma anziché aggredirlo, magari a caccia di un fischio arbitrale per giocarsela ai supplementari (contro dei Knicks con Baron Davis appena riunitosi con Shumpert e Lin in infermeria e Chandler già fuori per falli… ), esce repentinamente verso il perimetro inseguito da Fields (suo marcatore originale) per cercare una forzata tripla per la vittoria, finendo col prolungare ulteriormente la serie (quindi negandosi qualche giorno in più di riposo, in una stagione che non è stata certo carente in quanto a stress fisico per i giocatori, vedi infortuni vari…).</p>
<h3><strong>Clippers vs Grizzlies (Game 3)</strong></h3>
<p><strong><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.playitusa.com/nba/2012/05/24511/xo-la-scappatoia-dellhigh-screen-part-1/"><img src="http://img.youtube.com/vi/WpxpekOuhDU/2.jpg" alt="" /></a></span></strong></p>
<p>Capolavoro di <strong>Gay</strong>: dopo lo <em>switch</em> sul blocco, reso inevitabile dalla premura di Gasol nel bloccare Martin, Gay aspetta che Griffin lo segua lontano dal ferro (aumentando la lunghezza della “rampa di lancio”) e non appena i piedi di Griffin non si rivolgono più verso la linea laterale, ma si “aprono” verso il centro, Rudy parte in palleggio e, pregevole rarità, anziché lanciarsi verso il ferro o accontentarsi del <em>jumper</em> dal gomito, fa arresto e leggiadro <em>fade away</em> dal cuore della <em>paint</em> (come ci si sarebbe aspettato da Wade; v. sopra): soluzione più “in controllo” di un attacco in terzo tempo in un’area affollata ed a più alta percentuale di un tiro da 5 metri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>To be continued…</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>NBA &#8211; Brutte notizie per Bosh e Rose, buone per Irving</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Giordan</dc:creator>
				<category><![CDATA[NBA News]]></category>
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		<description><![CDATA[Per Chris Bosh è arrivato il responso dei medici: strappo ai muscoli addominali,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per <strong>Chris Bosh</strong> è arrivato il responso dei medici: strappo ai muscoli addominali, tempi incerti per un suo ritorno sul parquet: si parla dalle 2 alle 8 settimane. Miami dovrà fare a meno di lui come minimo fino alle eventuali Finals.</p>
<p><strong>Derrick Rose</strong> ha subito un intervento al ginocchio sinistro, infortunato sia a livello di legamenti che di cartilagine. Per lui si prospettano tempi di recupero molto lunghi, fra gli 8 e i 12 mesi.</p>
<p><strong>Kyrie Irving</strong> ha vinto, come previsto, il premio come rookie dell&#8217;anno, con 117 voti per il primo posto su 120. Dopo di lui, Ricky Rubio e Kenneth Faried.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Saints: paradiso o inferno?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 18:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Vedovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[NFL]]></category>

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		<description><![CDATA[“Quando il successo viene prima di tutto anche il metodo più spregiudicato prende...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Quando il successo viene prima di tutto anche il metodo più spregiudicato prende considerazioni</em>”: utilizzo questa frase per introdurre questo articolo riguardante i <strong>New Orleans Saints</strong>.</p>
<p>Sono passati due mesi da quando sono venute alla luce le verità su quanto fatto dallo staff Saints per riuscire ad ottenere il meglio dalla proprio difesa in ogni partita e ora l’intero popolo della Louisiana ne paga le conseguenze.</p>
<div id="attachment_24559" class="wp-caption alignright" style="width: 257px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/vilma-of-the-saints1.jpg"><img class="size-full wp-image-24559" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/vilma-of-the-saints1.jpg" alt="" width="247" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">No Football for Vilma</p></div>
<p>Un programma che prevedeva delle ricompense per chi riusciva ad infortunare un avversario e a costringerlo a lasciare il campo; delle autentiche “taglie” sui giocatori avversari. Eppure così facendo sono state violate alcune leggi della Costituzione degli Usa e della Nfl.</p>
<p><strong>Roger Goodell</strong>, commissioner della Lega, non ci ha pensato due volte ed ha inflitto una punizione piuttosto severa nella speranza di non rivedere simili situazioni. Non voglio riassumere tutte le squalifiche ma elenco soltanto quelle che avranno influenza nel sistema nero oro:</p>
<ul>
<li><strong>Sean Payton</strong>, head coach, sospeso per tutta la stagione 2012.</li>
<li><strong>Gregg Williams</strong>, defensive coordinator, sospeso a tempo indeterminato.</li>
<li><strong>Mickey Loomis</strong>, GM, sospeso per otto giornate.</li>
<li><strong>Jonathan Vima</strong>, linebacker, sospeso per tutta la stagione 2012.</li>
</ul>
<p>Squalifiche che macchiano la carriera di queste persone e che rovinano l’immagine di una delle più forti squadre degli ultimi anni ma archiviamo il discorso riguardante le sospensioni e cerchiamo di capire da dove partono questi Saints e cosa possono aspettarsi dalla prossima stagione.</p>
<p>I Saints ripartono con <strong>Joe</strong> <strong>Vitt</strong> nel ruolo di Interim Head Coach nella speranza di continuare il successo delle ultime stagioni dato che Vitt è da tempo l’assistente del vero head coach dei Saints Payton.</p>
<p>Avranno un nuovo coordinatore difensivo, <strong>Steve Spagnuolo</strong>, ma l’ossatura dei giocatori rimane quasi la stessa con il quarterback <strong>Drew Brees</strong> chiamato a sostenere la squadra in questa difficile situazione.</p>
<p>La dirigenza, probabilmente una volta che ha saputo che le voci sul programma attuato da Williams sono arrivate alle orecchie di Goodell, ha iniziato una campagna acquisti davvero notevole con la firma di alcuni dei migliori free agent.</p>
<p>L’attacco ha perso la guardia All Pro <strong>Carl Nicks</strong>, volato dai rivali di Tampa, ma ha immediatamente ricoperto il ruolo con la firma di <strong>Ben Grubbs,</strong>solida guardia che ha sempre ben svolto il suo lavoro con i Ravens nella complicata Afc North.</p>
<div id="attachment_24560" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/drew-brees1.jpg"><img class=" wp-image-24560" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/drew-brees1.jpg" alt="" width="200" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">Brees, mai leader come adesso</p></div>
<p>Non si poteva far scappare uno dei migliori wide receiver della nazione ovvero <strong>Marques Colston</strong>, da tempo sull’orlo dell’addio ma troppo attaccato ai colori della maglia. La firma è arrivata per non perdere uno dei migliori target di Brees ma non ha potuto evitare l’addio di Nicks, affascinato dai milioni proposti dai Bucs.</p>
<p>Il ruolo che è stato ritoccato più a fondo è quello dei linebacker: <strong>Chris Chamberlain</strong>, <strong>Curtis Lofton</strong> e <strong>David Hawthorne</strong> sono tutti nomi che permetteranno di sopperire alla squalifica di Vilma.</p>
<p>Chamberlain proviene dai Rams dove ha avuto più volte il ruolo di riserva mentre in quest’ultima stagione è partito ben tredici volte titolare. Hawthorne ha passato tutta la sua carriera con i Seahawks e ha raccolto più stagioni con oltre i cento placcaggi; si prospetta un ruolo da titolare per l’ex Seattle.</p>
<p>Lofton è il colpo ideale per la posizione di middle linebacker; all’inizio si parlava di Lofa Tatupu ma gli eccellenti risultati dell’ex Falcons hanno convinto la dirigenza a puntare su di lui.</p>
<p>Tre firme necessarie per affrontare una Nfc South piena di ottimi running back e di attacchi sempre più imprevedibili.</p>
<p>Altra addizione importantissima è quella del defensive tackle <strong>Brodrick Bunkley</strong>, l’anno scorso protagonista nella super difesa dei Denver Broncos. Il potente lineman andrà ad accoppiarsi con <strong>Sedrick Ellis</strong> per aiutare il secondo anno <strong>Cameron Jordan</strong> a sostituire temporaneamente il defensive end <strong>Will Smith</strong>, squalificato per quattro giornate.</p>
<p>Ed eccoci ad un’altra conferma davvero essenziale per le secondarie: <strong>Jabari Greer</strong>.</p>
<p>Il cornerback trentenne ha prolungato per altre tre stagioni e dovrà dare il meglio di se per far dimenticare la partenza di <strong>Tracy Porter</strong>, fuggito in Colorado.</p>
<p>Campagna acquisti più che soddisfacente per una franchigia che non deve perdere il treno dei play off e cercare di ripetere quanto bene fatto nella passata stagione.</p>
<p>Non avere Payton a gestire la partita può essere il primo campanello d’allarme e solo dopo qualche giornata riusciremo veramente a capire il livello di maturità di un gruppo perfettamente combinato tre esperienza e freschezza.</p>
<p>L’attacco sarà guidato dall’esperto Drew Brees, uno dei migliori quarterback del mondo, con il supporto della stella nascente <strong>Jimmy Graham</strong>, arma a tutto campo e vero punto di forza di questo attacco.</p>
<div id="attachment_24562" class="wp-caption alignright" style="width: 262px"><a href="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/26-Oct-10_98597085CG070_Cleveland_Bro_crop_450x5001.jpg"><img class="size-full wp-image-24562" src="http://www.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/26-Oct-10_98597085CG070_Cleveland_Bro_crop_450x5001.jpg" alt="" width="252" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Graham, il miglior Tight end della Nfl</p></div>
<p>Accanto a loro è richiesta maggiore continuità da parte del trio di running back, troppe volte deludente e discontinuo. Bisognerà andare oltre le cento yards anche contro le migliori difese e non solo con le ultime della classifica.</p>
<p>Altro problema da affrontare sarà chi individuare come leader difensivo nel front seven; Lofton si è più volte dimostrato un giocatore di sostanza ma difficilmente diffonderà fiducia nelle prime uscite. Fino al rientro di Will Smith il punto di riferimento sarà uno tra Ellis e il linebacker <strong>Scott Shanle</strong>, da anni membro di questo roster e quasi sempre starter.</p>
<p>Voglio sottolineare che difficilmente vedremo all’opera i rookie, specialmente dopo un draft simile, ma ci si può aspettare tanto da giocatori come <strong>Akiem Hicks</strong> e <strong>Nick Toon</strong>, ottimi atleti e con buone possibilità di essere inseriti nelle rotazioni.</p>
<p>Terzo problema ma primo per grado di difficoltà è quello del livello della Nfc South.</p>
<p>Con gli Atlanta Falcons costantemente ai play off da tre stagioni, i Carolina Panthers di Cam Newton a fare la mina vagante e i Tampa Bay Buccaneers che, nonostante una brutta stagione, hanno sviluppato un’ottima free agency e un draft molto interessante, la lotta per il primo posto diventa molto più ardua.</p>
<p>Sarà fondamentale vincere più partite possibili e quelle con i Falcons, unica squadra realmente capace di contendere la testa della classifica.</p>
<p>La sensazione è di un cammino simile a quello dei Giants, arrivati solo all&#8217;ultima giornata per qualificarsi ai play off.</p>
<p>Tutto più difficile ma la struttura dei giocatori è rimasta quasi invariata e questo giocherà tutto a favore dei Saints. Le perdite di Nicks e Meachem potranno pesare ma i Saints hanno tutto il necessario per dire la loro in questa season.</p>
<p>I Saints rimangono i favoriti ma questa Nfc South promette spettacolo con quattro quarterback di primo livello; ce la farà Vitt a condurre Bress e soci alla vittoria? Una bella sfida ma ci sono possibilità di una stagione fallimentare, verificabile per più motivi.</p>
<p>Vitt è alla sua prima esperienza da head coach e, nonostante la vasta esperienza, potrebbe essere protagonista di una deludente gestione del team specialmente nelle partite delicate. La difesa potrebbe non trovare i meccanismi giusti e l&#8217;assenza di un vero leader in mezzo ai linebacker lascia qualche perplessità su la gestione delle chiamate in campo. Sarà fondamentale il sostegno delle secondarie con il safety <strong>Roman Harper</strong> a giudare la difesa nei momenti del bisogno.</p>
<p>In una stagione che si prospetta molto equilibrata c&#8217;è bisogno del sostegno di tutti; il pubblico del Superdome è chiamato a fare l&#8217;uomo in più cullando il sogno di vedere questi Saints al Super Bowl che si terrà proprio in Louisiana.</p>
<p>Non azzardo nessun pronostico perché questi Santi sono capaci di tutto. Paradiso o inferno?</p>
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